Livio, Ab urbe condita: Libro 26; 41-51, pag 4

Livio, Ab urbe condita: Libro 26; 41-51

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 26; 41-51

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Si quarum forte ciuitatium legati aderant, eis praesentibus suos restituit: ceterorum curam benigne tuendorum C Flaminio quaestori attribuit

Inter haec e media turba obsidum mulier magno natu, Mandonii uxor, qui frater Indibilis Ilergetum reguli erant, flens ad pedes imperatoris procubuit obtestarique coepit ut curam cultumque feminarum impensius custodibus commendaret

Cum Scipio nihil defuturum iis profecto diceret, tum rursus mulier: Haud magni ista facimus inquit; quid enim huic fortunae non satis est

Alia me cura aetatem harum intuentem nam ipsa iam extra periculum iniuriae muliebris sum stimulat

Et aetate et forma florentes circa eam Indibilis filiae erant aliaeque nobilitate pari, quae omnes eam pro parente colebant
Scipione, poi, fece restituire subito gli ostaggi agli ambasciatori di quelle città alle quali essi appartenevano, che per caso erano presenti; riguardo agli altri, li affidò al questore C Flaminio, perché li trattasse bene

Mentre tutto ciò avveniva uscì ad un tratto dalla folla degli ostaggi una donna di età avanzata, la moglie di Mandonio, che era fratello di Indibile, re degli Ilergeti; essa si gettò piangendo ai piedi del generale e cominciò a scongiurare Scipione perché raccomandasse alle guardie di avere la massima cura e rispetto delle donne

Poiché Scipione affermò che nulla a loro sarebbe certamente mancato, la donna riprese: Noi non facciamo gran conto dei beni materiali; che cosa, infatti, non è sufficiente in questa condizione in cui ci ha posto la sorte

Ben altra preoccupazione mi tormenta, non certo per me che, già anziana, non corro pericolo di essere oltraggiata come può esserlo una donna, ma per queste fanciulle, quando guardo la loro età

Intorno a lei infatti, stavano, fiorenti per età e per bellezza, le figlie di Indibile ed altre di pari nobiltà, che l'onoravano come madre
Tum Scipio: Meae populique Romani disciplinae causae facerem inquit, ne quid quod sanctum usquam esset apud nos uiolaretur: nunc ut id curem impensius, uestra quoque uirtus dignitasque facit quae ne in malis quidem oblitae decoris matronalis estis

Spectatae deinde integritatis uiro tradidit eas tuerique haud secus uerecunde ac modeste quam hospitum coniuges ac matres iussit

(50) Captiua deinde a militibus adducitur ad eum adulta uirgo, adeo eximia forma ut quacumque incedebat conuerteret omnium oculos

Scipio percontatus patriam parentesque, inter cetera accepit desponsam eam principi Celtiberorum: adulescenti Allucio nomen erat
Scipione così rispose: Io mi sarei comportato come tu chiedi, seguendo i miei principi ed il costume del popolo romano, perché nulla sta presso di noi oggetto di offesa, di ciò che in ogni luogo è considerato inviolabile; ora, anche la vostra virtù e dignità mi induce a far sì che io mi dia cura di ciò con maggior diligenza, poiché voi, neppure nella sventura, vi siete dimenticate del decoro matronale

Affidò poi le donne ad un uomo di integra moralità e gli ordinò di proteggerle con rispetto e col massimo riguardo come se si fosse trattato di spose e di madri di ospiti

50 Dopo di ciò, fu dai soldati condotta a Scipione una giovane donna ancor vergine, così bella che al suo passaggio attirava sopra di sé gli sguardi di tutti

Scipione le domandò quali fossero la sua patria e i suoi genitori e, fra l'altro, venne a sapere che era fidanzata ad un principe dei Celtiberi, un giovane di nome Allucio
Extemplo igitur parentibus sponsoque ab domo accitis, cum interim audiret deperire eum sponsae amore, ubi primum uenit, accuratiore eum sermone quam parentes adloquitur

Iuuenis, inquit, iuuenem appello, quo minor sit inter nos huius sermonis uerecundia

Ego cum sponsa tua capta a militibus nostris ad me ducta esset audiremque tibi eam cordi esse, et forma faceret fidem, quia ipse, si frui liceret ludo aetatis, praesertim in recto et legitimo amore, et non res publica animum nostrum occupasset, ueniam mihi dari sponsam impensius amanti uellem, tuo cuius possum amori faueo

Fuit sponsa tua apud me eadem qua apud soceros tuos parentesque suos uerecundia; seruata tibi est, ut inuiolatum et dignum me teque dari tibi donum posset
Subito fece chiamare da casa i genitori e il fidanzato, avendo nel frattempo saputo che costui si struggeva d'amore per lei; appena questi si presentò, Scipione rivolse la parola a lui con maggior premura che non ai genitori

Io giovane parlo a te che sei giovane, disse, perché tra noi sia minore il riserbo di questa conversazione

