Livio, Ab urbe condita: Libro 27; 35 - 37, pag 4

Livio, Ab urbe condita: Libro 27; 35 - 37

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 27; 35 - 37

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Id cum in Iovis Statoris aede discerent conditum ab Livio poeta carmen, tacta de caelo aedis in Aventino Iunonis reginae; prodigiumque id ad matronas pertinere haruspices cum respondissent donoque diuam placandam esse, aedilium curulium edicto in Capitolium conuocatae quibus in urbe Romana intraque decimum lapidem ab urbe domicilia essent, ipsae inter se quinque et viginti delegerunt ad quas ex dotibus stipem conferrent; inde donum pelvis aurea facta lataque in Aventinum, pureque et caste a matronis sacrificatum Mentre esse nel tempio di Giove Statore imparavano l'inno, composto dal poeta Livio, sull'Aventino fu colpito dal fulmine il tempio di Giunone Regina; gli aruspici dichiararono che questo prodigio era di competenza delle signore cedolari e che si doveva placare con un dono alla dea; allora gli edili curuli decretarono in Campidoglio tutte le matrone che abitavano nel raggio di dieci miglia da Roma, esse elessero venticinque di loro, alle quali le altre avrebbero dovuto portare un'offerta in denaro prelevata dalla propria dote; con queste offerte fu fatto un piatto d'oro come dono alla dea e portato sull'Aventino, dove le matrone in purezza e castità fecero dei sacrifici
Confestim ad aliud sacrificium eidem divae ab decemviris edicta dies, cuius ordo talis fuit Subito dopo i decemviri fissarono un giorno per dedicare alla stessa dea un'altra cerimonia votiva; l'ordine del corteo fu il seguente
Ab aede Apollinis boues feminae albae duae porta Carmentali in urbem ductae; post eas duo signa cupressea Iunonis reginae portabantur; tum septem et viginti virgines, longam indutae vestem, carmen in Iunonem reginam canentes ibant, illa tempestate forsitan laudabile rudibus ingeniis, nunc abhorrens et inconditum si referatur; virginum ordinem sequebantur decemuiri coronati laurea praetextatique Dal tempio di Apollo furono condotte in Roma per la porta Carmentale due mucche bianche; dietro a quelle erano recate due statue di Giunone Regina fatte di legno di cipresso; seguivano ventisette fanciulle in lunga veste che venivano cantando il carme in onore di Giunone Regina; questo carme forse in quei tempi era stimato da quei rozzi ingegni, ora, invece, se lo ricordassimo lo valuteremmo spiacevole e privo di ogni pregio artistico; dietro la schiera delle vergini, seguivano i decemviri coronati d'alloro con la toga pretesta

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A porta Iugario vico in forum venere; in foro pompa constitit et per manus reste data virgines sonum vocis pulsu pedum modulantes incesserunt Dalla porta Carmentale per il rione Iugario giunsero al Foro; il corteo qui si fermò e le fanciulle, fattasi passare una corda per le mani, vennero avanti segnando il ritmo del canto col battito dei piedi
Inde vico Tusco Velabroque per bouarium forum in cliuum Publicium atque aedem Iunonis reginae perrectum Indi, per la via Tusca e il Velabro attraverso il foro Boario il corteo, per la salita Publicia, arrivò al tempio di Giunone Regina

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Ibi duae hostiae ab decemuiris immolatae et simulacra cupressea in aedem inlata Qui i decemviri uccisero due vittime e posero nel tempio due statue di cipresso

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