Livio, Ab urbe condita: Libro 33; 26 - 49, pag 6

Livio, Ab urbe condita: Libro 33; 26 - 49

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 33; 26 - 49

Tum vero ii quos paverat per aliquot annos publicus peculatus, velut bonis ereptis, non furtorum manubiis extortis infensi et irati Romanos in Hannibalem et ipsos causam odii quaerentes instigabant

Ita diu repugnante P Scipione Africano, qui parum ex dignitate populi Romani esse ducebat subscribere odiis accusatorum Hannibalis et factionibus Carthaginiensium inserere publicam auctoritatem nec satis habere bello vicisse Hannibalem nisi velut accusatores calumniam in eum iurarent ac nomen deferrent, tandem pervicerunt ut legati Carthaginem mitterentur qui ad senatum eorum arguerent Hannibalem cum Antiocho rege consilia belli faciendi inire

Legati tres missi, Cn Servilius M Claudius Marcellus Q Terentius Culleo
Allora però quanti si erano per alcuni anni nutriti di pubbliche malversazioni, come se fossero loro tolti propri beni, non il frutto delle loro ruberie, pieni di ira e di odio venivano eccitando contro Annibale i Romani, che già di per se stessi cercavano un motivo per odiarlo

Così, nonostante la lunga opposizione di P Scipione Africano, che riteneva poco dignitoso per il popolo romano associarsi all'odio degli accusatori di Annibale, immischiare i pubblici poteri nei contrasti di partito di Cartagine, non accontentarsi di avere sconfitto Annibale in guerra ma, come delatori, sostenere con giuramento accuse calunniose contro di lui e denunciarlo ai giudici, ottennero alla fine l'invio a Cartagine di una commissione che davanti al loro senato accusasse Annibale di progettare con il re Antioco disegni di guerra

Furono inviati tre delegati, Gn Servilio, M Claudio Marcello, Q Terenzio Culleone
Qui cum Carthaginem venissent, ex consilio inimicorum Hannibalis quaerentibus causam adventus dici iusserunt venisse se ad controversias quae cum Masinissa rege Numidarum Carthaginiensibus essent dirimendas

Id creditum volgo: unum Hannibalem se peti ab Romanis non fallebat et ita pacem Carthaginiensibus datam esse ut inexpiabile bellum adversus se unum maneret

Itaque cedere tempori et fortunae statuit; et praeparatis iam ante omnibus ad fugam, obversatus eo die in foro avertendae suspicionis causa, primis tenebris vestitu forensi ad portam cum duobus comitibus ignaris consilii est egressus

[48] Cum equi quo in loco iusserat praesto fuissent, nocte Byzaciumita regionem quandam agri vocanttransgressus, postero die ad mare inter Acyllam et Thapsum ad suam turrem pervenit; ibi eum parata instructaque remigio excepit navis
Giunti a Cartagine, per suggerimento degli avversari di Annibale fecero dire a chi chiedeva il motivo della loro venuta che erano andati ad appianare i contrasti sorti tra i Cartaginesi e il re dei Numidi Masinissa

Ciò venne generalmente creduto: solo ad Annibale non sfuggiva che i Romani miravano a lui e che la pace era stata concessa ai Cartaginesi a condizione di poter continuare una guerra implacabile contro lui solo

Decise perciò di piegarsi alle circostanze e alla fortuna e siccome già da prima tutto aveva predisposto per la fuga, dopo essersi trattenuto durante il giorno nel foro per sviare i sospetti, sul fare della notte, con un vestito da città, si allontanò verso una porta con due compagni ignari del suo disegno

[48] Poiché i cavalli erano pronti nel luogo da lui ordinato, traversato nella notte il Bizacio -così si chiama una regione di quel territorio - giunse il giorno seguente nel suo castello sul mare tra Acilla e Tapso; 4ui lo accolse una nave pronta a salpare e fornita di rematori
Ita Africa Hannibal excessit, saepius patriae quam suum eventum miseratus

Eodem die in Cercinam insulam traiecit

Ubi cum in portu naves aliquot Phoenicum onerarias cum mercibus invenisset et ad egressum eum e nave concursus salutantium esset factus, percunctantibus legatum se Tyrum missum dici iussit

Veritus tamen ne qua earum navis nocte profecta Thapsum aut Hadrumetum nuntiaret se Cercinae visum, sacrificio apparari iusso magistros navium mercatoresque invitari iussit et vela cum antemnis ex navibus corrogari ut umbraclummedia aestas forte eratcenantibus in litore fieret

Quanto res et tempus patiebatur apparatu celebratae eius diei epulae sunt, multoque vino in serum noctis convivium productum

Hannibal cum primum fallendi eos qui in portu erant tempus habuit, navem solvit
Così lasciò l'Africa Annibale, piangendo più spesso la sorte della patria che non la sua personale

Il medesimo giorno giunse all'isola Cercina

Avendo qui trovato nel porto alcune navi da trasporto fenice cariche di merci ed essendosi formata una folla per salutarlo mentre scendeva dalla nave, alle domande rispose che era mandato a Tiro quale ambasciatore

Temendo però che qualche loro nave, partendo nella notte, portasse a Tapso o ad Adrumeto la notizia che era stato visto a Cercina, ordinò che si preparasse un sacrificio, fece invitare i comandanti delle navi e i mercanti e fece chiedere a tutti vele e alberi delle navi allo scopo di allestire una tenda sulla spiaggia per il banchetto - si era allora proprio nel pieno dell'estate

