Virgilio, Eneide: Libro 05 - LA MORTE DI PALINURO

Virgilio, Eneide: Libro 05 - LA MORTE DI PALINURO

Latino: dall'autore Virgilio, opera Eneide parte Libro 05 - LA MORTE DI PALINURO

iamque fere mediam caeli Nox umida metam contigerat, placida laxabant membra quiete sub remis fusi per dura sedilia nautae, cum levis aetheriis delapsus Somnus ab astris aera dimovit tenebrosum et dispulit umbras, te, Palinure, petens, tibi somnia tristia portans insonti; puppique deus consedit in alta Phorbanti similis funditque has ore loquelas: 'Iaside Palinure, ferunt ipsa aequora classem, aequatae spirant aurae, datur hora quieti Ormai l'umida Notte aveva quasi toccato la meta nel mezzo del cielo, i marinai rilassavan le membra nella placida quiete sdraiati sotto i remi lungo i duri sedili,quando il Sonno scivolando leggero dagli eterei astrismosse l' aria tenebrosa e cacciò le ombre, cercando te, Plinuro, portando a te innocente i tristi sogni; il dio si sedette sull'alta poppa simile a Forbante e versa con la bocca queste chiacchiere: Palinuro di Iasio, le stesse acque portan la flotta, le arie spirano costanti, è dato tempo al riposo
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pone caput fessosque oculos furare labori Poggia la testa e ruba gli stanchi occhi alla fatica
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ipse ego paulisper pro te tua munera inibo Io stesso un poco affronterò i tuoi doveri per te
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' cui vix attollens Palinurus lumina fatur: 'mene salis placidi vultum fluctusque quietos ignorare iubes A stento alzandogli gli occhi Palinuro dice: vuoi forse che io ignori il volto del placido mare ed i quieti flutti
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mene huic confidere monstro Forse che io mi fidi di questo mostro
Aenean credam quid enim Affiderei forse Enea
fallacibus auris et caeli totiens deceptus fraude sereni Tante volte ingannato da arie fallaci e dall'imbroglio del cielo sereno
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' talia dicta dabat, clavumque adfixus et haerens nusquam amittebat oculosque sub astra tenebat Dava tali risposte, fisso ed attaccandosi mai lasciava il timone e teneva gli occhi sotto le stelle
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ecce deus ramum Lethaeo rore madentem vique soporatum Stygia super utraque quassat tempora, cunctantique natantia lumina solvit Ecco il dio scuote sopre entrambe le tempia un ramoinzuppato di rugiada letea e drogato di forza Stigia, scioglie, a lui esitante, gli occhi natanti
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vix primos inopina quies laxaverat artus, et super incumbens cum puppis parte revulsa cumque gubernaclo liquidas proiecit in undas praecipitem ac socios nequiquam saepe vocantem; ipse volans tenuis se sustulit ales ad auras Appena la quiete improvvisa aveva rilassato le prime membra,quando saltandogli sopra, divelta una parte della poppa, lo gettò nelle limpide onde col timone a capo fitto e spesso invocante invano i compagni; egli alato, volando, si alzò leggero nell'aria