Livio, Ab urbe condita: Libro 02; 48 - 65

Livio, Ab urbe condita: Libro 02; 48 - 65

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 02; 48 - 65

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[48] Igitur non patrum magis quam plebis studiis K Fabius cum T Verginio consul factus neque belli neque dilectus neque ullam aliam priorem curam agere quam ut iam aliqua ex parte incohata concordiae spe, primo quoque tempore cum patribus coalescerent animi plebis

Itaque principio anni censuit priusquam quisquam agrariae legis auctor tribunus exsisteret, occuparent patres ipsi suum munus facere; captivum agrum plebi quam maxime aequaliter darent; verum esse habere eos quorum sanguine ac sudore partus sit

Aspernati patres sunt; questi quoque quidam nimia gloria luxuriare et evanescere vividum quondam illud Caesonis ingenium

Nullae deinde urbanae factiones fuere; vexabantur incursionibus Aequorum Latini
48 Poi entrambe le parti, patrizi e plebei, mostrano un'uguale propensione nel voler nominare console Cesone Fabio accanto a Tito Verginio; il primo, all'inizio del suo mandato, lasciando da parte guerra, leva militare e ogni altro problema governativo, si concentrò esclusivamente sulla realizzazione del suo progetto, fino a quel momento solo abbozzato, della riconciliazione tra plebe e patriziato

Così, nei primi mesi di quell'anno, per evitare che un qualche tribuno saltasse fuori con proposte di legge agraria, suggerì ai senatori di giocare d'anticipo e di agire autonomamente distribuendo alla plebe la terra conquistata e facendolo nella massima imparzialità possibile; era giusto diventasse proprietà di quanti avevano dato sangue e sudore per conquistarla

I senatori bocciarono la proposta e, anzi, alcuni di loro arrivarono a dire che l'eccesso di gloria aveva insuperbito e offuscato la mente di Cesone una volta molto lucida

In séguito il conflitto tra le classi urbane conobbe un periodo di stallo; i Latini erano tormentati dalle incursioni degli Equi
Eo cum exercitu Caeso missus in ipsorum Aequorum agrum depopulandum transit

Aequi se in oppida receperunt murisque se tenebant; eo nulla pugna memorabilis fuit

At a Veiente hoste clades accepta temeritate alterius consulis, actumque de exercitu foret, ni K Fabius in tempore subsidio venisset

Ex eo tempore neque pax neque bellum cum Veientibus fuit; res proxime formam latrocinii venerat

Legionibus Romanis cedebant in urbem; ubi abductas senserant legiones, agros incursabant, bellum quiete, quietem bello in vicem eludentes
Cesone si recò allora con un esercito nel territorio degli Equi per compiervi delle razzie

Gli Equi si arroccarono nella loro città, al riparo delle fortificazioni, e fu per questo che non ci fu nessuno scontro particolarmente memorabile

Coi Veienti, invece, si registrò una disfatta solo a causa della temerarietà dell'altro console: l'esercito sarebbe stato distrutto, se Cesone Fabio non fosse arrivato per tempo in aiuto

Dopo questo episodio, i rapporti coi Veienti non furono né pacifici né bellicosi, ma si limitarono a una sorta di reciproca scorrettezza

Di fronte alle legioni romane, si arroccavano nelle loro città; quando vedevano che le legioni si erano ritirate, allora uscivano e facevano delle scorrerie nelle campagne, eludendo alternativamente la guerra con una sorta di pace e la pace con la guerra
Ita neque omitti tota res nec perfici poterat; et alia bella aut praesentia instabant, ut ab Aequis Volscisque, non diutius quam recens dolor proximae cladis transiret quiescentibus, aut mox moturos esse apparebat Sabinos semper infestos Etruriamque omnem

Sed Veiens hostis, adsiduus magis quam gravis, contumeliis saepius quam periculo animos agitabat, quod nullo tempore neglegi poterat aut averti alio sinebat

Tum Fabia gens senatum adiit

Consul pro gente loquitur: 'adsiduo magis quam magno praesidio, ut scitis, patres conscripti, bellum Veiens eget

Vos alia bella curate, Fabios hostes Veientibus date

Auctores sumus tutam ibi maiestatem Romani nominis fore
In modo tale che la cosa non poteva né essere abbandonata né esser portata a compimento; quanto ai rapporti con gli altri popoli, si era di fronte o a guerre imminenti (per esempio con Equi e Volsci, la cui inattività non poteva durare più del tempo necessario per digerire il dolore, ancora bruciante, per l'ultima disfatta) o a guerre destinate a scoppiare di lì a poco (con i Sabini sempre ostili e con l'intera Etruria)

