Properzio, Elegie: Libro III, Elegia X

Properzio, Elegie: Libro III, Elegia X

Latino: dall'autore Properzio, opera Elegie parte Libro III, Elegia X

Mirabar, quidnam visissent mane Camenae, ante meum stantes sole rubente torum Mi meravigliavo, perché mai stamattina mi avessero visitato le Camene, che stavano davanti al mio letto al sorgere del sole
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natalis nostrae signum misere puellae et manibus faustos ter crepuere sonos Mandarono un segno del compleanno della mia fanciulla e per tre volte con le mani fausti suoni
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transeat hic sine nube dies, stent aere venti,[5] ponat et in sicco molliter unda minas Trascorra questo giorno senza nubi,stiano immobili i venti nell'aria, [5] e l'onda minacciosa si adagi dolcemente sulla riva
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aspiciam nullos hodierna luce dolentis, et Niobae lacrimas supprimat ipse lapis; alcyonum positis requiescant ora querelis; increpet absumptum nec sua mater Ityn Non vedrò nessuno lamentarsi in questo giorno, e la stessa roccia di Niobe trattenga le lacrime; lasciati i lamenti, riposino le gole degli alcioni; né sua madre pianga Iti perduto
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[10] tuque, o cara mihi, felicibus edita pennis, surge et poscentis iusta precare deos [10] E tu, o mia cara, nata con fausti presagi, alzati e rivolgi agli dei le giuste preghiere di chi chiede
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at primum pura somnum tibi discute lympha, et nitidas presso pollice finge comas; dein qua primum oculos cepisti veste Properti[15] indue, nec vacuum flore relinque caput; et pete, qua polles, ut sit tibi forma perennis, inque meum semper stent tua regna caput Ma prima con l'acqua pura scacciati il sonno, e disponi le chiome lucenti col pollice premuto; poi vestiti con l'abito con cui la prima volta catturasti gli occhi di Properzio, [15] e non lasciare il capo senza fiori; e chiedi, per quanto puoi, che per te la bellezza sia eterna, e che per sempre duri il tuo dominio sul mio capo
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inde coronatas ubi ture piaveris aras, luxerit et tota flamma secunda domo,[20] sit mensae ratio, noxque inter pocula currat, et crocino nares murreus ungat onyx Poi quando avrai onorato gli altari inghirlandati con l'incenso, e sicura la fiamma avrà brillato per tutta la casa, [20] sia motivo di convito, e la notte trascorra fra le coppe, e il vaso di onice profumato di mirra inondi le narici con lo zafferano
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tibia nocturnis succumbat rauca choreis, et sint nequitiae libera verba tuae, dulciaque ingratos adimant convivia somnos;[25] publica vicinae perstrepat aura viae: sit sors et nobis talorum interprete iactu, quem gravius pennis verberet ille puer Soccomba il rauco flauto alle danze notturne, e siano libere le parole della tua dissolutezza, e i dolci conviti scaccino gli sgraditi sonni;[25] il mormorio invada le strade pubbliche della zona vicina: e si tenti la sorte nell'interpretare il lancio dei dadi, chi quel fanciullo colpirà più gravemente con le ali
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cum fuerit multis exacta trientibus hora, noctis et instituet sacra ministra Venus,[30] annua solvamus thalamo sollemnia nostro, natalisque tui sic peragamus iter Quando sarà giunta l'ora precisa, con molte terze parti (del giorno) e Venere ministra inizierà i sacri riti della notte, [30] celebriamo nel nostro letto la solennità annuale, e così concludiamo il percorso del tuo compleanno
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