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Livio, Ab urbe condita: Libro 25; 31-41

Livio, Ab urbe condita: Libro 25; 31-41

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 25; 31-41

(31) Suppresso impetu militum, ut iis qui in Achradina erant transfugis spatium locusque fugae datus est, Syracusani tandem liberi metu portis Achradinae apertis oratores ad Marcellum mittunt, nihil petentes aliud quam incolumitatem sibi liberisque suis

Marcellus consilio aduocato et adhibitis etiam Syracusanis qui per seditiones pulsi ab domo intra praesidia Romana fuerant, respondit non plura per annos quinquaginta benefacta Hieronis quam paucis his annis maleficia eorum qui Syracusas tenuerint erga populum Romanum esse; sed pleraque eorum quo debuerint reccidisse foederumque ruptorum ipsos ab se grauiores multo quam populus Romanus uoluerit poenas exegisse
31 Cessato l'impeto dei soldati e concessi a quei disertori che erano nell' Acradina lo spazio e il luogo per fuggire, i Siracusani, finalmente liberi da ogni paura, aperte le porte dell'Acradina, inviarono messi a Marcello per chiedere a lui null'altro che l'incolumità per sé e per i loro figli

Marcello, avendo convocato un consiglio militare, al quale ammise anche quei Siracusani che, cacciati dalla loro patria durante le insurrezioni, si erano fermati presso i presidi romani, rispose ai Siracusani che gli atti favorevoli di Gerone verso il popolo romano durante cinquant'anni non erano stati più numerosi degli atti ostili che erano stati compiuti in pochi anni da coloro che avevano dominato Siracusa; tuttavia, la maggior parte di quei misfatti era ricaduta su coloro che dovevano espiarli e dei patti violati essi avevano richiesto a se stessi pene molto più gravi di quelle che avrebbe richiesto il popolo romano
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se quidem tertium annum circumsedere Syracusas, non ut populus Romanus seruam ciuitatem haberet sed ne transfugarum duces captam et oppressam tenerent

quid potuerint Syracusani facere, exemplo uel eos esse Syracusanorum qui intra praesidia Romana fuerint uel Hispanum ducem Moericum qui praesidium tradiderit uel ipsorum Syracusanorum postremo serum quidem, sed forte consilium

sibi omnium laborum periculorumque circa moenia Syracusana terra marique tam diu exhaustorum nequaquam tantum fructum esse quod capere sibi contigerit, quantum si seruare Syracusas potuisset

inde quaestor cum praesidio ad Nassum ad accipiendam pecuniam regiam custodiendamque missus

urbs diripienda militi data est custodibus diuisis per domos eorum qui intra praesidia Romana fuerant
Lui, Marcello, in verità, assediava Siracusa da tre anni, non perché i Romani riducessero in loro potere la città, ma solo perché i capi dei disertori e dei mercenari non tenessero Siracusa oppressa e schiava

In quanto poi a quello che i Siracusani avrebbero potuto fare, egli proponeva ad essi, per esempio, o di imitare quei Siracusani che si erano rifugiati presso i presidi romani, oppure di comportarsi come quel capitano spagnolo Merico, che aveva consegnato il suo presidio, oppure di prendere quella pur tarda, ma coraggiosa, decisione che gli stessi Siracusani avevano preso

Per lui poi non era certamente compenso così grande per tutte le fatiche e i pericoli sopportati tanto a lungo sotto le mura di Siracusa e per terra e per mare, il solo fatto di aver potuto impadronirsi della città

In seguito fu mandato a Nasso un questore con una scorta di soldati per prendere in consegna e custodire il tesoro del re

