Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 02, Paragrafi 221-223

Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 02, Paragrafi 221-223

Latino: dall'autore Plinio il Vecchio, opera Naturalis Historia parte Libro 02, Paragrafi 221-223

#PlinyTheElder #naturalisHistoria
[211] iuxta Harpasa oppidum Asiae cautes stat horrenda, uno digito mobilis, eadem, si toto corpore inpellatur, resistens [211] Vicino ad Arpasa città dell'Asia c'è una roccia spaventosa, movibile con un solo dito, la stessa, resistente se è spinta con tutto il corpo
in Taurorum paeninsula in civitate Parasino terra est, qua sanantur omnia vulnera Sulla penisola dei Tauri nella città di Parasino c'è una terra, in cui sono risanate tutte le ferite
at circa Asson Troadis lapis nascitur, quo consumuntur omnia corpora; sarcophagus vocatur Ma presso Asso della Troade nasce una pietra, con cui tutti i corpi vengono consumati; è chiamata sarcofago

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Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 24, Paragrafi 171-188
Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 24, Paragrafi 171-188

Latino: dall'autore Plinio il Vecchio, opera Naturalis Historia parte Libro 24, Paragrafi 171-188

duo sunt montes iuxta flumen Indum: alteri natura ut ferrum omne teneat, alteri ut respuat, itaque, si sint clavi incalciamento,vestigia evelli in altero non possint, in altero sisti Ci sono due monti vicino al fiume Indo: ad uno la proprietà di trattenere ogni ferro, all'altro di respingerlo, pertanto, se ci sono chiodi nella calzatura, su uno non possono essere trascinate le orme, sull'altro essere posate
Locris et Crotone pestilentiam numquam fuisse nec in Ilio terrae motum adnotatum est, in Lycia vero semper a terrae motu quadraginta dies serenos esse Fu registrato che mai c'era stata la peste a Locri e Crotone né il terremoto ad Ilio, che invece in Licia ci sono sempre quaranta giorni sereni dopo il terremoto

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Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 08, Paragrafi 18 - 32
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Latino: dall'autore Plinio il Vecchio, opera Naturalis Historia parte Libro 08, Paragrafi 18 - 32

in agro Arpano frumentum satum non nascitur; ad aras Mucias in Veiente et apud Tusculanum et in silva Ciminia loca sunt, in quibus in terram depacta non extrahuntur Nel territorio di Arpi il frumento piantato non cresce; presso le are Muzie nella parte di Veio e presso Tuscolo e nel bosco Cimino ci sono luoghi, in cui gli oggetti conficcati nella terra non sono estratti
in Crustumino natum faenum ibi noxium, extra salubre est Nella zona di Crustumerio il fieno cresciuto è nocivo qui, salubre fuori

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Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 26, Paragrafi 95-106
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Latino: dall'autore Plinio il Vecchio, opera Naturalis Historia parte Libro 26, Paragrafi 95-106

[212] Et de aquarum natura complura dicta sunt, sed aestus mari accedere ac reciprocare maxime mirum, pluribus quidem modis, verum causa in sole lunaque [212] E riguardo alla natura delle acque sono state dette molte cose, ma grandemente meraviglioso l'avanzare e il retrocedere della marea nel mare, in tanti modi inoltre, la causa sempre nel sole e nella luna
bis inter duos exortus lunae adfluunt bisque remeant vicenis quaternisque semper horis, et primum attollente se cum ea mundo intumescentes, mox a meridiano caeli fastigio vergente in occasum residentes, rursusque ab occasu subter ad caeli ima et meridiano contraria accedente inundantes, hinc, donec iterum exoriatur, se resorbentes [213] nec umquam eodem tempore quo pridie reflui, velut anhelantes sidere avido trahente secum haustu maria et adsidue aliunde quam pridie exoriente, paribus tamen intervallis reciproci senisque semper horis, non cuiusque diei aut noctis aut loci, sed aequinoctialibus ideoque inaequales vulgarium horarum spatio, utcumque plures in eos aut diei aut noctis illarum mensurae cadant, [214] et aequinoctio tantum pares ubique Due volte tra due levate della luna salgono e due volte si ritirano e sempre ogni ventiquattro ore, e prima mentre si gonfiano con il mondo che si solleva con essa, poi mentre si abbassano dalla parte meridiana del cielo con l'inclinazione che cala verso il tramonto, e di nuovo crescenti dal tramonto verso il punto più basso del cielo e col meridiano che si avvicina alle parti opposte, da qui, ritirandosi fino a che sorge di nuovo, [213] né mai nello stesso tempo del giorno prima con quel riflusso, come anelanti con l'astro che attira avido con sé con l'afflato i mari e che sorge continuamente da un'altra parte rispetto al giorno prima, tuttavia alternati ad intervalli regolari e sempre ogni sei ore, non di qualche giorno o notte o luogo, ma di quelli equinoziali e perciò disuguali nello spazio delle ore comuni, e comunque o di giorno o di notte le quantità di quelle si trovano più in queste, [214] e uguali dovunque solo all'equinozio

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ingens argumentum plenumque lucis ac vocis etiam diurnae Una prova grande e piena di luce e di contenuto anche quotidiano
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