Adamo ed Eva espulsi dal Paradiso - cavalier d’Arpino

Adamo ed Eva espulsi dal Paradiso - cavalier d’Arpino

Il senso drammatico della scena biblica è mitigato dalla studiata positura dei protagonisti e dalla grazia espressiva dei loro volti. Il dipinto ebbe grande fortuna figurativa e costituisce uno dei momenti in cui il linguaggio del Cavalier D'Arpino più si avvicina a quello di Guido Reni

dal punto di vista iconografico si nota come, mentre la luce colpisce e mette a nudo i corpi dei progenitori (costretti a uscire con passo affrettato eppure coordinato), il Paradiso sembra già allontanarsi da loro, immerso nell'oscurità. C'è un diverso atteggiamento dei protagonisti: Adamo è oramai rassegnato, lo sguardo abbassato che non osa più volgersi indietro verso la perduta felicità, le mani atteggiate in un gesto che evoca distacco e allontanamento; Eva - probabilmente a causa della sua natura femminile - si volge indietro mostrando vergogna per la propria inadeguata nudità, implorante nei confronti del giovane Angelo, il Cherubino che, secondo Agostino, Dio avrebbe posto in paradiso come guardia dell'albero della Vita. 

Il particolare dello sguardo rivolto al cielo della figura femminile ha il compito di esprimere una complessa rosa di emozioni che vanno dalla supplica, fino alla preghiera e all'ispirazione Divina.

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