Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 23, Paragrafi 01-40

Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 23, Paragrafi 01-40

Latino: dall'autore Plinio il Vecchio, opera Naturalis Historia parte Libro 23, Paragrafi 01-40

[1] Peracta cerealium in medendo quoque natura est omniumque, quae ciborum aut florum odorumve gratia proveniunt supina tellure

non cessit iis Pomona partesque medicas et pendentibus dedit, non contenta protegere arborumque umbra alere quae diximus, immo velut indignata plus auxili inesse his, quae longius a caelo abessent quaeque postea coepissent; primum enim homini cibum fuisse inde, et sic inducto caelum spectare, pascique et nunc ex se posse sine frugibus

[2] ergo, Hercule, artes in primis dedit vitibus, non contenta delicias etiam et odores atque unguenta omphacio et oenanthe ac massari, quae suis locis diximus, nobiliter instruxisse

'Plurimum, inquit, homini voluptatis ex me est
[1] E' conclusa la trattazione anche sulla cura dei cereali, e di tutte quelle cose che provengono dalla superficie terrestre a riguardo dei cibi o dei fiori o dei profumi

Pomona non fu inferiore ad essi ed ha dato proprietà medicinali anche ai frutti che pendono, non contenta di proteggere e nutrire con l'ombra degli alberi quei frutti che abbiamo detto, anzi quasi indignata che ci fosse più rimedio in questi, che erano più lontani dal cielo e che erano venuti dopo; che infatti per l'uomo il primo cibo era prodotto da lì, e spinto così a guardare il cielo, e che ora può anche bastare da sola a nutrire senza le messi

[2] Dunque, per Ercole, diede pregi dapprima alle viti, non contenta di avere fornito mirabilmente anche dolcezze e aromi e profumi al succo e all'oenanthe e alla massaris, che abbiamo citato a suo luogo

"Da me, disse, proviene la maggior parte del piacere per l'uomo
ego sucum vini, liquorem olei gigno, ego palmas et poma totque varietates, neque, ut Tellus, omnia per labores, aranda tauris, terenda areis, deinde saxis, ut quando quantove opere cibi fiant

at ex me parata omnia nec cura laboranda, sed sese porrigentia ultro et, si pigeat attingere, etiam cadentia

' certavit ipsa secum plusque utilitatis causa genuit etiam quam voluptatis

[3] Folia vitium et pampini capitis dolores inflammationesque corporum mitigant cum polenta, folia per se ardores stomachi ex aqua frigida, cum farino vero hordei articularios morbos

pampini triti et inpositi tumorem omnem siccant, sucus eorum dysintericis infusus medetur

lacrima vitium, quae veluti cummis est, lepras et lichenas et psoras notrio ante praeparatas sanat
Produco il succo del vino, il liquido dell'olio, datteri e frutti e tante varietà, e non, come la Terra, tutte le cose attraverso le fatiche, da dover arare con i buoi, da dover trebbiare nelle aie, poi con le macine, affinché diventino cibi ma in quanto tempo e con quanta fatica

Invece da me tutte cose pronte e non con una cura laboriosa, ma che si offrono spontaneamente e, se rincresce raccogliere, che cadono anche

" Lei stessa combatté con sé e produsse anche più a causa dell'utilità che del piacere

[3] Foglie di viti e pampini con la polenta riducono i dolori di testa e le infiammazioni dei corpi, le foglie di per sé con acqua fredda i bruciori di stomaco, con farina di orzo invece le malattie articolari

I pampini tritati e applicati seccano ogni gonfiore, il loro succo infuso cura i dissenterici

La resina delle viti, che è come la gomma, guarisce le lebbre e le lichene e le scabbie trattate prima con salnitro
eadem cum oleo saepius pilis inlitis psilotri effectum habet, maximeque quam virides accensae vites exudant, qua et verrucae tolluntur

[4] pampini sanguinem excreantibus et mulierum a conceptu defectioni diluti potu prosunt

cortex vitium et folia arida vulnerum sanguinem sistunt ipsumque vulnus conglutinant

vitis albae, viridis tusae, suco inpetigines tolluntur

cinis sarmentorum vitium et vinaceorum condylomatis et sedis vitiis medetur ex aceto, item luxatis et ambusti et lienis tumori cum rosaceo et ruta et aceto

item igni sacro ex vino citra oleum aspergitur et intertrigini

et pilos absumit

[5] dant et bibendum cinerem sarmentorum ad lienis remedia aceto conspersum ita, ut bini cyathi in tepida aqua bibantur utque qui biberit in lienem iaceat
La stessa con l'olio ha l'effetto di un depilatorio dopo aver unto più spesso i peli, e soprattutto quella che trasudano bruciate verdi, con cui vengono tolte anche le verruche

