Cesare, De bello civili: Libro 01, 01-10

Cesare, De bello civili: Libro 01, 01-10

Latino: dall'autore Cesare, opera De bello civili parte Libro 01, 01-10

[1] Litteris C Caesaris consulibus redditis aegre ab his impetratum est summa tribunorum plebis contentione, ut in senatu recitarentur; ut vero ex litteris ad senatum referretur, impetrari non potuit

Referunt consules de re publica [in civitate]

[Incitat] L Lentulus consul senatu rei publicae se non defuturum pollicetur, si audacter ac fortiter sententias dicere velint; sin Caesarem respiciant atque eius gratiam sequantur, ut superioribus fecerint temporibus, se sibi consilium capturum neque senatus auctoritati obtemperaturum: habere se quoque ad Caesaris gratiam atque amicitiam receptum

In eandem sententiam loquitur Scipio: Pompeio esse in animo rei publicae non deesse, si senatus sequatur; si cunctetur atque agat lenius, nequiquam eius auxilium, si postea velit, senatum imploraturum
Dopo che la lettera di Cesare fu consegnata ai consoli, si ottenne con difficoltà, nonostante la forte insistenza dei tribuni della plebe, che essa fosse letta in senato; non si poté invece ottenere che se ne discutesse ufficialmente

I consoli presentano una relazione sulla situazione dello stato

Il console L Lentulo aizza il senato; promette di non fare mancare il suo sostegno allo stato, se i senatori vorranno esprimere il loro parere con coraggio e forza; ma se essi hanno riguardo per Cesare e ricercano il suo favore, come hanno fatto nei tempi passati, egli prenderà posizione nel proprio interesse senza sottostare all'autorità del senato; del resto anch'egli ha modo di trovare rifugio nel favore e nell'amicizia di Cesare

Con il medesimo tono si esprime Scipione: è intenzione di Pompeo difendere lo stato, se il senato lo asseconda; ma se il senato esita o agisce con troppa mollezza, invano implorerà il suo aiuto, se in seguito lo vorrà
[2] Haec Scipionis oratio, quod senatus in urbe habebatur Pompeiusque aberat, ex ipsius ore Pompei mitti videbatur

Dixerat aliquis leniorem sententiam, ut primo M Marcellus, ingressus in eam orationem, non oportere ante de ea re ad senatum referri, quam dilectus tota Italia habiti et exercitus conscripti essent, quo praesidio tuto et libere senatus, quae vellet, decernere auderet; ut M Calidius, qui censebat, ut Pompeius in suas provincias proficieceretur, ne qua esset armorum causa: timere Caesarem ereptis ab eo duabus legionibus, ne ad eius periculum reservare et retinere eas ad urbem Pompeius videretur; ut M Rufus, qui sententiam Calidii paucis fere mutatis rebus sequebatur

Hi omnes convicio L Lentuli consulis correpti exagitabantur
[2] Questo discorso di Scipione, poiché la seduta del senato si teneva in città e Pompeo era vicino, sembrava uscire dalle labbra dello stesso Pompeo

Qualcuno aveva espresso un parere più moderato, come in un primo tempo M Marcello che, presa la parola in quell'intervento, sostenne che non era il caso di discutere della cosa in senato prima che si facessero in tutta Italia leve e si arruolassero eserciti, sotto la cui protezione il senato avrebbe osato decretare con sicurezza e liberamente il proprio volere; come M Calidio, che proponeva che Pompeo tornasse nelle sue province, perché non vi fosse motivo di ricorso alle armi; Cesare temeva, egli diceva, che, essendogli state sottratte due legioni, Pompeo le trattenesse presso la città, tenendole di riserva con intenzioni ostili nei suoi confronti; come M Rufo, che faceva suo il parere di Calidio, addirittura mutandone solo poche parole

Tutti costoro, travolti dalla clamorosa protesta del console L Lentulo, erano oggetto di violenti attacchi
Lentulus sententiam Calidii pronuntiaturum se omnina negavit

Marcellus perterritus conviciis a sua sententia discessit

Sic vocibus consulis, terrore praesentis exercitus, minis amicorum Pompei plerique compulsi inviti et coacti Scipionis sententiam sequuntur: uti ante certam diem Caesar exercitum dimittat; si non faciat, eum adversus rem publicam facturum videri

Intercedit M Antonius, Q Cassius, tribuni plebis

Refertur confestim de intersessione tribunorum

Dicuntur sententiae graves; ut quisque acerbissime crudelissimeque dixit, ita quam maxime ab inimicis Caesaris collaudatur

