Livio, Ab urbe condita: Libro 05, 26-30

Livio, Ab urbe condita: Libro 05, 26-30

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 05, 26-30

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Comitiis tribunorum militum patres summa ope euicerunt ut M Furius Camillus crearetur; propter bella simulabant parari ducem; sed largitioni tribuniciae aduersarius quaerebatur

Cum Camillo creati tribuni militum consulari potestate L Furius Medullinus sextum C Aemilius L Valerius Publicola Sp Postumius P Cornelius iterum

principio anni tribuni plebis nihil mouerunt, donec M Furius Camillus in Faliscos, cui id bellum mandatum erat, proficisceretur

Differendo deinde elanguit res, et Camillo quem aduersarium maxime metuerant gloria in Faliscis creuit
Quando arrivò il giorno delle elezioni dei tribuni, i senatori riuscirono, anche se con uno sforzo enorme, a ottenere la nomina di Marco Furio Camillo, adducendo come pretesto la necessità di avere un comandante per le guerre (mentre in realtà cercavano un uomo adatto a contrastare la prodigalità eccessiva dei tribuni)

Insieme a Camillo ottennero la carica di tribuni militari con potere consolare Lucio Furio Medullino (per la sesta volta), Gaio Emilio, Lucio Valerio Publicola, Spurio Postumio e Publio Cornelio (per la seconda volta)

All'inizio dell'anno i tribuni della plebe non presero alcuna iniziativa, nell'attesa che Furio Camillo - cui era toccato il comando delle operazioni - marciasse contro i Falisci

Poi, a forza di rinvii, la lotta cominciò a perdere mordente, proprio mentre la figura di Camillo, di gran lunga l'avversario più temibile per i tribuni, riacquistava prestigio grazie alle gloriose imprese compiute contro i Falisci
Nam cum primo moenibus se hostes tenerent tutissimum id rati, populatione agrorum atque incendiis uillarum coegit eos egredi urbe

Sed timor longius progredi prohibuit; mille fere passuum ab oppido castra locant, nulla re alia fidentes ea satis tuta esse quam difficultate aditus, asperis confragosisque circa, et partim artis, partim arduis uiis

Ceterum Camillus, captiuum indidem ex agris secutus ducem, castris multa nocte motis, prima luce aliquanto superioribus locis se ostendit; trifariam Romani muniebant; alius exercitus proelio intentus stabat
All'inizio delle operazioni, i nemici si erano asserragliati all'interno della cerchia muraria, ritenendo questa tattica il sistema di difesa più sicuro; ma Camillo, dopo aver devastato le campagne dei dintorni e incendiato delle fattorie, li costrinse ad uscire dalla città

Bloccati però dal timore di sbilanciarsi troppo in avanti, i Falisci si andarono ad accampare a circa un miglio di distanza dalla città, confidando come unica risorsa nella difficoltà di raggiungere quel punto che si trovava in mezzo ad aspri dirupi cui si poteva accedere tramite strade che erano o ripide o strette

Ma Camillo, impiegando come guida un prigioniero che era proprio di quelle parti, si mise in marcia nel cuore della notte e alle prime luci del giorno apparve in un punto ben più alto; i Romani, divisi in tre gruppi, cominciarono la costruzione di una trincea, mentre il resto dell'esercito non impegnato nei lavori venne piazzato in posizione di combattimento
Ibi impedire opus conatos hostes fundit fugatque; tantumque inde pauoris Faliscis iniectum est, ut effusa fuga castra sua quae propiora erant praelati urbem peterent

Multi caesi uulneratique priusquam pauentes portis inciderent; castra capta; praeda ad quaestores redacta cum magna militum ira; sed seueritate imperii uicti eandem uirtutem et oderant et mirabantur

Obsidio inde urbis et munitiones, et interdum per occasionem impetus oppidanorum in Romanas stationes proeliaque parua fieri et teri tempus neutro inclinata spe, cum frumentum copiaeque aliae ex ante conuecto largius obsessis quam obsidentibus suppeterent
E lì, quando i nemici tentarono di ostacolare la costruzione, vennero sbaragliati e messi in fuga; il panico dei Falisci in rotta disordinata fu tale da spingerli a superare di slancio l'accampamento che era là a due passi e a rifugiarsi in città

Molti di essi, in preda com'erano della paura, vennero uccisi o feriti prima di esser riusciti a raggiungere le porte; l'accampamento venne conquistato e il bottino consegnato ai questori, anche se con grande ira dei soldati che, piegati dalla durezza dell'ordine impartito, non poterono non ammirare e detestare nel contempo la probità del loro comandante

