Properzio, Elegie: Libro I, Elegia XVI

Properzio, Elegie: Libro I, Elegia XVI

Latino: dall'autore Properzio, opera Elegie parte Libro I, Elegia XVI

#Propertius #elegiae
Quae fueram magnis olim patefacta triumphis, Ianua Tarpeiae nota pudicitiae, Cuius inaurati celebrarunt limina currus, Captorum lacrimis umida supplicibus, Nunc ego, nocturnis potorum saucia rixis, [5] Pulsata indignis saepe queror manibus, Et mihi non desunt turpes pendere corollae Semper et exclusi signa iacere faces Io che ero stata un tempo aperta ai grandi trionfi, porta aperta per la pudicizia tarpea, di cui i carri dorati frequentavano la soglia, umida per le lacrime supplichevoli dei prigionieri, ora io, mi lamento offesa dalle notturne risse degli ubriachi, [5] colpita spesso da mani indegne, e non mi mancano di pendere sempre turpi ghirlande e di giacere a terra torce, tracce di amanti esclusi
Nec possum infamis dominae defendere noctes Nobilis osceni tradita carminibus Né posso io nobile, difendere le notti della padrona infedele poiché data in balia ai carmi osceni
[10] Nec tamen illa suae revocatur parcere famae, Turpior et saecli vivere luxuria [10] Né tuttavia quella è in dotta a risparmiare la sua fama, e a vivere più turpemente la dissolutezza del secolo
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Properzio, Elegie: Libro I, Elegia XVIII

Latino: dall'autore Properzio, opera Elegie parte Libro I, Elegia XVIII

Has inter gravibus cogor deflere querelis, Supplicis a longis tristior excubiis Sono costretta a piangere durante le notti con gravi lamenti, più triste per le lunghe veglie di un supplice
Ille meos numquam patitur requiescere postes, [15] Arguta referens carmina blanditia : "Ianua vel domina penitus crudelior ipsa, Quid mihi tam duris clausa taces foribus Egli non tollera mai di far riposare i miei ospiti, [15] recitando i carmi con arguta blandizia: "Porta, profondamente più crudele della stessa padrona, perché taci chiusa per me da così duri battenti
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Latino: dall'autore Properzio, opera Elegie parte Libro II, Elegia IX

Cur numquam reserata meos admittis amores, Nescia furtivas reddere mota preces Perché giammai schiusa non fai entrare il mio amore, commossa restituire ignara le furtive preghiere
[20] Nullane finis erit nostro concessa dolori, Turpis et in tepido limine somnus erit [20] Nessuna fine sarà concessa al mio dolore, e il sonno sarà turpe sulla tiepida soglia
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Latino: dall'autore Properzio, opera Elegie parte Libro I, Elegia XXI

Me mediae noctes, me sidera plena iacentem, Frigidaque Eoo me dolet aura gelu Le notti a metà del corso, le stelle al completo e l'aria fredda per il gelo dell'oriente, hanno pietà di me che giaccio
Tu sola humanos numquam miserata dolores [25] Respondes tacitis mutua cardinibus Tu sola giammai commossa dei dolori umani [25] risponderai a vicenda ai silenziosi cardini
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O utinam traiecta cava mea vocula rima Percussas dominae vertat in auricola O magari la mia voce uscita da una cava spaccatura, giungesse e colpisse l'orecchio della padrona
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