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Seneca, Lettere a Lucilio: Libri 05-06 Parte 01

Seneca, Lettere a Lucilio: Libri 05-06 Parte 01

Latino: dall'autore Seneca, opera Lettere a Lucilio parte Libri 05-06 Parte 01

Iam tibi iste persuasit virum se bonum esse

Atqui vir bonus tam cito nec fieri potest nec intellegi

Scis quem nunc virum bonum dicam

hunc secundae notae; nam ille alter fortasse tamquam phoenix semel anno quingentesimo nascitur

Nec est mirum ex intervallo magna generari: mediocria et in turbam nascentia saepe fortuna producit, eximia vero ipsa raritate commendat

Sed iste multum adhuc abest ab eo quod profitetur; et si sciret quid esset vir bonus, nondum esse se crederet, fortasse etiam fieri posse desperaret

'At male existimat de malis

' Hoc etiam mali faciunt, nec ulla maior poena nequitiaest quam quod sibi ac suis displicet

'At odit eos qui subita et magna potentia impotenter utuntur

' Idem faciet cum idem potuerit
Costui è già riuscito a convincerti di essere un uomo virtuoso

Ma non si può diventare, e nemmeno si può riconoscere tanto presto un uomo virtuoso

E sai che uomo virtuoso intendo ora

Quello di seconda qualità; l'altro perfetto, infatti, nasce forse, come la Fenice, una volta ogni cinquecento anni

E non c'è da stupirsi che le grandi cose siano generate a distanza di anni: la sorte produce spesso mediocrità destinate alla massa, ma alle cose straordinarie dà pregio il fatto stesso di essere rare

Costui è ancora molto lontano dal punto in cui si dichiara di essere arrivato; e se sapesse veramente che cosa è un uomo virtuoso, non si riterrebbe ancora tale, e forse dispererebbe anche di poterlo diventare

Ma egli giudica male i malvagi

Questo lo fanno i malvagi stessi: la punizione più grande per l'uomo perverso consiste nel dispiacere a sé e ai suoi

Ma detesta le persone che abusano di un'improvvisa e grande potenza

Quando avrà lo stesso potere, agirà nello stesso modo
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Multorum quia imbecilla sunt latent vitia, non minus ausura cum illis vires suae placuerint quam illa quae iam felicitas aperuit

Instrumenta illis explicandae nequitiae desunt

Sic tuto serpens etiam pestifera tractatur dum riget frigore: non desunt tunc illi venena sed torpent

Multorum crudelitas et ambitio et luxuria, ut paria pessimis audeat, fortunae favore deficitur

Eadem velle subaudi si cognosces: da posse quantum volunt

Meministi, cum quendam affirmares esse in tua potestate, dixisse me volaticum esse ac levem et te non pedem eius tenere sed pinnam

Mentitus sum: pluma tenebatur, quam remisit et fugit

Scis quos postea tibi exhibuerit ludos, quam multa in caput suum casura temptaverit
I vizi di molta gente rimangono nascosti perché sono deboli; quando avranno forze sufficienti, la loro audacia sarà pari a quella dei vizi che la prosperità ha reso già manifesti

A gente del genere mancano i mezzi per mettere in pratica la loro perversità

Così un serpente, anche se è velenoso, lo si può toccare senza rischi, mentre è insensibile per il freddo: non gli manca il veleno, ma è intorpidito

A molti uomini crudeli, ambiziosi, sfrenati, manca il favore della sorte perché osino comportarsi come gli individui più infami

Hanno i medesimi intenti: da' loro la possibilità di fare quanto vogliono e te ne renderai conto

Ricordi, Quando affermavi che quel tale era in tuo potere, io ti dissi che era volubile, incostante e che tu non lo tenevi per un piede, ma per un'ala

Mi sono sbagliato: lo tenevi per una piuma, te l'ha lasciata in mano ed è fuggito

Sai che brutti scherzi ti ha giocato dopo e quante cattiverie ha tentato, che dovevano poi ricadere su di lui
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Non videbat se per aliorum pericula in suum ruere non cogitabat quam onerosa essent quae petebat, etiam si supervacua non essent

Hoc itaque in his quae affectamus, ad quae labore magno contendimus, inspicere debemus, aut nihil in illis commodi esse aut plus incommodi: quaedam supervacua sunt, quaedam tanti non sunt

Sed hoc non pervidemus et gratuita nobis videntur quae carissime constant

Ex eo licet stupor noster appareat, quod ea sola putamus emi pro quibus pecuniam solvimus, ea gratuita vocamus pro quibus nos ipsos impendimus

Quae emere nollemus si domus nobis nostra pro illis esset danda, si amoenum aliquod fructuosumve praedium, ad ea paratissimi sumus pervenire cum sollicitudine, cum periculo, cum iactura pudoris et libertatis et temporis; adeo nihil est cuique se vilius
Non si accorgeva che, danneggiando gli altri, correva verso la propria rovina; non pensava quanto fosse gravoso quello cui aspirava, anche se avesse dato dei frutti

