Cicerone, Tuscolanae Disputationes: Libro 05; 01-10

Cicerone, Tuscolanae Disputationes: Libro 05; 01-10

Latino: dall'autore Cicerone, opera Tuscolanae Disputationes parte Libro 05; 01-10

[I][1] Quintus hic dies, Brute, finem faciet Tusculanarum disputationum, quo die est a nobis ea de re, quam tu, ex omnibus maxime probas, disputatum [I][1] Questo quinto giorno, Bruto, segnerà la fine delle discussioni tuscolane, giorno in cui si discusse da noi riguardo a quella cosa che tu approvi sopra ogni altra
Placere enim tibi admodum sensi et ex eo libro, quem ad me accuratissime scripsisti, et ex multis sermonibus tuis virtutem ad beate vivendum se ipsa esse contentam Infatti ho capito sia da quel libro che mi scriversti in maniera molto accurata sia da molti tuoi discorsi, che ti piace molto che la virtù basti di per se stessa per vivere beatamente
Quod etsi difficile est probatu propter tam varia et tam multa tormenta fortunae, tale tamen est, ut elaborandum sit, quo facilius probetur E questa cosa, anche se è difficile da provare per tormenti così vari e numerosi della sorte, tuttavia è tale che bisogna riflettere come possa essere accettata più facilmente
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Latino: dall'autore Cicerone, opera Tuscolanae Disputationes parte Libro 02; 01-41

Nihil est enim omnium quae in philosophia tractantur, quod gravius magnificentiusque dicatur Non cè niente fra tutte le cose che sono discusse in filosofia che è espresso in modo più serio e meraviglioso
[2] Nam cum ea causa impulerit eos qui primi se ad philosophiae studium contulerunt, ut omnibus rebus posthabitis totos se in optumo vitae statu exquirendo conlocarent, profecto spe beate vivendi tantam in eo studio curam operamque posuerunt [2] Infatti poichè questo desiderio, cioè di collocarsi, fatte salve tutte le circostanze, nel ricercare tutti il migliore modello di vita, motivò quelli che per primi si rapportarono allo studio della filosofia, costoro posero di certo tanta applicazione e dedizione in quello studio nella speranza di vivere beatamente
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Latino: dall'autore Cicerone, opera Tuscolanae Disputationes parte Libro 01; 188-229

Quodsi ab is inventa et perfecta virtus est, et si praesidi ad beate vivendum in virtute satis est, quis est qui non praeclare et ab illis positam et a nobis susceptam operam philosophandi arbitretur E anche se da loro è stata inventata e perfezionata la virtù e se nella virtù cè un presidio bastevole per vivere bene, chi è che non crede che quellarte di filosofeggiare non sia stata illustrata benissimo da loro e appresa da noi
Sin autem virtus subiecta sub varios incertosque casus famula fortunae est nec tantarum virium est, ut se ipsa tueatur, vereor ne non tam virtutis fiducia nitendum nobis ad spem beate vivendi quam vota facienda videantur Se invece la virtù è serva di fortuna, soggetta al giogo di circostanze diverse e incerte e non ha forze così grandi da proteggersi da sola, temo che non dobbiamo rivolgersi alla speranza di vivere bene per fiducia nella virtù tanto quanto bisogna fare voti (agli dei)
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Latino: dall'autore Cicerone, opera Tuscolanae Disputationes parte Libro 05; 31-40

[3] Equidem eos casus, in quibus me fortuna vehementer exercuit, mecum ipse considerans huic incipio sententiae diffidere interdum et humani generis imbecillitatem fragilitatemque extimescere [3] Ma certo, pensando fra me e me a quelle situazione in cui la sorte mi buttò violentemente comincio a diffidare di questa opinione e a temere la debolezza e la fragilità del genere umano
Vereor enim ne natura, cum corpora nobis infirma dedisset isque et morbos insanabilis et dolores intolerabilis adiunxisset, animos quoque dederit et corporum doloribus congruentis et separatim suis angoribus et molestiis implicatos Temo infatti che la natura, avendoci dato corpi deboli e avendo aggiunto malattie ingaribili e dolori insopportabili, di abbia dato anche animi soggetti a propri dolori e sofferenze comparabili, ma in maniera distinta,ai dolori del corpo
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[4] Sed in hoc me ipse castigo, quod ex aliorum et ex nostra fortasse mollitia, non ex ipsi virtute de virtutis robore existumo [4] Ma punisco me stesso in questa cosa, perchè faccio considerazioni sulla forza della virtù a partire dalla debolezza altrui e forse nostra, non dalla virtù stessa
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