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Virgilio, Eneide: Libro 12 - LA MORTE DI TURNO

Virgilio, Eneide: Libro 12 - LA MORTE DI TURNO

Latino: dall'autore Virgilio, opera Eneide parte Libro 12 - LA MORTE DI TURNO

Aeneas instat contra telumque coruscat ingens arboreum, et saevo sic pectore fatur: 'quae nunc deinde mora est Enea incombe davanti evibra un dardo gigantescodi legno, e così con furiosa ira parla: adesso che indugio è dunque questo
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aut quid iam, Turne, retractas O perché già, Turno, ti ritiri
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non cursu, saevis certandum est comminus armis Bisogna duellare non con la corsa, ma con le armi
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verte omnis tete in facies et contrahe quidquid sive animis sive arte vales; opta ardua pennis astra sequi clausumque cava te condere terra' Cambiati in tutte le facce eraccogli quanto vali sia con il coraggio che con l'astuzia; decidi di inseguire col volo le alte stelle e nasconderdi chiuso nella cava terra
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ille caput quassans: 'non me tua fervida terrent dicta, ferox; di me terrent et Iuppiter hostis' Egli scuotendo il capo: Non mi atterriscono le tue furiose parole, feroce; mi atterriscono gli dei e Giove nemico
nec plura effatus saxum circumspicit ingens, saxum antiquum ingens, campo quod forte iacebat, limes agro positus litem ut discerneret arvis Né aggiungendo di più osserva un masso gigantesco, un masso antico gigantesco, che a caso giaceva nel campo,posto nel terreno per delimitare litigio per iterreni
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vix illum lecti bis sex cervice subirent, qualia nunc hominum producit corpora tellus; ille manu raptum trepida torquebat in hostem altior insurgens et cursu concitus heros A stento in dodici (uomini) scelti l'avrebbero alzato sul capo,quali i corpi di uomini che ora la terra produce; egli, afferratolo, con mano rapida lo scagliava sul nemicoalzandosi più alto l'eroe e veloce di corsa
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sed neque currentem se nec cognoscit euntem tollentemve manu saxumve immane moventem; genua labant, gelidus concrevit frigore sanguis Ma né si riconosce mentre corre né mentre avanza lo alza con la mano o muove il masso enorme; le ginocchia cedono, il samgue gelido si rapprese per il freddo
tum lapis ipse viri vacuum per inane volutus nec spatium evasit totum neque pertulit ictum Allora la pietra stessa dell'eroe lanciato nell'inutile vuoto non superò tutto la distanza né soportò il colpo
ac velut in somnis, oculos ubi languida pressit nocte quies, nequiquam avidos extendere cursus velle videmur et in mediis conatibus aegri succidimus; non lingua valet, non corpore notae sufficiunt vires nec vox aut verba sequuntur: sic Turno, quacumque viam virtute petiit, successum dea Dira negat E come nei sogni, quando la languida queite di notteha oppresso gli occhi, sembramo voler invano allungare le avide corse e spossati in mezzo agli sforzi ricadiamo; la lingua non può, le note forze nel corpo non bastano né se voce e parole seguono:così a Turno, con qualunque sforzo cercasse la via,la dea Dira gli nega il successo
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