| [202]mares quam maxime simos, longis auribus infractisque, armis quam villosissimis probant; feminarum generositatis insigne laciniae corporibus e cervice binae dependentes non omnibus cornua, sed quibus sunt, in his et indicia annorum per incrementa nodorum mutilis lactis maior ubertas auribus eas spirare, non naribus, nec umquam febri carere Archelaus auctor est ideo fortassis anima iis quam ovibus ardentior calidioresque concubitus [203]tradunt et noctu non minus cernere quam interdiu: ideo, si caprinum iecur vescantur, restitui vespertinam aciem iis quos nyctalopas vocant in Cilicia circaque Syrtes villo tonsili vestiuntur capras in occasum declini sole in pascuis negant contueri inter sese, sed aversas iacere, reliquis autem horis adversas et inter cognationes [204]dependet omnium mento villus, quem aruncum vocant |
[202] Apprezzano i maschi quanto più camusi, con le orecchie lunghe e piegate in giù, le spalle quanto più pelose; segno della qualità delle femmine due escrescenze che pendono sul corpo dalla testa Non per tutte le corna, ma per quelle in cui ci sono, in queste (sono) anche indizio degli anni in base al numero dei nodi Maggiore quantità di latte per quelle prive Archelao sostiene che esse respirano con le orecchie, non con le narici, e non sono mai prive di febbre Perciò forse per loro un respiro più caldo delle pecore e accoppiamenti più focosi [203] Dicono che anche di notte vedono non di meno che di giorno: perciò, che se quelli che chiamano nittalopi mangiano il fegato delle capre, viene restituita a loro la vista di sera In Cilicia e vicino alle Sirti si vestono con lana tosata Negano che le capre mentre il sole tramonta ad occidente si guardino fra loro, ma giacciono voltate, invece nelle altre ore sono di fronte e in gruppi [204] Dal muso di tutte pende un ciuffo di peli, che chiamano arunco |
| hoc si quis adprehensam ex grege unam trahat, ceterae stupentes spectant; id evenit et cum quandam herbam aliqua ex iis momorderit morsus earum arbori est exitialis olivam lambendo quoque sterilem faciunt eaque ex causa Minervae non immolantur [205]Suilli pecoris admissura a favonio ad aequinoctium vernum, aetas octavo mense, quibusdam in locis etiam quarto, usque ad octavum annum partus bis anno, tempus utero quattuor mensum, numerus fecunditati ad vicenos, sed educare nequeunt tam multos diebus X circa brumam statim dentatos nasci Nigidius tradit implentur uno coitu, qui et geminatur propter facilitatem aboriendi remedium, ne prima subatione neque ante flaccidas aures coitus fiat [206]mares non ultra trimatum generant feminae senectute fessae cubantes coeunt comesse fetus in his non est prodigium |
Se qualcuno trascina dal gregge una presa, le altre guardano stupite; ciò avviene anche quando qualcuna fra queste ha mangiato una certa erba Il loro morso ad un albero è letale Rendono sterile anche un olivo leccando e per tale motivo non sono sacrificate a Minerva [205] Gli accoppiamenti del maiale dal favonio all'equinozio di primavera, il periodo nell'ottavo mese, in alcuni luoghi anche al quarto, fino all'ottavo anno Il parto due volte l'anno, la durata nel ventre quattro mesi, il numero per la prolificità fino a venti, ma non possono alimentarne così tanti Nigidio tramanda che nei dieci giorni vicini al solstizio d'inverno nascono con i denti Sono fecondate con un solo incontro, che è ripetuto per la facilità di abortire Il rimedio, che l'accoppiamento non avvenga alla prima agitazione e non prima che le orecchie siano flosce [206] I maschi generano non oltre i tre anni Le femmine stanche per la vecchiaia si accoppiano mentre stanno stese Fra queste mangiare il nato non è strano |
| suis fetus sacrificio die quinto purus est, pecoris die VII, bovis XXX Coruncanius ruminales hostias, donec bidentes fierent, puras negavit suem oculo amisso putant cito extingui; alioqui vita ad XV annos, quibusdam et vicenos verum efferantur, et alias obnoxium genus morbis, anginae maxime et strumae [207]index suis invalidae cruor in radice saetae dorso evolsae, caput obliquum in incessu paenuriam lactis praepingues sentiunt et primo fetu minus sunt numerosae in luto volutatio generi grata intorta cauda; id etiam notatum, facilius litare in dexterum quam in laevum detorta pinguescunt LX diebus, sed magis tridui inedia saginatione orsa animalium hoc maxime brutum animamque ei pro sale datam non inlepide existimabatur |
