Livio, Ab urbe condita: Libro 27; 11 - 12

Livio, Ab urbe condita: Libro 27; 11 - 12

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 27; 11 - 12

[11] Prodigia quoque priusquam ab urbe consules proficiscerentur procurari placuit [11] Prima che i consoli se ne andassero da Roma fu ordinata l'espiazione di alcuni fenomeni
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In Albano monte tacta de caelo erant signum Iouis arborque templo propinqua, et Ostiae lacus, et Capuae murus Fortunaeque aedis, et Sinuessae murus portaque Sul monte Albano furono colpiti dal fulmine la statua di Giove ed un albero vicino al tempio; ad Ostia il lago, a Capua il muro ed il tempio della Fortuna, a Sinuessa il muro ed una porta: tutti questi luoghi furono battuti dal fulmine
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Haec de caelo tacta: cruentam etiam fluxisse aquam Albanam quidam auctores erant, et Romae intus in cella aedis Fortis Fortunae de capite signum quod in corona erat in manum sponte sua prolapsum Alcuni narravano che l'acqua albana era straripata fuori insanguinata e che a Roma nella stanza della divinità nel tempio della Buona Fortuna, dalla testa della dea era cascata sulla sua mano una piccola statua che era situata sulla corona
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Et Priuerni satis constabat bouem locutum volturiumque frequenti foro in tabernam deuolasse, et Sinuessae natum ambiguo inter marem ac feminam sexu infantem, quos androgynos volgus, ut pleraque, faciliore ad duplicanda verba Graeco sermone appellat, et lacte pluvisse et cum elephanti capite puerum natum A Priverno era noto che un bue aveva parlato e che un rapace, mentre in piazza cera tanta gente, era svolazzato in una bottega; a Sinuessa era nato un bambino ambiguo tra maschio e femmina, di quelli che la folla chiama ermafroditi, adoperando, come in tanti altri casi, una parola greca, poiché in questa lingua è più facile dare origine ad una parola composta, era piovuto latte ed era nato un fanciullo con la testa di elefante
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Ea prodigia hostiis maioribus procurata, et supplicatio circa omnia puluinaria, obsecratio in unum diem indicta; et decretum ut C Hostilius praetor ludos Apollini sicut iis annis voti factique erant voueret faceretque Tutte queste stregonerie furono pagati con vittime adulte; furono indette preghiere pubbliche in tutti i sacrari degli dei e solo per un giorno si fece una preghiera particolarmente solenne; fu deciso, inoltre, che il pretore C Ostilio approvasse e festeggiasse i giochi in onore di Apollo, come erano stati votati e celebrati in quegli anni
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Per eos dies et censoribus creandis Q Fuluius consul comitia habuit In quei giorni il console Q Fulvio convocò i comizi per nominare i censori
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Creati censores ambo qui nondum consules fuerant, M Cornelius Cethegus P Sempronius Tuditanus Ne furono eletti due che non erano ancora stati consoli, M Cornelio Cetego e P Sempronio Tuditano
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Ii censores ut agrum Campanum fruendum locarent ex auctoritate patrum latum ad plebem est plebesque sciuit Con l'autorizzazione del senato si propose alla gente, che stimò, che questi censori si occupassero di dare Capua
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Senatus lectionem contentio inter censores de principe legendo tenuit Una differenza fra i censori sulla nomina del primo senatore frenò la scelta dei nomi dei candidati al senato
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Sempronii lectio erat; ceterum Cornelius morem traditum a patribus sequendum aiebat ut qui primus censor ex iis qui uiuerent fuisset, eum principem legerent; is T Manlius Torquatus erat; Sempronius cui di sortem legendi dedissent ei ius liberum eosdem dedisse deos; se id suo arbitrio facturum lecturumque Q Fabium Maximum quem tum principem Romanae ciuitatis esse uel Hannibale iudice uicturus esset Questa scelta toccava a Sempronio; peraltro, Cornelio sosteneva che si dovesse applicare il criterio dell'antica tradizione, per cui si doveva nominare principe del senato il più vecchio dei censori tra quelli che ancora vivevano; costui era T Manlio Torquato; Sempronio, invece, replicava che a chi gli dei avevano dato l'incarico di questa elezione, aveva avuto da loro anche la libera possibilità di scegliere, perciò egli, sottostando a tale volontà, avrebbe eletto Q Fabio Massimo, che egli senza paura di rettifica, accostandosi anche al giudizio di Annibale, affermava essere il primo cittadino di Roma
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