Di lì a poco ebbe inizio l'assedio della città con tanto di macchine, e di tanto in tanto, non appena se ne presentava l'occasione, i Falisci facevano delle sortite contro i posti di guardia romani, dando vita a brevi scaramucce; il tempo passava senza che le sorti della guerra pendessero verso l'uno e l'altro contendente, perché le scorte di grano e le altre provviste accumulate dai Falisci prima della guerra erano più sostanziose di quelle in possesso dei Romani
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Videbaturque aeque diuturnus futurus labor ac Veiis fuisset, ni fortuna imperatori Romano simul et cognitae rebus bellicis uirtutis specimen [et] maturam uictoriam dedisset

Mos erat Faliscis eodem magistro liberorum et comite uti, simulque plures pueri, quod hodie quoque in Graecia manet, unius curae demandabantur

principum liberos, sicut fere fit, qui scientia uidebatur praecellere erudiebat

Is cum in pace instituisset pueros ante urbem lusus exercendique causa producere, nihil eo more per belli tempus intermisso
Ormai si aveva l'impressione che l'assedio fosse destinato a durare quanto quello sostenuto sotto Veio; e così sarebbe stato se la fortuna non avesse concesso al generale romano l'opportunità di offrire una dimostrazione delle sue ben note capacità in materia di strategia militare e contemporaneamente un'immediata vittoria

Presso i Falisci c'era l'abitudine di servirsi della stessa persona in qualità di maestro e di accompagnatore dei figli, così che, come ancora oggi si verifica in Grecia, più ragazzi venivano affidati alle cure di un solo individuo

Il cómpito di istruire i rampolli delle famiglie più in vista era assegnato, come di solito succede, a un uomo che aveva fama di essere superiore a tutti per profondità di dottrina

In tempo di pace questo maestro aveva preso l'abitudine di portare i ragazzi a giocare e a fare ginnastica fuori dalla cerchia delle mura, senza poi modificare in nulla questa abitudine una volta scoppiato il conflitto
[dum] modo breuioribus modo longioribus spatiis trahendo eos a porta, lusu sermonibusque uariatis, longius solito ubi res dedit progressus, inter stationes eos hostium castraque inde Romana in praetorium ad Camillum perduxit

Ibi scelesto facinori scelestiorem sermonem addit, Falerios se in manus Romanis tradidisse, quando eos pueros quorum parentes capita ibi rerum sint in potestatem dediderit

Quae ubi Camillus audiuit, non ad similem inquit, tui nec populum nec imperatorem scelestus ipse cum scelesto munere uenisti

Nobis cum Faliscis quae pacto fit humano societas non est: quam ingenerauit natura utrisque est eritque

Sunt et belli, sicut pacis, iura, iusteque ea non minus quam fortiter didicimus gerere
Siccome continuava a passeggiare coi suoi discepoli in punti più o meno lontani dalle porte coinvolgendoli in giochi e racconti sempre diversi, un giorno in cui la passeggiata si era spinta più in là del solito, il maestro colse al volo l'opportunità di portare i ragazzi in mezzo ai posti di guardia del nemico e di lì, una volta attraversato l'accampamento romano, di arrivare fino alla tenda di Camillo

E lì, aggiungendo un discorso ancor più efferato a un gesto che lo era già di per sé, disse di aver consegnato la città di Faleri in mano ai Romani poiché quei ragazzi erano i figli degli uomini che detenevano il potere supremo in città

Al sentire quelle parole, Camillo disse: Il popolo e il comandante presso il quale tu, razza di scellerato, ti sei presentato col tuo dono da scellerato, sappi che non ti assomigliano in nulla

Tra noi e i Falisci non c'è alcun vincolo fondato su patti stipulati dagli uomini, ma esiste e sempre esisterà per l'una e l'altra parte quello voluto dalla natura

Anche la guerra, come la pace, ha le sue leggi e noi abbiamo imparato a osservarle ricorrendo alla giustizia non meno che al coraggio
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Arma habemus non aduersus eam aetatem cui etiam captis urbibus parcitur, sed aduersus armatos et ipsos qui, nec laesi nec lacessiti a nobis, castra Romana ad Veios oppugnarunt

Eos tu quantum in te fuit nouo scelere uicisti: ego Romanis artibus, uirtute opere armis, sicut Veios uincam

Denudatum deinde eum manibus post tergum inligatis reducendum Falerios pueris tradidit, uirgasque eis quibus proditorem agerent in urbem uerberantes dedit

