Livio, Ab urbe condita: Libro 38; 55 - 60, pag 2

Livio, Ab urbe condita: Libro 38; 55 - 60

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 38; 55 - 60

Huic Graccho minorem ex duabus filiisnam maior P Cornelio Nasicae haud dubie a patre collocata eratnuptam fuisse convenit ammesso concordemente che a Gracco era andata sposa la minore delle due figlie di Scipione (la maggiore era stata data, senza dubbio dal padre, a P Cornelio Nasica )
Illud parum constat, utrum post mortem patris et desponsa sit et nupserit, an verae illae opiniones sint, Gracchum, cum L Scipio in vincula duceretur, nec quisquam collegarum auxilio esset, iurasse sibi inimicitias cum Scipionibus, quae fuissent, manere, nec se gratiae quaerendae causa quicquam facere, sed, in quem carcerem reges et imperatores hostium ducentem vidisset P Africanum, in eum se fratrem eius duci non passurum Senatum eo die forte in Capitolio cenantem consurrexisse et petisse, ut inter epulas Graccho filiam Africanus desponderet Non è invece abbastanza sicuro se gli sia stata promessa e lo abbia sposato dopo la morte del padre o sia vera laltra versione per cui Gracco, mentre L Scipione doveva esser tratto in carcere e nessuno dei colleghi lo fiancheggiava, avrebbe giurato chela inimicizia che cera stata fra lui e gli Scipioui era ancora viva e che egli non agiva mai per acquistarsi delle simpatie, ma non avrebbe permesso che in quel carcere, dove aveva visto P Africano condurre re e generali nemici, fosse ora tratto il fratello di lui; e il senato, che quel giorno per caso era riunito a banchetto in Campidoglio, si sarebbe levato a chiedere che lAfricano promettesse dinanzi ai convitati la propria figlia a Gracco
Quibus ita inter publicum sollemne sponsalibus rite factis cum se domum recepisset, Scipionem Aemiliae uxori dixisse filiam se minorem despondisse Tornato a casa dopo avere così pronunciata formalmente questa promessa di matrimonio in una ricorrenza ufficiale, Scipione avrebbe detto alla moglie Emilia di aver promessa in matrimonio la figlia minore
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Livio, Ab urbe condita: Libro 03; 25 - 40

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 03; 25 - 40

Cum illa, muliebriter indignabunda nihil de communi filia secum consultatum, adiecisset non, si Ti Graccho daret, expertem consilii debuisse matrem esse, laetum Scipionem tam concordi iudicio ei ipsi desponsam respondisse E quella adirandosi come fanno le donne, che non si fosse per nulla consultata lei riguardo alla figlia, che era di tutti e due, aggiunse che neppure se lavesse voluta dare a Ti Gracco la madre doveva restare estranea al progetto; allora Scipione rallegrandosi di questa così piena concordanza di vedute rispose che a lui per lappunto laveva promessa
Haec de tanto viro quam et opinionibus et monumentis litterarum variarent, proponenda erant Queste versioni su tanto personaggio, anche se così diverse nella tradizione orale e scritta , dovevano pure essere prospettate ai lettori
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Livio, Ab urbe condita: Libro 07, 37-42

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 07, 37-42

[58] Iudiciis a Q Terentio praetore perfectis, Hostilius et Furius damnati praedes eodem die quaestoribus urbanis dederunt; Scipio cum contenderet omnem quam accepisset pecuniam in aerario esse, nec se quicquam publici habere, in vincula duci est coeptus [58] Terminati i processi a cura del pretore Q Terenzio, Ostilio e Furio condannati presentarono lo stesso giorno ai questori urbani i loro mallevadori ; Scipione, benché sostenesse che tutto il denaro da lui ricevuto era nellerario e che egli non aveva nelle sue mani denaro dello stato, fu avviatoal carcere
P Scipio Nasica tribunos appellavit orationemque habuit plenam veris decoribus non communiter modo Corneliae gentis, sed proprie familiae suae P Scipione Nasica si appellò ai tribuni e tenne un discorso tutto pieno delle vere glorie non solo della gente Cornelia in genere, ma particolarmenre della propria famiglia
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Parentes suos et P Africani ac L Scipionis, qui in carcerem duceretur, fuisse Cn et P Scipiones, clarissimos viros Suo padre, disse, e il padre di P Africano e L Scipione, che si traeva in carcere, erano rispettivamente Cn e P Scipione , insigni cittadini
Eos, cum per aliquot annos in terra Hispania aduersus multos Poenorum Hispanorumque et duces et exercitus nominis Romani famam auxissent non bello solum, sed quod Romanae temperantiae fideique specimen illis gentibus dedissent, ad extremum ambo pro republica mortem occubuisse Essi, dopo avere per alcuni anni accresciuto il prestigio del nome romano in terra di Spagna di fronte a molti generali ed eserciti di Cartaginesi e di Ispani, e non solo combattendo, ma col dare a quei popoli esempio della moderazione e della lealtà romana, alla fine erano morti entrambi per la patria
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Cum illorum gloriam tueri posteris satis esset, P Africanum tantum paternas superiecisse laudes, ut fidem fecerit non sanguine humano sed stirpe divina satum se esse Come se ai posteri non bastasse aver da custodire la loro gloria, P Africano aveva tanto superato i meriti del padre da far credere che egli fosse nato non da stirpe umana ma da ceppo divino
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