Livio, Ab urbe condita: Libro 08, Parte 03

Livio, Ab urbe condita: Libro 08, Parte 03

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 08, Parte 03

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ut et leui momento nec ambigue est uictus, ita breuitate ipsa loci facilique receptu in tam propinqua castra haud aegre militem a multa caede est tutatus; nec fere quisquam in ipso certamine, pauci in turba fugae extremae, cum in castra ruerent, caesi; primisque tenebris Priuernum inde petitum agmine trepido, ut muris potius quam vallo sese tutarentur

a Priuerno Plautius alter consul pervastatis passim agris praedaque abacta in agrum Fundanum exercitum inducit

ingredienti fines senatus Fundanorum occurrit; negant se pro Vitruuio sectamque eius secutis precatum venisse sed pro Fundano populo; quem extra culpam belli esse ipsum Vitruuium iudicasse, cum receptaculum fugae Priuernum habuerit non patriam Fundanos]
Sconfitto con non troppa fatica e in maniera che non lasciava dubbi, poiché il suo accampamento era vicino e facilmente raggiungibile, riuscì agevolmente a evitare gravi perditeDurante la battaglia non morì quasi nessuno; solo pochi della retroguardia in fuga persero la vita mentre stavano riversandosi nell'accampamentoAlle prime luci della sera raggiunsero Priverno con una marcia affannosa, per cercare nelle mura della città una protezione più sicura della trincea

Da Priverno l'altro console, Plauzio, saccheggiate le campagne dei dintorni e conquistato grande bottino, guidò l'esercito nel territorio di Fonda

Mentre ne stava varcando i limiti, gli andò incontro il senato di Fonda, i cui membri dissero di essere venuti a rivolgere una preghiera non a favore di Vitruvio e di quanti lo avevano seguito, ma del popolo di Fonda che Vitruvio stesso aveva dichiarato estraneo alla guerra quando si era rifugiato a Priverno invece che nella sua città natale
Priuerni igitur hostes populi Romani quaerendos persequendosque esse, qui simul a Fundanis ac Romanis utriusque patriae immemores defecerint: Fundis pacem esse et animos Romanos et gratam memoriam acceptae civitatis

orare se consulem ut bellum ab innoxio populo abstineat; agros, urbem, corpora ipsorum coniugumque ac liberorum suorum in potestate populi Romani esse futuraque

conlaudatis Fundanis consul litterisque Romam missis in officio Fundanos esse ad Priuernum flexit iter

prius animadversum in eos qui capita coniurationis fuerant a consule scribit Claudius: ad trecentos quinquaginta ex coniuratis uinctos Romam missos eamque deditionem ab senatu non acceptam, quod egentium atque humilium poena defungi uelle Fundanum populum censuerintPriuernum
Perciò era a Priverno che bisognava cercare e punire i nemici del popolo romano, i quali si erano ribellati contemporaneamente ai Fondani e ai Romani, dimenticandosi dell'una e dell'altra patriaGli abitanti di Fonda si mantenevano pacifici, avevano sentimenti di amicizia nei confronti dei Romani e dimostravano gratitudine per la cittadinanza ricevuta

Implorarono il console di astenersi dal fare guerra contro un popolo innocente: le campagne, la città, le loro stesse persone e quelle delle mogli e dei figli erano e sarebbero state sottomesse all'autorità di Roma

Il console, elogiati gli abitanti di Fonda e spedita a Roma una lettera con la quale annunciava che quella città si manteneva leale, si diresse verso Priverno

Claudio scrive che prima di partire il console fece giustiziare i capi della rivolta, inviando a Roma in catene trecentocinquanta di quelli che vi avevano preso parteMa il senato non avrebbe accettato la resa, convinto che il popolo di Fonda volesse liberarsi di ogni responsabilità facendo ricadere la punizione sui cittadini poveri e di bassa estrazione
Duobus consularibus exercitibus cum obsideretur, alter consul comitiorum causa Romam revocatus

carceres eo anno in circo primum statuti

nondum perfunctos cura Priuernatis belli tumultus Gallici fama atrox inuasit, haud ferme unquam neglecta patribus

extemplo igitur consules noui, L Aemilius Mamercinus et C Plautius, eo ipso die, Kalendis Quinctilibus, quo magistratum inierunt, comparare inter se prouincias iussi, Mamercinus, cui Gallicum bellum evenerat, scribere exercitum sine ulla uacationis venia; quin opificum quoque volgus et sellularii, minime militiae idoneum genus, exciti dicuntur; Veiosque ingens exercitus contractus, ut inde obuiam Gallis iretur; longius discedi, ne alio itinere hostis falleret ad urbem incedens, non placuit
Mentre Priverno era assediata dai due eserciti consolari, l'altro console venne richiamato a Roma per presiedere le elezioni

