Livio, Ab urbe condita: Libro 06, 16-20

Livio, Ab urbe condita: Libro 06, 16-20

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 06, 16-20

Cum mittere ambages dictator iuberet et aut peragere uerum indicium cogeret aut fateri facinus insimulati falso crimine senatus oblataeque uani furti inuidiae, negantem arbitrio inimicorum se locuturum in uincla duci iussit

arreptus a uiatore Iuppiter inquit, optime maxime Iunoque regina ac Minerua ceterique di deaeque, qui Capitolium arcemque incolitis, sicine uestrum militem ac praesidem sinitis uexari ab inimicis

haec dextra, qua Gallos fudi a delubris uestris, iam in uinclis et catenis erit

nullius nec oculi nec aures indignitatem ferebant; sed inuicta sibi quaedam patientissima iusti imperii ciuitas fecerat, nec aduersus dictatoriam uim aut tribuni plebis aut ipsa plebs attollere oculos aut hiscere audebant
Il dittatore gli ordinò allora di lasciar da parte i giri di parole e lo costrinse o ad attribuire un fondamento di verità alla sua denuncia oppure ad ammettere di aver accusato il senato con una falsa imputazione e di avergli addossato l'odiosità di un furto inesistente; ma siccome Manlio disse che non avrebbe parlato ad arbitrio dei propri avversari, il dittatore ordinò di arrestarlo

Mentre veniva trascinato in prigione dall'ufficiale di servizio Giove Ottimo Massimo, disse, e tu Giunone Regina e Minerva e voi, gli altri dèi e dee che abitate sul Campidoglio e sulla rocca, dunque permettete che il vostro campione e difensore sia così maltrattato dai suoi avversari

Questa destra, con la quale ho cacciato i Galli dai vostri santuari, sarà dunque stretta in ceppi e catene

Quell'infame spettacolo era intollerabile per le orecchie e gli occhi di ognuno; ma c'erano certe regole che i cittadini, profondamente sottomessi alla legittima autorità, consideravano intoccabili; e né i tribuni della plebe, né la plebe stessa osavano alzare gli occhi o proferire verbo di fronte all'autorità del dittatore
coniecto in carcerem Manlio satis constat magnam partem plebis uestem mutasse, multos mortales capillum ac barbam promisisse, obuersatamque uestibulo carceris maestam turbam

dictator de Volscis triumphauit, inuidiaeque magis triumphus quam gloriae fuit; quippe domi non militiae partum eum actumque de ciue non de hoste fremebant: unum defuisse tantum superbiae, quod non M Manlius ante currum sit ductus

iamque haud procul seditione res erat; cuius leniendae causa postulante nullo largitor uoluntarius repente senatus factus Satricum coloniam duo milia ciuium Romanorum deduci iussit

bina iugera et semisses agri adsignati

Quod cum et paruum et paucis datum et mercedem esse prodendi M Manli interpretarentur, remedio inritatur seditio
Tuttavia, dopo che Manlio venne messo in carcere - lo si sa con certezza - buona parte dei plebei si vestirono a lutto, molti uomini si lasciarono crescere barba e capelli e una mesta folla cominciò ad aggirarsi di fronte all'entrata della prigione

Il dittatore celebrò il trionfo sui Volsci, ma il trionfo gli procurò più odio che gloria: la gente infatti mormorava che egli l'aveva conquistato non sul campo di battaglia ma in patria e non contro un nemico ma contro un cittadino; una sola cosa gli era venuta a mancare in quell'eccesso di superbia: Marco Manlio non era stato fatto marciare davanti al suo carro

Ormai la situazione stava per degenerare in una sommossa: per placare gli animi, senza però che nessuno ne avesse fatto richiesta, il senato divenne all'improvviso generoso e ordinò che due mila coloni romani fondassero una colonia a Satrico

A ciascuno di essi vennero assegnati due iugeri e mezzo di terra

Ma siccome il gesto venne interpretato come una donazione limitata in quantità e ristretta a un àmbito di pochi e come ricompensa per l'abbandono di Marco Manlio, il rimedio non fece che aggravare la tensione in atto
et iam magis insignis et sordibus et facie reorum turba Manliana erat, amotusque post triumphum abdicatione dictaturae terror et linguam et animos liberauerat hominum

Audiebantur itaque propalam uoces exprobrantium multitudini, quod defensores suos semper in praecipitem locum fauore tollat, deinde in ipso discrimine periculi destituat