[4] I pampini macerati giovano come bevanda a chi sputa sangue e alla debolezza delle donne dopo il concepimento

La corteccia delle viti e le foglie secche fermano il sangue delle ferite e cicatrizzano la ferita stessa

Col succo della vite bianca, pestata verde, sono tolte le impetigini

La cenere dei ceppi delle viti e dei vinacci cura con l'aceto i condilomi e i mali del sedere, ugualmente con olio rosato e ruta e aceto le lussazioni e la bruciatura e il gonfiore della milza

Parimenti con vino senza olio viene aspersa per l'erisipela e l'escoriazione

Fa cadere anche i peli

[5] Danno anche da bere la cenere dei pampini spruzzata d'aceto per i rimedi della milza così, che sono bevute due tazze in acqua tiepida cosicché chi beve giaccia sulla milza
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Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 37, Paragrafi 161-205

Latino: dall'autore Plinio il Vecchio, opera Naturalis Historia parte Libro 37, Paragrafi 161-205

claviculae ipsae, quibus repunt vites, tritae ex aqua potae sistunt vomitionum consuetudinem

[6] cinis vitium cum axungia vetere contra tumores proficit, fistulas purgat, mox et persanat, nervorum dolores frigore ortos contractionesque, contusas vero partes vel cum oleo, carnes excrescentes in ossibus cum aceto et nitro, scorpionum et canum plagas cum oleo

corticis per se cinis conbustis pilos reddit

[7] Omphacium qua fieret ratione incipientis uvae pubertate, in unguentorum loco docuimus

nunc ad medicinam de eo pertinentia indicabimus

sanat ea quae in umore sint ulcera, ut oris, tonsillarum, genitalium

oculorum claritati plurimum confert, scabritiae genarum ulceribusque angulorum, nubeculis, ulceribus quacumque in parte manantibus, cicatricibus marcidis, ossibus purulente limosis
Gli stessi viticci, con cui le viti si arrampicano, tritati con acqua fermano la frequenza dei vomiti

[6] La cenere delle viti con sugna stagionata giova contro i gonfiori, purifica le fistole, e le risana in breve, i dolori dei nervi provocati dal freddo e le contratture, inoltre con l'olio anche le parti contuse, con aceto e salnitro le escrescenze carnose sulle ossa, con olio i morsi degli scorpioni e dei cani

La cenere della corteccia di per sé ridà i peli agli ustionati

[7] Con che metodo si formerebbe l'agresto con la crescita dell'uva che si è appena formata, l'abbiamo spiegato nella parte dei profumi

Ora indicheremo le attinenze verso la medicina riguardo a questo

Risana quelle ulcere che sono nell'umido, come (quelle) della bocca, delle tonsille, dei genitali

Conferisce moltissimo alla chiarezza degli occhi, alla crosta delle palpebre e alle ferite degli angoli, alle macchie, alle ferite che spurgano in qualsiasi parte, alle cicatrici infette, alle ossa vischiose con suppurazione
mitigatur vehementia melle aut passo

prodest et dysintericis, sanguinem excreantibus, anginis

[8]Omphacio cohaeret oenanthe, quam vites silvestres ferunt, dicta nobis in unguenti ratione

laudatissima in Syria, maxime circa Antiochiae et Laodiceae montes et ex alba vite

refrigerat, astringit, vulneribus inspergitur, stomacho inlinitur, utilis urinae, iocineris, capitis doloribus, dysintericis, coeliacis, cholericis, contra fastidia obolo ex aceto pota

siccat manantes capitis eruptiones, efficacissima ad vitia, quae sint in umidis, ideo et oris ulceribus et verendis ac sedi cum melle et croco

[9] alvum sistit, genarum scabritiem emendat oculorumque lacrimationes, ex vino stomachi dissolutionem, ex aqua frigida pota sanguinis excreationes
L'intensità viene mitigata col miele o col passito

Giova anche ai dissenterici, a coloro che emettono sangue, alle angine

[8] Con l'agresto è legata l'oenanthe, che producono le viti selvatiche, citata da noi nella trattazione del profumo

Molto rinomata in Siria, soprattutto intorno ai monti di Antiochia e di Laodicea e (ricavata) dalla vite bianca

Rinfresca, è astringente, viene cosparsa sulle ferite, è spalmata sullo stomaco, utile per l'urina, ai dolori del fegato, della testa, ai dissenterici, ai celiaci, ai biliaci, contro le nausee bevuta con aceto nella dose di un obolo

Secca le eruzioni della testa che suppurano, molto efficace per i mali, che sono nelle parti umide, perciò con miele e croco anche per le ferite della bocca e per i genitali e il sedere