La città fu abbandonata al saccheggio dell'esercito, dopo che erano state disposte delle guardie intorno alle case di coloro che si erano trattenuti presso i presidi romani
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cum multa irae, multa auaritiae foeda exempla ederentur, Archimeden memoriae proditum est in tanto tumultu, quantum captae urbis in uiis discursus diripientium militum ciere poterat, intentum formis quas in puluere descripserat ab ignaro milite quis esset interfectum; aegre id Marcellum tulisse sepulturaeque curam habitam, et propinquis etiam inquisitis honori praesidioque nomen ac memoriam eius fuisse

hoc maxime modo Syracusae captae; in quibus praedae tantum fuit, quantum uix capta Carthagine tum fuisset cum qua uiribus aequis certabatur
Mentre si manifestavano molti casi di furore e turpi esempi di cupidigia, è tradizione che un soldato abbia ucciso, ignorando chi fosse, Archimede, mentre in mezzo a quella gran confusione quale poteva nascere date scorribande di soldati buttati al saccheggio di una città occupata, fissava assorto delle figure geometriche che aveva tracciato nella polvere; si racconta che Marcello si sia molto dispiaciuto del fatto e che si sia preso cura delle sepoltura di Archimede, ai congiunti del quale, ricercati da Marcello, furono di onore e di difesa il nome e la memoria di lui

In tal modo fu presa Siracusa; in essa fu trovato un bottino così ricco come a stento si sarebbe allora trovato nell'occupazione di Cartagine, con la quale Siracusa gareggiava in parità di forze
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Paucis ante diebus quam Syracusae caperentur T Otacilius cum quinqueremibus octoginta Uticam ab Lilybaeo transmisit, et cum ante lucem portum intrasset, onerarias frumento onustas cepit, egressusque in terram depopulatus est aliquantum agri circa Uticam praedamque omnis generis retro ad naues egit

Lilybaeum tertio die quam inde profectus erat, cum centum triginta onerariis nauibus frumento praedaque onustis rediit idque frumentum extemplo Syracusas misit, quod ni tam in tempore subuenisset, uictoribus uictisque pariter perniciosa fames instabat

(32) Eadem aestate in Hispania, cum biennio ferme nihil admodum memorabile factum esset consiliisque magis quam armis bellum gereretur, Romani imperatores egressi hibernis copias coniunxerunt
Pochi giorni prima della presa della città, T Otacilio con ottanta quinqueremi passò dal Lilibeo ad Utica ed, entrato all'alba nel porto, si impadronì di navi da carico piene di grano; sbarcato, saccheggiò gran parte del territorio intorno ad Utica e ritornato alle navi portò con sé prede di ogni specie

Ritornò al Lilibeo due giorni dopo che ne era partito, con centotrenta navi da carico piene di grano e di bottino; quel grano fu subito mandato a Siracusa, dove, se non fosse arrivato in tempo, la fame avrebbe minacciato, egualmente rovinosa, vincitori e vinti

32 In quella stessa estate in Spagna, mentre per quasi due anni nulla era avvenuto degno di memoria, poiché la guerra si faceva più con la diplomazia che con le armi, i generali romani, usciti dai quartieri d'inverno, congiunsero i loro eserciti
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ibi consilium aduocatum omniumque in unum congruerunt sententiae, quando ad id locorum id modo actum esset ut Hasdrubalem tendentem in Italiam retinerent, tempus esse id iam agi ut bellum in Hispania finiretur; et satis ad id uirium credebant accessisse uiginti milia Celtiberorum ea hieme ad arma excita

tres exercitus erant

Hasdrubal Gisgonis filius et Mago coniunctis castris quinque ferme dierum iter ab Romanis aberant

propior erat Hamilcaris filius Hasdrubal, uetus in Hispania imperator; ad urbem nomine Amtorgim exercitum habebat

eum uolebant prius opprimi duces Romani; et spes erat satis superque ad id uirium esse; illa restabat cura, ne fuso eo perculsi alter Hasdrubal et Mago in auios saltus montesque recipientes sese bellum extraherent
Tennero consiglio, nel quale tuttifurono del parere che, poiché fino a quel momento si era agito solo con lo scopo di trattenere Asdrubale dal passare in Italia, era ormai giunto il tempo di agire in modo da por termine alla guerra in Spagna; essi erano certi che i ventimila Celtiberi chiamati alle armi in quell'inverno fossero un rinforzo sufficiente a quel fine

