Properzio, Elegie: Libro II, Elegia V

Properzio, Elegie: Libro II, Elegia V

Latino: dall'autore Properzio, opera Elegie parte Libro II, Elegia V

Hoc verum est, tota te ferri, Cynthia, Roma, et non ignota vivere nequitia Ma è vero , Cinzia, che tutta Roma parla di te, e che vivi in una conosciuta infamia
haec merui sperare Meritai di aspettarmi ciò
dabis mihi, perfida, poenas; et nobis aliquo, Cynthia, ventus erit Mi darai, o crudele, sofferenze; anche per me, Cinzia, soffierà il vento da un'altra parte
Maybe you might be interested
Properzio, Elegie: Libro 01, Elegia 01

Latino: dall'autore Properzio, opera Elegie parte Libro 01, Elegia 01

inveniam tamen e multis fallacibus unam,[5] quae fieri nostro carmine nota velit, nec mihi tam duris insultet moribus et te vellicet: heu sero flebis amata diu Troverò infine tra le tante bugiarde una[5] che voglia diventare famosa per i miei scritti, né mi offenda con gesti così crudeli ma tormenti te: ahimè tardi piangerai tu a lungo amata
nunc est ira recens, nunc est discedere tempus: si dolor afuerit, crede, redibit amor Ora la rabbia è recente, ora è tempo di allontanarsi: se il dolore svanirà, credimi, tornerà l'amore
Maybe you might be interested
Properzio, Elegie: Libro III, Elegia XVI

Latino: dall'autore Properzio, opera Elegie parte Libro III, Elegia XVI

[10] non ita Carpathiae variant Aquilonibus undae, nec dubio nubes vertitur atra Noto, quam facile irati verbo mutantur amantes: dum licet, iniusto subtrahe colla iugo [10] Non così cambiano le onde carpazie per i venti Aquiloni, né la nube nera si trasforma per l'incostante Noto, quanto facilmente cambiano gli amanti furiosi per una parola: finché si può, sottrai il collo allo spietato giogo
nec tu non aliquid, sed prima nocte, dolebis;[15] omne in amore malum, si patiare, leve est Non soffrirai altro che la prima notte,[15] in amore ogni male, se hai pazienza, diventa lieve
Maybe you might be interested
Properzio, Elegie: Libro II, Elegia IV

Latino: dall'autore Properzio, opera Elegie parte Libro II, Elegia IV

at tu per dominae Iunonis dulcia iura parce tuis animis, vita, nocere tibi; non solum taurus ferit uncis cornibus hostem, verum etiam instanti laesa repugnat ovis Ma tu, vita mia, per le dolci leggi della regina Giunone smetti di nuocerti con le tue abitudini; non solo il toro ferisce l'avversario con le corna curve, ma ferita, anche la pecora resiste all'aggressore
[20] nec tibi periuro scindam de corpore vestis, nec mea praeclusas fregerit ira fores, nec tibi conexos iratus carpere crinis, nec duris ausim laedere pollicibus: rusticus haec aliquis tam turpia proelia quaerat,[25] cuius non hederae circuiere caput [20] Non ti strapperò le vesti dal corpo spergiuro, né la mia rabbia abbatterà le porte chiuse, né adirato oserei strappare i capelli intrecciati, né colpire con mani violente: ricerca queste cose tanto vergognose con la lite qualcuno rozzo,[25] il cui capo non incoronò di edera
Maybe you might be interested
Properzio, Elegie: Libro I, Elegia XXII

Latino: dall'autore Properzio, opera Elegie parte Libro I, Elegia XXII

scribam igitur, quod non umquam tua deleat aetas, 'Cynthia, forma potens; Cynthia, verba levis Dunque scriverò ciò che la tua esistenza non cancellerà mai: "Cinzia, potente per bellezza; Cinzia leggera nelle parole"; credimi, anche se disprezzi il mormorio della fama, questo verso ti farà impallidire, Cinzia
Maybe you might be interested
Properzio, Elegie: Libro I, Elegia XVII

Latino: dall'autore Properzio, opera Elegie parte Libro I, Elegia XVII

Maybe you might be interested
Properzio, Elegie: Libro I, Elegia XVI

Latino: dall'autore Properzio, opera Elegie parte Libro I, Elegia XVI

Maybe you might be interested
Properzio, Elegie: Libro II, Elegia XIII

Latino: dall'autore Properzio, opera Elegie parte Libro II, Elegia XIII

Maybe you might be interested
Properzio, Elegie: Libro II, Elegia XI

Latino: dall'autore Properzio, opera Elegie parte Libro II, Elegia XI

Maybe you might be interested
Properzio, Elegie: Libro III, Elegia XVIII

Latino: dall'autore Properzio, opera Elegie parte Libro III, Elegia XVIII