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Virgilio, Eneide: Libro 12 - IL DUELLO DI ENEA E TURNO

Virgilio, Eneide: Libro 12 - IL DUELLO DI ENEA E TURNO

Latino: dall'autore Virgilio, opera Eneide parte Libro 12 - IL DUELLO DI ENEA E TURNO

dixit, et e curru saltum dedit ocius arvis perque hostis, per tela ruit maestamque sororem deserit ac rapido cursu media agmina rumpit Disse, e dal carro fece un salto sui campi velocemente e tra i nemici, tra le armi corre elascia la mesta sorella e con rapida corsa spezza in mezzo le schiere
ac veluti montis saxum de vertice praeceps cum ruit avulsum vento, seu turbidus imber proluit aut annis solvit sublapsa vetustas; fertur in abruptum magno mons improbus actu exsultatque solo, silvas armenta virosque involvens secum: disiecta per agmina Turnus sic urbis ruit ad muros, ubi plurima fuso sanguine terra madet striduntque hastilibus aurae, significatque manu et magno simul incipit ore: 'parcite iam, Rutuli, et vos tela inhibete, Latini E come quando un masso dal vertice di un monte piomba a precipizio strappato dal vento, o torbida pioggia lo trascina o il tempo insinuatosi negli anni; il monte si getta a precipizio terribile con grande spinta e susulta sul suolo, travolgendo selve armenti ed uomini con sé: così tra le file spezzate Turno precipita verso le mura della città, dove abbondantissima la terra s'imbeve di sangue sparso e l'aria stride di aste, fa segno con la mano ed isieme comincia a gran voce: smettere ormai, Rutuli, e voi bloccate le armi, Latini
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quaecumque est fortuna, mea est; me verius unum pro vobis foedus luere et decernere ferro' Qualunque sia la fortuna, è mia: è più giusto che io da solo per voi paghi il patto e combatta col ferro
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discessere omnes medii spatiumque dedere Tutti si tolsero di mezzo e diedero spazio
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At pater Aeneas audito nomine Turni deserit et muros et summas deserit arces praecipitatque moras omnis, opera omnia rumpit laetitia exsultans horrendumque intonat armis: quantus Athos aut quantus Eryx aut ipse coruscis cum fremit ilicibus quantus gaudetque nivali vertice se attollens pater Appenninus ad auras Ma subito il padre Enea, udito il nome di Turno, lascia anche le mura, e lascia le sommità delle rocche tronca tutti gli indugi, rompe tutte le iniziative esultando di letizia ed orribilmente tuonando con le armi: quanto grande l'Athos o quanto l'Erice o quanto lo stesso padre Appannino quando freme con gli elci scintillanti e gioisce per la cima nevosa alzandosi all'aria
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iam vero et Rutuli certatim et Troes et omnes convertere oculos Itali, quique alta tenebant moenia quique imos pulsabant ariete muros, armaque deposuere umeris Ma ormai i Tutuli a gara edi Troiani e tutti gli Itali volsero gli occhi, e quelli che tenevano le alte mura e quelli che con l'ariete battevano alla base delle mura, posarono le armi dalle spalle
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stupet ipse Latinus ingentis, genitos diversis partibus orbis, inter se coiisse viros et cernere ferro Lo stesso Latino stupisce che giganteschi eroi, nati in diverse parti del mondo, si scontrassero tra loro e combattessero col ferro
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atque illi, ut vacuo patuerunt aequore campi, procursu rapido coniectis eminus hastis invadunt Martem clipeis atque aere sonoro Ma quelli, come le piane si aprirono nella distesa libera, con una rapida rincorsa scagliate da lontano le aste, affrontano Martecon scudi e bronzo sonoro
dat gemitum tellus; tum crebros ensibus ictus congeminant, fors et virtus miscetur in unum Laterra dà u gemito; allora moltiplicano conle spadefitti colpi, sorte e valore si mesce in una sola cosa
ac velut ingenti Sila summove Taburno cum duo conversis inimica in proelia tauri frontibus incurrunt, pavidi cessere magistri, stat pecus omne metu mutum, mussantque iuvencae quis nemori imperitet, quem tota armenta sequantur; illi inter sese multa vi vulnera miscent cornuaque obnixi infigunt et sanguine largo colla armosque lavant, gemitu nemus omne remugit: non aliter Tros Aeneas et Daunius heros concurrunt clipeis, ingens fragor aethera complet E come quando sulla gigantesca Sila o sulla sommità del Taburno due tori si scontrano con fronti avverse oer ostili duelli, impauriti si son fermati i pastori,tutto il gregge sta muto per la paura, e le giovenche son incerte chi comandi nel bosco, chi seguiranno tutti gli armenti; essi tra loro vibrano ferite con molta forza puntandosi conficcano le corna e lavano con sangue abbondante i colli e le membra, e di gemito tutto il bosco riecheggia: non diversamente il triano Enea ed il Daunio eroe si scontran con gli scudi, enorme frastuono riempie l'etere
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