[9] Ferma l'intestino, elimina l'eczema delle palpebre e le lacrimazioni degli occhi, col vino la debolezza di stomaco, con l'acqua bevuta fredda le espettorazioni di sangue
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Latino: dall'autore Plinio il Vecchio, opera Naturalis Historia parte Libro 21, Paragrafi 21-30

cinis eius ad collyria et ad ulcera purganda et paronychia et pterygia probatur

uritur in furno, donec panis percoquatur

Massaris odoribus tantum gignitur, omniaque ea aviditas humani ingeni nobilitavit rapere festinando

[10] Maturescentium autem uvae vehementiores nigrae, ideo vinum et his minus iucundum, suaviores albae, quoniam e tralucido facilius accipitur aër

recentes stomachum et spiritus inflatione alvum turbant

itaque in febri damnantur, utique largiores; gravedinem enim capiti morbumque lethargum faciunt

innocentiores quae decerptae diu pependere, qua ventilatione etiam utiles fiunt stomacho aegrisque, nam et refrigerant leviter et fastidium auferunt
La sua cenere è consigliata per i colliri e le ulcere da disinfettare e i panerecci e le escrescenze delle unghie

Viene bruciata in forno, finché è cotto il pane

La massaris viene prodotta solo per gli aromi, e l'avidità dello spirito umano nobilitò tutte queste cose con l'affrettarsi ad impossessarsene

[10] Di quelle poi che maturano (sono) più forti le uve nere, perciò anche il vino da queste meno amabile, più dolci le bianche, poiché l'aria è assorbita più facilmente da una parte trasparente

Le (uve) fresche disturbano lo stomaco e l'intestino con la ventosità del soffio

Pertanto sono vietate durante la febbre, specie troppo abbondanti; infatti provocano pesantezza alla testa e letargia

Più innocue quelle raccolte pendere a lungo, con la quale ventilazione diventano utili anche allo stomaco e ai malati, infatti rinfrescano anche leggermente e tolgono la nausea
[11] Proximae a pensilibus in palea servatae; nam et in vinaceis servatae et caput et vesicam et stomachum infestant, sistunt tamen alvum, sanguinem excreantibus utilissimae

quae in vino aut in dulci conditae fuere, caput temptant; quae vero in musto fuere, peiorem vim etiamnum habent quam quae in vinaceis

sapa quoque inutiles stomacho facit

[12] saluberrimas putant medici in caelesti aqua servatas, etiamsi minime iucundas, sed voluptatem earum in stomachi ardore sentiri et in amaritudine iecoris fellisque vomitionibus et in choleris, hydropicis cum ardore februm aegrotantibus

at in ollis servatae et os et stomachum et aviditatem excitant, paulo tamen graviores existimantur fieri vinaceorum halitu

Uvae florem in cibo si edere gallinacei, uvas non attingunt
[11] Vicine a quelle appese quelle conservate nella paglia; infatti anche quelle conservate nei vinacci danneggiano sia il capo sia la vescica sia lo stomaco, tuttavia fermano l'intestino, molto utili per chi emette sangue

Quelle che sono state immerse nel vino o in quello dolce, disturbano la testa; quelle poi che sono state nel mosto, hanno effetto anche peggiore di quella (lasciata) nei vinacci

Anche la sapa le rende inutili per lo stomaco

[12] I medici ritengono molto salutari quelle conservate in acqua piovana, anche se pochissimo gradevoli, ma il loro piacere essere avvertito nel bruciore di stomaco e nell'amarezza del fegato e nei vomiti di bile e nei malati di bile e d'idropisia con ardore di febbri

Ma conservate in vasi eccitano sia la bocca sia lo stomaco sia l'appetito, tuttavia ritengono diventare un poco più pesanti per l'esalazione delle vinacce

Se i gallinacei hanno mangiato nel cibo il fiore dell'uva, non toccano le uve
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Latino: dall'autore Plinio il Vecchio, opera Naturalis Historia parte Libro 26, Paragrafi 144-164

[13] Sarmenta earum, in quibus acini fuere, adstringendi vim habent, efficaciora ex ollis

Nuclei acinorum eandem vim optinent

hi sunt qui in vino capiti dolorem faciant

tosti tritique stomacho utiles sunt

inspergitur farina eorum polentae modo potioni et dysintericis et coeliacis et dissoluto stomacho

decocto etiam eorum fovere psoras et pruritum utile est

[14] Vinacei per se minus capiti aut vesicae nocent quam nuclei, mammarum inflammationi utiles cum sale triti

decoctum eorum veteres dysintericos et coeliacos iuvat et potione et fotu

Uva thericae, de qua suo loco diximus, contra serpentium ictus estur

pampinos quoque eius edendos censent inponendosque

et vinum et acetum ex his factum auxiliarem contra eadem vim habet
[13] I tralci di quelle, su cui c'erano stati gli acini, hanno la proprietà di astringere, più efficaci (quelle) nei vasi

