Livio, Ab urbe condita: Libro 22; 11-20

Livio, Ab urbe condita: Libro 22; 11-20

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 22; 11-20

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[11] Ita rebus diuinis peractis, tum de bello reque [de] publica dictator rettulit quibus quotue legionibus uictori hosti obuiam eundum esse patres censerent

Decretum ut ab Cn Seruilio consule exercitum acciperet; scriberet praeterea ex ciuibus sociisque quantum equitum ac peditum uideretur; cetera omnia ageret faceretque ut e re publica duceret

Fabius duas legiones se adiecturum ad Seruilianum exercitum dixit

Iis per magistrum equitum scriptis Tibur diem ad conueniendum edixit
11 Condotte così a termine le sacre cerimonie, allora per la prima volta il dittatore fece una relazione intorno alla situazione militare e politica, chiedendo con quali e con quante legioni i senatori ritenevano che si dovesse opporre resistenza al nemico vincitore

Fu deliberato che Fabio ricevesse l'esercito dal console Cn Servilio; arruolasse, inoltre, da cittadini e da alleati quanti soldati di cavalleria e di fanteria gli sembravano necessari; per il resto si comportasse ed agisse come riteneva opportuno nell'interesse dello stato

Fabio dichiarò che avrebbe aggiunto due legioni all'esercito di Servilio

Arruolate queste dal comandante della cavalleria, Fabio fissò Tivoli come luogo di convegno delle legioni e ne stabilì la data
Edictoque proposito ut, quibus oppida castellaque immunita essent, ut ii commigrarent in loca tuta, ex agris quoque demigrarent omnes regionis eius qua iturus Hannibal esset tectis prius incensis ac frugibus corruptis ne cuius rei copia esset, ipse uia Flaminia profectus obuiam consuli exercituque

cum ad Tiberim circa Ocriculum prospexisset agmen consulemque cum equitibus ad se progredientem, [substitit] uiatore misso qui consuli nuntiaret ut sine lictoribus ad dictatorem ueniret

Qui cum dicto paruisset congressusque eorum ingentem speciem dictaturae apud ciues sociosque uetustate iam prope oblitos eius imperii fecisset, litterae ab urbe allatae sunt naues onerarias commeatum ab Ostia in Hispaniam ad exercitum portantes a classe Punica circa portum Cosanum captas esse
fatto noto il bando che prescriveva che coloro, le cui città e castelli non fossero fortificati, si trasferissero in luoghi sicuri e che tutti gli abitanti di quella regione per la quale sarebbe passato Annibale, abbandonassero i campi, dopo aver per prima cosa incendiate e guastate le case e le messi, perché non rimanesse nessuna possibilità di rifornimento, egli stesso, percorrendo la via Flaminia andò incontro al console

Quando scorse vicino al Tevere nei pressi di Ocricolo l'esercito del console che insieme con la cavalleria veniva verso di lui, mandò a Servilio un messaggero per avvertirlo di venire dal dittatore senza i littori

Eseguito quest'ordine l'incontro tra Fabio e Servilio palesò tutta la solennità della dittatura dinanzi a quei cittadini ed alleati che per la lunga desuetudine si erano quasi dimenticati di quella suprema carica; in quel momento giunse una lettera da Roma che informava che delle navi onerarie, che recavano vettovaglie da Ostia all'esercito di Spagna, erano state prese dalla flotta cartaginese nei dintorni del porto di Cosa
Itaque extemplo consul Ostiam proficisci iussus nauibusque quae ad urbem Romanam aut Ostiae essent completis milite ac naualibus sociis persequi hostium classem ac litora Italiae tutari

Magna uis hominum conscripta Romae erat; libertini etiam, quibus liberi essent et aetas militaris, in uerba iurauerant

Ex hoc urbano exercitu, qui minores quinque et triginta annis erant, in naues impositi, alii ut urbi praesiderent relicti

[12] Dictator exercitu consulis accepto a Fuluio Flacco legato per agrum Sabinum Tibur, quo diem ad conueniendum edixerat nouis militibus, uenit

inde Praeneste ac transuersis limitibus in uiam Latinam est egressus, unde itineribus summa cum cura exploratis ad hostem ducit, nullo loco, nisi quantum necessitas cogeret, fortunae se commissurus
Pertanto al console fu subito comandato di partire per Ostia e di inseguire la flotta nemica e difendere le coste dell'Italia con quelle navi che si trovavano negli arsenali di Roma o di Ostia piene di soldati e di marinai alleati

