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Tacito, Annales: Libro 11, 01-38

Tacito, Annales: Libro 11, 01-38

Latino: dall'autore Tacito, opera Annales parte Libro 11, 01-38

(1) nam Valerium Asiaticum, bis consulem, fuisse quondam adulterum eius credidit, pariterque hortis inhians, quos ille a Lucullo cooptos insigni magnificentia extollebat, Suillium accusandis utrisque immittit

adiungitur Sosibius Britannici educator qui per speciem benevolentiae moneret Claudium cavere vim atque opes principibus infensas: praecipoum auctorem Asiaticum interficiendi G Caesaris non extimuisse contione in populi Romani fateri gloriamque facinoris ultro petere; clarum ex eo in urbe, didita per provincias fama parare iter ad Germanicos exercitus, quando genitus Viennae multisque et validis propinquitatibus subnixus turbare gentilis nationes promptum haberet
1 (Messalina) infatti credeva che Valerio Asiatico, due volte console, fosse stato in passato amante di Poppea; nel contempo, avendo messo gli occhi sui giardini che, iniziati da Lucullo, Valerio sapeva valorizzare con fasto tanto vistoso, spinge Suillio ad accusarli entrambi

Gli mette al fianco Sosibio, il precettore di Britannico, col compito di suggerire a Claudio, fingendo di volere il suo bene, di guardarsi dalla potenza e dalla ricchezza, sempre insidiose per un principe: Asiatico - gli ricordava - era stato il principale organizzatore dell'assassinio di Gaio Cesare e non aveva esitato ad assumere, in un'assemblea del popolo romano, la responsabilità di quel gesto e ad attribuirsene la gloria: da qui la sua notorietà a Roma, mentre si spargeva nelle province la voce che si preparasse a recarsi presso gli eserciti in Germania, perché, nato a Vienna, contando sull'aiuto di numerose e autorevoli parentele, non gli sarebbe stato difficile sobillare quei popoli, che erano della sua terra
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at Claudius nihil ultra scrutatus citis cum militibus tamquam opprimendo bello Crispinum praetorii praefectum misit, a quo repertus est apud Baias vinclisque inditis in urbem raptus

(2)Neque data senatus copia: intra cubiculum auditur, Messalina coram et Suillio corruptionem militum, quos pecunia et stupro in omne flagitium obstrictos arguebat, exim adulterium Poppaeae, postremum mollitiam corporis obiectante

ad quod victo silentio prorupit reus et 'interroga' inquit, 'Suilli, filios tuos: virum esse me fatebuntur'

ingressusque defensionem, commoto maiorem in modum Claudio, Messalinae quoque lacrimas excivit
Claudio, senza ulteriori verifiche, mobilitò immediatamente, quasi si trattasse di soffocare una guerra, il prefetto del pretorio Crispino con reparti di soldati; costui rintracciò Valerio nei pressi di Baia e lo trascinò a Roma in catene

2 Non gli fu concesso di difendersi in senato: lo si interrogò nella camera dell'imperatore, in presenza di Messalina, con Suillio che formulava le accuse: corruzione di militari, indotti a ogni infamia, secondo le sue asserzioni, con denaro e consentendo atti di libidine; adulterio con Poppea e infine effeminatezza sessuale

Di fronte a questa accusa, incapace di contenersi, l'imputato ruppe il silenzio: Suillio, chiedilo ai tuoi figli: loro ti diranno che sono un uomo

Dopo aver dato inizio alla difesa, impressionò in modo particolare Claudio e strappò lacrime anche a Messalina
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quibus abluendis cubiculo egrediens monet Vitellium ne elabi reum sineret: ipsa ad perniciem Poppaeae festinat, subditis qui terrore carceris ad voluntariam mortem propellerent, adeo ignaro Caesare ut paucos post dies epulantem apud se maritum eius Scipionem percontaretur cur sine uxore discubuisset, atque ille functam fato responderet

