Seneca, De providentia: Parte 03

Seneca, De providentia: Parte 03

Latino: dall'autore Seneca, opera De providentia parte Parte 03

Sed iam procedente oratione ostendam quam non sint quae uidentur mala: nunc illud dico, ista quae tu uocas aspera, quae aduersa et abominanda, primum pro ipsis esse quibus accidunt, deinde pro uniuersis, quorum maior dis cura quam singulorum est, post hoc uolentibus accidere ac dignos malo esse si nolint Ma, proseguendo nel mio discorso, ti dimostrerò come e perchè quelli che noi chiamiamo mali siano tali solo all'aspetto Per ora ti dico questo, che quegli eventi che tu definisci difficili, avversi e detestabili, sono utili in primo luogo a quelle stesse persone che li subiscono e poi anche all'umanità, alla quale Dio guarda più nell'insieme che nei suoi singoli componenti; inoltre, che essi capitano a coloro che sono disposti ad accettarli, ché se non fossero accettati, allora sì sarebbero veramente dei mali e come tali sarebbero meritati
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Seneca, De providentia: Parte 04

His adiciam fato ista sic ire et eadem lege bonis euenire qua sunt boni A chiarimento di questa mia affermazione aggiungerò che tali eventi, regolati dal destino, toccano ai buoni proprio perchè sono buoni
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Seneca, De providentia: Parte 02

Persuadebo deinde tibi ne umquam boni uiri miserearis; potest enim miser dici, non potest esse Poi ti convincerò a non compiangere mai un uomo buono, giacché egli è compassionevole solo all'apparenza, a chi lo guardi superficialmente, ma in realtà non lo è
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Seneca, De providentia: Parte 06

Difficillimum ex omnibus quae proposui uidetur quod primum dixi, pro ipsis esse quibus eueniunt ista quae horremus ac tremimus Di tutti i punti della questione il più difficile a comprendersi mi sembra il primo, il fatto, cioè, che degli avvenimenti spaventosi e tremendi possano giovare a chi li riceve
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Seneca, De Ira 01: 05; 01-03

'Pro ipsis est' inquis 'in exilium proici, in egestatem deduci, liberos coniugem ecferre, ignominia adfici, debilitari forse un bene, mi dirai, essere cacciati in esilio, ridursi in povertà, veder morti i propri figli, la moglie, essere tacciati d'infamia, cadere ammalati
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' Si miraris haec pro aliquo esse, miraberis quosdam ferro et igne curari, nec minus fame ac siti Ascolta: se ti meravigli che simili accidenti possano giovare a qualcuno, devi anche stupirti del fatto che in certi casi i malati vengano curati col fuoco e col ferro, oppure con la fame e con la sete
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Seneca: contesto storico

Sed si cogitaueris tecum remedii causa quibusdam et radi ossa et legi et extrahi uenas et quaedam amputari membra quae sine totius pernicie corporis haerere non poterant, hoc quoque patieris probari tibi, quaedam incommoda pro iis esse quibus accidunt, tam mehercules quam quaedam quae laudantur atque adpetuntur contra eos esse quos delectauerunt, simillima cruditatibus ebrietatibusque et ceteris quae necant per uoluptatem Se poi pensi che ad alcuni , per guarirli, vengono raschiate od asportate ossa, sfilate vene e tolte delle membra, che restano attaccate al corpo lo ucciderebbero, devi convenire che anche certe disgrazie sono di vantaggio a chi le subisce, così come certi piaceri, che pur sono lodati e desiderati, finiscono per nuocere a chi li ha goduti, simili alle indigestioni, alle ubriacature e ad altre cose del genere che uccidono proprio attraverso il piacere
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Seneca, De providentia: Parte 05

Inter multa magnifica Demetri nostri et haec uox est, a qua recens sum; sonat adhuc et uibrat in auribus meis: 'nihil' inquit 'mihi uidetur infelicius eo cui nihil umquam euenit aduersi Fra i detti memorabili del mio amico Demetrio c'è anche questo, fresco fresco, che ancor più infelice che una felicità senza disgrazie
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' Non licuit enim illi se experiri Chi infatti non ha mai messo alla prova la sua felicità non è propriamente felice
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Seneca, sintesi

Vt ex uoto illi fluxerint omnia, ut ante uotum, male tamen de illo di iudicauerunt: indignus uisus est a quo uinceretur aliquando fortuna, quae ignauissimum quemque refugit, quasi dicat: 'quid ergo istum mihi aduersarium adsumam Dio non si fa buon concetto di un uomo a cui tutto fili liscio, secondo i suoi desideri o addirittura anticipandoli; non può ritenerlo degno se non ha affrontato e vinto almeno una volta le avversità della sorte, la quale fugge i vigliacchi, quasi dicesse: Perchè dovrei scegliermi costui come rivale