A Roma era stata arruolata una gran quantità di soldati; anche gli schiavi liberati, purché avessero figli e fossero in età da prestare servizio militare pronunziarono giuramento di fedeltà

Di questo esercito cittadino furono imbarcati solo quelli che avevano meno di trentacinque anni, gli altri furono lasciati a presidiare Roma

12 Il dittatore ricevuto in consegna l'esercito dal luogotenente Fulvio Flacco, attraverso l'agro Sabino venne a Tivoli, nel giorno in cui aveva stabilito l'adunata per le legioni appena arruolate

Venne quindi a sboccare sulla via Latina per vie secondarie, passando da Preneste; di qui, esplorato il cammino con la massima diligenza guidò i soldati in vicinanza del nemico, col proposito di non attaccare in nessun luogo se non costretto dalla necessità

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Livio, Ab urbe condita: Libro 04, 01- 03
Livio, Ab urbe condita: Libro 04, 01- 03

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 04, 01- 03

Quo primum die haud procul Arpis in conspectu hostium posuit castra, nulla mora facta quin Poenus educeret in aciem copiamque pugnandi faceret

Sed ubi quieta omnia apud hostes nec castra ullo tumultu mota uidet, increpans quidem uictos tandem illos Martios animos Romanis, debellatumque et concessum propalam de uirtute ac gloria esse, in castra rediit

ceterum tacita cura animum incessit quod cum duce haudquaquam Flamini Sempronique simili futura sibi res esset ac tum demum edocti malis Romani parem Hannibali ducem quaesissent
Subito nello stesso giorno in cui Fabio pose l'accampamento di fronte al nemico non lontano da Arpi; Annibale non indugiò neanche un momento ad uscire in campo per offrire occasione di battaglia

Ma quando si accorse che presso i nemici era tutto tranquillo e che nel campo romano non cera alcuna agitazione, ritornò ai suoi alloggiamenti gridando a gran voce che finalmente era stato vinto e piegato quell'animo eroico dei Romani e si era posto fine alla guerra lasciando apertamente libero a lui il campo del valore e della gloria

Una segreta preoccupazione invase, peraltro, l'animo di lui per il sospetto di aver a che fare in futuro con un capitano per nulla simile a Flaminio e a Sempronio, poiché i Romani, ammaestrati dalle sciagure, avevano soltanto allora cercato di avere un comandante pari ad Annibale
Et prudentiam quidem [non uim] dictatoris extemplo timuit; constantiam hauddum expertus, agitare ac temptare animum mouendo crebro castra populandoque in oculis eius agros sociorum coepit, et modo citato agmine ex conspectu abibat, modo repente in aliquo flexu uiae, si excipere degressum in aequum posset, occultus subsistebat

Fabius per loca alta agmen ducebat, modico ab hoste interuallo ut neque omitteret eum neque congrederetur
Subito, in verità, ebbe timore della prudenza, non della temerarietà del dittatore; non avendo ancora sperimentato la fermezza di lui, cercò di eccitarlo provocandone l'ardimento col muovere frequentemente gli alloggiamenti, col devastare sotto i suoi occhi i campi degli alleati; ora a marce forzate si allontanava dalla sua presenza ora improvvisamente si arrestava di nascosto in qualche svolta della strada, per vedere se potesse sorprenderlo mentre scendeva al piano

Fabio guidava l'esercito sulle colline a breve distanza dal nemico, in modo da non perderlo di vista, ma nello stesso tempo non essere costretto ad attaccarlo

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Livio, Ab urbe condita: Libro 04. 09-14
Livio, Ab urbe condita: Libro 04. 09-14

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 04. 09-14

Castris, nisi quantum usus necessarii cogerent, tenebatur miles; pabulum et ligna nec pauci petebant nec passim; equitum leuisque armaturae statio, composita instructaque in subitos tumultus, et suo militi tuta omnia et infesta effusis hostium populatoribus praebebat; neque uniuerso periculo summa rerum committebatur et parua momenta leuium certaminum ex tuto coeptorum, finitimo receptu, adsuefaciebant territum pristinis cladibus militem minus iam tandem aut uirtutis aut fortunae paenitere suae