(3) Sed consultanti super absolutione Asiatici flensVitellius, commemorata vetustate amicitiae utque Antoniam principis matrem pariter observavissent, dein percursis Asiatici in rem publicam officiis recentique adversus Britanniam militia, quaeque alia conciliandae misericordiae videbantur, liberum mortis arbitrium ei permisit; et secuta sunt Claudii verba in eandem clementiam
Ma costei nel lasciare la stanza per asciugarsi le lacrime, avverte Vitellio di non lasciarsi sfuggire l'accusato; personalmente affretta la rovina di Poppea, istigando qualcuno a indurla al suicidio con la cupa prospettiva del carcere; fece tutto ciò senza che Claudio nulla sapesse, al punto che quest'ultimo, pochi giorni dopo, durante un banchetto in casa sua, chiese al marito di lei, Scipione, perché fosse presente senza moglie, ed egli gli rispose che il destino di lei s'era compiuto

3 Quando Claudio lo interpellò su un'eventuale assoluzione di Asiatico, Vitellio, ricordata tra le lacrime l'antica amicizia e la comune devozione per Antonia, madre del principe, nonché i passati servigi di Asiatico allo stato, la recente campagna contro i Britanni e quant'altro sembrava utile a suscitare pietà, concluse consentendo che Asiatico fosse libero di scegliere come morire; si espresse poi Claudio nel senso della medesima generosità
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hortantibus dehinc quibusdam inediam et lenem exitum, remittere beneficium Asiaticus ait: et usurpatis quibus insueverat exercitationibus, lauto as corpore, hilare epulatus, cum se honestius calliditate Tiberii vel impetu G Caesaris periturum dixisset quam quod fraude muliebri et impudico Vitellii ore caderet, venas exolvit, viso tamen ante rogo iussoque transferri partem in aliam ne opacitas arborum vapore ignis minueretur: tantum illi securitatis novissimae fuit

(4) Vocantur post haec patres, pergitque Suillius addere reos equites Romanos inlustris, quibus Petra cognomentum

at causa necis ex eo quod domum suamMnesteris et Poppaeae congressibus praebuissent
Asiatico allora, di fronte al suggerimento di alcuni di scegliere il digiuno e un dolce trapasso, rispose di rinunciare a quel beneficio; compì i soliti esercizi fisici, prese il bagno, pranzò in allegria e, dopo aver commentato che sarebbe stato più onorevole morire vittima della perfida astuzia di Tiberio o per un impeto di violenza di Gaio Cesare, che non per le trame di una donna e per le sconce parole di Vitellio, si tagliò le vene; ma prima ispezionò il rogo e ordinò di spostarlo in un altro punto, per non danneggiare col fumo la densa fronda degli alberi: tale la sua serenità in punto di morte

4 Dopo di che, si convoca il senato, dove Suillio prosegue nelle sue accuse contro due illustri cavalieri romani, il cui nome di famiglia era Petra

Vero motivo della loro condanna a morte fu il fatto di aver messo a disposizione la propria casa per gli incontri di Mnestere e Poppea
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verum nocturnae quietis species alteri obiecta, tamquam vidisset Claudium spicea corona evinctum spicis retro conversis, eaque imagine gravitatem annonae praedixisset

quidam pampineam coronam albentibus foliis visam atque ita interpretatum tradidere, vergente autumno mortem principis ostendi

illud haud ambigitur, qualicumque insomnio ipsi fratrique perniciem adlatam

sestertium quindecies et insignia praeturae Crispino decreta

adiecit Vitellius sestertium decies Sosibio, quod Britannicum praeceptis, Claudium consiliis iuvaret

rogatus sententiam et Scipio, 'cum idem' inquit 'de admissis Poppaeae sentiam quod omnes, putate me idem dicere quod omnes,' eleganti temperamento inter coniugalem amorem et senatoriam necessitatem
Ma l'addebito avanzato contro uno dei due fu d'aver visto, in sogno, Claudio coronato di una corona di spighe rivolte all'indietro, con conseguente predizione di una carestia

Alcuni hanno invece parlato, in merito al sogno, di una corona di pampini biancastri, interpretato come presagio della morte del principe al declinare dell'autunno

Un fatto però è certo: fu il sogno, qualunque sia stato, a determinare la rovina per lui e il fratello

Crispino si vide assegnato, per decreto, un milione e mezzo di sesterzi e le insegne di pretore

Vitellio aggiunse un milione di sesterzi destinato a Sosibio, per l'aiuto prestato a Britannico coll'insegnamento, a Claudio col consiglio

