ELAGABALO: una convivenza tra matrimoni falliti e tendenze omosessuali

ELAGABALO: una convivenza tra matrimoni falliti e tendenze omosessuali

L'imperatore non fu mai davvero interessato a procreare. Come pressoché nulla fu la sua reale attrazione verso il sesso femminile: le sue tendenze sessuali si indirizzarono sempre più chiaramente verso un omosessualità di tipo passivo

PRIMO MATRIMONIO

Elagabalo doveva assolutamente sposarsi e procreare quei figli che avrebbero garantito la sua successione e la sopravvivenza della dinastia.

Nell'autunno del 219 l'imperatore sedicenne convolò a nozze, controvoglia, con Giulia Cornelia Paola.

La sposa, coetanea o poco più giovane dell'imperatore, apparteneva ad una famiglia prestigiosa: La gens Cornelia era infatti tra le più antiche e celebri di tutta la storia romana.

Chiaramente fu scelta - non da Elagabalo - per dare lustro alla famiglia imperiale e per ricucire, almeno in parte, i rapporti con la classe dirigente.

La mossa di nonna Mesa, saggia e avveduta, avrebbe maturato i suoi frutti ... se solo il matrimonio avesse funzionato.

Purtroppo all'inizio del 220 l'unione era già naufragata. Elagabalo si era presto stancato della sposa e l'aveva ripudiata con la scusa - poco plausibile - che la ragazza presentasse delle macchie che le deturpavano la pelle. 

La giovane, di cui non conosciamo neppure la data di nascita, fu costretta a ritirarsi a vita privata e a vivere nell'anonimato. Scomparve letteralmente da tutte le cronache dell'epoca. Svaniva così la possibilità di vedere quell'erede che tutti si auspicavano. 

Ancora prima di giungere a Roma aveva iniziato a circondarsi di numerosi amanti scelti soprattutto tra i più umili. Nell'urbe comparve stabilmente al suo fianco un certo Ierocle, un auriga, ex schiavo, bello, biondo e aitante, che l'imperatore aveva conosciuto durante uno spettacolo di bighe nel circo.

Elagabalo non nascose mai la sua passione per costui anzi, oltre a comparire il pubblico insieme a suo "marito", come in più occasione lo definì, sarebbe anche arrivato ad ipotizzarne la designazione a Cesare.

Anche Gordio, altro auriga e forse ex amante di Ierocle, fu tra i suoi sodales, come pure il celebre Zotico, atleta di Smirne che Elagabalo avrebbe fatto condurre a Roma unicamente per le ragguardevoli dimensioni del suo membro virile. 

L'OMOSESSUALITA' PASSIVA

Essersi liberato di Giulia Paola non permise al giovane imperatore di dedicarsi unicamente ai suoi numerosi amanti.

Le voci sui rapporti ambigui che intratteneva con uomini particolarmente dotati - fatti cercare per tutto l'impero con l'unica discriminante costituita dalle dimensioni del sesso - circolavano in tutti gli ambienti. Lui stesso non faceva nulla per metterle a tacere: più volte definì, in pubblico, Ierocle suo "marito" e se stesso sua "moglie".

Durante le cerimonie legate al culto, metteva in scena spettacoli in cui, comparendo seminudo, arrivava ad emulare esplicitamente rapporti sessuali spinti in cui lui aveva sempre il ruolo passivo attribuito normalmente alla donna.

Nella cultura romana l'omosessualità era tollerata anzi, era abituale soprattutto presso i ceti più benestanti, ma doveva essere attiva: la passività nell'atto sessuale, etero od omosessuale, era per tradizione tipicamente femminile, il maschio poteva avere rapporti, con uomini o donne, esclusivamente attivi.

L'omosessualità passiva di Elagabalo non era tollerabile per i romani.

SECONDO MATRIMONIO

Sollecitato da più parti, l'imperatore contrae un nuovo matrimonio verso la fine del 220. Nel suo noto stile provocatorio, a cui non si può negare fantasia e una certa forma di genialità, scelse di sposare la vestale Aprilia Severa. In un sol colpo riuscì così ad assecondare chi lo aveva sposato e al contempo a mandare all'aria i progetti di tutti. Lo scandalo infatti fu grande. Aprilia Severa era una vergine vestale.