Ma i Veienti, tipo di nemici più ostinati che insidiosi e portati maggiormente a provocare che a creare pericoli, faceva tenere il fiato in sospeso perché non lo si poteva mai perdere di vista e impediva di rivolgere altrove l'attenzione

Allora la gente Fabia si presentò di fronte al senato

Il console parlò a nome della propria famiglia: Nella guerra contro Veio, come voi sapete, o padri coscritti, la costanza dello sforzo militare conta più della quantità di uomini impiegati

Voi occupatevi delle altre guerre e lasciate che i Fabi se la vedano coi Veienti

Per quel che ci concerne, vi garantiamo di tutelare l'onore del popolo romano

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Livio, Ab urbe condita: Libro 38; 11 - 16
Livio, Ab urbe condita: Libro 38; 11 - 16

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 38; 11 - 16

Nostrum id nobis velut familiare bellum privato sumptu gerere in animo est; res publica et milite illic et pecunia vacet'

Gratiae ingentes actae

Consul e curia egressus comitante Fabiorum agmine, qui in vestibulo curiae senatus consultum exspectantes steterant, domum redit

Iussi armati postero die ad limen consulis adesse; domos inde discedunt

[49] Manat tota urbe rumor; Fabios ad caelum laudibus ferunt: familiam unam subisse civitatis onus; Veiens bellum in privatam curam, in privata arma versum

Si sint duae roboris eiusdem in urbe gentes, deposcant haec Volscos sibi, illa Aequos: populo Romano tranquillam pacem agente omnes finitimos subigi populos posse

Fabii postera die arma capiunt; quo iussi erant conveniunt
E’ nostra ferma intenzione trattare questa guerra alla stregua di una questione di famiglia e di accollarcene tutte le spese: lo Stato non deve preoccuparsi né dei soldati né del denaro

Seguì un coro unanime di ringraziamenti

Il console uscì dalla curia e se ne tornò a casa scortato da un nutrito drappello di Fabi, i quali avevano aspettato il verdetto del senato nel vestibolo della curia

Quindi, ricevuto l'ordine di trovarsi il giorno dopo, armati di tutto punto, di fronte alla porta del console, rientrarono tutti nelle proprie case

49 La notizia fece il giro della città e i Fabi vennero portati alle stelle: una famiglia si era assunta da sola l'onere di sostenere lo Stato e la guerra contro i Veienti si era trasformata in una faccenda privata e combattuta con armi private

Se in città ci fossero state altre due famiglie così forti, una si sarebbe occupata dei Volsci e l'altra degli Equi e il popolo romano si sarebbe goduto beatamente la pace una volta sottomessi tutti i vicini

Il giorno successivo i Fabi si presentano all'appuntamento armati di tutto punto
Consul paludatus egrediens in vestibulo gentem omnem suam instructo agmine videt; acceptus in medium signa ferri iubet

Nunquam exercitus neque minor numero neque clarior fama et admiratione hominum per urbem incessit

Sex et trecenti milites, omnes patricii, omnes unius gentis, quorum neminem ducem sperneres, egregius quibuslibet temporibus senatus, ibant, unius familiae viribus Veienti populo pestem minitantes

Sequebatur turba propria alia cognatorum sodaliumque, nihil medium, nec spem nec curam, sed immensa omnia voluentium animo, alia publica sollicitudine excitata, favore et admiratione stupens

Ire fortes, ire felices iubent, inceptis euentus pares reddere; consulatus inde ac triumphos, omnia praemia ab se, omnes honores sperare
Il console, uscito nel vestibolo in uniforme da guerra, vede schierati tutti i membri della sua famiglia e, postovisi a capo, dà ordine di mettersi in marcia

Per le vie di Roma non sfilò mai in passato nessun altro esercito meno numeroso ma nel contempo così acclamato e ammirato dalla gente

Trecentosei soldati, tutti patrizi, tutti della stessa famiglia, ciascuno dei quali più che degno di esserne al comando, e capaci insieme di formare, in qualsiasi momento, un'eccellente assemblea, avanzarono a passo di marcia minacciando l'esistenza del popolo di Veio con le forze di una sola famiglia

