Livio, Ab urbe condita: Libro 05, 16-20

Livio, Ab urbe condita: Libro 05, 16-20

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 05, 16-20

Priusquam a Delphis oratores redirent Albaniue prodigii piacula inuenirentur, noui tribuni militum consulari potestate, L Iulius Iulus L Furius Medullinus quartum L Sergius Fidenas A Postumius Regillensis P Cornelius Maluginensis A Manlius magistratum inierunt

Eo anno Tarquinienses noui hostes exorti

Qui quia multis simul bellis, Volscorum ad Anxur, ubi praesidium obsidebatur, Aequorum ad Labicos, qui Romanam ibi coloniam oppugnabant, ad hoc Veientique et Falisco et Capenati bello occupatos uidebant Romanos, nec intra muros quietiora negotia esse certaminibus patrum ac plebis, inter haec locum iniuriae rati esse, praedatum in agrum Romanum cohortes expeditas mittunt
Prima che questi inviati fossero rientrati a Roma e fosse stato trovato il modo di placare gli dèi per il prodigio del lago Albano, entrarono in carica dei nuovi tribuni militari con potere consolare, i cui nomi erano Lucio Giulio Iulo, Lucio Furio Medullino (per la quarta volta), Lucio Sergio Fidenate, Aulo Postumio Regillense, Publio Cornelio Maluginense e Aulo Manlio

In quell'anno spuntarono all'orizzonte dei nuovi nemici: si trattava degli abitanti di Tarquinia

Essi, vedendo che i Romani erano impegnati contemporaneamente su più fronti di guerra (con i Volsci che stavano assediando il presidio armato di Anxur, con gli Equi che avevano attaccato la colonia romana di Labico e ancora con i Veienti, i Capenati e i Falisci), e constatando che all'interno delle mura cittadine la situazione non era certo più tranquilla a causa degli scontri tra patrizi e plebei, convinti che in mezzo a tutti quei problemi ci fosse spazio per un'azione di disturbo, inviarono delle truppe armate alla leggera a fare razzie nella campagna romana
aut enim passuros inultam eam iniuriam Romanos ne nouo bello se onerarent, aut exiguo eoque parum ualido exercitu persecuturos

Romanis indignitas maior quam cura populationis Tarquiniensium fuit; eo nec magno conatu suscepta nec in longum dilata res est

A Postumius et L Iulius, non iusto dilectu -- etenim ab tribunis plebis impediebantur -- sed prope uoluntariorum quos adhortando incitauerant coacta manu, per agrum Caeretem obliquis tramitibus egressi, redeuntes a populationibus grauesque praeda Tarquinienses oppressere

Multos mortales obtruncant, omnes exuunt impedimentis, et receptis agrorum suorum spoliis Romam reuertuntur
I Tarquinensi ritenevano che i Romani avrebbero incassato il colpo senza tentare la vendetta per evitare il peso di un ulteriore fronte bellico, oppure sarebbero scesi in campo con poche forze e perciò non all'altezza della situazione

E invece i Romani, più che preoccuparsi dell'incursione fatta dai Tarquinensi, reagirono indignandosi, senza perciò fare grossi preparativi né tuttavia lasciare che la cosa andasse troppo per le lunghe

Aulo Postumio e Lucio Giulio, non potendo ricorrere a una regolare leva militare per la ferma opposizione dei tribuni della plebe, e facendo ricorso a un contingente di uomini costituito quasi solo da volontari raccolti a forza di appelli e accalorati proclami, marciarono per scorciatoie attraverso la campagna di Cere e sorpresero i Tarquinensi che stavano ritornando alla base carichi di bottino

Molti li massacrarono; ma a tutti tolsero il bagaglio, e rientrarono in città riportando ciò che era stato depredato dalle loro campagne
Biduum ad recognoscendas res datum dominis; tertio incognita -- erant autem ea pleraque hostium ipsorum -- sub hasta ueniere quodque inde redactum militibus est diuisum

Cetera bella maximeque Veiens incerti exitus erant

Iamque Romani desperata ope humana fata et deos spectabant, cum legati ab Delphis uenerunt, sortem oraculi adferentes congruentem responso captiui uatis: Romane, aquam Albanam caue lacu contineri, caue in mare manare suo flumine sinas; emissam per agros rigabis dissipatamque riuis exstingues; tum tu insiste audax hostium muris, memor quam per tot annos obsides urbem ex ea tibi his quae nunc panduntur fatis uictoriam datam
Chi era stato derubato ebbe tempo due giorni per identificare le sue proprietà; tutti gli oggetti che il terzo giorno non avevano trovato un padrone - si trattava per lo più di roba dei nemici - venne venduto all'asta e il ricavato diviso tra i soldati