Chiesero anche a Scipione di esprimere il suo parere, ed egli: Poiché delle colpe di Poppea penso quello che pensano tutti, fate conto che io dica quello che dicono tutti: compromesso elegante tra l'amore coniugale e i suoi obblighi di senatore
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(5) Continuus inde et saevus accusandis reis Suillius multique audaciae eius aemuli; nam cuncta legum et magistratuum munia in se trahens princeps materiam praedandi patefecerat

nec quicquam publicae mercis tam venale fuit quam advocatorum perfidia, adeo ut Samius, insignis eques Romanus, quadringentis nummorum milibus Suillio datis et cognita praevaricatione ferro in domo eius incubuerit

igitur incipiente C Silio consule designato, cuius de potentia et exitio in tempore memorabo, consurgunt patres legemque Cinciam flagitant, qua cavetur antiquitus ne quis ob causam orandam pecuniam donumve accipiat
5 Da allora Suillio imperversò senza sosta come delatore, pur trovando molti concorrenti in quel comportamento così impudente: infatti, il principe, concentrando nelle sue mani tutti i poteri delle leggi e le competenze dei magistrati, aveva aperto ampie possibilità a questa forma di brigantaggio

Nessuna merce offerta al pubblico fu tanto venduta quanto la perfidia degli avvocati, al punto che Samio, noto cavaliere romano, resosi conto, dopo aver versato quattrocentomila sesterzi a Suillio, che quest'ultimo s'era accordato con la parte avversa, si trafisse, nella casa di quello, con la spada

A questo punto, per iniziativa del console designato Gaio Silio, della cui potenza e della cui rovina parlerò a suo tempo, insorgono i senatori, sollecitando l'applicazione della legge Cincia, che, da tempi molto antichi, fa divieto a chiunque di accettare doni o denaro per la sua opera di difesa in tribunale
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(6) Deinde obstrepentibus iis quibus ea contumelia parabatur, discors Suillio Silius acriter incubuit, veterum oratorum exempla referens qui famam et posteros praemia eloquentiae cogitavissent

pulcherrimam alioquin et bonarum artium principem sordidis ministeriis foedari; ne fidem quidem integram manere uhi magnitudo quaestuum spectetur

quod si in nullius mercedem negotia agantur pauciora fore: nunc inimicitias accusationes, odia et iniurias foveri, ut quo modo vis morborum pretia medentibus, sic fori tabes pecuniam advocatis ferat

meminissent Asinii, Messalae ac recentiorum Arruntii et Aesernini: ad summa provectos incorrupta vita et facundia
6 Di fronte alle proteste di coloro contro i quali era diretta tale proposta, che non poteva non suonare a loro vergogna, Silio, avverso a Suillio, insistette con fermezza, adducendo l'esempio degli antichi oratori, che avevano ritenuto la fama tra i posteri premio bastevole alla loro eloquenza

In caso contrario - argomentava - si svilisce in sordidi servizi la più bella e la prima delle arti liberali; neppure la lealtà è salva, quando l'obiettivo sta nei grandi guadagni

Se le difese escludessero un compenso, i processi sarebbero meno numerosi: ora invece si favoriscono inimicizie, delazioni, rancori e violenze, perché, come l'infierire dei morbi consente guadagni ai medici, così la peste del foro procura denaro agli avvocati

Non si ricordavano di Gaio Asinio, di Marco Messalla e, fra i più recenti, di Arrunzio e di Esernino: tutti elevati ai sommi onori per la vita incorrotta e l'eloquenza senza macchia
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talia dicente consule designato, consentientibus aliis, parabatur sententia qua lege repetundarum tenerentur, cum Suillius et Cossutianus et ceteri qui non iudicium, quippe in manifestos, sed poenam statui videbant, circumsistunt Caesarem ante acta deprecantes

(7) Et postguam adnuit, agere incipiunt: quem illum tanta superbia esse ut aeternitatem famae spe praesumat

usui et rebus subsidium praeparari ne quis inopia advocatorum potentibus obnoxius sit

neque tamen eloquentiam gratuito contingere: omitti curas familiaris ut quis se alienis negotiis intendat

multos militia, quosdam exercendo agros tolerare vitam: nihil a quoquam expeti nisi cuius fructus ante providerit
Poiché, dopo tale intervento del console designato, appoggiato da altri, si profilava la proposta di sottoporre a processo gli avvocati venali, Suillio e Cossuziano e tutti gli altri, che vedevano configurarsi per loro non un processo, essendo plateale la loro colpa, bensì una pena, si stringono attorno a Claudio, supplicando la grazia per il loro passato