In quell'anno vennero allestiti per la prima volta dei recinti per i cavalli nel circo

Le preoccupazioni per la guerra contro Priverno non si erano ancora esaurite, quando arrivò la grave notizia di una sollevazione dei Galli: un annunzio che quasi mai veniva trascurato dai senatori

E così i due nuovi consoli Lucio Emilio Mamercino e Gaio Plauzio, lo stesso giorno in cui erano entrati in carica (le calende di luglio), ricevettero disposizione di dividere tra loro le missioni: a Mamercino, cui era toccata la campagna contro i Galli, fu ordinato di tenere la leva militare senza concedere alcun tipo di esenzioneAnzi, si racconta che vennero chiamati in massa anche gli operai e gli artigiani sedentari, gente per nulla adatta al servizio militarA Veio venne concentrato un enorme esercito, per muovere di lì contro i GalliSi decise però di non spingersi oltre, per timore che il nemico ingannasse tutti dirigendosi a Roma per un'altra via

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Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 01, 01-15

paucos deinde post dies satis explorata temporis eius quiete a Gallis Priuernum omnis conuersa uis

duplex inde fama est: alii ui captam urbem Vitruuiumque uiuum in potestatem venisse: alii priusquam ultima adhiberetur uis, ipsos se in deditionem consuli caduceum praeferentes permisisse auctores sunt Vitruuiumque ab suis traditum

senatus de Vitruuio Priuernatibusque consultus consulem Plautium dirutis Priuerni muris praesidioque valido imposito ad triumphum accersit: Vitruuium in carcere adseruari iussit quoad consul redisset, tum verberatum necari: aedes eius, quae essent in Palatio, diruendas, bona Semoni Sango censuerunt consecranda

quodque aeris ex eis redactum est, ex eo aenei orbes facti positi in sacello Sangus adversus aedem Qvirini
E così, siccome dopo pochi giorni fu abbastanza evidente che i Galli restavano per ora tranquilli, tutta la forza venne concentrata su Priverno

Da questo momento in poi si ha una duplice versione dei fatti: alcuni storici sostengono che la città venne presa con la forza e che Vitruvio fu catturato vivo; altri invece che, prima dell'assalto finale, il popolo stesso uscì dalle mura e recando il ramoscello della pace si arrese nelle mani del console, consegnando Vitruvio

Il senato, consultato in merito al destino di Vitruvio e dei Privernati, ordinò al console Plauzio di radere al suolo le mura di Priverno, di lasciarvi una robusta guarnigione e di tornare a Roma in trionfoQuanto a Vitruvio avrebbe dovuto rimanere in carcere fino al ritorno del console, e quindi essere fustigato a morteFu disposto che la sua casa sul Palatino venisse rasa al suolo, mentre i suoi beni vennero consacrati a Semone Sango

Col denaro ricavato dalla loro vendita vennero forgiati anelli di bronzo che furono collocati nel santuario di Semone, di fronte al tempio di Qvirino
de senatu Priuernate ita decretum, ut qui senator Priuerni post defectionem ab Romanis mansisset trans Tiberim lege eadem qua Veliterni habitaret

his ita decretis usque ad triumphum Plauti silentium de Priuernatibus fuit; post triumphum consul necato Vitruuio sociisque eius noxae apud satiatos iam suppliciis nocentium tutam mentionem de Priuernatibus ratus, 'quoniam auctores defectionis' inquit, 'meritas poenas et ab dis immortalibus et a uobis habent, patres conscripti, quid placet de innoxia multitudine fieri

eqvidem, etsi meae partes exquirendae magis sententiae quam dandae sunt, tamen, cum videam Priuernates uicinos Samnitibus esse, unde nunc nobis incertissima pax est, quam minimum irarum inter nos illosque relinqui uelim'
Quanto al senato di Priverno, fu deciso che tutti i senatori rimasti in città dopo la defezione da Roma avrebbero dovuto stabilirsi al di là del Tevere, alle stesse condizioni riservate ai Veliterni

Prese queste decisioni, fino al momento del trionfo di Plauzio non si parlò più dei PrivernatiDopo il trionfo il console fece uccidere Vitruvio e i suoi complici; pensando che di fronte a uomini ormai saziati dalle pene toccate ai responsabili di quel crimine si potesse affrontare serenamente la questione dei Privernati, parlò in questi termini: Visto che i responsabili della defezione hanno avuto giuste pene tanto dagli dèi immortali quanto da voi, senatori, che cosa avete intenzione di fare circa la massa incolpevole

Quanto a me, anche se mi spetta più chiedere che non dare pareri, tuttavia, vedendo che i Privernati sono vicini ai Sanniti con i quali i nostri rapporti di pace sono attualmente precari, vorrei che tra noi e loro restassero meno motivi di risentimento possibile