Gli eserciti nemici erano tre

Asdrubale figlio di Gisgone e Magone, uniti i loro accampamenti, distavano dai Romani circa cinque giorni di marcia

Più vicino era Asdrubale figlio di Amilcare, che da più tempo degli altri aveva il comando in Spagna; questi teneva il suo esercito presso una città di nome Amtorgi

I comandanti romani, che si proponevano di sopraffare Asdrubale per primo, avevano la speranza di poter disporre di forze bastanti ed anche superiori; rimaneva la preoccupazione che, colpiti dalla sconfitta di lui, il secondo Asdrubale e Magone trascinassero in lungo la guerra ritirandosi nei passi deserti e remoti e sui monti
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optimum igitur rati diuisis bifariam copiis totius simul Hispaniae amplecti bellum, ita inter se diuiserunt ut P Cornelius duas partes exercitus Romanorum sociorumque aduersus Magonem duceret atque Hasdrubalem, Cn Cornelius cum tertia parte ueteris exercitus Celtiberis adiunctis cum Hasdrubale Barcino bellum gereret

una profecti ambo duces exercitusque Celtiberis praegredientibus ad urbem Amtorgim in conspectu hostium dirimente amni ponunt castra

ibi Cn Scipio cum quibus ante dictum est copiis substitit, P Scipio profectus ad destinatam belli partem
Pertanto ritennero che la miglior soluzione fosse quella di dividere l'esercito in due parti in modo da abbracciare in una sola tutte le azioni di guerra nell'intera Spagna; suddivisero così le loro forze in modo che P Cornelio conducesse contro Magone ed Asdrubale due terzi dell'esercito costituito da Romani ed alleati; Cn Cornelio, invece, con la terza parte del vecchio esercito e con l'aggiunta dei Celtiberi, diresse la guerra contro Asdrubale Barca

Partiti insieme ambedue i comandanti e gli eserciti preceduti dai Celtiberi, posero gli accampamenti nei pressi della città di Amtorgi dinanzi al nemico, dal quale li separava un fiume

Qui Cn Scipione si fermò con quelle forze delle quali si è parlato; P Scipione partì, invece verso quel settore di guerra che gli era stato destinato
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(33) Hasdrubal postquam animaduertit exiguum Romanum exercitum in castris et spem omnem in Celtiberorum auxiliis esse, peritus omnis barbaricae et praecipue omnium earum gentium in quibus per tot annos militabat perfidiae, facili lingua, cum utraque castra plena Hispanorum essent, per occulta conloquia paciscitur magna mercede cum Celtiberorum principibus ut copias inde abducant

nec atrox uisum facinus, non enim ut in Romanos uerterent arma agebatur, et merces quanta uel pro bello satis esset dabatur ne bellum gererent, et cum quies ipsa, tum reditus domum fructusque uidendi suos suaque grata uolgo erant

itaque non ducibus facilius quam multitudini persuasum est
33 Asdrubale, come s'avvide che negli accampamenti l'esercito romano era di scarsa consistenza e che ogni speranza era riposta nelle milizie ausiliarie cestirebbe, esperto di tutte le forme di frode caratteristiche dei barbari in generale e, soprattutto, di quelle genti in mezzo alle quali da tanti anni militava, essendo facile intendersi dal momento che gli uni e gli altri accampamenti erano pieni di Spagnoli, per mezzo di segreti colloqui patteggiò coi capi dei Celtiberi, affinché con un compenso molto forte, conducessero via le proprie milizie

Tale cattiva azione non parve affatto abominevole ai Celtiberi; non si trattava, infatti, di volgere le armi contro i Romani, mentre il compenso, che si dava a loro perché non facessero la guerra, era tale che sarebbe bastato anche per persuadere a combattere; alla massa poi erano graditi, da una parte lo stesso riposo, dall'altra il ritorno a casa ed il vantaggio di rivedere la propria famiglia e le proprie cose