Sic Sp Cassium in agros plebem uocantem, sic Sp Maelium ab ore ciuium famem suis impensis propulsantem oppressos, sic M Manlium mersam et obrutam fenore partem ciuitatis in libertatem ac lucem extrahentem proditum inimicis; saginare plebem populares suos ut iugulentur

hocine patiendum fuisse, si ad nutum dictatoris non responderit uir consularis
I sostenitori di Manlio si facevano notare ancora più di prima per gli abiti a lutto e per l'aspetto che assumevano di imputati, mentre la gente, liberata dalla paura da quando il dittatore aveva rinunciato alla carica súbito dopo il trionfo, si era rinfrancata nell'animo e nel dire

Di conseguenza si cominciarono a sentire le opinioni di chi criticava apertamente la massa poiché riteneva che il favore popolare innalzasse i suoi campioni fino a vertici inauditi, ma che poi, nel momento critico, li abbandonasse al loro destino

Così era successo con Spurio Cassio (che aveva invitato la plebe a prender possesso dei campi), con Spurio Mecilio (che tentava di allontanare a proprie spese la fame dalla bocca dei concittadini) e ora succedeva con Marco Manlio, consegnato agli avversari dopo essersi prodigato nel tentativo di portare alla luce della libertà quella parte di cittadinanza sommersa e schiacciata dai debiti; la plebe ingrassava i suoi campioni perché finissero al macello

Era dunque questo che toccava a un ex - console se non rispondeva a un cenno del dittatore
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fingerent mentitum ante atque ideo non habuisse quod tum responderet; cui seruo unquam mendacii poenam uincula fuisse

non obuersatam esse memoriam noctis illius quae paene ultima atque aeterna nomini Romano fuerit

non speciem agminis Gallorum per Tarpeiam rupem scandentis

non ipsius M Manli, qualem eum armatum, plenum sudoris ac sanguinis ipso paene Ioue erepto ex hostium manibus uidissent

selibrisne farris gratiam seruatori patriae relatam

et quem prope caelestem, cognomine certe Capitolino Ioui parem fecerint eum pati uinctum in carcere, in tenebris obnoxiam carnificis arbitrio ducere animam

adeo in uno omnibus satis auxilii fuisse, nullam opem in tam multis uni esse
Supponessero pure che aveva mentito in precedenza e che proprio per questo non sapesse poi cosa rispondere: quale schiavo era mai stato condannato alla prigione per una bugia

Non se la ricordavano quella notte che per poco non era stata l'ultima, eterna notte del nome di Roma

Non era ancora vivo in loro il ricordo delle schiere dei Galli che saliva su per la rupe Tarpea

Non quello dello stesso Marco Manlio, così come l'avevano visto, quando armi in pugno, coperto di sudore e di sangue aveva strappato Giove stesso, per così dire, dalle mani dei nemici

Si era ringraziato il salvatore della patria con mezza libbra di farro

Avevano intenzione di permettere che l'uomo da loro innalzato a rango quasi divino e reso, almeno nel soprannome, pari a Giove Capitolino, incatenato in carcere trascinasse i suoi giorni al buio in balia di un carnefice

Lui, da solo, aveva aiutato tutti: e ora in tanti non sapevano soccorrere lui solo
iam ne nocte quidem turba ex eo loco dilabebatur refracturosque carcerem minabantur, cum remisso quod erepturi erant ex senatus consulto Manlius uinculis liberatur; quo facto non seditio finita sed dux seditioni datus est

per eosdem dies Latinis et Hernicis, simul colonis Circeiensibus et a Velitris, purgantibus se Volsci crimine belli captiuosque repetentibus ut suis legibus in eos animaduerterent, tristia responsa reddita, tristiora colonis quod ciues Romani patriae oppugnandae nefanda consilia inissent

non negatum itaque tantum de captiuis sed, in quo ab sociis tamen temperauerant, denuntiatum senatus uerbis facesserent propere ex urbe ab ore atque oculis populi Romani, ne nihil eos legationis ius externo, non ciui comparatum tegeret
Ormai la folla non si allontanava da quel luogo nemmeno di notte e anzi minacciava di voler forzare le porte della prigione, quando all'improvviso, concedendo ciò che essi stavano per strappare a forza, il senato decretò che Manlio venisse rimesso in libertà (iniziativa questa che non pose certo fine alla sedizione, ma fornì un capo ai sediziosi)

In quegli stessi giorni arrivarono Latini ed Ernici, insieme ai coloni di Circei e di Velletri, a discolparsi dall'accusa di essersi associati in guerra coi Volsci e a chiedere la consegna dei prigionieri per poterli punire con le proprie leggi; le risposte furono dure, specialmente per i coloni in quanto, pur essendo cittadini romani, avevano preso la decisione di combattere contro la patria