Perciò nelle mete che ci prefiggiamo e a cui tendiamo con grande sforzo, dobbiamo osservare che non c'è nessun vantaggio o che gli svantaggi sono superiori; alcune sono superflue, altre non meritano tanto impegno

Ma di questo non ci accorgiamo e ci sembrano gratuite cose che, invece, paghiamo a carissimo prezzo

La nostra insensatezza è evidente: secondo noi compriamo unicamente ciò per cui sborsiamo del denaro, e definiamo gratuito quello per cui paghiamo di persona

Cose che non vorremmo acquistare se per averle dovessimo dar in cambio la nostra casa o un podere ridente e fertile, siamo prontissimi a procurarcele a prezzo di preoccupazioni, di rischi, di disonore, perdendo libertà e tempo: a tal punto ciascuno di noi non tiene niente in minor conto di se stesso
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Idem itaque in omnibus consiliis rebusque faciamus quod solemus facere quotiens ad institorem alicuius mercis accessimus: videamus hoc quod concupiscimus quanti deferatur

Saepe maximum pretium est pro quo nullum datur

Multa possum tibi ostendere quae acquisita acceptaque libertatem nobis extorserint; nostri essemus, si ista nostra non essent

Haec ergo tecum ipse versa, non solum ubi de incremento agetur, sed etiam ubi de iactura

'Hoc periturum est

' Nempe adventicium fuit; tam facile sine isto vives quam vixisti

Si diu illud habuisti, perdis postquam satiatus es; si non diu, perdis antequam assuescas

'Pecuniam minorem habebis

' Nempe et molestiam

'Gratiam minorem' Nempe et invidiam Circumspice ista quae nos agunt in insaniam, quae cum plurimis lacrimis amittimus: scies non damnum in iis molestum esse, sed opinionem damni
Perciò al momento di decidere in ogni circostanza dobbiamo comportarci come quando andiamo da un mercante: chiediamo il prezzo della merce che ci interessa

Spesso una cosa per la quale non si sborsa niente ha un prezzo altissimo

Te ne potrei indicare molte che, una volta acquisite e accettate, ci hanno tolto la libertà; saremmo ancora padroni di noi stessi, se non fossero diventate nostre

Fa', dunque, queste considerazioni, non solo quando è in ballo un guadagno, ma anche una perdita

Questo andrà perduto

In realtà è un bene venuto dall'esterno, senza di esso vivrai bene come hai vissuto fin'ora

Se ne hai goduto a lungo, lo perdi dopo essertene saziato; se no, lo perdi prima di averci fatto l'abitudine

Avrai meno denaro, e senz'altro anche meno fastidi

Meno prestigio, e anche minore invidia

Guarda quei beni che ci portano alla pazzia e sulla cui perdita versiamo un mare di lacrime: ti renderai conto che non è gravosa la loro perdita, ma il ritenerla tale
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Nemo illa perisse sentit sed cogitat

Qui se habet nihil perdidit: sed quoto cuique habere se contigit

Vale

Quomodo hoc ad me pervenerit quaeris, quis mihi id te cogitare narraverit quod tu nulli narraveras

Is qui scit plurimum, rumor

'Quid ergo

' inquis 'tantus sum ut possim excitare rumorem

' Non est quod te ad hunc locum respiciens metiaris: ad istum respice in quo moraris

Quidquid inter vicina eminet magnum est illic ubi eminet; nam magnitudo non habet modum certum: comparatio illam aut tollit aut deprimit

Navis quae in flumine magna est in mari parvula est; gubernaculum quod alteri navi magnum alteri exiguum est

Tu nunc in provincia, licet contemnas ipse te, magnus es

Quid agas, quemadmodum cenes, quemadmodum dormias, quaeritur, scitur: eo tibi diligentius vivendum est
Per la loro mancanza non si soffre, si crede di soffrire

Chi è padrone di sé non perde niente: ma a quanti capita di essere padroni di sé

Stammi bene

Chiedi come mi sia arrivata questa notizia, chi mi abbia raccontato i tuoi pensieri, che tu non avevi confidato a nessuno

Lo ha fatto chi sa tutto, la voce pubblica

Come

sono così importante da suscitare le chiacchiere della gente

Non devi misurarti in base a Roma, ma al luogo in cui risiedi

Tutto quello che si distingue da quanto lo circonda, è grande in quell'ambito; la grandezza non ha una misura determinata: il confronto la innalza o la diminuisce

Un'imbarcazione che sul fiume sembra grande, diventa piccola in mare; un timone, grande per una nave, è piccolo per un'altra

