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Sallustio, Bellum Iugurthinum: Parte 21-25

Sallustio, Bellum Iugurthinum: Parte 21-25

Latino: dall'autore Sallustio, opera Bellum Iugurthinum parte Parte 21-25

Adherbal ubi intellegit eo processum, uti regnum aut relinquendum esset aut armis retinendum, necessario copias parat et Iugurthae obvius procedit Aderbale, quando comprende che le cose sono giunte a tal punto che è necessario o rinunciare al regno o difenderlo con le armi, è costretto ad allestire un esercito e ad avanzare contro Giugurta
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Interim haud longe a mari prope Cirtam oppidum utriusque exercitus consedit et, quia diei extremum erat, proelium non inceptum Durante la marcia i due eserciti presero posizione nei pressi della città di Cirta, non lontano dal mare, e poiché il giorno era alla fine, non attaccarono battaglia
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Sed ubi plerumque noctis processit, obscuro etiam tum lumine milites Iugurthini signo dato castra hostium invadunt, semisomnos partim, alios arma sumentis fugant funduntque Ma, trascorsa buona parte della notte, quando la luce non era ancora spuntata, i soldati di Giugurta, dato il segnale, assaltano il campo dei nemici, ne sbaragliano e mettono in fuga alcuni ancora mezzo addormentati, altri mentre tentano di prendere le armi
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Adherbal cum paucis equitibus Cirtam profugit, et ni multitudo togatorum fuisset, quae Numidas insequentis moenibus prohibuit, uno die inter duos reges coeptum atque patratum bellum foret Aderbale con pochi cavalieri trova riparo in Cirta, e se non vi fosse stata una folta schiera di cittadini romani e italici a trattenere fuori delle mura i Numidi lanciati all'inseguimento, la guerra fra i due re sarebbe incominciata e finita nello stesso giorno
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Igitur Iugurtha oppidum circumsedit, vineis turribusque et machinis omnium generum expugnare aggreditur, maxime festinans tempus legatorum antecapere, quos ante proelium factum ab Adherbale Romam missos audiuerat Giugurta, allora, strinse d'assedio la città: tenta di espugnarla con vinee, torri e macchine da guerra di ogni genere, affrettandosi più che mai per prevenire il ritorno dei messi che, come gli avevano riferito, Aderbale aveva inviato a Roma prima della battaglia
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Sed postquam senatus de bello eorum accepit, tres adulescentes in Africam legantur, qui ambos reges adeant, senatus populique Romani verbis nuntient velle et censere eos ab armis discedere, de controuersiis suis iure potius quam bello disceptare: ita seque illisque dignum esse Quando il senato viene informato della guerra fra loro, manda in Africa tre giovani legati, perché si presentino ai due re e dichiarino loro, in nome del senato e del popolo romano, la volontà e l'ordine che depongano le armi e dirimano le controversie non con la forza ma sul piano del diritto;Ciò era consono alla dignità di Roma e di loro stessi
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Legati in Africam maturantes veniunt, eo magis quod Romae, dum proficisci parant, de proelio facto et oppugnatione Cirtae audiebatur; sed is rumor clemens erat I legati si affrettano a venire in Africa, tanto più che, al momento della loro partenza, si sentiva dire che era avvenuta la battaglia e che Cirta era in stato di assedio; ma erano voci che attenuavano la realtà dei fatti
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Quorum Iugurtha accepta oratione respondit sibi neque maius quicquam neque carius auctoritate senatus esse Giugurta, ascoltato il loro discorso, rispose che per lui nulla era più importante e più prezioso del volere del senato
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Ab adulescentia ita se enisum, ut ab optimo quoque probaretur; virtute, non malitia P Scipioni, summo viro, placuisse; ob easdem artis a Micipsa, non penuria liberorum in regnum adoptatum esse Aggiunse che fin dall'adolescenza si era sforzato di meritare la stima dei migliori cittadini: per meriti e non per malvagità si era guadagnato il favore del grande Publio Scipione; per le medesime qualità e non per mancanza di successori Micipsa lo aveva associato al regno
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Ceterum, quo plura bene atque strenue fecisset, eo animum suum iniuriam minus tolerare D'altra parte, quanto più si era distinto per onestà e coraggio, tanto meno era disposto a tollerare soprusi
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