Perciò non fu loro soltanto negata la restituzione dei prigionieri, ma - misura risparmiata agli alleati - il senato ingiunse loro di allontanarsi al più presto dalla città, dalla vista e dagli occhi del popolo romano, per timore che non trovassero protezione nelle prerogative concesse agli ambasciatori, prerogative previste per gli stranieri e non per i cittadini
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Recrudescente Manliana seditione sub exitum anni comitia habita creatique tribuni militum consulari potestate Ser Cornelius Maluginensis iterum P Valerius Potitus iterum M Furius Camillus quintum Ser Sulpicius Rufus iterum C Papirius Crassus T Quinctius Cincinnatus iterum

cuius principio anni et patribus et plebi peropportune externa pax data

Plebi, quod non auocata dilectu spem cepit, dum tam potentem haberet ducem, fenoris expugnandi: patribus, ne quo externo terrore auocarentur animi ab sanandis domesticis malis

igitur cum pars utraque acrior aliquanto coorta esset, iam propinquum certamen aderat

et Manlius aduocata domum plebe cum principibus nouandarum rerum interdiu noctuque consilia agitat, plenior aliquanto animorum irarumque quam antea fuerat
Mentre i disordini causati da Manlio si stavano aggravando, verso la fine dell'anno ci furono delle elezioni nelle quali risultarono eletti tribuni militari con potere consolare Servio Cornelio Maluginense, Publio Valerio Potito, Servio Sulpicio Rufo, Gaio Papirio Crasso, Tito Quinzio Cincinnato (tutti per la seconda volta) e Marco Furio Camillo (per la quinta)

La pace esterna della quale si godette all'inizio di quell'anno fu estremamente vantaggiosa sia per la plebe che per la nobiltà

E se per i plebei lo fu perché, non dovendo prestare servizio militare, finché avevano dalla loro un capo prestigioso come Marco Manlio, nutrivano la speranza di eliminare i debiti, per i patrizi lo fu in quanto non desideravano che preoccupazioni provenienti dall'esterno distogliessero gli animi dal pensiero di risanare i mali interni

E così, visto che entrambe le parti si erano buttate nella contesa con maggiore accanimento, l'ora dello scontro era ormai vicina

Manlio invitava i plebei a casa sua e discuteva coi loro capi giorno e notte progetti rivoluzionari, era più arrogante e irato di quanto non fosse stato prima
iram accenderat ignominia recens in animo ad contumeliam inexperto: spiritus dabat, quod nec ausus esset idem in se dictator quod in Sp Maelio Cincinnatus Quinctius fecisset, et uinculorum suorum inuidiam non dictator modo abdicando dictaturam fugisset sed ne senatus quidem sustinere potuisset

his simul inflatus exacerbatusque iam per se accensos incitabat plebis animos

quousque tandem ignorabitis uires uestras, quas natura ne beluas quidem ignorare uoluit

numerate saltem quot ipsi sitis, quot aduersarios habeatis

quot enim clientes circa singulos fuistis patronos, tot nunc aduersus unum hostem eritis

si singuli singulos adgressuri essetis, tamen acrius crederem uos pro libertate quam illos pro dominatione certaturos

ostendite modo bellum; pacem habebitis
L'umiliazione subìta di recente aveva infiammato la rabbia in un animo non abituato agli affronti: il suo orgoglio era risvegliato dal fatto che il dittatore non aveva osato agire nei suoi confronti come Quinzio Cincinnato aveva agito contro Spurio Melio, e che non solo il dittatore con la rinuncia alla dittatura si era voluto sottrarre all'ondata di sdegno suscitata dal suo arresto, ma anche che neppure il senato aveva potuto sostenerla

Nel contempo infiammato ed esacerbato da questi pensieri, Manlio istigava gli animi già di per sé eccitati della plebe

Fino a quando, chiedeva, continuerete a ignorare la vostra forza, cosa che la natura non consente nemmeno alle fiere di ignorare

Fate almeno il conto del vostro numero e del numero dei vostri avversari

Infatti quanti eravate in qualità di clienti intorno a un solo patrono, altrettanti adesso sarete contro un solo nemico

Se doveste affrontarli uno contro uno, anche così credo che combattereste con maggiore accanimento voi per la libertà di quanto non farebbero loro per il potere

