Sallustio, Bellum Iugurthinum: Parte 26-30

Sallustio, Bellum Iugurthinum: Parte 26-30

Latino: dall'autore Sallustio, opera Bellum Iugurthinum parte Parte 26-30

Ea postquam Cirtae audita sunt, Italici, quorum virtute moenia defensabantur, confisi deditione facta propter magnitudinem populi Romani inviolatos sese fore, Adherbali suadent, uti seque et oppidum Iugurthae tradat, tantum ab eo vitam paciscatur; de ceteris senatui curae fore Quando la notizia giunse a Cirta, gli Italici, dal cui valore erano difese le mura, sicuri che, in caso di resa non avrebbero subito alcun danno per riguardo alla grandezza del popolo romano, persuadono Aderbale a consegnarsi con la città a Giugurta, al solo patto di aver salva la vita; del resto si sarebbe occupato il senato
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At ille, tametsi omnis potiora fide Iugurthae rebatur, tamen, quia penes eosdem, si aduersaretur, cogendi potestas erat, ita, uti censuerant Italici, deditionem facit Aderbale, benché ritenesse che nulla fosse meno affidabile della parola di Giugurta, tuttavia, poiché in caso di un suo rifiuto avevano il potere di costringerlo, si arrese, così come gli avevano consigliato gli Italici
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Iugurtha in primis Adherbalem excruciatum necat, deinde omnis puberes Numidas atque negotiatores promiscue, uti quisque armatus obvius fuerat, interficit Giugurta per prima cosa fa morire Aderbale fra i tormenti, poi mette a morte indistintamente tutti gli adulti, Numidi o mercanti, che vengono trovati in possesso di armi
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Quod postquam Romae cognitum est et res in senatu agitari coepta, idem illi ministri regis interpellando ac saepe gratia, interdum iurgiis trahendo tempus atrocitatem facti leniebant Come ciò si seppe a Roma e si cominciò a discuterne in senato, i soliti fautori del re, a forza di interruzioni e spesso mediante la loro influenza, talvolta guadagnando tempo con contestazioni, cercavano di attenuare l'atrocità del fatto
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Ac ni C Memmius tribunus plebis designatus, vir acer et infestus potentiae nobilitatis, populum Romanum edocuisset id agi, ut per paucos factiosos Iugurthae scelus condonaretur, profecto omnis invidia prolatandis consultationibus dilapsa foret: tanta vis gratiae atque pecuniae regis erat E se Gaio Memmio, tribuno della plebe designato, uomo risoluto e avverso alla potenza dei nobili, non avesse informato il popolo romano che con ciò pochi faziosi tentavano di far passare impunito il delitto di Giugurta, senza dubbio ogni indignazione, con il continuo aggiornamento delle consultazioni, sarebbe svanita: tanto potevano l'influenza e il denaro del re
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Sed ubi senatus dilicti conscientia populum timet, lege Sempronia prouinciae futuris consulibus Numidia atque Italia decretae; consules declarati P Scipio Nasica, L Bestia Calpurnius; Calpurnio Numidia, Scipioni Italia obuenit Ma quando il senato, cosciente delle proprie colpe, cominciò a temere il popolo, in base alla legge Sempronia destinò come province per i futuri consoli la Numidia e l'Italia, e consoli furono eletti Publio Scipione Nasica e Lucio Bestia Calpurnio; A Calpurnio toccò la Numidia, a Scipione l'Italia
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Deinde exercitus, qui in Africam portaretur, scribitur; stipendium aliaque, quae bello usui forent, decernuntur Si arruola poi un esercito per l'Africa e si stabiliscono le paghe e le altre spese di guerra
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At Iugurtha contra spem nuntio accepto, quippe cui Romae omnia venire in animo haeserat, filium et cum eo duos familiaris ad senatum legatos mittit iisque uti illis, quos Hiempsale interfecto miserat, praecipit, omnis mortalis pecunia aggrediantur Ma Giugurta, che non si aspettava una simile notizia, convinto com'era che tutto a Roma fosse in vendita, invia come delegati al senato suo figlio e due uomini di fiducia e raccomanda loro, come a quelli che aveva inviato dopo l'uccisione di Iempsale, di guadagnarsi il favore di tutti senza badare a spese
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Qui postquam Romam adventabant, senatus a Bestia consultus est, placeretne legatos Iugurthae recipi moenibus, iique decrevere, nisi regnum ipsumque deditum venissent, uti in diebus proximis decem Italia decederent Mentre costoro si avvicinavano a Roma, il senato, interpellato da Bestia sull'opportunità di ricevere tra le mura i legati, decretò che, se non fossero venuti per la consegna del regno e di Giugurta, avrebbero dovuto lasciare l'Italia entro dieci giorni
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Consul Numidis ex senatus decreto nuntiari iubet Il console fa comunicare ciò ai Numidi, secondo il decreto del senato
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