Le altre guerre, e soprattutto quella contro Veio, erano ancora in una fase di stallo

E mentre i Romani, disperando ormai nell'aiuto che poteva arrivare dagli uomini, guardavano al destino e agli dèi, gli inviati tornarono da Delfi con un responso che coincideva con le parole dell'aruspice prigioniero: O Romano, non lasciare che l'acqua rimanga all'interno del lago Albano o che finisca in mare seguendo un suo canale naturale; la farai defluire nei campi e la disperderai dividendola in ruscelli; fatto ciò, incalza con forza e coraggio le mura nemiche, ricordandoti che dal destino che oggi ti è stato rivelato ti sarà concessa la vittoria su quella città da te assediata per così tanti anni
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Bello perfecto donum amplum uictor ad mea templa portato, sacraque patria, quorum omissa cura est, instaurata ut adsolet facito

Ingens inde haberi captiuus uates coeptus, eumque adhibere tribuni militum Cornelius Postumiusque ad prodigii Albani procurationem ac deos rite placandos coepere; inuentumque tandem est ubi neglectas caerimonias intermissumue sollemne di arguerent

Nihil profecto aliud esse quam magistratus uitio creatos Latinas sacrumque in Albano monte non rite concepisse; unam expiationem eorum esse ut tribuni militum abdicarent se magistratu, auspicia de integro repeterentur et interregnum iniretur

Ea ita facta sunt ex senatus consulto
Una volta conclusa la guerra da vincitore, porta al mio tempio un ricco dono, e i riti sacri della patria, che sono stati negletti, rinnovali e ripetili secondo la tradizione di un tempo

Da quel momento l'aruspice prigioniero cominciò a essere tenuto in grande considerazione e i tribuni militari Cornelio e Postumio iniziarono a servirsi di lui sia in vista della purificazione per il prodigio del lago Albano sia per ingraziarsi il favore degli dèi attenendosi alla liturgia prestabilita; e finalmente si scoprì in quale punto gli dèi ritenessero trascurate le cerimonie o quale rito solenne non fosse stato celebrato

Si trattava di nient'altro che questo: i magistrati eletti con qualche vizio di procedura non si erano attenuti scrupolosamente alle procedure nel bandire le Ferie latine e il sacrificio sul monte Albano; il rimedio contro questa duplice violazione era uno solo: i tribuni militari dovevano rinunciare all'incarico, gli auspici andavano ricominciati da capo e era necessario un periodo di interregno

Questi provvedimenti vennero messi in pratica a séguito di un decreto del senato
Interreges tres deinceps fuere, L Valerius, Q Seruilius Fidenas, M Furius Camillus

Nunquam desitum interim turbari, comitia interpellantibus tribunis plebis donec conuenisset prius ut maior pars tribunorum militum ex plebe crearetur

Quae dum aguntur, concilia Etruriae ad fanum Voltumnae habita, postulantibusque Capenatibus ac Faliscis ut Veios communi animo consilioque omnes Etruriae populi ex obsidione eriperent, responsum est antea se id Veientibus negasse quia unde consilium non petissent super tanta re auxilium petere non deberent; nunc iam pro se fortunam suam illis negare
I tre interré che si succedettero furono Lucio Valerio, Quinto Servilio Fidenate e Marco Furio Camillo

Durante tutto quel periodo si passò da un disordine all'altro perché i tribuni della plebe impedirono lo svolgimento delle elezioni sostenendo che avrebbero mantenuto il blocco fino a quando non ci si accordasse circa i tribuni militari: la maggior parte di essi doveva venir scelta all'interno della plebe

Mentre a Roma succedevano questi fatti, le genti di ceppo etrusco si riunirono in assemblea plenaria presso il tempio di Voltumna; durante la seduta, Falisci e Capenati proposero che tutti i popoli etruschi unissero forze e strategie per liberare Veio dall'assedio; i convenuti risposero però che una collaborazione del genere in passato non era stata concessa ai Veienti, solo perché questi ultimi non avevano il diritto di chiedere aiuto dopo aver rifiutato di chiedere consigli su una questione di tale importanza; e adesso la penosa situazione in cui versava l'Etruria era un argomento sufficiente per dire di no
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Maxima iam in parte Etruriae gentem inuisitatam, nouos accolas [Gallos] esse, cum quibus nec pax satis fida nec bellum pro certo sit