Ad quod spectaculum concursu populi primum facto

deinde a magistratibus de re noua uocato senatu, tanta mutatio animis est iniecta ut qui modo efferati odio iraque Veientium exitum paene quam Capenatium pacem mallent, apud eos pacem uniuersa posceret ciuitas
Noi non usiamo le armi contro quell'età inerme che viene risparmiata anche nelle città conquistate, ma contro chi si presenta a sua volta armato e colpisce, come quelli che attaccarono l'accampamento romano a Veio, pur senza esser stati né offesi né tantomeno provocati da noi

Uomini di quella tacca tu li hai superati con un crimine che non ha precedenti: io li vincerò alla maniera romana, usando, come successo con Veio, solo il coraggio, le opere d'assedio e le armi

Dopo aver fatto spogliare il maestro, ordinò di legargli le mani dietro la schiena e quindi lo affidò ai ragazzi perché lo riportassero indietro a Faleri e diede loro delle verghe invitandoli a frustarlo durante il percorso dall'accampamento alla città

L'insolito spettacolo richiamò sulle prime una gran folla

poi, durante una seduta dal senato convocata dai magistrati per discutere del singolare episodio successo, lo stato d'animo dell'intera popolazione subì un cambiamento così netto che a quegli stessi uomini che poco prima, sull'onda della rabbia e dell'odio, avevano dichiarato di preferire la fine di Veio al trattato stipulato dai Capenati, adesso l'intera città chiedeva a gran voce la pace
Fides Romana, iustitia imperatoris in foro et curia celebrantur

consensuque omnium legati ad Camillum in castra, atque inde permissu Camilli Romam ad senatum, qui dederent Falerios proficiscuntur

Introducti ad senatum ita locuti traduntur: patres conscripti, uictoria cui nec deus nec homo quisquam inuideat uicti a uobis et imperatore uestro, dedimus nos uobis, rati, quo nihil uictori pulchrius est, melius nos sub imperio uestro quam legibus nostris uicturos

Euentu huius belli duo salutaria exempla prodita humano generi sunt: uos fidem in bello quam praesentem uictoriam maluistis; nos fide prouocati uictoriam ultro detulimus

Sub dicione uestra sumus; mittite qui arma, qui obsides, qui urbem patentibus portis accipiant
Nel foro e nella curia tutti celebravano l'onestà romana e il senso di giustizia del generale

Poi, col consenso generale, vennero inviati degli ambasciatori a Camillo che dall'accampamento diede ai Faleri il permesso di recarsi a Roma, al senato

una volta introdotti, pare pronunciassero le seguenti parole: O padri coscritti, poiché voi e il vostro comandante avete ottenuto su di noi una vittoria per la quale nessun uomo e nessun dio potrà mai provare del risentimento, ci rimettiamo nelle vostre mani, convinti (niente può essere per il vincitore motivo maggiore di gloria) di poter vivere meglio sotto la vostra autorità che sotto le nostre leggi

L'esito di questo conflitto ha offerto all'umanità due esempi più che utili: voi avete anteposto la lealtà in guerra alla vittoria immediata; noi, sfidati da questa prova di lealtà, vi abbiamo offerto liberamente la vittoria

Ci rimettiamo nelle vostre mani: mandate pure degli uomini a prendere le nostre armi, gli ostaggi e la città le cui porte sono già aperte
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Nec uos fidei nostrae nec nos imperii uestri paenitebit

Camillo et ab hostibus et a ciuibus gratiae actae

Faliscis in stipendium militum eius anni, ut populus Romanus tributo uacaret, pecunia imperata

Pace data exercitus Romam reductus

Camillus meliore multo laude quam cum triumphantem albi per urbem uexerant equi insignis, iustitia fideque hostibus uictis cum in urbem redisset, taciti eius uerecundiam non tulit senatus quin sine mora uoti liberaretur; crateramque auream donum Apollini Delphos legati qui ferrent, L Valerius L Sergius A Manlius, missi longa una naue, haud procul freto Siculo a piratis Liparensium excepti deuehuntur Liparas
Voi non avrete rimostranze circa la nostra lealtà così come noi non ne avremo riguardo il vostro dominio

Camillo venne ringraziato tanto dai nemici quanto dai concittadini

Ai Falisci venne ordinato di provvedere alle paghe militari di quell'anno, onde alleviare così il popolo romano dal versamento di quella tassa