Ora tu in provincia, anche se ti sminuisci, sei grande

La gente vuol sapere, e sa, che cosa fai, come pranzi, come dormi: devi perciò vivere con più cautela
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Tunc autem felicem esse te iudica cum poteris in publico vivere, cum te parietes tui tegent, non abscondent, quos plerumque circumdatos nobis iudicamus non ut tutius vivamus, sed ut peccemus occultius

Rem dicam ex qua mores aestimes nostros: vix quemquam invenies qui possit aperto ostio vivere

Ianitores conscientia nostra, non superbia opposuit: sic vivimus ut deprendi sit subito aspici

Quid autem prodest recondere se et oculos hominum auresque vitare

Bona conscientia turbam advocat, mala etiam in solitudine anxia atque sollicita est

Si honesta sunt quae facis, omnes sciant; si turpia, quid refert neminem scire cum tu scias

O te miserum si contemnis hunc testem

Vale
Ritieniti felice solo quando potrai vivere in pubblico, quando le pareti serviranno a ripararti, non a nasconderti; di solito, invece, pensiamo di averle intorno non per una nostra maggiore sicurezza, ma per nascondere meglio i nostri peccati

Ti dirò una cosa dalla quale potrai giudicare la nostra moralità: non ti sarà facile trovare uno in grado di vivere con la porta aperta

I guardiani di fronte alle porte di casa non ce li ha fatti mettere la superbia, ma la nostra cattiva coscienza: viviamo in modo tale che essere visti all'improvviso significa essere colti in fallo

Ma a che serve nascondersi ed evitare gli occhi e le orecchie del prossimo

La buona coscienza chiama a sé la gente, quella cattiva è ansiosa e preoccupata anche in solitudine

Se le tue azioni sono oneste, le sappiano tutti; se vergognose, che importa che nessuno le conosca, se tu le conosci

Povero te, se non tieni conto di questo testimone

Stammi bene
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Iterum tu mihi te pusillum facis et dicis malignius tecum egisse naturam prius, deinde fortunam, cum possis eximere te vulgo et ad felicitatem hominum maximam emergere

Si quid est aliud in philosophia boni, hoc est, quod stemma non inspicit; omnes, si ad originem primam revocantur, a dis sunt

Eques Romanus es, et ad hunc ordinem tua te perduxit industria; at mehercules multis quattuordecim clausa sunt, non omnes curia admittit, castra quoque quos ad laborem et periculum recipiant fastidiose legunt: bona mens omnibus patet, omnes ad hoc sumus nobiles

Nec reicit quemquam philosophia nec eligit: omnibus lucet

Patricius Socrates non fuit; Cleanthes aquam traxit et rigando horto locavit manus; Platonem non accepit nobilem philosophia sed fecit: quid est quare desperes his te posse fieri parem
Di nuovo ti fai piccolo ai miei occhi e dici che la natura prima e la sorte poi si sono comportate piuttosto male con te, e invece, potresti tirarti fuori dalla massa e innalzarti alla più grande felicità umana

La filosofia ha, tra l'altro, questo di buono: non guarda all'albero genealogico: tutti, se si rifanno alla loro prima origine, discendono dagli dèi

Tu sei un cavaliere romano e a questo ceto ti ha condotto la tua laboriosità; sono molti a non avere diritto alle prime quattordici file e il senato non accoglie tutti; anche nell'àmbito militare gli uomini destinati a imprese faticose e piene di pericoli si scelgono dopo un severo esame: la saggezza, invece, è accessibile a tutti, tutti siamo sufficientemente nobili per raggiungerla

La filosofia non respinge, non sceglie nessuno: splende per tutti

Socrate non era patrizio; Cleante attingeva l'acqua e irrigava lui stesso il giardino; la filosofia non ha accolto Platone già nobile, ma lo ha reso tale: perché disperi di poter diventare pari a loro
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Omnes hi maiores tui sunt, si te illis geris dignum; geres autem, si hoc protinus tibi ipse persuaseris, a nullo te nobilitate superari

Omnibus nobis totidem ante nos sunt; nullius non origo ultra memoriam iacet

Platon ait neminem regem non ex servis esse oriundum, neminem non servum ex regibus

Omnia ista longa varietas miscuit et sursum deorsum fortuna versavit

Quis est generosus

ad virtutem bene a natura compositus

Hoc unum intuendum est: alioquin si ad vetera revocas, nemo non inde est ante quod nihil est

A primo mundi ortu usque in hoc tempus perduxit nos ex splendidis sordidisque alternata series

Non facit nobilem atrium plenum fumosis imaginibus; nemo in nostram gloriam vixit nec quod ante nos fuit nostrum est: animus facit nobilem, cui ex quacumque condicione supra fortunam licet surgere
Sono tutti tuoi antenati, se ne sarai degno; e lo sarai, se ti convincerai sùbito che nessuno è più nobile di te