Minacciate la guerra e avrete la pace
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uideant uos paratos ad uim; ius ipsi remittent

audendum est aliquid uniuersis aut omnia singulis patienda

quousque me circumspectabitis

ego quidem nulli uestrum deero; ne fortuna mea desit uidete

ipse uindex uester, ubi uisum inimicis est, nullus repente fui, et uidistis in uincula duci uniuersi eum qui a singulis uobis uincula depuleram

quid sperem, si plus in me audeant inimici

an exitum Cassi Maelique exspectem

bene facitis quod abominamini

di prohibebunt haec

Sed nunquam propter me de caelo descendent; uobis dent mentem oportet ut prohibeatis, sicut mihi dederunt armato togatoque ut uos a barbaris hostibus, a superbis defenderem ciuibus
Fatevi vedere che siete pronti a ricorrere alla forza, essi rinunceranno ai loro diritti

Bisogna osare qualcosa tutti insieme; oppure dovrete a uno a uno sopportare tutto

Fino a quando starete a guardare me

Lo sapete benissimo, io non abbandonerò mai nessuno di voi; ma badate che la buona sorte non abbandoni me

Io, il vostro difensore, quando è parso opportuno ai miei nemici, sono stato annientato all'improvviso; e voi tutti avete visto trascinare in prigione l'uomo che aveva allontanato le catene da ciascuno di voi

Che cosa potrei sperare, se i nemici osassero di più nei miei confronti

Una fine come quella di Cassio e di Melio

Fate bene a pronunziare scongiuri

Gli dèi non lo permetteranno

Ma per me non scenderanno mai dall'alto del cielo; devono infondere a voi il coraggio di impedirlo, così come a me hanno dato, in pace e in guerra, il coraggio necessario per difendervi dalla barbarie dei nemici e dall'arroganza dei concittadini
tam paruus animus tanti populi est ut semper uobis auxilium aduersus inimicos satis sit nec ullum, nisi quatenus imperari uobis sinatis, certamen aduersus patres noritis

nec hoc natura insitum uobis est, sed usu possidemini

cur enim aduersus externos tantum animorum geritis ut imperare illis aequum censeatis

quia consuestis cum eis pro imperio certare, aduersus hos temptare magis quam tueri libertatem

tamen, qualescumque duces habuistis, qualescumque ipsi fuistis, omnia adhuc quantacumque petistis obtinuistis, seu ui seu fortuna uestra

tempus est etiam maiora conari
Questo grande popolo ha così poco carattere che per contrastare i vostri nemici continuate ancora ad accontentarvi del diritto di ausilio e non conoscete nessun altro tipo di lotta contro i patrizi, se non in quali limiti permettere che spadroneggino su di voi

Anche questa non è in voi una caratteristica congenita, ma vi lasciate dominare per abitudine

Perché, vi domando, con i popoli stranieri combattete con tanta animosità da ritenere giusto di ridurli in vostro potere

Perché con loro siete abituati da sempre a combattere per la supremazia, mentre contro i senatori siete avvezzi a combattere più per cercare di ottenere la libertà che per difenderla

Tuttavia, qualunque sia stato il valore specifico vostro e degli uomini che vi hanno guidato, fino a oggi avete ottenuto, vuoi con la violenza, vuoi con l'aiuto della vostra buona stella, tutto ciò che avete voluto

Ma ora è tempo di aspirare anche a qualcosa di più grande
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experimini modo et uestram felicitatem et me, ut spero, feliciter expertum; minore negotio qui imperet patribus imponetis quam qui resisterent imperantibus imposuistis

solo aequandae sunt dictaturae consulatusque, ut caput attollere Romana plebes possit

proinde adeste; prohibete ius de pecuniis dici

ego me patronum profiteor plebis, quod mihi cura mea et fides nomen induit: uos si quo insigni magis imperii honorisue nomine uestrum appellabitis ducem, eo utemini potentiore ad obtinenda ea quae uoltis

inde de regno agendi ortum initium dicitur; sed nec cum quibus nec quem ad finem consilia peruenerint, satis planum traditur
Mettete solo alla prova la vostra buona sorte e me (che, lo spero, avete già messo alla prova con esiti felici); vi costerà meno fatica imporre ai patrizi qualcuno che li comandi di quanta non ve ne sia costata l'imporre qualcuno che si opponesse al loro potere

Bisogna fare tabula rasa del consolato e della dittatura, perché la plebe di Roma possa alzare la testa

Perciò siate pronti: impedite che si pronuncino le sentenze nelle cause per debiti

Io mi dichiaro protettore della plebe, titolo del quale sono stato investito per il mio zelo e il mio leale attaccamento alla causa: se voi deciderete di attribuirne al vostro capo uno più prestigioso per autorità e dignità, egli avrà maggiore potere per ottenere ciò che volete

Fu allora, pare, che si cominciò a parlare di monarchia; ma dalla tradizione non risulta molto chiaro né chi fosse implicato nel complotto, né fino a che stadio esso fosse stato portato avanti
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