Livio, Ab urbe condita: Libro 38; 55 - 60, pag 4

Livio, Ab urbe condita: Libro 38; 55 - 60

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 38; 55 - 60

Quid, si gratuita pax esset, plus adimi ei potuisse Come, Per una pace che non fosse stata venduta si sarebbe potuto togliere di più
Philippo uicto Macedoniam, Nabidi Lacedaemonem relictam, nec Quinctio crimen quaesitum; non enim habuisse eum Africanum fratrem; cuius gloria prodesse L Scipioni debuisset, invidiam nocuisse A Filippo, dopo che era stato vinto, fu lasciata la Macedonia a Nabide Sparta , e non se ne fece una colpa a Quinzio; perché non aveva avuto un fratello come lAfricano, la cui disgrazia ha nociuto a L Scipione, mentre avrebbe dovuto giovargli la sua gloria
Tantum auri argentique iudicatum esse in domum L Scipionis illatum, quantum venditis omnibus bonis redigi non posset Secondo i giudici sarebbe entrato in casa di L Scipione tanto oro quanto non si arriverebbe a recuperare vendendo tutti i suoi beni
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Livio, Ab urbe condita: Libro 03; 25 - 40

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 03; 25 - 40

Ubi ergo esse regium aurum, ubi tot hereditates acceptas Dove era dunque finito loro del re, dove tante eredità ricevute
In domo, quam sumptus non exhauserint, exstare debuisse novae fortunae cumulum In una casa che non fosse stata vuotata dalle spese, si doveva ritrovare ìl cumulo dei beni di recente acquisiti
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Livio, Ab urbe condita: Libro 07, 37-42

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 07, 37-42

At enim, quod ex bonis redigi non possit, ex corpore et tergo per vexationem et contumelias L Scipionis petituros inimicos, ut in carcere inter fures nocturnos et latrones vir clarissimus includatur et in robore et tenebris exspiret, deinde nudus ante carcerem proiciatur Il fatto è che, di quanto non si poteva realizzare dai beni, gli avversari di L Scipione volevano rivalersi sulla persona, ricorrendo alla persecuzione e alle ingiurie, fino a rinchiudere sì eminente personaggio in carcere coi ladri notturni e gli assassini e farlo morire in ceppi e nelle tenebre del carcere, poi nudo gettarlo davanti alla prigione
Non id Corneliae magis familiae quam urbi Romanae fore erubescendum Di questo non tanto la famiglia Cornelia avrebbe dovuto arrossire, quanto la città dì Roma
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Livio, Ab urbe condita: Libro 29; 21 - 24

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 29; 21 - 24

[60] Adversus ea Terentius praetor rogationem Petilliam et senatus consultum et iudicium de L Scipione factum recitavit; se, ni referatur pecunia in publicum, quae iudicata sit, nihil habere quod faciat, nisi ut prendi damnatum et in vincula duci iubeat [60] In risposta a questa arriliga, il pretore Terenzio lesse la rogazione Petillia e il senatoconsulto e la sentenza emessa a carico di L Scipione ; per parte sua, se non veniva versata allerario la somma fissata dai giudici, non poteva altro che farlo arrestare in base alla condanna e condurlo in pdone
Tribuni cum in consilium secessissent, paulo post C Fannius ex sua collegarumque aliorum, praeter Gracchum, sententia pronuntiavit praetori non intercedere tribunos, quo minus sua potestate utatur Ritiratisi a consiglio i tribuni, poco dopo C Fannio dichiarò secondo la decisione sua e degli altri colleghi, escluso Gracco, che i tribuni non ponevano il veto al pretore per impedirgli di esercitare i suoi poteri
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Livio, Ab urbe condita: Libro 02; 25 - 38

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 02; 25 - 38

Ti Gracchus ita decrevit, quo minus ex bonis L Scipionis quod iudicatum sit redigatur, se non intercedere praetori; L Scipionem, qui regem opulentissimum orbis terrarum devicerit, imperium populi Romani propagaverit in ultimos terrarum fines, regem Eumenem, Rhodios, alias tot Asiae urbes devinxerit populi Romani beneficiis, plurimos duces hostium in triumpho ductos carcere incluserit, non passurum inter hostes populi Romani in carcere et vinculis esse, mittique eum se iubere Ti Gracco si pronunciò nel senso che non vietava al pretore che dai beni di L Scipione si recuperasse la somma giudicata; quanto a L Scipione, che aveva debellato il re più ricco della terra, esteso limpero del popolo romano fino ai confini del mondo, e vincolato il re Eumene, i Rodii e tante altre città dellAsia coi benefici del popolo romano, e aveva chiuso in carcere molti generali nemici, condotti nel suo trionfo, non avrebbe permesso che fosse imprigionato e incatenato insieme coi nemici del popoloRomano, e voleva che fosse lasciato libero
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