Il piccolo del maiale è puro per il sacrificio nel quinto giorno, della pecora nel settimo, del bue nel trentesimo Coruncanio non riconobbe i ruminanti vittime pure, finché non mettevano due denti Pensano che un maiale, perso un occhio, muoia subito; generalmente la vita (è) fino ai quindici anni, per alcuni anche venti Ma s'infuriano, e d'altra parte una specie esposta alle malattie, soprattutto all'angina e alla scrofola [207] Indice del maiale malato il sangue alla base di una setola strappata dal dorso, il capo obliquo nel cammino Quelle troppo grasse avvertono la mancanza del latte e al primo parto sono meno prolifiche Gradito alla specie il rigirarsi nel fango Ritorta la coda; si è notato anche questo, che placano più facilmente (gli dei) le code torte a destra che a sinistra Ingrassano in sessanta giorni, ma migliore l'ingrassamento iniziato con un digiuno di tre giorni Degli animali questo il più sciocco e rozzo e si credeva che gli era stata data l'anima per il sale |
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Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 37, Paragrafi 43-82
Latino: dall'autore Plinio il Vecchio, opera Naturalis Historia parte Libro 37, Paragrafi 43-82
| [208]compertum agnitam vocem suarii furto abactis, mersoque navigio inclinatione lateris unius remeasse quin et duces in urbe forum nundinarium domosque petere discunt, et feri sapiunt vestigia palude confundere, urina fugam levare [209]castrantur feminae quoque, sicuti et cameli, post bidui inediam suspensae pernis prioribus vulva recisa; celerius ita pinguescunt adhibetur et ars iecori feminarum sicut anserum, inventum M Apici, fico arida saginatis ac satie necatis repente mulsi potu dato neque alio ex animali numerosior materia ganeae: quinquaginta prope sapores, cum ceteris singuli |
[208] Si seppe che, la voce del porcaro fu riconosciuta da alcuni rapiti con un furto, e affondata la barca con l'inclinazione di un solo lato, essere tornati indietro Inoltre anche i capi in città imparano a raggiungere la piazza del mercato e le case, e i selvatici sanno confondere le tracce nella palude, cancellare la fuga con l'urina [209] Anche le femmine vengono castrate, come anche le cammelle, dopo un digiuno di due giorni appese per le zampe anteriori con la vulva tagliata; così ingrassano più velocemente E' usato anche un riguardo per il fegato delle femmine come (di quello) delle oche, invenzione di M Apicio, ingrassate con fichi secchi ed uccise subito dopo aver dato abbastanza da bere del vino mielato Da nessun altro animale più abbondante quantità di ingordigia: quasi cinquanta sapori, mentre per gli altri uno solo |
| hinc censoriarum legum paginae interdictaque cenis abdomina, glandia, testiculi, vulvae, sincipita verrina, ut tamen Publili mimorum poetae cena, postquam servitutem exuerat, nulla memoretur sine abdomine, etiam vocabulo suminis ab eo inposito [210]Placuere autem et feri sues iam Catonis censoris orationes aprunum exprobrant callum in tres tamen partes diviso media ponebatur, lumbus aprunus appellata solidum aprum Romanorum primus in epulis adposuit P Servilius, pater eius Rulli, qui Ciceronis consulatu legem agrariam promulgavit: tam propinqua origo nunc cotidianae rei est et hoc annales notarunt, horum scilicet ad emendationem morum, quibus non tota quidem cena, sed in principio bini ternique pariter manduntur apri |
Da qui le pagine delle leggi dei censori e nelle cene vietati i ventri, le ghiandole, i testicoli, le vulve, le testine di maiale, cosicché tuttavia nessuna cena di Publilio poeta dei mimi, dopo che era uscito dalla schiavitù, sia ricordata senza ventre, anzi con il nome di seno da lui imposto [210] Piacquero poi anche i maiali selvatici Già le orazioni di Catone il censore criticano la cotenna dei cinghiali Ma era servita la parte di mezzo divisa in tre parti, chiamata lombo di cinghiale Per primo fra i Romani servì nei banchetti un cinghiale intero P Servilio, padre di quel Rullo, che nel consolato di Cicerone promulgò la legge agraria: tanto vicina è l'origine di una cosa ora quotidiana E gli annali annotarono questo, sicuramente per l'abolizione di quelle abitudini, per le quali vengono mangiati non certo in tutta una cena, ma all'inizio due e anche tre cinghiali |
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Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 28, Paragrafo 114-125
Latino: dall'autore Plinio il Vecchio, opera Naturalis Historia parte Libro 28, Paragrafo 114-125