Pertanto i comandanti non furono più facilmente persuasi che la moltitudine dei soldati
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simul ne metus quidem ab Romanis erat, quippe tam paucis, si ui retinerent

id quidem cauendum semper Romanis ducibus erit exemplaque haec uere pro documentis habenda, ne ita externis credant auxiliis ut non plus sui roboris suarumque proprie uirium in castris habeant

signis repente sublatis Celtiberi abeunt, nihil aliud quaerentibus causam obtestantibusque ut manerent Romanis respondentes quam domestico se auocari bello
Non vi era neppure da temere qualche tentativo di essere trattenuti da parte dei Romani, che erano così pochi

Dall'incorrere in una simile situazione dovrebbero sempre guardarsi i comandanti romani; questi esempi, infatti, vanno considerati come prova della necessità di non fare eccessivo affidamento nelle milizie mercenarie straniere, al punto da non tenere negli accampamenti una maggior riserva di forze proprie

All'improvviso, levate le tende, i Celtiberi si allontanarono; ai Romani che chiedevano la ragione di ciò e che li supplicavano di rimanere, non davano che questa risposta: che si ritiravano da una guerra civile
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Scipio, postquam socii nec precibus nec ui retineri poterant, nec se aut parem sine illis hosti esse aut fratri rursus coniungi uidit posse, nec ullum aliud salutare consilium in promptu esse, retro quantum posset cedere statuit, in id omni cura intentus necubi hosti aequo se committeret loco, qui transgressus flumen prope uestigiis abeuntium insistebat

(34) Per eosdem dies P Scipionem par terror, periculum maius ab nouo hoste urgebat

Masinissa erat iuuenis, eo tempore socius Carthaginiensium, quem deinde clarum potentemque Romana fecit amicitia
Scipione dal momento che gli alleati non potevano essere trattenuti né dalle preghiere né dalla forza, come vide che senza il loro aiuto egli non aveva contingenti pari a quelli del nemico, che non gli era possibile unirsi di nuovo al fratello e che, d'altra parte, sul momento non si poteva prendere nessun'altra utile deliberazione, stabili di retrocedere quanto gli era possibile; con ogni attenzione mirava a questo soltanto, di non avventurarsi in luoghi favorevoli ai Cartaginesi, che, avendo passato il fiume, incalzavano da presso le tracce dei nemici che siritiravano

34 In quegli stessi giorni un eguale terrore ed un maggior pericolo assillavano P Scipione per via di un nuovo nemico

Il giovane Massinissa, che in seguito l'amicizia dei Romani avrebbe reso famoso e potente, era allora alleato dei Cartaginesi
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is tum cum equitatu Numidarum et aduenienti P Scipioni occurrit et deinde adsidue dies noctesque infestus aderat, ut non uagos tantum procul a castris lignatum pabulatumque progressos exciperet sed ipsis obequitaret castris inuectusque in medias saepe stationes omnia ingenti tumultu turbaret

noctibus quoque saepe incursu repentino in portis ualloque trepidatum est nec aut locus aut tempus ullum uacuum a metu ac sollicitudine erat Romanis, compulsique intra uallum adempto rerum omnium usu
Costui in quel momento venne incontro con la cavalleria numida a P Scipione che si avvicinava e successivamente non gli lasciava tregua giorno e notte; non solo assaliva i soldati romani che si disperdevano lontano dagli accampamenti a far legna e a foraggiare, ma cavalcava verso gli stessi alloggiamenti, spesso irrompendo di sorpresa in mezzo ai posti di guardia e sconvolgendo tutto con grande tumulto

Anche di notte accadde spesso che insorgesse grande spavento a causa di repentine irruzioni alle porte ed alle trincee, per cui non v'era per i Romani alcun luogo né alcun momento in cui fossero liberi da paura e da preoccupazione; furono così ricacciati entro i ripari senza alcuna possibilità di movimento
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