I vinaccioli degli acini hanno la stessa forza

Questi nel vino sono quelli che provocano mal di testa

Cotti e tritati sono utili per lo stomaco

La loro farina viene mescolata alla pozione al modo della polenta sia per i dissenterici sia per i celiaci sia per la debolezza allo stomaco

E' utile anche con il loro decotto a curare scabbie e prurito

[14] Le vinacce di per sé nocciono meno alla testa o alla vescica del vinacciolo, tritate col sale utili per l'infiammazione delle mammelle

Il loro decotto aiuta i dissenterici cronici ed i celiaci sia in pozione sia in fomento

L'uva teriaca, di cui abbiamo parlato a suo luogo, si mangia contro le ferite dei serpenti

Ritengono che siano da mangiare anche i suoi pampini e da fare impacchi

Anche il vino e l'aceto fatto da queste ha una proprietà coadiuvante contro queste cose
[15] Uva passa, quam astaphida vocant, stomachum, ventrem et interanea temptaret, nisi pro remedio in ipsis acinis nuclei essent

iis exemptis vesicae utilis habetur et tussi, alba utilior, utilis et arteriae et renibus, sicut ex his passum privatim e serpentibus contra haemorrhoida potens

[16] testium inflammationi cum farina cumini aut coriandri inponuntur, item carbunculis, articulariis morbis sine nucleis tritae cum ruta

fovere ante vino ulcera oportet

sanant epinyctidas et ceria et dysinteriam cum suis nucleis

et in oleo coctae gangraenis inlinuntur cum cortice raphani et melle, podagris et unguium mobilibus cum panace

et per se ad purgandum os caputque cum pipere conmanducantur
[15] L'uva passa, che chiamano astaphis, danneggerebbe lo stomaco, il ventre e gli intestini, se come rimedio negli acini stessi non ci fossero i vinaccioli

Tolti questi è ritenuta efficace per la vescica e la tosse, più utile la bianca, utile anche per la trachea e i reni, come il passito (preso) da queste particolarmente potente tra i serpenti contro quelli emorroici

[16] Per l'infiammazione dei testicoli sono spalmati con farina di cumino o di coriandolo, ugualmente per i carbonchioli, i mali articolari tritate senza vinaccioli e con la ruta

E' opportuno riscaldare prima le ulcere col vino

Guariscono le pustole e gli sfoghi e la dissenteria con i suoi vinaccioli

Anche cotte nell'olio sono spalmate per le cancrene con corteccia di rafano e miele, per le gotte e le unghie mobili con la panacea

Sono mangiate anche di per sé per purificare la bocca e col pepe (per purificare) il cervello
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[17] Astaphis agria sive staphis, quam uvam taminiam aliqui vocant falso, suum enim genus habet, cauliculis nigris, rectis, foliis labruscae, fert folliculos verius quam acinos, virides, similes ciceri, in his nucleum triangulum

maturescit cum vindemia nigrescitque, cum taminiae rubentes norimus acinos sciamusque illam in apricis nasci, hanc non nisi in opacis

his nucleis ad purgationem uti non censuerim propter ancipitem strangulationem, neque ad pituitam oris siccandam, quia fauces laedunt

[18] phthiriasi caput et reliquum corpus triti liberant, facilius admixta sandaraca, item pruritu et psoris

ad dentium dolores decountur in aceto, ad aurium vitia, rheumatismos cicatricum, ulcerum manantia

flos tritus in vino contra serpentes bibitur; semen enim abdicaverim propter nimiam vim ardoris

quidam ea pituitariam vocant
[17] La stafisagria o stafis, che alcuni chiamano erroneamente uva tamina, infatti ha un suo genere, un gambo nero, dritto, con le foglie della lambrusca, produce follicoli verdi più esattamente che acini, simili al cece, in essi un seme triangolare

Matura con la vendemmia e annerisce, mentre conosciamo rossicci gli acini della tamina e sappiamo che quella nasce in luoghi aprichi, questa solo in quelli ombrosi

Non ritengo di usare questi semi come purga a causa di un rischioso soffocamento, né per seccare il catarro della bocca, poiché lacerano le gole

[18] Tritati liberano dalla ftiriasi il capo e il resto del corpo, più facilmente dopo aver mescolato la sandracca, ugualmente dal prurito e dalla scabbia

Sono cotti nell'aceto per i dolori dei denti, per i mali delle orecchie, le flussioni delle cicatrici, le secrezioni delle ferite

Il fiore tritato nel vino è bevuto contro i serpenti; infatti eviterei il seme per la troppa forza d'infiammazione

Alcuni la chiamano pituitaria
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