Li seguiva una folla in parte costituita da parenti e amici - gente straordinaria che volgeva l'animo non alla speranza o alla preoccupazione, ma solo a sentimenti sublimi - e in parte da gente qualunque spinta dall'ansia di partecipare e piena di entusiasmo e ammirazione

Tutti auguravano loro di essere sostenuti dal coraggio e dalla fortuna e di riportare un successo degno dell'impresa; e una volta di nuovo in patria, avrebbero potuto contare su consolati e trionfi, e su ogni forma di premio e riconoscimento

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Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 26; 31-40

Praetereuntibus Capitolium arcemque et alia templa, quidquid deorum oculis, quidquid animo occurrit, precantur ut illud agmen faustum atque felix mittant, sospites brevi in patriam ad parentes restituant

In cassum missae preces

Infelici via, dextro iano portae Carmentalis, profecti ad Cremeram flumen perveniunt

Is opportunus visus locus communiendo praesidio

L Aemilius inde et C Servilius consules facti

Et donec nihil aliud quam in populationibus res fuit, non ad praesidium modo tutandum Fabii satis erant, sed tota regione qua Tuscus ager Romano adiacet, sua tuta omnia, infesta hostium, vagantes per utrumque finem, fecere
Quando passarono davanti al Campidoglio, alla cittadella e agli altri templi, supplicarono tutte le divinità che sfilavano davanti ai loro occhi, e quelle che venivano loro in mente, di accordare a quella schiera favore e fortuna e di restitvirla intatta e in breve tempo alla patria e ai parenti

Ma vane furono le preghiere

Partiti lungo la Via Infelice e passati dall'arcata destra della porta Carmentale, arrivarono alla riva del torrnte Cremera

La posizione sembrò indicata per la costruzione di un campo fortificato

Dopo questi episodi furono eletti consoli Lucio Emilio e Caio Servilio

Finché si trattò soltanto di razzie, i Fabi non solo garantirono una sicura protezione al loro campo fortificato, ma in tutta l'area di confine tra la campagna romana e quella etrusca resero sicura la propria zona e, con continvi sconfinamenti, crearono un clima di pericolo costante nel territorio nemico
Intervallum deinde haud magnum populationibus fuit, dum et Veientes accito ex Etruria exercitu praesidium Cremerae oppugnant, et Romanae legiones ab L Aemilio consule adductae cominus cum Etruscis dimicant acie; quamquam vix dirigendi aciem spatium Veientibus fuit; adeo inter primam trepidationem dum post signa ordines introeunt subsidiaque locant, inuecta subito ab latere Romana equitum ala non pugnae modo incipiendae sed consistendi ademit locum

Ita fusi retro ad saxa Rubra-ibi castra habebant-, pacem supplices petunt

Cuius impetratae, ab insita animis levitate, ante deductum Cremera Romanum praesidium paenituit
Quindi le razzie cessarono per un breve tempo, finché i Veienti, reclutato un esercito in Etruria, attaccarono il presidio di Cremera e le legioni romane agli ordini del console Lucio Emilio li affrontarono in uno scontro all'arma bianca; a dir la verità, i Veienti ebbero così poco tempo per schierarsi in ordine di battaglia che, quando nel disordine delle manovre iniziali era in corso l'allineamento dietro le insegne e la collocazione dei riservisti al loro posto, la cavalleria romana li caricò all'improvviso sul fianco, togliendo loro la possibilità non solo di attaccare per primi, ma anche di mantenere la posizione

Respinti in fuga fino al loro accampamento a Saxa Rubra, implorarono la pace

Ma per la debolezza tipica del loro carattere, si pentirono di averla ottenuta prima che la guarnigione romana avesse evacuato il campo di Cremera

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Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 02; 39 - 47

[50] Rursus cum Fabiis erat Veienti populo, sine ullo maioris belli apparatu, certamen; nec erant incursiones modo in agros aut subiti impetus in incursantes, sed aliquotiens aequo campo conlatisque signis certatum, gensque una populi Romani saepe ex opulentissima, ut tum res erant, Etrusca civitate victoriam tulit

Id primo acerbum indignumque Veientibus est visum; inde consilium ex re natum insidiis ferocem hostem captandi; gaudere etiam multo successu Fabiis audaciam crescere