[3] Misso ad vesperum senatu omnes, qui sunt eius ordinis, a Pompeio evocantur

Laudat promptos Pompeius atque in posterum confirmat, segniores castigat atque incitat
Lentulo dichiarò di non avere assolutamente intenzione di mettere in votazione la mozione di Calidio

Marcello, atterrito dalleclamorose proteste, ritirò la sua

Così la maggior parte dei senatori, trascinata dalle grida del console, dalla paura che suscitava la vicinanza dell'esercito, dalle minacce degli amici di Pompeo, pur controvoglia e per costrizione, approva la proposta di Scipione: che Cesare, prima di un dato giorno, smobiliti l'esercito; se non lo fa, risulti chiaro che egli ha intenzione di agire contro lo stato

Fanno opposizione i tribuni della plebe, M Antonio e Q Cassio

Subito si pone in discussione il veto dei tribuni

Vengono espressi pareri pesanti; quanto più ciascuno parla con arroganza e durezza, tanto più è colmato di lodi dagli avversari di Cesare

[3] Conclusa verso sera la seduta del senato, tutta la classe dei senatori viene convocata da Pompeo fuori della città

Pompeo loda i risoluti e li incoraggia per l'avvenire, rimprovera e sprona quelli troppo esitanti

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Cesare, De bello civili: Libro 01, 21-30
Cesare, De bello civili: Libro 01, 21-30

Latino: dall'autore Cesare, opera De bello civili parte Libro 01, 21-30

Multi undique ex veteribus Pompei exercitibus spe praemiorum atque ordinum evocantur, multi ex duabus legionibus, quae sunt traditae a Caesare, arcessuntur

Completur urbs et ipsum comitium tribunis, centurionibus, evocatis

Omnes amici consulum, necessarii Pompei atque eorum, qui veteres inimicitias cum Caesare gerebant, in senatum coguntur; quorum vocibus et concursu terrentur infirmiores, dubii confirmantur, plerisque vero libere decernendi potestas eripitur

Pollicetur L Piso censor sese iturum ad Caesarem, item L Roscius praetor, qui de his rebus eum doceant: sex dies ad eam rem conficiendam spatii postulant

Dicuntur etiam ab nonnullis sententiae, ut legati ad Caesarem mittantur, qui voluntatem senatus ei proponant

[4] Omnibus his resistitur, omnibusque oratio consulis, Scipionis, Catonis opponitur
Da ogni parte, con la speranza di ricompense e di promozioni, vengono richiamati alle armi molti soldati delle vecchie truppe di Pompeo; sono richiamati in servizio molti soldati provenienti dalle due legioni consegnate da Cesare

La città si riempie di commilitoni di Pompeo, di tribuni, di centurioni, richiamati in servizio

Tutti gli amici dei consoli, i clienti di Pompeo e coloro che avevano vecchi rancori verso Cesare vengono radunati nel senato; le loro grida e il loro accorrere in massa atterriscono i più deboli, rassicurano gli incerti; ai più invero è sottratto il potere di deliberare liberamente

Il censore L Pisone, e parimenti il pretore L Roscio, si dichiarano disponibili ad andare da Cesare, per metterlo al corrente di questi avvenimenti; chiedono sei giorni di tempo per portare a termine la missione

Da alcuni viene anche proposto di inviare ambasciatori a Cesare, che gli espongano il volere del senato

[4] A tutte queste proposte fa resistenza e opposizione l'intervento del console, di Scipione e di Catone
Catonem veteres inimicitiae Caesaris incitant et dolor repulsae

Lentulus aeris alieni magnitudine et spe exercitus ac provinciarum et regum appellandorum largitionibus movetur, seque alterum fore Sullam inter suos gloriatur, ad quem summa imperii redeat

Scipionem eadem spes provinciae atque exercituum impellit, quos se pro necessitudine partiturum cum Pompeio arbitratur, simul iudiciorum metus, adulatio atque ostentatia sui et potentium, qui in re publica iudiciisque tum plurimum pollebant
Vecchi rancori nei riguardi di Cesare e il dolore del suo insuccesso elettorale aizzano Catone

Lentulo è mosso dalla grande quantità di debiti, dalla speranza di avere un esercito e delle province e dai doni degli aspiranti al titolo di re; Tra i suoi si vanta di star per diventare un secondo Silla nelle cui mani ritornerà il potere supremo

Stimola Scipione una medesima speranza di governo di province e di comando di eserciti che, per legami di parentela, pensa di potere dividere con Pompeo; e nello stesso tempo lo stimolano il timore di processi e la propria vanità e l'adulazione dei potenti che in quel tempo avevano grandissima influenza nello stato e nei tribunali