Sed non Hannibalem magis infestum tam sanis consiliis habebat quam magistrum equitum, qui nihil aliud quam quod impar erat imperio morae ad rem publicam praecipitandam habebat
I soldati erano tenuti negli accampamenti ne uscivano solo spinti dalla necessità di rifornimenti; in gruppi folti ed uniti andavano in cerca di foraggio e di legna; una scorta composta di cavalieri armati alla leggera ed addestrata per gli assalti improvvisi, mentre offriva completa sicurezza ai compagni nello stesso tempo molestava i predatori nemici sparsi per i campi; la sorte di quella campagna non era affidata ad una battaglia decisiva, ed insignificanti successi in combattimenti di poca importanza, cominciati stando in posizione sicura, con una vicina possibilità di rifugio abituavano i soldati terrorizzati dalle precedenti sconfitte, ad essere meno insoddisfatti sia del proprio valore che della propria sorte

Tuttavia Fabio non aveva tanto Annibale ostile a così saggi propositi quanto il maestro della cavalleria, che nessun altro ritegno frenava dal far precipitare alla rovina lo stato, che il fatto di essere inferiore di grado nel comando
Ferox rapidusque consiliis ac lingua immodicus, primo inter paucos, dein propalam in uolgus, pro cunctatore segnem, pro cauto timidum, adfingens uicina uirtutibus uitia, compellabat, premendoque superiorem, quae pessima ars nimis prosperis multorum successibus creuit, sese extollebat

[13] Hannibal ex Hirpinis in Samnium transit, Beneuentanum depopulatur agrum, Telesiam urbem capit

inritat etiam de industria Romanum ducem, si forte accensum tot indignitatibus [cladibus] sociorum detrahere ad aequum certamen possit

Inter multitudinem sociorum Italici generis, qui ad Trasumennum capti ab Hannibale dimissique fuerant, tres Campani equites erant, multis iam tum inlecti donis promissisque Hannibalis ad conciliandos popularium animos
Impetuoso e temerario nelle decisioni e sfrenato nel linguaggio prima fra pochi poi apertamente in mezzo a tutti, chiamava con disprezzo Fabio pigro invece che temporeggiatore pusillanime in luogo di cauto fingendo di attribuirgli difetti che avevano la parvenza di virtù e col disprezzare un suo superiore esaltava se stesso; arte malvagia che ebbe troppa fortuna a causa dei prosperi successi di molti

13Annibale passò attraverso il territorio degli Irpini nel Sannio; saccheggiato il territorio beneventano prese la città di Telesia

Si mise infatti deliberatamente a provocare Fabio per vedere se mai muovendolo a sdegno per tante offese e devastazioni inflitte agli alleati lo potesse trascinare a un combattimento in pianura

Tra la folla degli alleati di stirpe italica fatti prigionieri al Trasimeno e poi lasciati liberi da Annibale, vi erano tre cavalieri campani già fin da allora attirati da molti doni e promesse da parte di Annibale, perché rendessero favorevole a lui l'animo dei loro conterranei

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Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 05, 26-30

Hi nuntiantes si in Campaniam exercitum admouisset Capuae potiendae copiam fore, cum res maior quam auctores esset, dubium Hannibalem alternisque fidentem ac diffidentem tamen ut Campaniam ex Samnio peteret mouerunt

Monitos etiam atque etiam promissa rebus adfirmarent iussosque cum pluribus et aliquibus principum redire ad se dimisit

Ipse imperat duci ut se in agrum Casinatem ducat, edoctus a peritis regionum, si eum saltum occupasset, exitum Romano ad opem ferendam sociis interclusurum

sed Punicum abhorrens ab Latinorum nominum [locutione os, Casilinum] pro Casino dux ut acciperet, fecit, auersusque ab suo itinere per Allifanum Caiatinumque et Calenum agrum in campum Stellatem descendit
Costoro, dichiarando ad Annibale che se avesse mosso l'esercito verso la Campania avrebbe potuto impadronirsi di Capua lo indussero a dirigersi dal Sannio verso la Campania, nonostante egli ora fiducioso ora diffidente fosse preso dal dubbio che l'impresa risultasse più difficile di quanto facevano supporre i suoi promotori