| [211]Vivaria eorum ceterarumque silvestrium primus togati generis invenit Fulvius Lippinus; in Tarquiniensi feras pascere instituit, nec diu imitatores defuere L Lucullus et Q Hortensius [212]Sues ferae semel anno gignunt maribus in coitu plurima asperitas tunc inter se dimicant indurantes attritu arborum costas lutoque se tergorantes feminae in partu asperiores, et fere similiter in omni genere bestiarum apris maribus non nisi anniculis generatio in India cubitales dentium flexus; gemini ita ex rostro, totidem a fronte, ceu vituli cornua, exeunt pilus aereo similis agrestibus, ceteris niger at in Arabia suillum genus non vivit [213]In nullo genere aeque facilis mixtura cum fero, qualiter natos antiqui hybridas vocabant ceu semiferos, ad homines quoque, ut C |
[211] Per primo della stirpe togata Fulvio Lippino organizzò allevamenti di questi e di altri animali selvatici; cominciò a pascolare le bestie nella zona di Tarquinia, né mancarono a lungo gli imitatori L Lucullo e Q Ortensio [212] Le scrofe selvagge generano una volta all'anno Moltissima aggressività nei maschi durante l'accoppiamento Allora lottano fra loro irrobustendo i fianchi con l'attrito degli alberi e coprendosi il dorso di fango Le femmine più aggressive durante il parto, e come quasi in ogni genere di animali La riproduzione per i cinghiali maschi se non a un anno In India la curvatura dei denti (è) un cubito; così due spuntano dal rostro, altrettanti dalla fronte, come corna di vitello Per quelli agresti il pelo simile al bronzo, nero per gli altri Invece in Arabia non vive la specie dei maiali [213] In nessuna specie parimenti facile l'accoppiamento con l'animale selvatico, ugualmente gli antichi chiamavano ibridi i nati cioè semiselvaggi, con appellativo attribuito anche verso gli uomini, come C |
| Antonium Ciceronis in consulatu collegam, appellatione tralata non in suibus autem tantum, sed in omnibus quoque animalibus, cuiuscumque generis ullum est placidum, eiusdem invenitur et ferum, utpote cum hominum etiam silvestrium tot genera praedicta sint [214]caprae tamen in plurimas similitudines transfigurantur sunt caprae, sunt rupicaprae, sunt ibices pernicitatis mirandae, quamquam onerato capite vastis cornibus gladiorum ceu vaginis in haec se librat, ut tormento aliquo rotatus, in petras potissimum, e monte aliquo in alium transilire quaerens, atque recussu pernicius quo libuit exultat sunt et oryges, soli quibusdam dicti contrario pilo vestiri et ad caput verso sunt et dammae et pygargi et strepsicerotes multaque alia haut dissimilia sed illa Alpes, haec transmarini situs mittunt [215]Simiarum quoque genera plura |
Antonio collega nel consolato di Cicerone Non solo fra i suini poi, ma anche fra tutti gli animali, e nessuno è privo di tale genere, si trova anche del medesimo dei selvatici, come quando sono state anche citate tante razze di uomini selvaggi [214] Tuttavia le capre si trasfigurano in diversi aspetti Ci sono le capre, ci sono i camosci, ci sono gli stambecchi di ammirevole velocità, sebbene con la testa appesantita da grandi corna come foderi di spade Si lancia su queste, come scagliato da qualche macchina da guerra, soprattutto contro le rocce, cercando di passare da un monte all'altro, e con balzi più frequentemente salta dove vuole Ci sono anche le origi, le sole dette da alcuni essere coperte da un pelo al contrario e volto verso la testa Ci sono anche daini e antilopi e gazzelle e molti altri non diversi Ma le Alpi producono quelli, i luoghi d'oltremare questi [215] Diverse anche le specie delle scimmie |
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Latino: dall'autore Plinio il Vecchio, opera Naturalis Historia parte Libro 18, Paragrafi 70-123
| hominis figurae proxima caudis inter se distinguntur mira sollertia visco inungui laqueisque calciari imitatione venantium tradunt, Mucianus et latrunculis lusisse, fictas cera nuces visu distinguere; luna cava tristes esse quibus in eo genere cauda sit, novam exultatione adorari nam defectum siderum et ceterae pavent quadripedes [216]simiarum generi praecipua erga fetum adfectio gestant catulos quae mansuefactae intra domos peperere, omnibus demonstrant tractarique gaudent, gratulationem intellegentibus similes, itaque magna ex parte conplectendo necant efferatior cynocephalis natura sicut satyris callitriches toto paene aspectu differunt; barba est in facie, cauda late fusa primori parte hoc animal negatur vivere in alio quam Aethiopiae quo gignitur caelo [217]Et leporum plura sunt genera |
