Virgilio, Eneide: Libro 04 - MORTE DELLA REGINA DIDONE

Virgilio, Eneide: Libro 04 - MORTE DELLA REGINA DIDONE

Latino: dall'autore Virgilio, opera Eneide parte Libro 04 - MORTE DELLA REGINA DIDONE

Haec ait, et partis animum versabat in omnis, invisam quaerens quam primum abrumpere lucem Questo disse, e volgeva la mente in tutte le parti,cercando troncare l'odiata luce al più presto
tum breviter Barcen nutricem adfata Sychaei, namque suam patria antiqua cinis ater habebat: 'Annam, cara mihi nutrix, huc siste sororem: dic corpus properet fluviali spargere lympha, et pecudes secum et monstrata piacula ducat Poi brevemente si rivolse a Barce, nutrice di Sicheo,(infatti la nera cenere teneva la sua nell'antica patria): Nutrice a me cara, chiama qui la sorella Anna:di' che s'affretti a cospargersi il corpo di acqua fluviale, e porti con sé gli animali ed i sacrifici indicati
sic veniat, tuque ipsa pia tege tempora vitta Venga così, tu pure con la pia benda copri le tempie
Maybe you might be interested
sacra Iovi Stygio, quae rite incepta paravi, perficere est animus finemque imponere curis Dardaniique rogum capitis permittere flammae L'idea è di completare i riti, che iniziati preparai bene,a Giove stigio e porre fine agli affanni ed affidare il rogo dell'uomo dardani alla fiamma
' sic ait Così disse
illa gradum studio celebrabat anili Quella affrettava il passo con lena senile
at trepida et coeptis immanibus effera Dido sanguineam volvens aciem, maculisque trementis interfusa genas et pallida morte futura, interiora domus inrumpit limina et altos conscendit furibunda rogos ensemque recludit Dardanium, non hos quaesitum munus in usus Ma trepidante e furente per i propositi atroci, Didonevolgendo lo sgardo di sangue, chiazzata le guancefrementi di chiazzee pallida della futura morte,irrompe nelle stanze interne della casa e sale impazzita gli alti roghi e sguaina la spada Dardania, regalo chiesto non per questi usi
hic, postquam Iliacas vestis notumque cubile conspexit, paulum lacrimis et mente morata incubuitque toro dixitque novissima verba: 'dulces exuviae, dum fata deusque sinebat, accipite hanc animam meque his exsolvite curis Qui, dopo che guardò le vesti iliache ed il noto letto, fermatasi un po' per lacrime e pensiero si buttò sul letto e disse le ultime parole: dolci spoglie, fin che i fati ed il dio permetteva, accogliete quest'anima e scioglietemi da questi affanni
vixi et quem dederat cursum Fortuna peregi, et nunc magna mei sub terras ibit imago Vissi ed il corso che la sorte mi diede, l'ho compiuto, ed ora la grande immagine di me andrà sotto le terre
urbem praeclaram statui, mea moenia vidi, ulta virum poenas inimico a fratre recepi, felix, heu nimium felix, si litora tantum numquam Dardaniae tetigissent nostra carinae Fondai una città famosa, vidi le mie mura, vendicato il marito, ricevetti soddisfazione dal fratello nemico, felice, ahi, troppo felice, se soltanto le carene dardanie non avessero mai toccato i nostri lidi
Maybe you might be interested:
Virgilio, Eneide: Libro 08 - L’ANTICO LAZIO
Virgilio, Eneide: Libro 01 - BANCHETTO REGALE
Virgilio, Eneide: Libro 03 - LA TERRA D’ITALIA
Virgilio, Eneide: Libro 12 - IL DUELLO DI ENEA E TURNO
Virgilio, Eneide: Libro 08 - VENERE E VULCANO