Dopo averli esortati perché confermassero coi fatti ciò che ripetutamente avevano promesso li congedò con l'ordine di ritornare a lui insieme con un gruppo di autorevoli cittadini di Capua

Egli stesso comandò alla guida di condurlo nel territorio casinate informato da coloro che erano pratici dei luoghi che, se avesse occupato un passaggio obbligato, avrebbe chiuso ai Romani uno sbocco per recare aiuto agli alleati

Tuttavia la pronuncia cartaginese assai impacciata nel dire nomi latini, fece sì che la guida intendesse Casilino in luogo di Casino, in modo che Annibale, deviato dalla via diretta, discese nella pianura di Stellato attraverso il territorio di Alife di Caiazzo e di Cales
Vbi cum montibus fluminibusque clausam regionem circumspexisset, uocatum ducem percontatur ubi terrarum esset

cum is Casilini eo die mansurum eum dixisset, tum demum cognitus est error et Casinum longe inde alia regione esse; uirgisque caeso duce et ad reliquorum terrorem in crucem sublato, castris communitis Maharbalem cum equitibus in agrum Falernum praedatum dimisit

Vsque ad aquas Sinuessanas populatio ea peruenit

Ingentem cladem, fugam [tamen] terroremque latius Numidae fecerunt; nec tamen is terror, cum omnia bello flagrarent, fide socios dimouit, uidelicet quia iusto et moderato regebantur imperio nec abnuebant, quod unum uinculum fidei est, melioribus parere
Qui avendo visto tutto intorno la regione chiusa da monti e da fiumi chiamata la guida la interrogò per sapere in quali terre mai si trovasse

Allorché quella ebbe annunciato che avrebbe in quel giorno pernottato a Casilino, allora finalmente si scoprì l'errore, poiché Casino si trovava in un luogo ben lontano di lì; Annibale, massacrata a nerbate la guida, la crocifisse per incutere terrore agli altri, e fortificati gli accampamenti, mandò Maarbale con i cavalieri a devastare l'agro Falerno

Quel saccheggio giunse fino alle acque termali di Sinuessa

I Numidi, pertanto portarono ancor più in là grande rovina e fuga e terrore; né, tuttavia, quello spavento, per quanto l'incendio della guerra divorasse tutto, scosse la lealtà degli alleati, evidentemente perché essi si sentivano governati da un giusto e moderato potere, né si rifiutavano di obbedire ai migliori; in ciò soltanto, infatti, sta il vincolo della fedeltà

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[14] Vt uero, [post]quam ad Volturnum flumen castra sunt posita, exurebatur amoenissimus Italiae ager uillaeque passim incendiis fumabant, per iuga Massici montis Fabio ducente

tum prope de integro seditio [ac de seditione] accensa; [quieti fuerant] enim per paucos dies, quia, cum celerius solito ductum agmen esset, festinari ad prohibendam populationibus Campaniam crediderant

Vt uero in extrema iuga Massici montis uentum est [et] hostes sub oculis erant Falerni agri colonorumque Sinuessae tecta urentes, nec ulla erat mentio pugnae, spectatum huc inquit Minucius, ad rem fruendam oculis, sociorum caedes et incendia uenimus
14 Dopo che l'esercito cartaginese ebbe posto gli accampamenti presso il fiume Volturno, venne dato alle fiamme il territorio più bello di tutta l'Italia; le cascine qua e là fumavano per gli incendi, mentre Fabio conduceva i suoi attraverso i gioghi del monte Massico

Allora si riaccese la ribellione dell'esercito: i soldati infatti erano rimasti tranquilli per alcuni giorni perché essendo stato l'esercito condotto con una marcia più veloce del solito essi avevano creduto che la fretta fosse dovuta al proposito di impedire le devastazioni della Campania

Tuttavia come videro che si era giunti agli estremi gioghi del monte Massico e che i nemici stavano sotto gli occhi dei Romani intenti a dare alle fiamme l'agro Falerno e le case dei coloni di Sinuessa mentre nessuno parlava di battaglia Minucio proruppe: Siamo forse venuti qui come semplici spettatori per rallegrare i nostri occhi allo spettacolo delle stragi e degli incendi contro i nostri alleati

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