7 Assentì Claudio, e allora cominciarono a svolgere la loro difesa: chi era tanto superbo da presumere e sperare di poter ottenere l'eternità della fama

La difesa - dicevano - assolve, nei fatti, a una funzione pratica: evitare che uno, per mancanza di avvocati, sia vittima delle prepotenze

D'altra parte, all'eloquenza non si perviene senza costi: comporta il sacrificio dei propri interessi, se ci si occupa degli affari altrui

Molti campano servendo sotto le armi, alcuni coltivando la terra; ma nessuno si pone obiettivi, se prima non ne ha previsto l'utile
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facile Asinium et Messalam, inter Antonium et Augustum bellorum praemiis refertos, aut ditium familiarum heredes Aeserninos et Arruntios magnum animum induisse

prompta sibi exempla, quantis mercedibus P Clodius aut C Curio contionari soliti sint

se modicos senatores qui quieta re publica nulla nisi pacis emolumenta peterent

cogitaret plebem quae toga enitesceret: sublatis studiorum pretiis etiam studia peritura

ut minus decora haec, ita haud frustra dicta princeps ratus, capiendis pecuniis posuit modum usque ad dena sestertia quem egressi repetundarum tenerentur

(8) Sub idem tempus Mithridates, quem imperitasse Armeniis iussuque G Caesaris vinctum memoravi, monente Claudio in regnum remeavit, fisus Pharasmanis opibus
Era facile, per Asinio e Messalla, arricchiti coi bottini delle guerre tra Antonio e Augusto, oppure per gli Esernini e gli Arrunzi, eredi di famiglie tanto facoltose, fare i magnanimi

Ma potevano far ricorso, anch'essi, a ben altri esempi: quanto si facevano di solito pagare i loro discorsi Publio Clodio e Gaio Curione

Essi invece erano modesti senatori, che, in uno stato in condizioni di pace, non cercavano se non i benefici della pace

E considerasse il principe gli uomini della plebe, che si facevano un nome con la toga: togliamo un compenso alla cultura dell'eloquenza e finirà anche quella cultura

Tali argomentazioni, benché meno dignitose, il principe le ritenne non trascurabili e fissò il limite degli onorari a diecimila sesterzi, superati i quali s'incorreva nel reato di concussione

8 In quel tempo, Mitridate, che, come ho già ricordato, era stato re degli Armeni e poi imprigionato per ordine di Gaio Cesare, tornò, per consiglio di Claudio, nel suo regno, contando sugli aiuti di Farasmane
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is rex Hiberis idemque Mithridatis frater nuntiabat discordare Parthos summaque imperii ambigua, minora sine cura haberi

nam Gotarzes inter pleraque saeva necem fratri Artabano coningique ac filio eius paraverat, unde metus (eius) in ceteros, et accivere Vardanen

ille, ut erat magnis ausis promptus, biduo tria milia stadiorum invadit ignarumque et exterritum Gotarzen proturbat; neque cunctatur quin proximas praefecturas corripiat, solis Seleucensibus dominationem eius abnuentibus

in quos ut patris sui quoque defectores ira magis quam ex usu praesenti accensus, implicatur obsidione urbis validae et munimentis obiecti amnis muroque et commeatibus firmatae
Costui, re degli Iberi e fratello di Mitridate, riferiva sulle attuali discordie dei Parti, sulle difficoltà del potere centrale e sul disordine amministrativo

Gotarze, infatti, fra gli altri gesti di crudeltà, aveva voluto la morte del fratello Artabano, della moglie e del figlio di lui, per cui gli altri si erano impauriti e avevano chiamato Vardane

Questi, disponibile com'era alle avventure più ambiziose, penetra, in due giorni, in profondità per tremila stadi, mettendo in rotta Gotarze, colto alla sprovvista e in preda al panico; non esita a mettere le mani sulle prefetture più vicine, con la sola opposizione, al suo potere, degli abitanti di Seleucia

Contro di loro, quali ribelli anche verso suo padre, si lasciò prendere da un'ira sproporzionata alle necessità del momento, impigliandosi nell'assedio di una città forte, in grado di contare sulla duplice difesa di un fiume e delle mura, oltre che ben fornita di vettovaglie
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