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Cesare, De bello civili: Libro 03; 81-90
Cesare, De bello civili: Libro 03; 81-90

Latino: dall'autore Cesare, opera De bello civili parte Libro 03; 81-90

Ipse Pompeius, ab inimicis Caesaris incitatus, et quod neminem dignitate secum exaequari volebat, totum se ab eius amicitia averterat et cum communibus inimicis in gratiam redierat, quorum ipse maximam partem illo affinitatis tempore iniunxerat Caesari; simul infamia duarum legionum permotus, quas ab itinere Asiae Syriaeque ad suam potentiam dominatumque converterat, rem ad arma deduci studebat

[5] His de causis aguntur omnia raptim atque turbate

Nec docendi Caesaris propinquis eius spatium datur, nec tribunis plebis sui periculi deprecandi neque etiam extremi iuris intercessione retinendi, quod L Sulla reliquerat, facultas tribuitur, sed de sua salute septimo die cogitare coguntur, quod illi turbulentissimi superioribus temporibus tribuni plebis octavo denique mense suarum actionum respicere ac timere consuerant
Lo stesso Pompeo, incitato dagli avversari di Cesare e poiché non voleva che nessuno gli fosse pari per prestigio, si era del tutto allontanato dalla sua amicizia e si era riconciliato con comuni avversari, che, in gran parte, egli stesso aveva procurato a Cesare al tempo della loro parentela; contemporaneamente, indotto dal disonore di avere trattenuto a sostegno della propria influenza e supremazia politica due legioni destinate all'Asia e alla Siria, manovrava affinché la contesa fosse condotta a un confronto armato

[5] Per queste ragioni tutto viene fatto in fretta e confusamente

Non si dà tempo ai congiunti di Cesare di informarlo né viene concessa ai tribuni della plebe la possibilità di allontanare da sé il pericolo né di conservare il supremo diritto di veto, che L Silla aveva loro lasciato; ma, dopo solo sette giorni, sono costretti a pensare alla propria incolumità, la qual cosa quei turbolentissimi tribuni della plebe dei tempi passati solevano prendere in esame e temere solo all'ottavo mese delle loro funzioni
Decurritur ad illud extremum atque ultimum senatus consultum, quo nisi paene in ipso urbis incendio atque in desperatione omnium salutis sceleratorum audacia numquam ante descensum est: dent operam consules, praetores, tribuni plebis, quique pro consulibus sint ad urbem, ne quid res publica detrimenti capiat

Haec senatusconsulto perscribuntur aD VII Id Ian Itaque V primis diebus, quibus haberi senatus potuit, qua ex die consulatum iniit Lentulus, biduo excepto comitiali et de imperio Caesaris et de amplissimis viris, tribunis plebis, gravissime acerbissimeque decernitur

Profugiunt statim ex urbe tribuni plebis seseque ad Caesarem conferunt

Is eo tempore erat Ravennae exspectabatque suis lenissimis postulatis responsa, si qua hominum aequitate res ad otium deduci posset
Si giunge precipitosamente a quel gravissimo ed estremo decreto del senato, al quale prima mai si ricorse nonostante l'audacia dei relatori se non, per così dire, quando la città fu in mezzo alle fiamme e quando si disperò della salvezza di tutti: provvedano i consoli, i pretori, i tribuni della plebe e i proconsoli che sono vicini alla città affinché lo stato non subisca alcun danno

Ciò viene registrato con decreto del senato il 7 gennaio; E così nei primi cinque giorni in cui si poterono tenere le sedute del senato, dal giorno in cui Lentulo diede inizio al proprio consolato, fatta eccezione per i due giorni dedicati al comizio, si prendono gravissime e rigorosissime delibere nei confronti del potere militare di Cesare e di persone assai ragguardevoli, i tribuni della plebe

Subito i tribuni della plebe fuggono da Roma e si rifugiano presso Cesare

In quel tempo egli era a Ravenna e attendeva risposte alle sue così moderate richieste, sperando che, per un senso di umana moderazione, il conflitto si potesse risolvere pacificamente

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Cesare, De bello civili: Libro 03; 71-80

Latino: dall'autore Cesare, opera De bello civili parte Libro 03; 71-80

[6] Proximis diebus habetur extra urbem senatus

Pompeius eadem illa, quae per Scipionem ostenderat agit; senatus virtutem constantiamque collaudat; copias suas exponit; legiones habere sese paratas X; praeterea cognitum compertumque sibi alieno esse animo in Caesarem milites neque eis posse persuaderi, uti eum defendant aut sequantur