Quando la tua fidanzata, fatta prigioniera dai miei soldati, fu da loro condotta dinanzi a me, io seppi quanto tu l'amavi e la sua bellezza me ne dava la prova sicura; se mi fosse permesso godere dei piaceri della giovinezza, particolarmente di un puro e legittimo amore e se le cure dello stato non occupassero tutto il mio animo, io vorrei essere scusato se amassi intensamente la mia fidanzata; perciò, dal momento che lo posso fare, voglio favorire il tuo amore

La tua fidanzata è stata trattata presso di noi con lo stesso rispetto come se fosse stata presso i tuoi suoceri e suoi genitori; ti è stata riserbata pura ed inviolata, perché tu la possa accogliere come un dono degno di me e di te

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Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 27; 01 - 02

Hanc mercedem unam pro eo munere paciscor: amicus populo Romano sis et, si me uirum bonum credis esse quales patrem patruumque meum iam ante hae gentes norant, scias multos nostri similes in ciuitate Romana esse, nec ullum in terris hodie populum dici posse quem minus tibi hostem tuisque esse uelis aut amicum malis Per questo dono chiedo una sola ricompensa, che tu sia amico al popolo romano e, se tu pensi che io sia un uomo retto, quali lo erano, come queste genti hanno già conosciuto, mio padre e mio zio, sappi anche che fra i cittadini romani molti sono simili a noi e che nel mondo di oggi non si può citare alcun popolo che tu meno debba volere nemico a te e ai tuoi o che tu debba preferire amico
Cum adulescens, simul pudore et gaudio perfusus, dextram Scipionis tenens deos omnes inuocaret ad gratiam illi pro se referendam, quoniam sibi nequaquam satis facultatis pro suo animo atque illius erga se merito esset, parentes inde cognatique uirgines appellati; qui, quoniam gratis sibi redderetur, uirgo ad quam redimendam satis magnum attulissent auri pondus, orare Scipionem ut id ab se donum acciperet coeperunt, haud minorem eius rei apud se gratiam futuram esse adfirmantes quam redditae inuiolatae foret uirginis

Scipio quando tanto opere peterent accepturum se pollicitus, poni ante pedes iussit uocatoque ad se Allucio; super dotem inquit quam accepturus a socero es, haec tibi a me dotalia dona accedent; aurumque tollere ac sibi habere iussit
Il giovane, pervaso dal turbamento e dalla gioia, afferrando la destra di Scipione, invocò tutti gli dei perché testimoniassero, essi per lui, la sua gratitudine al generale romano, poiché egli non aveva sufficiente possibilità di farlo, secondo i sentimenti dell'animo suo ed in modo adeguato ai meriti di Scipione verso di lui; furono poi chiamati i genitori e i parenti della giovane donna, i quali, avendo portato una gran quantità d'oro per riscattarla, come videro che essa era a loro restituita senza prezzo, cominciarono a pregare Scipione di accettare quell'oro in dono, affermando che di ciò non sarebbero stati a lui meno grati di quanto lo fossero per aver loro restituita inviolata la fanciulla

Scipione, poiché essi lo pregavano con molta insistenza, promise di accettare il dono e li invitò a deporre l'oro ai suoi piedi; chiamò poi a sé Allucio e gli disse: Alla dote che riceverai dal suocero, da parte mia si aggiungeranno per te questi doni nuziali; detto questo, lo invitò a prendere l'oro e a tenerlo per sé

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His laetus donis honoribusque dimissus domum, impleuit populares laudibus meritis Scipionis: uenisse dis simillimum iuuenem, uincentem omnia cum armis, tum benignitate ac beneficiis

Itaque dilectu clientium habito cum delectis mille et quadringentis equitibus intra paucos dies ad Scipionem reuertit

(51) Scipio retentum secum Laelium, dum captiuos obsidesque et praedam ex consilio eius disponeret, satis omnibus rebus compositis, data quinquereme et captiuis cum Magone et quindecim fere senatoribus qui simul cum eo capti erant in naues sex impositis nuntium uictoriae Romam mittit

Ipse paucos dies quibus morari Carthagine statuerat, exercendis naualibus pedestribusque copiis absumpsit
ll giovane congedato e rimandato in patria, lieto per quei doni e per quelle manifestazioni di stima, non cessò di esaltare con le dovute lodi presso i suoi concittadini Scipione, raccontando che era venuto un giovane somigliantissimo agli dei, ovunque vittorioso sia con le armi, sia con la benevolenza e coi benefici

Pertanto, avendo raccolto reclute fra i suoi clienti, pochi giorni dopo ritornò a Scipione con millequattrocento cavalieri scelti

51 Scipione, dopo aver trattenuto con sé Lelio, finché ebbe regolata col suo consiglio la questione dei prigionieri, degli ostaggi e del bottino, quando tutto fu sistemato, gli diede una quinquereme di quelle che erano state catturate e, avendo imbarcato sulla nave Magone e circa quindici senatori cartaginesi, che insieme con lui erano stati fatti prigionieri, lo mandò a Roma ad annunciare la vittoria