Le vestali erano le sacerdotesse preposte alla cura del sacro fuoco di Vesta, una delle divinità più antiche di tutta la storia romana. Alimentare il fuoco della dea ed impedire che si spegnesse era compito di sei donne scelte, in origine, tra le bambine del ceto patrizio.

Queste giovani donne o bambine, non potevano superare, all'ingresso nel collegio delle vestali, i dieci anni; erano quindi vergini e dovevano mantenere tale verginità per i successivi trent'anni. Al termine del trentennio scadeva anche il loro sacerdozio e potevano lasciare il collegio e sposarsi.

Le vestali godevano, proprio per la loro missione, di rispetto, prestigio e grande considerazione. Godevano anche di notevoli privilegi, ad esempio quello di gestire in prima persona il proprio patrimonio - cosa negata alla donna in generale - in virtù del fatto che, dal momento in cui entravano nel collegio, non erano più sotto la potestà del padre.

Le vestali avevano delle ferree regole da rispettare, tra le quali quella di non lasciare mai spegnere il fuoco e quella di rimanere caste per tutta la durata del sacerdozio. Trasgredire tali regole comportava pene molto pesanti: la perdita della verginità era punita con la condanna a morte!

Elagabalo, sposando una vestale, andava ad infrangere uno dei precetti più sacri per Roma. violandone la verginità dimostrò ancora una volta tutto il disprezzo che nutriva per le tradizioni romane e la noncuranza con cui, grazie al potere assoluto che deteneva, trasgrediva le leggi più antiche dei latini.

Ma anche da questo matrimonio non generò figli. Di Aquilia Severa non sappiamo nulla. in quanto donna, la sua opinione non contava nulla. Non sappiamo neppure che destino ebbe dopo la fine del matrimonio. 

TERZO MATRIMONIO

Nel 221 Elagabalo convolò a terze nozze. La terza moglie si chiamava Annia Faustina, parente di Marco Aurelio e, lei sì, fortemente voluta da nonna Mesa, dalla madre Soemia e dall'aristocrazia romana.

Elagabalo divorzia anche dalla terza moglie sempre nel 221, per tornare da Aquilia... al suo amore platonico.

GLI ALTRI AMORI E IL DESIDERIO DI UNA VAGINA

L'imperatore non si sarebbe fermato qui, le fonti parlano di un quarto e di un quinto matrimonio. Purtroppo non ci dicono i nomi delle donne e a che ceto o famiglia appartenessero.

Era circondato da un numeroso gruppo di favoriti, per lo più omosessuali, ma non sembrava soddisfatto: continuava a far cercare uomini particolarmente dotati in città, nei porti, tra i marinai che si riteneva, per chissà quale stereotipo, avessero membri virili particolarmente sviluppati.

Arrivò a legarsi genitali o a pensare di farsi evirare come facevano i Galli, i sacerdoti delle gran madre Cibele. Questo probabilmente era propedeutico alla successiva richiesta fatta ai suoi medici personali di essere dotato di una vagina per mezzo di un incisione. Un'operazione che all'epoca era quasi impensabile. Posto davanti ai rischi di un simile intervento avrebbe ripiegato sulla sola circoncisione.

Alcuni hanno voluto vedere in Elagabalo il primo imperatore transessuale e in effetti tutte queste sue "perversioni", come le definivano gli storici dell'epoca dimostrerebbero quanto poco fosse soddisfatto della propria vita sessuale, della propria dimensione sessuale in generale. 

Un'infanzia deviata, vissuta tra eccessi e precoci esperienze di ogni genere. Questo spiegherebbe il suo continuo cercare e sperimentare. La sua mancata omosessualità attiva era forse dovuta ad impotenza. Ecco perché cercò il piacere con la donna, cambiando di continuo, arrivando fino alla vestale che lo attraeva per la sua verginità ma soprattutto per la sua totale inesperienza sul piano sessuale 

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