Si preparò quel giorno un banchetto con tutta la sontuosità consentita dalle disponibilità e dalle circostanze e tra abbondanti libagioni il convito si protrasse fino a notte avanzata

Annibale non appena si presentò l'occasione favorevole per ingannare coloro che erano nel porto salpò

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Livio, Ab urbe condita: Libro 29; 18 - 20

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 29; 18 - 20

Ceteri sopiti cum postero die tandem ex somno pleni crapulae surrexissent, ad id quod serum erat, aliquot horas referendis in naves collocandis et aptandis armamentis absumpserunt

Carthagine [et] multitudinis adsvetae domum Hannibalis frequentare concursus ad vestibulum aedium est factus

Ut non comparere eum volgatum est, in forum turba convenit principem civitatis quaerentium; et alii fugam conscisse, id quod erat, alii fraude Romanorum interfectum idque magis volgo fremebant, variosque voltus cerneres ut in civitate aliorum alias partes foventium et factionibus discordi; visum deinde Cercinae eum tandem allatum est
Gli altri, in preda al sonno, quando finalmente il giorno successivo si destarono ancora annebbiati dai fumi del vino, oltre al fatto che era ormai tardi, impiegarono parecchie ore a riportare sulle navi, mettere a posto e sistemare le attrezzature

A Cartagine vi fu un accorrere della folla abituata a frequentare la casa di Annibale nell'atrio del palazzo

Come si diffuse la voce che Annibale non si faceva vedere, si radunò nel foro una folla che reclamava il più autorevole dei cittadini; alcuni dicevano, ed era la realtà, che si era risoluto a fuggire, altri che era stato ucciso a tradimento dai Romani, e questa era la voce più diffusa; si sarebbero potute cogliere sui volti espressioni diverse, come è naturale in una città divisa in fazioni, nella quale alcuni sostengono un partito, altri un altro; giunse infine la notizia che era stato visto a Cercina
[49] Et Romani legati cum in senatu exposuissent compertum patribus Romanis esse et Philippum regem ante ab Hannibale maxime accensum bellum populo Romano fecisse et nunc litteras nuntiosque ab eo ad Antiochum et Aetolos missos consiliaque inita impellendae ad defectionem Carthaginis, nec alio eum quam ad Antiochum regem profectum: haud quieturum antequam bellum toto orbe terrarum concisset; id ei non debere impune esse, si satisfacere Carthaginienses populo Romano vellent nihil eorum sua voluntate nec publico consilio factum esseCarthaginienses responderunt quidquid aequum censuissent Romani facturos esse

Hannibal prospero cursu Tyrum pervenit exceptusque a conditoribus Carthaginis ut ab altera patria, vir tam clarus omni genere honorum, paucos moratus dies Antiochiam navigat
[49] Gli ambasciatori romani dissero in senato che i senatori romani ben sapevano che prima il re Filippo aveva fatto guerra al popolo romano istigato soprattutto da Annibale, e ora erano stati mandati da Annibale messi e lettere ad Antioco e agli Etoli ed erano stati progettati piani per indurre alla ribellione Cartagine, e non presso altri egli si era recato che presso Antioco: non sarebbe rimasto tranquillo prima di avere allargato la guerra a tutto il mondo; ma questo non doveva poterlo fare impunemente, se i Cartaginesi volevano dimostrare in modo soddisfacente al popolo romano che nulla di quanto era accaduto era stato fatto per loro volontà e a séguito di pubblica decisione - i Cartaginesi risposero che avrebbero fatto tutto ciò che i Romani avessero ritenuto giusto

Annibale arrivò a Tiro con una felice navigazione e, accolto dai fondatori di Cartagine come in una seconda patria, quell'uomo così famoso per gli onori di ogni genere che gli erano stati tributati dopo essersi trattenuto per pochi giorni si diresse, per mare, ad Antiochia

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Ibi profectum iam regem in Asiam cum audisset filiumque eius sollemne ludorum ad Daphnen celebrantem convenisset, comiter ab eo exceptus nullam moram navigandi fecit

Ephesi regem est consecutus, fluctuantem adhuc animo incertumque de Romano bello, sed haud parvum momentum ad animum eius moliendum adventus Hannibalis fecit

Aetolorum quoque eodem tempore alienati ab societate Romana animi sunt, quorum legatos Pharsalum et Leucadem et quasdam alias civitates ex primo foedere repetentes senatus ad T Quinctium reiecit
Avendo qui appreso che il re era già partito per l'Asia ed essendo andato ad incontrarne il figlio che stava celebrando solennemente i giochi a Dafne, pur da lui accolto con grande amicizia, si rimise senza indugio in navigazione

Raggiunse il re ad Efeso: era ancora esitante e indeciso nei riguardi della guerra contro Roma, ma non poca importanza ebbe, per farlo decidere, l'arrivo di Annibale

Anche gli Etoli si distaccarono, in quel medesimo tempo, dall'alleanza con Roma, poiché i loro ambasciatori che chiedevano, in base al primo trattato, Farsalo e Leucade e alcune altre città vennero dal senato rimandati a T Quinzio

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