Quintiliano, Institutio oratoria: Liber 1, 5, 31-45

Quintiliano, Institutio oratoria: Liber 1, 5, 31-45

Latino: dall'autore Quintiliano, opera Institutio oratoria parte Liber 1, 5, 31-45

[31] Est autem in omni voce utique acuta, sed numquam plus una nec umquam ultima, ideoque in disyllabis prior [31] C'è poi comunque in ogni parola la sillaba acuta, ma mai più di una né mai l'ultima, perciò nei bisillabi la prima
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Praeterea numquam in eadem flexa et acuta, +qui in eadem flexa et acuta+; itaque neutra cludet vocem Latinam Inoltre mai circonflessa e acuta nella stessa,+che circonflessa e acuta nella stessa+; quindi nè l'una né l'altra conclude una parola latina
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Ea vero quae sunt syllabae unius erunt acuta aut flexa, ne sit aliqua vox sine acuta In realtà quelle che sono di una sillaba saranno acute o circonflesse, affinché non ci sia qualche parola senza l'acuta
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[32] Et illa per sonos accidunt, quae demonstrari scripto non possunt, vitia oris et linguae: iotacismus et labdacismus et ischnotetas et plateasmus feliciores fingendis nominibus Graeci vocant, sicut coelostomian, cum vox quasi in recessu oris auditur [32] Ma attraverso i suoni avvengono, quegli errori di pronuncia e di linguaggio, che non possono essere dimostrati con lo scritto: iotacismi e labdacismi e ischnotecismi e plateasmi li definiscono i Greci più ricchi di termini coniati, come colostomia, quando il suono si sente quasi nel fondo della gola
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[33] sunt etiam proprii quidam et inenarrabiles soni, quibus nonnumquam nationes deprehendimus [33] Ci sono poi alcuni tipici e inspiegabili del suono, con cui talvolta individuiamo i paesi
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Remotis igitur omnibus de quibus supra diximus vitiis erit illa quae vocatur orthoepeia, id est emendata cum suavitate vocum explanatio: nam sic accipi potest recta Eliminati dunque tutti i difetti di cui sopra abbiamo parlato ci sarà quella che è detta orthopeia, cioè la pronuncia corretta con dolcezza dei suoni: infatti così può essere considerata perfetta
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[34] Cetera vitia omnia ex pluribus vocibus sunt, quorum est soloecismus [34] Tutti gli altri errori derivano da più parole, di cui fa parte il solecismo
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Quamquam circa hoc quoque disputatum est; nam etiam qui complexu orationis accidere eum confitentur, quia tamen unius emendatione verbi corrigi possit, in verbo esse vitium, [35] non in sermone contendunt, cum, sive "amarae corticis" seu "medio cortice" per genus facit soloecismum (quorum neutrum quidem reprehendo, cum sit utriusque Vergilius auctor: sed fingamus utrumlibet non recte dictum), mutatio vocis alterius, in qua vitium erat, rectam loquendi rationem sit redditura, ut "amari corticis" fiat vel "media cortice" Sebbene anche su ciò si è discusso, infatti pure quelli che ammettono che esso capita nell'insieme di un periodo, poiché tuttavia può essere corretto con la correzione di una parola, sostengono che l'errore è nella parola, [35] non nel periodo, poiché, sia "amarae corticis" sia "medio cortice" crea solecismo mediante il genere (certo non incolpo né dell'uno né dell'altro di questi, essendo Virgilio l'autore di entrambi: ma immaginiamo qualsivoglia dei due detto non correttamente), il cambio di voce dell'altra, in cui c'era l'errore, farà che l'espressione del parlare sia giusta, cosicché diventi "amari corticis" o "media cortice"
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Quod manifestae calumniae est: neutrum enim vitiosum est separatum, sed compositione peccatur, quae iam sermonis est Il che è di chiaro cavillo: infatti né l'una né l'altra separata è errata, ma si rovina nel contesto, che fa già parte del periodo
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[36] Illud eruditius quaeritur, an in singulis quoque verbis possit fieri soloecismus, ut si unum quis ad se vocans dicat "venite", aut si pluris a se dimittens ita loquatur: "abi" aut "discede" [36] Questo è considerato più cavilloso, se anche nelle singole parole possa esserci il solecismo, come se un tale chiamando uno a sé dica "venite", o se congedando i più da sé parli così: "va'" o "allontanati"
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