Properzio, Elegie: Libro IV, Elegia XI

Properzio, Elegie: Libro IV, Elegia XI

Latino: dall'autore Properzio, opera Elegie parte Libro IV, Elegia XI

esine, Paulle, meum lacrimis urgere sepulcrum: panditur ad nullas ianua nigra preces; cum semel infernas intrarunt funera leges, non exorato stant adamante uiae O Paolo, smetti di gravare il mio sepolcro di lacrime: la nera porta non si apre per nessuna preghiera; quando una volta i morti entrano nelle le leggi infernali, si presentano le vie di acciaio inesorabile
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Properzio, Elegie: Libro IV, Elegia IV

te licet orantem fuscae deus audiat aulae:[5] nempe tuas lacrimas litora surda bibent Sia pure che il dio dell'oscura reggia ascolti te che preghi: [5] certamente sorde le rive berranno le tue lacrime
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Properzio, Elegie: Libro IV, Elegia II

uota mouent superos: ubi portitor aera recepit, obserat herbosos lurida porta rogos Le preghiere commuovono gli dei: quando il nocchiero ha ricevuto la moneta, la tetra porta chiude le tombe erbose
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Properzio, Elegie: Libro II, Elegia XII

sic maestae cecinere tubae, cum subdita nostrum detraheret lecto fax inimica caput Così meste suonarono le tombe, quando la torcia crudele accesa sotto il letto consumava il mio corpo
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Properzio, Elegie: Libro III, Elegia XXII

[10] quid mihi coniugium Paulli, quid currus auorum profuit aut famae pignora tanta meae [10] Che mi giovò il matrimonio con Paolo, che i carri degli avi o i tanti pegni della mia fama
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Properzio, Elegie: Libro IV, Elegia III

non minus immitis habuit Cornelia Parcas: et sum, quod digitis quinque legatur, onus Cornelia non ebbe le Parche meno crudeli: e sono un peso che è preso con cinque dita
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Properzio, Elegie: Libro II, Elegia XXVI

damnatae noctes et uos, uada lenta, paludes,[15] et quaecumque meos implicat unda pedes, immatura licet, tamen huc non noxia ueni: det Pater hic umbrae mollia iura meae; aut si quis posita iudex sedet Aeacus urna, in mea sortita uindicet ossa pila:[20] assideant fratres, iuxta et Minoida sellam Eumenidum intento turba seuera foro: Sisyphe, mole uaces; taceant Ixionis orbes, fallax Tantaleus corripiare liquor; Cerberus et nullas hodie petat improbus umbras;[25] et iaceat tacita laxa catena sera Tenebre maledette e voi, guadi stagnanti, paludi, [15] e qualunque onda trattiene i miei piedi, per quanto prematura, tuttavia qui non venni colpevole: il Padre dia a questa mia ombra lievi sentenze, o se qualche urna è posta, Eaco siede giudice, estratta la sfera, giudichi le mie ossa: [20] Assistano i fratelli, accanto alla sedia di Minosse la schiera severa delle Eumenidi nell'attento foro: Sisifo, liberati del masso, tacciano le ruote di Issione, Tantalo afferri l'acqua ingannevole; e il feroce Cerbero oggi non assalga alcuna ombra; [25] e rimanga allentata fino a tardi la muta catena
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ipsa loquor pro me: si fallo, poena sororum infelix umeros urgeat urna meos Io stessa parlo per me:se mento, l'infelice urna, pena della sorelle, opprima le mie spalle
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Properzio, Elegie: Libro III, Elegia XIV

si cui fama fuit per auita tropaea decori, Afra Numantinos regna loquuntur auos:[30] altera maternos exaequat turba Libones, et domus est titulis utraque fulta suis Se a qualcuno fu onore la fama degli aviti trofei, i regni Africani chiamano avi i Numantini: [30] l'altra schiera uguaglia i Liboni di materna discendenza, e l'una e l'altra casa è piena dei loro titoli
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Properzio, Elegie: Libro II, Elegia XXXII

mox, ubi iam facibus cessit praetexta maritis, uinxit et acceptas altera uitta comas, iungor, Paulle, tuo sic discessura cubili:[35] in lapide hoc uni nupta fuisse legar Poi, quando ormai la toga pretesta cedette alle fiaccole del marito, e un'altra benda legò le chiome raccolte, sono unita,Paolo, al tuo talamo per allontanarmene così: [35] su questa lapide sarò letta essere stata sposa di uno solo