Statim de reliquis rebus ad senatum refertur: tota Italia delectus habeatur; Faustus Sulla propere in Mauretaniam mittatur; pecunia uti ex aerario Pompeio detur

Refertur etiam de rege Iuba, ut socius sit atque amicus; Marcellus vero passurum se in praesentia negat

De Fausto impedit Philippus, tribunus plebis

De reliquis rebus senatusconsulta perscribuntur

Provinciae privatis decernuntur duae consulares, reliquae praetoriae
[6] Nei giorni successivi, le sedute del senato si tengono fuori Roma

Pompeo presenta quelle medesime proposte che aveva fatto conoscere per bocca di Scipione; loda la fermezza e la coerenza del senato; enumera le sue forze; afferma di avere pronte dieci legioni; inoltre di avere appreso e accertato che i soldati sono ostili a Cesare: non li si può indurre a difenderlo o, soltanto, a seguirlo

Circa le altre questioni viene proposto al senato quanto segue: si facciano leve in tutta Italia; Fausto Silla sia mandato in Mauritania come propretore; sia data facoltà a Pompeo di usare il denaro dell'erario pubblico

Si presentano proposte anche nei riguardi del re Giuba: sia dichiarato alleato e amico; Marcello nega di potere per il momento sottoscrivere la proposta

Filippo, tribuno della plebe, pone il veto alla mozione relativa a Fausto

Vengono registrati i decreti del senato riguardanti gli altri punti

A privati vengono assegnate le province, due consolari, le altre pretorie
Scipioni obvenit Syria, L Domitio Gallia; Philippus et Cotta privato consilio praetereuntur, neque eorum sortes deiciuntur

In reliquas provincias praetores mittuntur

Neque exspectant, quod superioribus annis acciderat, ut de eorum imperio ad popullim feratur paludatique votis nuncupatis exeant

Consules, quod ante id tempus accidit nunquam, ex urbe proficiscuntur, lictoresque habent in urbe et Capitolio privati contra omnia vetustatis exempla

Tota Italia delectus habentur, arma imperantur; pecuniae a municipiis exiguntur, e fanis tolluntur: omnia divina humanaque iura permiscentur

[7] Quibus rebus cognitis Caesar apud milites contionatur
A Scipione tocca in sorte la Siria, a L Domizio la Gallia; Filippo e Cotta vengono esclusi per manovre di parte e i loro nomi non sono posti nell'urna

In tutte le altre province vengono inviati pretori

E non attendono - come era accaduto negli anni precedenti - che il loro potere sia ratificato dal popolo, e, con addosso il paludamento di porpora, dopo avere fatto i sacrifici rituali, escono dalla città

I consoli, cosa non mai accaduta prima, si allontanano dalla città e privati cittadini, contrariamente a ogni esempio del passato, tengono littori in città e sul Campidoglio

In tutta Italia si fanno leve, si obbliga a fornire armi, si esige denaro dai municipi, denaro viene sottratto dai templi, tutte le leggi divine e umane vengono sovvertite

[7] Cesare, venuto a conoscenza di questi fatti, parla ai soldati

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Omnium temporum iniurias inimicorum in se commemorat; a quibus deductum ac depravatum Pompeium queritur invidia atque obtrectatione laudis suae, cuius ipse honori et dignitati semper faverit adiutorque fuerit

Novum in re publica introductum exemplum queritur, ut tribunicia intercessio armis notaretur atque opprimeretur, quae superioribus annis armis esset restituta

Sullam nudata omnibus rebus tribunicia potestate tamen intercessionem liberam reliquisse

Pompeium, qui amissa restituisse vldeatur, dona etiam, quae ante habuerint, ademisse
Rammenta gli affronti fattigli dagli avversari in ogni tempo; e si duole che Pompeo, per invidia e gelosia della sua gloria, sia stato da essi sedotto e corrotto, mentre egli stesso lo ha sempre aiutato nella carriera e ne è stato il sostenitore

Lamenta che è stato introdotto un precedente, insolito nello stato, cioè che il veto dei tribuni, che negli anni addietro era stato ristabilito con le armi, con le armi ora venga infamato e soffocato

Silla, pur avendo spogliato il potere dei tribuni di ogni forza, tuttavia aveva lasciato libero il veto

Pompeo, che sembra avere restituito i privilegi perduti, ha tolto anche quelli che i tribuni hanno avuto in passato

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