Livio, Ab urbe condita: Libro 31; 12 - 15

Livio, Ab urbe condita: Libro 31; 12 - 15

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 31; 12 - 15

[12] Litterae deinde in senatu recitatae sunt Q Minuci praetoris, cui Bruttii provincia erat: pecuniam Locris ex Proserpinae thesauris nocte clam sublatam nec ad quos pertineat facinus vestigia ulla exstare [12] Venne poi letta in senato una lettera del pretore Quinto Minucio, cui era affidata la provincia del Bruzio: diceva che a Locri era stato rubato del denaro, di notte, dal tesoro di Proserpina senza che restassero tracce dellautore del furto
Indigne passus senatus non cessari ab sacrilegiis et ne Pleminium quidem, tam clarum recensque noxae simul ac poenae exemplum, homines deterrere Si indignò il senato vedendo che i gesti sacrileghi non cessavano e che neppure il caso di Pleminio, esempio così chiaro e recente di colpa punita, valeva a distoglierne la gente
C Aurelio consuli negotium datum ut ad praetorem in Bruttios scriberet: senatui placere quaestionem de expilatis thesauris eodem exemplo haberi quo M Pomponius praetor triennio ante habuisset; quae inventa pecunia esset, reponi; si quo minus inuentum foret, expleri ac piacularia, si videretur, sicut ante pontifices censuissent, fieri Venne affidato al console Caio Aurelio il compito di scrivere al pretore nel Bruzio che il senato desiderava, riguardo al furto nel tesoro, uninchiesta simile a quella condotta tre anni prima dal pretore Marco Pomponio; idenaro ritrovato sarebbe stato rimesso nel tesoro: se qualcosa fosse mancato, si sarebbe integrata la somma; infine, se gli fosse parso opportuno, si sarebbero fatti sacrifici espiatori, come in precedenza i pontefici aves host sero stabilito
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Livio, Ab urbe condita: Libro 45; 23 - 44

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 45; 23 - 44

Curam expiandae violationis eius templi prodigia etiam sub idem tempus pluribus locis nuntiata accenderunt La preoccupazione di espiare la violazione di quel tempio venne accresciuta anche dalle notizie di diversi prodigi avvenuti in parecchie località in quel medesimo torno di tempo
In Lucanis caelum arsisse adferebant, Priverni sereno per diem totum rubrum solem fuisse, Lanuvi i templo Sospitae Iunonis nocte strepitum ingentem exortum Dicevano che in Lucania il cielo si era infiammato, che a Priverno , col cielo sereno, il sole era stato rosso per un giorno intero, che a Lanuvio , nel tempio di Giunone Sospita , di notte si era udito un grande strepito
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Livio, Ab urbe condita: Libro 44; 21 - 33

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 44; 21 - 33

Iam animalium obsceni fetus pluribus locis nuntiabantur: in Sabinis incertus infans natus, masculus an femina esset, alter sedecim iam annorum item ambiguo sexu inventus; Frusinone agnus cum suillo capite, Sinuessae porcus cum capite humano natus, in Lucanis in agro publico eculeus cum quinque pedibus In diversi luoghi si annunziava la nascita di esseri mostruosi: tra i Sabini era nato un bambino che non si capiva bene se fosse maschio o femmina ed un altro ne era stato trovato, già di sedici anni, dal sesso parimenti incerto; a Frosinone era nato un agnello con la testa di maiale, a Sinuessa un maiale con la testa duomo, in Lucania, nellager publicus , un puledro a cinque zampe
Foeda omnia et deformia errantisque in alienos fetus naturae visa: ante omnia abominati semimares iussique in mare extemplo deportari, sicut proxime C Claudio M Livio consulibus deportatus similis prodigii fetus erat [Aspetti tutti ripugnanti e deformi, che parevano propri di una natura aberrante, che confondeva le specie: sopra tutti aborriti erano gli ermafroditi, che si ordinò di gettare sùbito in mare, come poco prima sotto i consoli Caio Claudio e Marco Livio si era fatto di un simile essere mostruoso
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Livio, Ab urbe condita: Libro 43; 01 - 23

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 43; 01 - 23

Nihilo minus decemviros adire libros de portento eo iusserunt Nondimeno si ordinò ai decemviri di consultare i libri su quel prodigio
Decemviri ex libris res divinas easdem quae proxime secundum id prodigium factae essent imperarunt I decemviri, in base ai libri, ordinarono che si compissero i medesimi riti che si erano celebrati subito dopo il secondo prodigio di quel genere
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Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 44; 01 - 20

Carmen praeterea ab ter novenis virginibus cani per urbem iusserunt donumque Iunoni reginae ferri Inoltre ordinarono a tre cori di nove vergini di percorrere la città cantando un carme religioso e di portare un dono a Giunone regina
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