Vicine all'aspetto dell'uomo si distinguono fra loro per le code Di grande intelligenza dicono ricoprirsi di vischio e calzare dei lacci a imitazione dei cacciatori, Muciano anche aver giocato a dama, distinguere ad occhio noci plasmate con la cera; che con la luna concava in questa specie sono tristi quelle per cui c'è la coda, adorano con gioia la luna nuova Infatti anche gli altri quadrupedi temono l'astro mancante [216] Particolare l'affetto per la specie delle scimmie verso i piccoli Quelle domestiche che hanno partorito in casa reggono i piccoli, li mostrano a tutti e godono ad essere accarezzate, simili a quelli che riconoscono la simpatia, in tal modo per la maggior parte con l'abbracciarli li uccidono Più violenta la natura per i cinocefali come per i satiri Le scimmie con la criniera differiscono in quasi tutto l'aspetto; sulla faccia c'è la barba, una coda ampiamente larga nella parte iniziale Si dice che questo animale non vive in altro clima che in quello dell'Etiopa dove viene generato [217] Ci sono anche diversi tipi di lepri |
| in Alpibus candidi, quibus hibernis mensibus pro cibatu nivem credunt esse; certe liquescente ea rutilescunt annis omnibus, et est alioqui animal intolerandi rigoris alumnum leporum generis sunt et quos Hispania cuniculos appellat, fecunditatis innumerae famemque Baliarum insulis populatis messibus adferentis (Fetus ventri exectos vel uberibus ablatos, non repurgatis interaneis, gratissimo in cibatu habent; laurices vocant) [218]certum est Baliaricos adversus proventum eorum auxilium militare a Divo Augusto petisse magna propter venatum eum viverris gratia est; iniciunt eas in specus, qui sunt multifores in terra unde et nomen animali, atque ita eiectos superne capiunt Archelaus auctor est, quot sint corporis cavernae ad excrementa lepori, totidem annos esse aetatis; varius certe numerus reperitur |
Bianche sulle Alpi, credono che per loro nei mesi invernali la neve sia come cibo; certo tutti gli anni quando questa si scioglie diventano rosse, ed è generalmente un animale che si nutre del freddo insopportabile; sono della specie delle lepri anche quelli che in Spagna chiamano conigli, d'immensa fertilità e che portano la fame nelle isole Baleari distruggendo i raccolti (Ritengono come cibo graditissimo i piccoli tolti dal ventre o attaccati alle mammelle, non puliti delle interiora; li chiamano laurici)- [218] E' certo che i Balearici di fronte alla loro abbondanza chiesero al Divino Augusto un contingente militare; c'è grande considerazione per i furetti nella caccia a questo; li gettano nelle grotte, che sono con molte uscite sul terreno- da qui anche il nome per l'animale-, e così catturano quelli spinti sopra Archelao testimonia che, quanti sono per una lepre i fori del corpo per gli escrementi, altrettanto sono gli anni d'età; certo si riscontra un numero più vario |
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Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 07, Paragrafi 185 - 190
Latino: dall'autore Plinio il Vecchio, opera Naturalis Historia parte Libro 07, Paragrafi 185 - 190
| idem utramque vim singulis inesse ac sine mare aeque gignere [219]benigna circa hoc natura innocua et esculenta animalia fecunda generavit lepus, omnium praedae nascens, solus praeter dasypodem superfetat, aliud educans, aliud in utero pilis vestitum, aliud inplume, aliud inchoatum gerens pariter nec non et vestes leporino pilo facere temptatum est, tactu non perinde molli ut in cute, propter brevitatem pili dilabidas [220]hi mansuescunt raro, cum feri dici iure non possint; complura namque sunt nec placida nec fera, sed mediae inter utrumque naturae, ut in volucribus hirundines, apes, in mari delphini [221]Quo in genere multi et hos incolas domuum posuere mures, haut spernendum in ostentis etiam publicis animal |
Lo stesso (dice) che nel singolo c'è la forza di entrambi e che senza il maschio generano ugualmente [219] Riguardo a ciò la natura benevola generò animali fecondi innocui e commestibili La lepre, che nasce a preda di tutti, unica tranne il dasipode concepisce di nuovo, mentre alleva uno, un altro nel ventre ricoperto di peli, un altro senza rivestimento, portando un altro contemporaneamente concepito Si è tentato di fare vesti anche con pelo di lepre, oltre a un tatto non morbido come sulla pelle, labili per la brevità del pelo [220] Raramente queste si addomesticano, sebbene non possano essere definite correttamente selvatiche; infatti ci sono moltissimi animali né tranquilli né selvatici, ma di una natura intermedia fra le due, come le rondini fra gli uccelli, le api, nel mare i delfini [221] In questa specie molti inserirono anche i topi questi abitatori delle case, animale da non disprezzare neanche negli eventi pubblici |