Virgilio, Eneide: Libro 07 - I LEGATI DAVANTI A RE LATINO

Virgilio, Eneide: Libro 07 - I LEGATI DAVANTI A RE LATINO

Latino: dall'autore Virgilio, opera Eneide parte Libro 07 - I LEGATI DAVANTI A RE LATINO

Tali intus templo divum patriaque Latinus sede sedens Teucros ad sese in tecta vocavit, atque haec ingressis placido prior edidit ore: 'dicite, Dardanidae neque enim nescimus et urbem et genus, auditique advertitis aequore cursum, quid petitis Dentro a tale tempio degli dei Latino sedendo sul seggio paterno chiamò a sé nel palazzo i Teucri, ed, entrati, per primo pronunciò con volto calmo queste parole: Dite, Dardanidi, non ignoriamo la città e la stirpe e famosi affrontate la rotta per mare,cosa chiedete
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sive errore viae seu tempestatibus acti, qualia multa mari nautae patiuntur in alto, fluminis intrastis ripas portuque sedetis, ne fugite hospitium, neve ignorate Latinos Saturni gentem haud vinclo nec legibus aequam, sponte sua veterisque dei se more tenentem Sia spinti da errore di viaggio sia da tempeste,quali i marinai in alto mare molto patiscono, entraste tra le rive del fiume e sedete nel porto,non rifuggite l'ospitalità, non ignorate i Latini,popolo di Saturno, non giusto per vincolo o leggi,ma per sua volontà si attiene secondo il costume dell'antico re
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atque equidem memini (fama est obscurior annis) Auruncos ita ferre senes, his ortus ut agris Dardanus Idaeas Phrygiae penetrarit ad urbes Threiciamque Samum, quae nunc Samothracia fertur Ricordo bene ( la fama è troppo oscurata dagli anni) che i vecchi Aurunci così narravano, come Dardano nato in queste terre emigrò verso le città idee della Frigia ed alla Samo tracia, che ora si dice Samotracia
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hinc illum Corythi Tyrrhena ab sede profectum aurea nunc solio stellantis regia caeli accipit et numerum divorum altaribus auget Di qui, partito dlla sede tirrena di Corito, ora la reggia aurea del cielo stellato l'accoglie sul soglio ed aumenta con gli altari il numero degli dei
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' Dixerat, et dicta Ilioneus sic voce secutus: 'rex, genus egregium Fauni, nec fluctibus actos atra subegit hiems vestris succedere terris, nec sidus regione viae litusve fefellit: consilio hanc omnes animisque volentibus urbem adferimur pulsi regnis, quae maxima quondam extremo veniens sol aspiciebat Olympo Aveva detto e pronunciata la frase così Ilioneo proseguì: Re, illustre stirpe di Fauno, né la nera tempesta ci costrinse spinti dai flutti a raggiungere le vostre terre, né stella o lido ci ingannò circa il percorsodella rotta: di proposito tutti con animi volonterosi ci rechiamo in questa città, cacciati dai regni, che un tempo il sole venendo dall'estremo Olimpo vedeva come i più grandi
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ab Iove principium generis, Iove Dardana pubes gaudet avo, rex ipse Iovis de gente suprema: Troius Aeneas tua nos ad limina misit Da Giove l'inizio della stirpe, la gioventù dardana gioisce di Giove come avo, lo stesso re dall'alta stirpe di Giove: il troiano Enea ci inviò alla tua reggia
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quanta per Idaeos saevis effusa Mycenis tempestas ierit campos, quibus actus uterque Europae atque Asiae fatis concurrerit orbis, audiit et si quem tellus extrema refuso summovet Oceano et si quem extenta plagarum quattuor in medio dirimit plaga solis iniqui Quale grande tempesta mossa dalla crudele Micene sia corsa per le piane idee, da quali fati spinto l'uno el'altro mondo d'Asia e d'Europa abbia corso,udì (ognuno) anche se uno lo tiene l'estremità della terra, rifluito l'Oceano su se stesso, anche se uno lo tien separato la zona del sole rovente, stesa in mezzo alle quattro zone
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diluvio ex illo tot vasta per aequora vecti dis sedem exiguam patriis litusque rogamus innocuum et cunctis undamque auramque patentem Da quel diluvio portati per tanti vasti mari chiediamo per gli dei patrii una piccola sede ed un lido sicuro, un'nda ed un'aria aperta per tutti
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