Scipione trascorse quei pochi giorni che aveva stabilito di fermarsi a Cartagena, nel far compiere delle esercitazioni alle sue milizie di terra e di mare
Primo die legiones in armis quattuor milium spatio decurrerunt; secundo die arma curare et tergere ante tentoria iussi; tertio die rudibus inter se in modum iustae pugnae concurrerunt praepilatisque missilibus iaculati sunt; quarto die quies data; quinto iterum in armis decursum est

Hunc ordinem laboris quietisque quoad Carthagine morati sunt seruarunt

Remigium classicique milites tranquillo in altum euecti, agilitatem nauium simulacris naualis pugnae experiebantur

Haec extra urbem terra marique corpora simul animosque ad bellum acuebant; urbs ipsa strepebat apparatu belli fabris omnium generum in publicam officinam inclusis
Nel primo giorno le legioni, armate ed equipaggiate, fecero delle manovre in uno spazio di quattro miglia; nel secondo giorno Scipione comandò ai soldati di curarsi delle armi e di pulirle dinanzi alle tende; nel terzo giorno i soldati si affrontarono tra loro con bastoni come in una battaglia regolare, scagliandosi contro aste con la punta smussata; nel quarto giorno riposarono, nel quinto si ripresero le manovre con le armi

L'esercito conservò questo avvicendamento di fatica e di riposo finché si trattenne a Cartagena

Gli equipaggi delle navi, da parte loro, usciti fuori verso l'alto mare calmo, misero alla prova l'agilità delle loro navi fingendo di combattere battaglie navali

Queste esercitazioni, compiute fuori della città per terra e per mare, eccitavano alla guerra sia il corpo che l'animo dei soldati; la stessa città echeggiava del fragore delle macchine belliche fabbricate da ogni specie di artigiani rinchiusi nelle pubbliche officine

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Dux cuncta pari cura obibat: nunc in classe ac nauali erat, nunc cum legionibus decurrebat: nunc operibus adspiciendis tempus dabat, quaeque in officinis quaeque in armamentario ac naualibus fabrorum multitudo plurima in singulos dies certamine ingenti faciebat

His ita incohatis refectisque quae quassata erant muri dispositisque praesidiis ad custodiam urbis, Tarraconem est profectus, a multis legationibus protinus in uia aditus, quas partim dato responso ex itinere dimisit, partim distulit Tarraconem, quo omnibus nouis ueteribusque sociis edixerat conuentum

Et cuncti fere qui cis Hiberum incolunt populi, multi etiam ulterioris prouinciae conuenerunt
Il generale sorvegliava tutto con pari attenzione: ora si recava a visitare la flotta o i cantieri navali, ora prendeva parte alle manovre delle legioni, ora si dedicava ad ispezionare i lavori, quelli che nelle officine o negli arsenali o nei cantieri erano compiuti di giorno in giorno, in un'incessante gara, da una moltitudine di operai

Così, incominciate queste attività e rifatte quelle parti della mura che erano state rovinate, disposti i presidi a guardia della città, Scipione partì per Tarragona, continuamente visitato da molte delegazioni, alle quali in parte rispondeva, mentre senza fermarsi proseguiva, il minino, ad altre dava appuntamento a Tarragona, dove aveva stabilito un convegno per tutti i nuovi ed antichi alleati

Qui si adunarono quasi tutte le popolazioni che abitavano al di qua dell'Ebro, e molte altre del territorio oltre il fiume
Carthaginiensium duces primo ex industria famam captae Carthaginis compresserunt: deinde, ut clarior res erat quam ut tegi ac dissimulari posset, eleuabant uerbis: necopinato aduentu ac prope furto unius diei urbem unam Hispaniae interceptam, cuius rei tam paruae praemio elatum insolentem iuuenem immodico gaudio speciem magnae uictoriae imposuisse: at ubi adpropinquare tres duces, tres uictores hostium exercitus audisset, occursuram ei extemplo domesticorum funerum memoriam

Haec in uolgus iactabant, haudquaquam ipsi ignari quantum sibi ad omnia uirium Carthagine amissa decessisset
I comandanti cartaginesi, da parte loro, dapprima cercarono di proposito di soffocare le voci della presa di Cartagena; ma poi, dal momento che il fatto era troppo noto, perché si potesse o nasconderlo o tacerlo, cercarono di sminuirne la portata dicendo che una sola città della Spagna era stata strappata di sorpresa in un sol giorno in un assalto inaspettato, quasi un colpo di mano e che un giovane gonfio di arrogante superbia, con la sua gioia smodata aveva imposto ad un così modesto successo una parvenza di grande vittoria; ma quando avesse saputo che si avvicinavano tre generali, tutti e tre vincitori dell'esercito nemico, si sarebbe subito ricordato della morte del padre e dello zio

Queste cose i Cartaginesi andavano dicendo al volgo, mentre sapevano benissimo quante forze la perdita di Cartagena avesse a loro sottratto per tutte le vicende future

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