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Livio, Ab urbe condita: Libro 45; 23 - 44
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Cum ipsa per se res anceps esset, prout cuiusque ingenium erat atrocius mitiusue suadentibus, tum incertiora omnia unus ex Priuernatibus legatis fecit, magis condicionis in qua natus esset quam praesentis necessitatis memor; qui interrogatus a quodam tristioris sententiae auctore quam poenam meritos Priuernates censeret, 'eam' inquit 'quam merentur qui se libertate dignos censent'

cuius cum feroci responso infestiores factos videret consul eos qui ante Priuernatium causam impugnabant, ut ipse benigna interrogatione mitius responsum eliceret, 'quid si poenam' inquit, 'remittimus uobis, qualem nos pacem uobiscum habituros speremus

' 'si bonam dederitis,' inquit 'et fidam et perpetuam; si malam, haud diuturnam
Non ostante la questione fosse già di per sé incerta e ciascuno suggerisse, a seconda della propria indole, un comportamento più o meno severo, tutto venne ulteriormente complicato da un membro della delegazione privernate, il quale, preoccupato più della condizione nella quale era nato che non della gravità del frangente, essendogli stato chiesto da un sostenitore di misure ben più severe quale fosse a sua detta la giusta pena per i Privernati, disse: Quella che meritano quanti si ritengono degni di essere liberi

Il console, vedendo che questa risposta altezzosa aveva accresciuto l'ostilità di chi era già contrario alla causa dei Privernati, sperando di ottenere una risposta meno dura con una domanda più benevola, chiese: Se vi condoniamo la pena, che tipo di pace possiamo sperare da voi

La risposta fu: Leale e duratura, se quella che ci proporrete voi sarà buona; ma di breve durata, se cattiva
' tum uero minari nec id ambigue Priuernatem quidam et illis uocibus ad rebellandum incitari pacatos populos; pars melior senatus ad molliora responsa trahere et dicere viri et liberi vocem auditam: an credi posse ullum populum aut hominem denique in ea condicione, cuius eum paeniteat, diutius quam necesse sit mansurum

ibi pacem esse fidam ubi uoluntarii pacati sint, neque eo loco ubi seruitutem esse uelint fidem sperandam esse

in hanc sententiam maxime consul ipse inclinauit animos, identidem ad principes sententiarum consulares, uti exaudiri posset a pluribus, dicendo eos demum qui nihil praeterquam de libertate cogitent dignos esse qui Romani fiant

itaque et in senatu causam obtinuere et ex auctoritate patrum latum ad populum est ut Priuernatibus ciuitas daretur
Fu allora che qualcuno gridò che i Privernati stavano apertamente minacciando i Romani e che quelle parole erano per i popoli in pace un'istigazione alla rivoltaMa la parte più moderata del senato dava un senso migliore a quelle parole e sosteneva che si era ascoltata la voce di un uomo libero: era mai possibile credere che un popolo o un uomo sarebbero rimasti più a lungo del dovuto in una condizione intollerabile

Una pace sicura si aveva là dove era stata volontariamente accettata, e non si poteva sperare che ci fosse lealtà là dove si cercava di imporre la schiavitù

Fu soprattutto il console a orientare verso questa opinione, dicendo agli ex consoli, cui toccava per primi esprimere il proprio parere, con voce abbastanza alta da farsi sentire anche dagli altri, che solo quanti non pensavano ad altro che alla libertà erano degni di diventare romani

Così i Privernati vinsero la loro causa in senato e su proposta del senato venne presentata al popolo una proposta di legge per conferire loro la cittadinanza romana

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eodem anno Anxur trecenti in coloniam missi sunt; bina iugera agri acceperunt

Secutus est annus nulla re belli domiue insignis, P Plautio Proculo P Cornelio Scapula consulibus, praeterquam quod Fregellas Segninorum is ager, deinde Volscorum fuerat colonia deducta et populo uisceratio data a M Flauio in funere matris

erant qui per speciem honorandae parentis meritam mercedem populo solutam interpretarentur, quod eum die dicta ab aedilibus crimine stupratae matrisfamiliae absoluisset

data uisceratio in praeteritam iudicii gratiam honoris etiam ei causa fuit tribunatuque plebei proximis comitiis absens petentibus praefertur

Palaepolis fuit haud procul inde ubi nunc Neapolis sita est; duabus urbibus populus idem habitabat
Quello stesso anno vennero inviati trecento coloni ad Anxur e a ciascuno di essi andarono due iugeri di terra

