Virgilio, Eneide: Libro 07 - LE MENSE DIVORATE

Virgilio, Eneide: Libro 07 - LE MENSE DIVORATE

Latino: dall'autore Virgilio, opera Eneide parte Libro 07 - LE MENSE DIVORATE

Aeneas primique duces et pulcher Iulus corpora sub ramis deponunt arboris altae, instituuntque dapes et adorea liba per herbam subiciunt epulis (sic Iuppiter ipse monebat ) et Cereale solum pomis agrestibus augent Enea, i primi capi ed il bello Iulo posano i corpi sotto i rami di un'alta pianta, preparano il banchetto e nell'erba mettono focacce di farro sotto le vivande (così Giove stesso ordinava) e accrescono il suolo cereale di frutti agresti
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Virgilio, Eneide: Libro 08 - LO SCUDO DI ENEA

consumptis hic forte aliis, ut vertere morsus exiguam in Cererem penuria adegit edendi, et violare manu malisque audacibus orbem fatalis crusti patulis nec parcere quadris: 'heus, etiam mensas consumimus Allora consumato già il resto, come la povertà del mangiare spinse a volgere i morsi verso la piccola Cerere e violare con mani e mascelle audaci il piatto della focaccia fatale né risparmiare le larghe focacce: Ahi, mangiamo anche le mense
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Virgilio, Eneide: Libro 02 - L’OMBRA DI ETTORE

inquit Iulus, nec plura, adludens Disse Iulo, nulla più, scherzando
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ea vox audita laborum prima tulit finem, primamque loquentis ab ore eripuit pater ac stupefactus numine pressit Quella iniziale frase udita portò la fine delle fatiche, il padre la strappò all'inizio dalla bocca del parlante e stupito dalla divinità lo zittì
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Virgilio, Eneide: Libro 07 - INVOCAZIONE ALLA MUSA

continuo 'salve fatis mihi debita tellus vosque' ait 'o fidi Troiae salvete penates: hic domus, haec patria est Subito Salve terra dovutami dai fati e voi, disse, fidati penati di Troia, salve:qui la casa, questa la patria
genitor mihi talia namque nunc repeto Anchises fatorum arcana reliquit: cum te, nate, fames ignota ad litora vectum accisis coget dapibus consumere mensas, tum sperare domos defessus, ibique memento prima locare manu molirique aggere tecta Mio padre Anchise, oralo ricordo, lasciò i misteri dei fati: quando, figlio, spinto su ignoti lidi la fame, finite le vivande ti costringerà a mangiare le mense, allora stanco ricordati di sperare le case, e lì collocare con le mani i primi tetti e fortificarli con un vallo
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haec erat illa fames, haec nos suprema manebat exitiis positura modum Questa era quella fame, questa ultima restava per porre un termine ai mali
quare agite et primo laeti cum lumine solis quae loca, quive habeant homines, ubi moenia gentis, vestigemus et a portu diversa petamus Dunque su e colla prima luce del sole, lieti indaghiamo quali luoghi, quali uomini abitino, dove i popoli abbian mura e dal porto cerchiamo parti diverse
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nunc pateras libate Iovi precibusque vocate Anchisen genitorem, et vina reponite mensis' Ora innalzate le coppe a Giove e con preghiere invocate il padre Anchise e mettete vino sulle mense
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Sic deinde effatus frondenti tempora ramo implicat et geniumque loci primamque deorum Tellurem Nymphasque et adhuc ignota precatur flumina, tum Noctem Noctisque orientia signa Idaeumque Iovem Phrygiamque ex ordine matrem invocat, et duplicis caeloque Ereboque parentis Poi così espressosi, cinge le tempia di ramo frondoso e prega il genio del luogo, la Terra, prima degli dei, le Ninfe ed i fiumi ancora ignoti,poi la Notte e le stelle nascenti della Notte,ed invoca per ordine Giove Ideo, la madre Frigia,ed i duplici genitori nel cielo e nell'Erebo