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Properzio, Elegie: Libro III, Elegia XXII

Properzio, Elegie: Libro III, Elegia XXII

Latino: dall'autore Properzio, opera Elegie parte Libro III, Elegia XXII

Frigida tam multos placuit tibi Cyzicus annos, Tulle, Propontiaca qua fluit isthmos aqua, Dindymis et sacra fabricata e vite Cybebe, raptorisque tulit quae via Ditis equos La fredda Cizico ti è piaciuta per molti anni, o Tullo, dove l'istmo scorre con l'acqua della Propontide, Dindimo e Cibele fatta dalla sacra vite, e la via che sottrasse ai rapitori i cavalli di Dite
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si te forte iuvant Helles Athamantidos urbes,[5] nec desiderio, Tulle, movere meo, et sis, qua Ortygie visenda est, ora Caystri, et qua septenas temperat unda vias; tu licet aspicias caelum omne Atlanta gerentem, sectaque Persea Phorcidos ora manu,[10] Geryonis stabula et luctantum in pulvere signa Herculis Antaeique, Hesperidumque choros; tuque tuo Colchum propellas remige Phasim, Peliacaeque trabis totum iter ipse legas, qua rudis Argoa natat inter saxa columba[15] in faciem prorae pinus adacta novae: omnia Romanae cedent miracula terrae Se per caso ti attraggono le città dell'Atamantide Elle, [5] e non ti smuove il mio ricordo, o Tullio, e che tu sia alla foce del Caistro dove si può vedere l'Ortigia, e dove l'onda divide le sette vie; tu potresti vedere Atlante che regge tutto il cielo, e la testa della Forcide tagliata dalla mano di Perseo, [10] le stalle di Gerione e nella polvere i segni di Ercole e Anteo che lottano, le danze delle Esperidi; e che ti spinga con la tua nave al Fasi nella Colchide, e tu stesso percorra tutto il cammino della nave peliaca, là dove galleggia fra le rocce con la colomba di Argo[15] il pino inesperto ridotto in forma di nuova prora: tutte le meraviglie cederanno alla terra romana
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armis apta magis tellus quam commoda noxae: Famam, Roma, tuae non pudet historiae Terra più adatta alle armi che incline all'insidia: la tua storia, o Roma, non si vergogna della fama
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[20] nam quantum ferro tantum pietate potentes stamus: victricis temperat ira manus [20] Infatti siamo potenti tanto per le armi quanto per la clemenza: l'ira della mano vincitrice si trattiene
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hic, Anio Tiburne, fluis, Clitumnus ab Umbro tramite, et aeternum Marcius umor opus, Albanus lacus et foliis Nemorensis abundans,[25] potaque Pollucis nympha salubris equo Qui fluisce, o Aniene tiburtino, Clitunno dall'umbro sentiero, e l'acqua Marcia opera immortale, il lago Albano che abbonda di foglie di Nemi, [25] e la fonte salubre bevuta dal cavallo di Polluce
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at non squamoso labuntur ventre cerastae, Itala portentis nec furit unda novis; non hic Andromedae resonant pro matre catenae, nec tremis Ausonias, Phoebe fugate, dapes,[30] nec cuiquam absentes arserunt in caput ignes exitium nato matre movente suo; Penthea non saevae venantur in arbore Bacchae, nec solvit Danaas subdita cerva rates; cornua nec valuit curvare in paelice Iuno[35] aut faciem turpi dedecorare bove; ( Ma non strisciano le ceraste sul ventre squamoso, né l'onda italica infuria di nuovi mostri; qui non risuonano le catene di Andromeda per la madre, né temi, o Febo impaurito, i banchetti Ausoni, [30] né ad alcuno arsero sul capo fuochi lontani mentre la madre cerca la morte per suo figlio; le Baccanti crudeli non cacciano sull'albero Penteo,né una cerva sostituita fa partire le navi del Danai; né Giunone riuscì a curvare le corna su una concubina; [35] o a mutare l'aspetto in un'orribile bue; (
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