L’infanzia di Liliana Segre ai tempi dell’olocausto

l’infanzia di Liliana Segre ai tempi dell’olocausto

La famiglia è di origini ebraiche ma nei primi anni della sua vita questo aspetto non è rilevante come invece lo sarà in seguito

Liliana Segre da piccola in braccio al papà Alberto Liliana Segre da piccola in braccio al papà Alberto

Perde la mamma quando non ha ancora un anno e viene cresciuta dal padre Alberto. Il 18 settembre 1938 Mussolini annuncia l'entrata in vigore di alcune leggi razziali, eccone alcune

  • divieto di matrimonio tra italiani ed ebrei
  • gli ebrei non possono avere domestici ariani
  • divieto per le aziende importanti di avere dipendenti ebrei
  • divieto di assumere ebrei nelle amministrazioni
  • divieto per gli ebrei stranieri di trasferirsi in Italia
  • divieto di fare il giornalista per un ebreo

  • un ebreo non può fare il notaio
  • i bambini ebrei non possono frequentare le scuole pubbliche
Proprio quest'ultimo divieto colpisce Liliana Segre che ha 8 anni e viene espulsa da scuola

targa commemorativa di studenti esplulsi da scuola perchè ebrei targa commemorativa di studenti esplulsi da scuola perchè ebrei
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Il padre prova a nasconderla da degli amici e nel 1943 provano una fuga, ma al confine con la Svizzera vengono arrestati e finiscono in carcere a Milano. Liliana, suo padre e altri parenti ci restano per poco più di un mese e il 30 gennaio 1944 vengono portati in un binario sotterraneo della stazione centrale di Milano usato per le merci e il bestiame. Dentro una carrozza viene stipata con molte altre persone e in queste condizioni disumane sostiene un viaggio di 7 lunghi giorni con destinazione Auschwitz.

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Arrivata percepisce un senso di caos. Urla , ordini in tedesco, cani che abbaiano, gente piange o corre e poi spari. Donne e uomini vengono divisi e così vedrà per l'ultima volta suo padre. Racconta il disagio di quando una donna viene obbligata a spogliarsi nuda di colpo. davanti ai soldati che passano, ridono, disprezzano, fanno battute. Ogni donna veniva rasata, tatuata, sul braccio le tatuano il numero 75190, e rivestita con una divisa a righe. Era il momento in cui si usciva da quella baracca schiava. 

Si doveva imparare il primo possibile la lingua tedesca e soprattutto il proprio numero il giorno stesso. Dirà: "Capivi subito che non avresti mai più avuto un attimo per te, era una solitudine in mezzo a una moltitudine di persone". Si dormiva in cinque o sei in quei letti a castello, vestite, con gli zoccoli sotto la testa, strette alla vicina che era una sconosciuta. Un po' di paglia puzzolente sotto di te nel freddo dell'inverno polacco.

Alla mattina ci si poteva servire degli orribili gabinetti a blocchi di 30-40 per volta e in pochissimi minuti tutti insieme e poi lasciare il posto agli altri. L'acqua non era potabile, Il cibo era spaventoso e tutto il giorno, mangiare, era il pensiero fisso.  Si diventava come un animale che cerca il cibo ovunque senza trovarlo.

Si facevano spesso delle selezioni per verificare chi era ancora abile al lavoro, altrimenti si veniva eliminati. Una compagna di sventure, aveva perso due dita lavorando la macchina. In fila per le selezioni è dietro di Liliana Segre, che aveva appena superato il controllo, e viene fermata, il suo destino è segnato.

La notte era terribile, in pochi giorni erano arrivate migliaia di persone e la Segre racconta che dalle piccole finestre delle baracche vedevano e sentivamo gente che si chiamava, che si perdeva nella confusione, le mamme che perdevano i bambini. La fiamma del crematorio illuminava quella notte con gente che arrivava e non sapeva che stava andando direttamente là.

Lavora in una fabbrica per scaricare il ferro, e mentre la guerra volge al termine verso la sconfitta della Germania, gli ufficiali tedeschi ricevono l'ordine di non lasciare traccia di questi campi di sterminio. I campi vengono bruciati e i superstiti messi in fila in marcia per essere giustiziati altrove. Tra loro c'e'  anche Liliana Segre. Ma il 27 gennaio questa fila  umana viene individuata dagli americani e giunge la libertà. Passando i soldati lanciano tra la gente un pò di tutto, pezzi di cioccolato, sigarette, caramelle e frutta secca. Liliana  Segre riesce a mangiare un albicocca secca.

Torna a Milano da dei parenti che qui erano rimasti e prova a ricominciare segnata a vita da violenze inaudite che ha dovuto subire. Il destino la farà diventare mamma e nonna,  icevere lauree honoris causa e diventare senatrice a vita della Repubblica Italiana.

Liliana Segre adolescente tornata libera dopo la guerra Liliana Segre adolescente tornata libera dopo la guerra