Seneca, De Otio: 01; 05 - 08

Seneca, De Otio: 01; 05 - 08

Latino: dall'autore Seneca, opera De Otio parte 01; 05 - 08

[V] [1] Solemus dicere summum bonum esse secundum naturam uiuere: natura nos ad utrumque genuit, et contemplationi rerum et actioni [V] [1] Siamo soliti affermare che il sommo bene è vivere secondo natura: la natura ci ha creato per entrambi i motivi, per la contemplazione delle cose e per lazione
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hoc non erit probatum, si se unusquisque consuluerit quantam cupidinem habeat ignota noscendi, quam ad omnis fabulas excitetur Ciò non sarà stato provato se chiunque si sarà chiesto quanto desiderio abbia di conoscere le cose ignote, quanto si esalti ad ogni racconto
[2] Nauigant quidam et labores peregrinationis longissimae una mercede perpetiuntur cognoscendi aliquid abditum remotumque [2] Certi navigano e sopportano le fatiche di un viaggio lunghissimo per la sola ricompensa di conoscere qualcosa di lontano e remoto
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Haec res ad spectacula populos contrahit, haec cogit praeclusa rimari, secretiora exquirere, antiquitates euoluere, mores barbararum audire gentium Questa cosa affolla le masse agli spettacoli, questa costringe a cercare cose inaccessibili, a ricercare le cose più segrete, a leggere le cose antiche, ad ascoltare i costumi delle popolazioni barbare
[3] Curiosum nobis natura ingenium dedit et artis sibi ac pulchritudinis suae conscia spectatores nos tantis rerum spectaculis genuit, perditura fructum sui, si tam magna, tam clara, tam subtiliter ducta, tam nitida et non uno genere formosa solitudini ostenderet [3] La natura ci diede un ingegno curioso e, conscia della sua arte e della sua bellezza, ci rese spettatori di spettacoli di cose tanto grandi, e starebbe per perdere il suo lavoro se mostrasse alla solitudine cose tanto grandi, tanto belle, fatte tanto bene, tanto importanti e belle non da un solo punto di vista
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[4] Ut scias illam spectari uoluisse, non tantum aspici, uide quem nobis locum dederit: in media nos sui parte constituit et circumspectum omnium nobis dedit; nec erexit tantummodo hominem, sed etiam habilem contemplationis factura, ut ab ortu sidera in occasum labentia prosequi posset et vultum suum circumferre cum toto, sublime fecit illi caput et collo flexili inposuit; deinde sena per diem, sena per noctem signa producens nullam non partem sui explicuit, ut per haec quae optulerat oculis eius cupiditatem faceret etiam ceterorum [4] Affinché tu sappia che quella volle essere ammirata e non soltanto guardata, vedi che posto ci ha dato: ci mise al centro di sé e ci diede una vista stereoscopica su tutto; e non solo mise eretto luomo, ma per farlo anche adatto alla contemplazione, affinché potesse seguire dal sorgere gli astri che cadono al tramonto e portare il suo volto in giro con tutto, genialmente gli creò la testa e la pose su un collo flessibile; poi, producendo sei segni zodiacali per giorno e sei per notte, ci mostrò ogni sua parte affinché attraverso le cose che aveva portato davanti agli occhi, creasse anche il desiderio delle altre
[5] Nec enim omnia nec tanta uisimus quanta sunt, sed acies nostra aperit sibi inuestigandi uiam et fundamenta uero iacit, ut inquisitio transeat ex apertis in obscura et aliquid ipso mundo inueniat antiquius: unde ista sidera exierint; quis fuerit uniuersi status, antequam singula in partes discederent; quae ratio mersa et confusa diduxerit; quis loca rebus adsignauerit, suapte natura grauia descenderint, euolauerint leuia, an praeter nisum pondusque corporum altior aliqua uis legem singulis dixerit; an illud uerum sit quo maxime probatur homines diuini esse spiritus, partem ac ueluti scintillas quasdam astrorum in terram desiluisse atque alieno loco haesisse [5] Infatti non vedemmo tutte le cose, né tante quante ne esistono, ma la nostra vista si apre la via della ricerca e getta davvero le fondamenta affinché la ricerca passi dalle cose chiare a quelle oscure e trovi qualcosa di più antico di questo mondo: da dove vennero fuori questi astri, quale fu lo stato delluniverso prima che le cose singole si dissociassero in parti, quale razionalità divise le cose emerse e confusa, chi assegnò posti alle cose, se le cose gravi caddero e le cose leggere andarono in su per una loro propria natura o se al di là della spinta e del peso dei corpi unaltra forza più importante abbia dettato legge alle cose singole; o se sia vera una cosa da cui si proverebbe definitivamente che gli uomini sono spiriti divini, e cioè che una parte e per dire certe scintille degli astri siano cadute sulla terra e abbiano attecchito in un luogo estraneo
[6] Cogitatio nostra caeli munimenta perrumpit nec contenta est id quod ostenditur scire: 'illud' inquit 'scrutor quod ultra mundum iacet, utrumne profunda uastitas sit an et hoc ipsum terminis suis cludatur; qualis sit habitus exclusis, informia et confusa sint, [an] in omnem partem tantundem loci optinentia, an et illa in aliquem cultum discripta sint; huic cohaereant mundo, an longe ab hoc secesserint et hic in uacuo uolutetur; indiuidua sint per quae struitur omne quod natum futurumque est, an continua eorum materia sit et per totum mutabilis; utrum contraria inter se elementa sint, an non pugnent sed per diuersa conspirent [6] La nostra riflessione rompe i confini del celo e non si accontenta di sapere ciò che è mostrato: io scruto, dice, ciò che sta al di là del mondo, se sia profondo luniverso oppure se anche lui sia chiusa dai suoi confini; quale sia laspetto per le cose che stanno fuori, se siano informi e confuse o se si aprano in ogni parte uguale di spazio, o se sono state distribuite anche loro in qualche ordine; se confinino con questo mondo o si siano allontanate lontano da questo e questo rotola nel vuoto; se sono indivisibili le cose per le quali ogni cosa che è nato e che ci sarà si muove o se la loro materia sia frazionata e totalmente variabile, se gli elementi siano fra loro contrari o se non si contrastino ma abbiano uno stesso fine per vie diverse
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