Livio, Ab urbe condita: Libro 36; 01 - 02

Livio, Ab urbe condita: Libro 36; 01 - 02

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 36; 01 - 02

[1] P Cornelium Cn f Scipionem et M Acilium Glabrionem consules inito magistratu patres, priusquam de provinciis agerent, res divinas facere maioribus hostiis iusserunt in omnibus fanis, in quibus lectisternium maiorem partem anni fieri solet, precarique, quod senatus de novo bello in animo haberet, ut ea res senatui populoque Romano bene atque feliciter eveniret [1] Dopo che i consoli Publio Cornelio Scipione figlio di Gneo e Manio Acilio Glabrione entrarono in carica, i senatori, prima di agire riguardo alle province, ordinarono di fare sacrifici con vittime adulte in tutti i templi, nei quali suole essere fatto un lettisternio per la maggior parte dell'anno, e di pregare, affinché ciò che il senato aveva in animo riguardo alla nuova guerra, quella cosa riuscisse bene e felicemente per il senato e il popolo romano
Ea omnia sacrificia laeta fuerunt, primisque hostiis perlitatum est, et ita haruspices responderunt, eo bello terminos populi Romani propagari, victoriam ac triumphum ostendi Quei sacrifici furono tutti favorevoli, e si sacrificò felicemente fin dalle prime vittime, e così gli aruspici sentenziarono, che con quella guerra si ampliavano i confini del popolo romano, si annunciava la vittoria e il trionfo
Haec cum renuntiata essent, solutis religione animis patres rogationem ad populum ferri iusserunt, vellent iuberentne cum Antiocho rege, quique eius sectam secuti essent, bellum iniri; si ea perlata rogatio esset, tum, si ita videretur consulibus, rem integram ad senatum referrent Quando questi responsi furono riferiti, liberatisi gli animi dallo scrupolo religioso, i senatori ordinarono che la proposta di legge fosse presentata al popolo, cioè se volessero o se ordinassero che venisse iniziata la guerra contro il re Antioco e contro tutti quelli che avessero seguito la sua politica; se quella richiesta fosse stata approvata, se così fosse sembrato opportuno ai consoli, avrebbero riferito lintera questione al senato
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Livio, Ab urbe condita: Libro 06, 16-20

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 06, 16-20

P Cornelius eam rogationem pertulit; tum senatus decrevit, ut consules Italiam et Graeciam provincias sortirentur; cui Graecia evenisset, ut praeter eum numerum militum, quem L Quinctius consul in eam provinciam ex auctoritate senatus scripsisset imperassetve, ut eum exercitum acciperet, quem M Baebius praetor anno priore ex senatus consulto in Macedoniam traiecisset; et extra Italiam permissum, ut, si res postulasset, auxilia ab sociis ne supra quinque milium numerum acciperet Publio Cornelio approvò quella richiesta; allora il senato decise che i consoli sorteggiassero come province l'Italia e la Grecia; a chi fosse toccata la Grecia, avrebbe ricevuto sia quella parte di soldati che il console Lucio Quinzio, su autorizzazione del senato, aveva arruolato e imposto in quella provincia, sia l'esercito che l'anno precedente il pretore Marco Bebio, secondo un senatoconsulto, aveva trasferito in Macedonia; fu permesso di ricevere fuori dall'Italia, se la situazione lo avesse richiesto, un numero di truppe ausiliarie che non fosse sopra il numero di cinquemila
L Quinctium superioris anni consulem legari ad id bellum placuit Parve conveniente nominare come legato per quella guerra Lucio Quinzio, console dell'anno precedente
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Livio, Ab urbe condita: Libro 22; 01-10

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 22; 01-10

Alter consul, cui Italia provincia evenisset, cum Bois iussus bellum gerere utro exercitu mallet ex duobus, quos superiores consules habuissent, alterum ut mitteret Romam, eaeque urbanae legiones essent paratae quo senatus censuisset All'altro console, a cui fosse toccata come provincia l'Italia, fu ordinato di condurre la guerra contro i Boi, con quello che preferiva dei due eserciti, che avevano avuto i consoli precedenti, di mandare l'altro a Roma, e queste legioni urbane che fossero pronte per dove il senato avesse deciso
[2] His ita in senatu, ad id, quae cuiusque provincia foret, decretis, tum demum sortiri consules placuit [2] Decretate così in senato queste cose, sinora quale che sarebbe stata la provincia e di chi, allora finalmente parve conveniente che i consoli tirassero a sorte
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Livio, Ab urbe condita: Libro 06, 41-42

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 06, 41-42

Acilio Graecia, Cornelio Italia evenit Ad Acilio toccò la Grecia, a Cornelio l'Italia
Certa deinde sorte senatus consultum factum est, quod populus Romanus eo tempore duellum iussisset esse cum rege Antiocho, quique sub imperio eius essent, ut eius rei causa supplicationem imperarent consules, utique M' Acilius consul ludos magnos Ioui voveret et dona ad omnia pulvinaria Resa certa dunque la sorte, fu fatto il senatoconsulto, poiché il popolo romano aveva ordinato in quel tempo che ci fosse la guerra contro il re Antioco e contro tutti quelli che fossero sotto il suo comando, affinché i consoli indicessero per questa causa una supplicazione e affinché il console Manio Acilio votasse a Giove grandi ludi e doni in tutti i pulvinari
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Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 38; 46 - 50

Id votum in haec verba praeeunte P Licinio pontifice maximo consul nuncupavit: si duellum, quod cum rege Antiocho sumi populus iussit, id ex sententia senatus populique Romani confectum erit, tum tibi, Iuppiter, populus Romanus ludos magnos dies decem continuos faciet, donaque ad omnia pulvinaria dabuntur de pecunia, quantam senatus decreverit Il console proclamò tale voto in queste parole secondo la prescrizione del pontefice massimo Publio Licinio: Se la guerra, che il popolo romano ha ordinato che sia intrapresa contro il re Antioco, sarà compiuta secondo l intenzione del senato e del popolo romano, allora a te, o Giove, il popolo romano dedicherà grandi ludi per dieci giorni di seguito e verranno offerti doni in tutti i pulvinari per un valore, pari a quanto stabilirà il senato
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