E una volta concessa la pace, l'esercito venne ricondotto a Roma

Camillo, dopo aver vinto i nemici grazie al suo senso di equità e di lealtà, ritornò a Roma salutato da consensi ben più calorosi di quanti non gliene fossero stati tributati quando era passato in trionfo attraverso la città su un cocchio trainato da cavalli bianchi; e il senato, pur non avendo sentito da parte di Camillo alcun accenno alla cosa, volle che venisse affrancato, senza ulteriori indugi, dal voto fatto; e così a Lucio Valerio, Lucio Sergio e Aulo Manlio venne affidato il cómpito di portare a Delfi il cratere d'oro destinato in dono ad Apollo; ma siccome viaggiavano su una sola nave da guerra, i tre inviati vennero catturati da pirati di Lipari nei pressi dello stretto di Messina e quindi tradotti a Lipari
Mos erat ciuitatis uelut publico latrocinio partam praedam diuidere

Forte eo anno in summo magistratu erat Timasitheus quidam, Romanis uir similior quam suis; qui legatorum nomen donumque et deum cui mitteretur et doni causam ueritus ipse multitudinem quoque, quae semper ferme regenti est similis, religionis iustae impleuit, adductosque in publicum hospitium legatos cum praesidio etiam nauium Delphos prosecutus, Romam inde sospites restituit

Hospitium cum eo senatus consulto est factum donaque publice data

Eodem anno in Aequis uarie bellatum, adeo ut in incerto fuerit et apud ipsos exercitus et Romae uicissent uictine essent
Sull'isola c'era l'abitudine di dividere il bottino fatto, come se la pirateria fosse una sorta di attività pubblica

Ma per puro caso la carica più importante del paese era affidata quell'anno a un certo Timasiteo, uomo affine più ai Romani che non ai propri conterranei; pieno di rispetto per il titolo di ambasciatore, per il dono che i tre stavano portando, ma anche per il dio cui esso era destinato e le ragioni che ne motivavano l'invio, riuscì a trasferire anche nel popolo, che di solito somiglia sempre moltissimo agli individui da cui è governato, un giusto scrupolo di natura religiosa; e dopo aver offerto pubblica ospitalità agli ambasciatori, organizzò anche una scorta navale per accompagnarli a Delfi, da dove poi li fece riportare a Roma sani e salvi

Un decreto del Senato sancì l'istituzione di un vincolo di ospitalità con Timasiteo, cui vennero anche inviati dei doni a nome dello Stato

Quello stesso anno si combatté contro gli Equi: l'esito della guerra fu però così incerto che tanto a Roma quanto presso gli eserciti stessi rimase il dubbio se si fosse avuta la meglio o meno
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Imperatores Romani fuere ex tribunis militum C Aemilius Sp Postumius

primo rem communiter gesserunt; fusis inde acie hostibus, Aemilium praesidio Verruginem obtinere placuit, Postumium fines uastare

Ibi eum incomposito agmine neglegentius ab re bene gesta euntem adorti Aequi terrore iniecto in proximos compulere tumulos; pauorque inde Verruginem etiam ad praesidium alterum est perlatus

Postumius suis in tutum receptis cum contione aduocata terrorem increparet ac fugam, fusos esse ab ignauissimo ac fugacissimo hoste, conclamat uniuersus exercitus merito se ea audire et fateri admissum flagitium, sed eosdem correcturos esse neque diuturnum id gaudium hostibus fore
I comandanti in capo della spedizione erano due tribuni militari, e cioè Gaio Emilio e Spurio Postumio

All'inizio delle operazioni agirono di conserva; una volta sbaragliati i nemici in battaglia, decisero invece che Emilio avrebbe presidiato Verrugine e Postumio messo a ferro e fuoco le campagne dei dintorni

Mentre, nell'euforia del recente successo, trascurava le precauzioni e lasciava che le truppe marciassero in disordine, fu assalito dagli Equi che gettarono il panico tra i suoi uomini costringendoli a riparare sulle colline più vicine; di lì lo stato di allarme si diffuse arrivando a contagiare anche la guarnigione rimasta a Verrugine

Postumio, dopo aver guidato i suoi uomini in un punto sicuro, convocò l'adunata generale e quando li ebbe tutti di fronte a sé li rimproverò severamente per il panico dal quale si erano lasciati prendere e per la fuga, rimproverandoli di essersi fatti sbaragliare da un nemico di scarsissimo valore e sempre pronto a darsela a gambe; la risposta dell'esercito echeggiò unanime: tutti gli uomini ammisero di essersi meritati quei rimproveri, di essersi macchiati di un'infamia, ma promisero anche che si sarebbero rifatti e che la gioia del nemico non sarebbe durata a lungo
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