Sanguini tamen nominique et praesentibus periculis consanguineorum id dari ut si qui iuuentutis suae uoluntate ad id bellum eant non impediant

Eum magnum aduenisse hostium numerum fama Romae erat, eoque mitescere discordiae intestinae metu communi, ut fit, coeptae

Haud inuitis patribus P Licinium Caluum praerogatiua tribunum militum non petentem creant, moderationis expertae in priore magistratu uirum, ceterum iam tum exactae aetatis; omnesque deinceps ex collegio eiusdem anni refici apparebat, L Titinium P Maenium Cn Genucium L Atilium
Infatti in quella parte dell'Etruria era adesso stanziata una stirpe mai vista prima, dei nuovi vicini, i Galli, con i quali non c'erano né pace sicura né guerra aperta

Ciò nonostante, dati i pericoli in vista e i legami di parentela e di nome con i propri consanguinei, se c'era qualche giovane tra di loro che voleva prendere spontaneamente parte a quel conflitto, nessuno glielo avrebbe impedito

A Roma giunse la notizia che quei nemici erano arrivati in gran numero; perciò, come spesso succede in simili stati di allarme per tutta la comunità, le discordie civili cominciarono a mitigarsi

E così non fu certo un dispiacere per i patrizi quando la centuria prerogativa, senza che egli avesse posto la sua candidatura, elesse tribuno militare Publio Licinio Calvo, uomo che aveva già dato prova di grande moderazione durante il suo precedente mandato, ma che in quel periodo era ormai piuttosto avanti negli anni; ed era chiaro che tutti i suoi colleghi in carica quello stesso anno - e cioè Lucio Titinio, Publio Menio, Gneo Genucio e Lucio Atilio - sarebbero stati riconfermati
Qui priusquam renuntiarentur iure uocatis tribubus, permissu interregis P Licinius Caluus ita uerba fecit: 'omen concordiae, Quirites, rei maxime in hoc tempus utili, memoria nostri magistratus uos his comitiis petere in insequentem annum uideo

Sed collegas eosdem reficitis, etiam usu meliores factos: me iam non eundem sed umbram nomenque P Licini relictum uidetis

Vires corporis adfectae, sensus oculorum atque aurium hebetes, memoria labat, uigor animi obtunsus

En uobis inquit, iuuenem, filium tenens, effigiem atque imaginem eius quem uos antea tribunum militum ex plebe primum fecistis
Ma prima che venisse annunciata la loro elezione da parte delle tribù chiamate a votare di diritto, Publio Licinio Calvo chiese il permesso all'interré e rivolse loro queste parole: Mi rendo conto, o Quiriti, che voi state cercando di raggiungere con questi vostri voti segnati dal ricordo della nostra precedente magistratura un vero augurio di concordia per il prossimo anno; e la concordia è la cosa più utile che ci sia in tempi come questi

Se però con i miei colleghi voi scegliete gli stessi uomini di allora trovandoli ancora migliorati grazie al peso dell'esperienza, in me invece non potrete più avere lo stesso Publio Licinio di una volta perché di quell'uomo adesso sono rimasti solo l'ombra e il nome

Il fisico non ha più forza, vista e udito si sono indeboliti, la memoria vacilla e la lucidità mentale si è affievolita

Poi, stringendo a sé il figlio, aggiunse: Eccovi un giovane che è il perfetto ritratto dell'uomo che tempo fa voi avete voluto fosse il primo plebeo a ricoprire la carica di tribuno militare
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Hunc ego institutum disciplina mea uicarium pro me rei publicae do dicoque, uosque quaeso, Quirites, delatum mihi ultro honorem huic petenti meisque pro eo adiectis precibus mandetis

datum id petenti patri filiusque eius P Licinius tribunus militum consulari potestate cum iis quos supra scripsimus declaratus

Titinius Genuciusque tribuni militum profecti aduersus Faliscos Capenatesque, dum bellum maiore animo gerunt quam consilio, praecipitauere se in insidias

Genucius morte honesta temeritatem luens ante signa inter primores cecidit; Titinius in editum tumulum ex multa trepidatione militibus collectis aciem restituit; nec se tamen aequo loco hosti commisit
Questo giovane che io ho cresciuto secondo i miei princìpi di vita lo offro e lo consacro al paese come mio legittimo sostituto e supplico voi, o Quiriti, affinché affidiate a lui che la richiede e per il quale io aggiungo le mie raccomandazioni questa carica che mi è stata offerta senza che io la sollecitassi