Tutti noi abbiamo un ugual numero di avi; la nostra origine va oltre la memoria umana

Platone sostiene che non c'è re che non discenda da schiavi e schiavo che non discenda da re

Vicende alterne nel corso dei secoli hanno sconvolto tutte queste categorie e la fortuna le ha sovvertite

Chi è nobile

Chi dalla natura è stato ben disposto alla virtù

Bisogna guardare solo a questo: altrimenti, se ci rifacciamo ai tempi antichi, tutti provengono da un punto prima del quale non c'è niente

Una serie alterna di splendori e miserie ci ha condotto dalla prima origine del mondo fino ai nostri tempi

Non ci rende nobili un ingresso pieno di ritratti anneriti dal tempo; nessuno è vissuto per nostra gloria e non ci appartiene quello che è stato prima di noi: ci rende nobili l'anima, che da qualunque condizione può ergersi al di sopra della fortuna
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Puta itaque te non equitem Romanum esse sed libertinum: potes hoc consequi, ut solus sis liber inter ingenuos

'Quomodo

' inquis

Si mala bonaque non populo auctore distineris

Intuendum est non unde veniant, sed quo eant

Si quid est quod vitam beatam potest facere, id bonum est suo iure; depravari enim in malum non potest

Quid est ergo in quo erratur, cum omnes beatam vitam optent

quod instrumenta eius pro ipsa habent et illam dum petunt fugiunt

Nam cum summa vitae beatae sit solida securitas et eius inconcussa fiducia, sollicitudinis colligunt causas et per insidiosum iter vitae non tantum ferunt sarcinas sed trahunt; ita longius ab effectu eius quod petunt semper abscedunt et quo plus operae impenderunt, hoc se magis impediunt et feruntur retro

Quod evenit in labyrintho properantibus: ipsa illos velocitas implicat

Vale
Immagina, dunque, di essere non un cavaliere romano, ma un liberto: puoi ottenere di essere il solo uomo libero tra uomini nati liberi

Come

mi chiedi

Se distinguerai il male e il bene senza seguire il parere della massa

Bisogna considerare non l'origine, ma il fine delle cose

Se ce n'è qualcuna che può rendere felice la vita, è un bene di per sé; non può infatti, degenerare in un male

Qual è, allora, lo sbaglio che si fa, visto che tutti desiderano la felicità

Gli uomini la confondono con i mezzi per raggiungerla e mentre la ricercano, ne fuggono lontano

Il culmine di una vita felice è una sicura tranquillità e una inalterata fiducia in essa, e invece tutti raccolgono motivi di inquietudine e portano, anzi trascinano, il loro carico attraverso l'insidioso cammino della vita; così si allontanano sempre di più dallo scopo al quale tendono e, più si danno da fare, più si creano impedimenti e retrocedono

Lo stesso accade a chi cerca di avanzare in fretta in un labirinto: la velocità stessa lo ostacola

Stammi bene
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Librorum istic inopiam esse quereris

Non refert quam multos sed quam bonos habeas: lectio certa prodest, varia delectat

Qui quo destinavit pervenire vult unam sequatur viam, non per multas vagetur: non ire istuc sed errare est

'Vellem' inquis ' magis consilium mihi quam libros dares

' Ego vero quoscumque habeo mittere paratus sum et totum horreum excutere; me quoque isto, si possem, transferrem, et nisi mature te finem officii sperarem impetraturum, hanc senilem expeditionem indixissem mihi nec me Charybdis et Scylla et fabulosum istud fretum deterrere potuissent

Tranassem ista, non solum traiecissem, dummodo te complecti possem et praesens aestimare quantum animo crevisses

Ceterum quod libros meos tibi mitti desideras, non magis ideo me disertum puto quam formonsum putarem si imaginem meam peteres
Ti lamenti che lì a Siracusa ci siano pochi libri

Non importa il loro numero, ma il loro valore: una lettura ben determinata è utile, quella condotta su svariate opere può solo divertire

Se uno vuole arrivare a destinazione, deve seguire una sola strada, non vagare qua e là: questo non è avanzare, ma andare errando

Vorrei, dici, che tu mi dessi più libri che consigli

Io sono pronto a mandarti tutti i volumi che ho e a vuotare la biblioteca; anzi, se potessi, mi trasferirei anch'io lì da te e, se non sperassi che otterrai presto di lasciare il tuo incarico, avrei già organizzato questa spedizione senile, e non mi avrebbero potuto spaventare Scilla e Cariddi e codesto mitico mare

Lo avrei attraversato addirittura a nuoto, pur di poterti abbracciare e constatare di persona i tuoi progressi spirituali

Certo non mi giudico più facondo, perché mi chiedi di mandarti i miei libri, di quanto non mi considererei bello se tu mi chiedessi il mio ritratto
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