L'anno seguente, quando erano consoli Publio Plauzio Proculo e Publio Cornelio Scapula, non si segnalò per alcun episodio di natura militare o civile, salvo il fatto che fu inviata una colonia a Fregelle (in una zona appartenuta agli abitanti di Signia e poi passata ai Volsci) e che Marco Flavio, durante il funerale della madre, distribuì gratuitamente della carne al popolo

Alcuni pensarono che, con il pretesto di onorare la madre, Flavio avesse pagato una ricompensa dovuta al popolo che lo aveva assolto quando, citato in giudizio dagli edili, era stato accusato di aver violato una madre di famiglia

La distribuzione gratuita di carne offerta come ringraziamento per quella sentenza fu per lui anche motivo di onoreE nelle successive elezioni, pur assente, venne preferito come tribuno della plebe a quelli che avevano presentato la candidatura

Non lontano dal punto in cui oggi si trova Napoli sorgeva una città di nome Paleopoli; i due centri erano abitati da uno stesso popolo
Cumis erant oriundi; Cumani Chalcide Euboica originem trahunt

classe, qua aduecti ab domo fuerant, multum in ora maris eius quod accolunt potuere, primo ininsulas Aenariam et Pithecusas egressi, deinde in continentem ausi sedes transferre

haec ciuitas cum suis viribus tum Samnitium infidae adversus Romanos societati freta, siue pestilentiae quae Romanam urbem adorta nuntiabatur fidens, multa hostilia adversus Romanos agrum Campanum Falernumque incolentes fecit

igitur L Cornelio Lentulo Q Publilio Philone iterum consulibus, fetialibus Palaepolim ad res repetendas missis cum relatum esset a Graecis, gente lingua magis strenua quam factis, ferox responsum, ex auctoritate patrum populus Palaepolitanis bellum fieri iussit
Si trattava di oriundi di Cuma; i Cumani traggono origine da Calcide in Eubea

Grazie alla flotta con la quale erano arrivati dalla loro terra, divennero molto potenti lungo la costa del mare dove ora vivonoIn un primo tempo sbarcarono a Ischia e nelle Pitecuse, poi si avventurarono a trasferire la loro sede sulla terraferma

La popolazione di Paleopoli, contando sia sulle proprie forze sia sulla slealtà dimostrata dai Sanniti nei confronti degli alleati Romani, o forse confidando nel-l'epidemia che, secondo le notizie, aveva assalito Roma, commise numerosi atti ostili nei confronti dei Romani residenti nell'agro Campano e Falerno

Così, durante il consolato di Lucio Cornelio Lentulo e Quinto Publilio Filone (eletto per la seconda volta), vennero inviati a Paleopoli i feziali per chiedere soddisfazioneAl ritorno i feziali riferirono di una risposta durissima da parte dei Greci (gente più valida a parole che a fatti): perciò, su proposta dei senatori, il popolo dichiarò guerra ai Paleopolitani

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inter consules prouinciis comparatis bello Graeci persequendi Publilio evenerunt; Cornelius altero exercitu Samnitibus, si qua se moverent, oppositus fama autem erat defectioni Campanorum imminentes admoturos castra ; ibi optimum visum Cornelio statiua habere

Ab utroque consule exiguam spem pacis cum Samnitibus esse certior fit senatus: Publilius duo milia Nolanorum militum et quattuor Samnitium magis Nolanis cogentibus quam uoluntate Graecorum recepta Palaepoli; miserat; Romae compertum,Cornelius dilectum indictum a magistratibus universumque Samnium erectum ac uicinos populos, Priuernatem Fundanumque et Formianum, haud ambigue sollicitari

ob haec cum legatos mitti placuisset prius ad Samnites quam bellum fieret, responsum redditur ab Samnitibus ferox
I consoli si divisero gli incarichi e la guerra contro i Greci toccò a PublilioCornelio, con un altro esercito, ricevette disposizione di andare a fronteggiare i Sanniti, nel caso in cui avessero preso qualche iniziativa militareMa poiché correva voce che essi si sarebbero messi in movimento in concomitanza con l'attesa defezione dei Campani, Cornelio ritenne che la cosa migliore da farsi fosse di accamparsi stabilmente in zona

Entrambi i consoli informarono il senato che c'erano pochissime speranze di pace con i SannitiPublilio riferì che Paleopoli aveva ricevuto duemila soldati nolani e quattromila sanniti, più per pressione degli abitanti di Nola che per volontà dei GreciCornelio riferì invece che i magistrati sanniti avevano bandito una leva militare, che tutto il Sannio era in fermento e che i popoli dei dintorni, Privernati, Fondani e Formiani, erano apertamente invitati ad associarsi all'impresa

Per queste ragioni si decise di inviare degli ambasciatori ai Sanniti prima di dichiarare guerra, ma dai Sanniti arrivò una risposta arrogante

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