Livio, Ab urbe condita: Libro 29; 10 - 12

Livio, Ab urbe condita: Libro 29; 10 - 12

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 29; 10 - 12

#livio #abUrbeCondita
[10] Iam comitiorum appetebat tempus cum a P Licinio consule litterae Romam allatae se exercitumque suum graui morbo adflictari, nec sisti potuisse ni eadem uis mali aut grauior etiam in hostes ingruisset [10] Si approssimava già il tempo dei comizi, quando a Roma capitò una lettera del console P Licinio, che avvisava che lui e il suo esercito erano afflitti da una grave pestilenza e che non avrebbero potuto resistere più di così se un morbo di eguale o maggior gravità non avesse colpito anche i nemici
Itaque quoniam ipse uenire ad comitia non posset, si ita patribus uideretur, se Q Caecilium Metellum dictatorem comitiorum causa dicturum Di conseguenza, poiché non poteva di persona prendere parte ai comizi, egli per le elezioni avrebbe scelto come dittatore Q Cecilio Metello se il senato lo approvava
Exercitum Q Caecili dimitti e re publica esse; [nam] neque usum eius ullum in praesentia esse, cum Hannibal iam in hiberna suos receperit, et tanta incesserit in ea castra uis morbi ut nisi mature dimittantur nemo omnium superfuturus videatur Allo stato conveniva congedare l'esercito di Q Cecilio, poiché in quel momento non era affatto necessario, essendosi Annibale ritratto nei quartieri d'inverno; d'altra parte la pestilenza aveva a tal punto dilagato in quel campo che, se non si fossero in fretta licenziati i soldati, era chiaro che neanche uno di essi sarebbe sopravvissuto
Maybe you might be interested
Livio, Ab urbe condita: Libro 04, 01- 03

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 04, 01- 03

Ea consuli a patribus facienda ut e re publica fideque sua duceret permissa I senatori diedero al console piena facoltà di agire come credeva adatto, in modo, tuttavia, che il suo comportamento fosse, secondo la sua coscienza, nell'interesse della repubblica
Ciuitatem eo tempore repens religio inuaserat inuento carmine in libris Sibyllinis propter crebrius eo anno de caelo lapidatum inspectis, quandoque hostis alienigena terrae Italiae bellum intulisset eum pelli Italia uincique posse si mater Idaea a Pessinunte Romam aduecta foret In quel momento un'improvvisa credenza irrazionale si era diffusa in Roma, poiché, in occasione del fatto che quell'anno con una certa ripetizione erano piovute pietre dal cielo, era stata trovata nei libri sibillini una predizione che diceva che, quando un nemico venuto da terre straniere avesse portato guerra in Italia, si sarebbe potuto mandarlo via e sconfiggerlo se fosse stata portata a Roma da Pessinunte la [statua della] Madre Idea
Maybe you might be interested
Livio, Ab urbe condita: Prologo

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Prologo

Id carmen ab decemuiris inuentum eo magis patres mouit quod et legati qui donum Delphos portauerant referebant et sacrificantibus ipsis Pythio Apollini omnia laeta fuisse et responsum oraculo editum maiorem multo uictoriam quam cuius ex spoliis dona portarent adesse populo Romano Questo oracolo trovato dai decemviri influì sul senato, tanto più in quanto gli ambasciatori che avevano portato doni a Delfo avevano riferito che, quando essi avevano fatto sacrifici ad Apollo Pizio, l'esame delle viscere aveva dato risultato benevolo ed era venuto dall'oracolo un parere che diceva che era prossima per il popolo romano una vittoria molto più grande di quella dalla cui preda erano arrivati i doni che essi portavano
In eiusdem spei summam conferebant P Scipionis uelut praesagientem animum de fine belli quod depoposcisset prouinciam Africam Nei senatori tale sommaria speranza si concretava nel fatto che Scipione nel suo animo profetico aveva chiesto per sé l'Africa come provincia
Maybe you might be interested
Livio, Ab urbe condita: Libro 05, 41-45

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 05, 41-45

Itaque quo maturius fatis ominibus oraculisque portendentis sese uictoriae compotes fierent, id cogitare atque agitare quae ratio transportandae Romam deae esset Pertanto, per godere il più presto possibile di quella vittoria che i destini, i presagi, gli oracoli avevano preannunziato, i senatori cominciarono a considerare quale mezzo ci fosse per portare a Roma la dea
[11] Nullasdum in Asia socias ciuitates habebat populus Romanus; tamen memores Aesculapium quoque ex Graecia quondam hauddum ullo foedere sociata ualetudinis populi causa arcessitum [11] In Asia il popolo romano non aveva ancora città alleate; ciò nondimeno, i senatori si ricordarono che una volta anche la statua di Esculapio per liberare il popolo dallepidemia era stata portata a Roma dalla Grecia che non era legata da alcun patto di amicizia
Maybe you might be interested
Livio, Ab urbe condita: Libro 27; 47 - 49

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 27; 47 - 49

Tunc iam cum Attalo rege propter commune aduersus Philippum bellum coeptam amicitiam esse --facturum eum quae posset populi Romani causa-- Perciò, dato che in quel tempo si erano già gettate le basi dell'alleanza col re Attalo a causa della comune guerra contro Filippo, il senato ritenne che il re avrebbe fatto tutto il possibile in favore del popolo romano
Maybe you might be interested
Livio, Ab urbe condita: Libro 34; 11 - 14

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 34; 11 - 14

Maybe you might be interested
Livio, Ab urbe condita: Libro 34; 35 - 39

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 34; 35 - 39

Maybe you might be interested
Livio, Ab urbe condita: Libro 29; 21 - 24

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 29; 21 - 24

Maybe you might be interested
Livio, Ab urbe condita: Libro 27; 25 - 26

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 27; 25 - 26