Itaque et pecora praedantibus aliquotiens, velut casu incidissent, obviam acta, et agrestium fuga vasti relicti agri, et subsidia armatorum ad arcendas populationes missa saepius simulato quam vero pavore refugerunt
50 Il popolo di Veio si trovò di nuovo nella necessità di vedersela coi Fabi, senza però essere meglio preparato alla guerra; e non si trattava più soltanto di razzie nelle campagne e di repentine rappresaglie contro i razziatori, ma si combatté non poche volte in campo aperto e a ranghi serrati, e una famiglia romana, pur misurandosi da sola, ebbe più volte la meglio su quella città etrusca allora potentissima

Sulle prime ai Veienti ciò parve umiliante e penoso; poi però, studiando la situazione, decisero di giocare d'astuzia contro quel nemico irriducibile, anche perché vedevano con piacere che i reiterati successi avevano raddoppiato l'audacia dei Fabi

Così, parecchie volte, quando questi ultimi si avventuravano in razzie, facevano trovare loro, come per pura coincidenza, del bestiame sulla strada; vaste estensioni di terra venivano abbandonate dai proprietari e i distaccamenti inviati ad arginare le razzie fuggivano con un terrore più spesso simulato che reale
Iamque Fabii adeo contempserant hostem ut sua invicta arma neque loco neque tempore ullo crederent sustineri posse

Haec spes provexit ut ad conspecta procul a Cremera magno campi intervallo pecora, quamquam rara hostium apparebant arma, decurrerent

Et cum improvidi effuso cursu insidias circa ipsum iter locatas superassent palatique passim vaga, ut fit pavore iniecto, raperent pecora, subito ex insidiis consurgitur; et adversi et undique hostes erant
E ormai i Fabi si erano fatti un'idea tale del nemico da non ritenerlo in grado di sostenere le loro armi vittoriose, qualunque fossero stati l'occasione e il luogo dello scontro

Quest'illusione li portò ad uscire allo scoperto, nonostante la presenza in zona del nemico, per catturare una mandria avvistata a notevole distanza dal campo di Cremera

Dopo aver superato, senza però rendersene conto vista la velocità con cui procedevano, un'imboscata proprio sulla loro strada, si dispersero nel tentativo di catturare il bestiame che, come sempre succede quando reagisce spaventato, correva all'impazzata in tutte le direzioni; proprio in quel momento, si trovarono all'improvviso di fronte i nemici saltati fuori dovunque dai loro nascondigli

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Primo clamor circumlatus exterruit, dein tela ab omni parte accidebant; coeuntibusque Etruscis, iam continenti agmine armatorum saepti, quo magis se hostis inferebat, cogebantur breviore spatio et ipsi orbem colligere, quae res et paucitatem eorum insignem et multitudinem Etruscorum, multiplicatis in arto ordinibus, faciebat

Tum omissa pugna, quam in omnes partes parem intenderant, in unum locum se omnes inclinant; eo nisi corporibus armisque rupere cuneo viam

Duxit via in editum leniter collem

Inde primo restitere; mox, ut respirandi superior locus spatium dedit recipiendique a pavore tanto animum, pepulere etiam subeuntes, vincebatque auxilio loci paucitas, ni iugo circummissus Veiens in verticem collis evasisset
Prima fu il terrore per l'urlo di guerra levatosi intorno a loro, poi cominciarono a volare proiettili da ogni parte; e mentre gli Etruschi con una manovra centripeta li chiusero in una fila ininterrotta di uomini, in modo che a ogni loro passo avanti corrispondeva una riduzione dello spazio concentrico in cui i Romani si potevano muovere, questa mossa ne mise in chiara luce l'inconsistenza numerica esaltando invece la massa compatta degli Etruschi che sembravano il doppio in quella stretta fascia di terra

Allora, rinunciando alla resistenza che avevano sostenuto in tutti i settori, si concentrarono in un unico punto dove, grazie alla forza d'urto e alla loro perizia militare, riuscirono a fare breccia con una formazione a cuneo

In quella direzione arrivarono a un'altura appena accennata

Dove in un primo tempo riuscirono a resistere; poi, dato che la posizione sopraelevata permise loro di tirare il fiato e di riprendersi dal grande spavento, respinsero anche i nemici che pressavano da sotto; quel pugno di uomini stava avendo la meglio grazie alla posizione vantaggiosa, quando i Veienti furono spediti ad aggirare l'altura emersero da dietro sulla cima

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