Il caloroso invito del padre venne accolto e così il figlio Publio Licinio fu nominato tribuno militare con potere consolare insieme a quelli prima menzionati

I tribuni militari Titinio e Genucio marciarono contro i Falisci e i Capenati, ma la loro condotta di guerra fatta più di facili entusiasmi che di vera strategia militare li fece finire in un'imboscata

Genucio, scontando con una morte onorevole l'eccesso di imprudenza, cadde in prima linea davanti alle insegne; Titinio invece, riuscì a riunire su un'altura i suoi uomini sparpagliatisi in preda al panico e riordinò le file, ma non osò affrontare il nemico in campo aperto
Plus ignominiae erat quam cladis acceptum, quae prope in cladem ingentem uertit; tantum inde terroris non Romae modo, quo multiplex fama peruenerat, sed in castris quoque fuit ad Veios

Aegre ibi miles retentus a fuga est cum peruasisset castra rumor ducibus exercituque caeso uictorem Capenatem ac Faliscum Etruriaeque omnem iuuentutem haud procul inde abesse

His tumultuosiora Romae, iam castra ad Veios oppugnari, iam partem hostium tendere ad urbem agmine infesto, crediderant

Concursumque in muros est et matronarum, quas ex domo conciuerat publicus pauor, obsecrationes in templis factae, precibusque ab dis petitum ut exitium ab urbis tectis templisque ac moenibus Romanis arcerent Veiosque eum auerterent terrorem, si sacra renouata rite, si procurata prodigia essent
Più che una sconfitta si era subìto uno smacco, che per poco non si trasformò in un grave disastro, tanto fu il panico diffusosi non solo a Roma (dove erano arrivate le notizie più disparate), ma anche nell'accampamento di fronte a Veio

Lì i comandanti riuscirono a malapena a trattenere i soldati dalla fuga, perché si era sparsa in giro la voce che Capenati, Falisci e tutta la gioventù etrusca, reduci dall'aver massacrato l'esercito e i generali romani, non erano molto lontani

A Roma erano arrivate notizie ancora più allarmanti: l'accampamento di fronte a Veio era già in stato d'assedio e colonne di nemici pronte a battersi stavano ormai marciando alla volta di Roma

Ci fu un accorrere scomposto di gente sulle mura; le matrone, richiamate fuori dalle case dalla paura generale, si riversarono nei templi a rivolgere preghiere e suppliche agli dèi: promettendo di ripristinare i riti sacri com'era prescritto, di scongiurare i prodigi, esse imploravano le divinità di risparmiare le case, i templi e le mura di Roma dalla distruzione e di scatenare contro i Volsci quell'ondata di terrore
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Iam ludi Latinaeque instaurata erant, iam ex lacu Albano aqua emissa in agros, Veiosque fata adpetebant

Igitur fatalis dux ad excidium illius urbis seruandaeque patriae, M Furius Camillus, dictator dictus magistrum equitum P Cornelium Scipionem dixit

Omnia repente mutauerat imperator mutatus; alia spes, alius animus hominum, fortuna quoque alia urbis uideri

Omnium primum in eos qui a Veiis in illo pauore fugerant more militari animaduertit, effecitque ne hostis maxime timendus militi esset

Deinde indicto dilectu in diem certam, ipse interim Veios ad confirmandos militum animos intercurrit; inde Romam ad scribendum nouum exercitum redit, nullo detractante militiam
Ormai i giochi e le feste latine erano stati riorganizzati, l'acqua in eccesso era stata fatta defluire dal lago Albano e il giorno fatale della fine di Veio era sempre più vicino

E fu così che il generale chiamato dal destino a distruggere quella città e a salvare il proprio paese, e cioè Marco Furio Camillo, venne eletto dittatore e a sua volta nominò maestro della cavalleria Publio Cornelio Scipione

Il cambio alla testa dell'esercito modificò in maniera repentina ogni cosa: erano riapparsi la speranza e lo spirito di un tempo e persino la fortuna di Roma sembrava diversa e rinnovata

Innanzitutto, il dittatore si occupò di quei soldati che erano fuggiti da Veio nel pieno del panico: punendoli con la severità prevista dal codice militare, fece capire ai propri uomini come il nemico non fosse il peggiore spauracchio in guerra

Poi, dopo aver indetto la leva militare per un giorno determinato, nell'intervallo di tempo che lo separava da quella data corse a Veio per incoraggiare le truppe; Quindi tornò a Roma dove arruolò un nuovo esercito senza dover affrontare alcun caso di renitenza alla leva
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