Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 36, Paragrafi 12-24

Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 36, Paragrafi 12-24

Latino: dall'autore Plinio il Vecchio, opera Naturalis Historia parte Libro 36, Paragrafi 12-24

[12] Hipponacti notabilis foeditas voltus erat; quam ob rem imaginem eius lascivia iocosam hi proposuere ridentium circulis, quod Hipponax indignatus destrinxit amaritudinem carminum in tantum, ut credatur aliquis ad laqueum eos conpulisse [12] Notevole era la bruttezza del volto di Ipponatte; perciò questi esposero per burla il suo ritratto scherzoso nelle comitive di gaudenti, quindi Ipponatte indignato sfoderò l'amarezza dei versi tanto, che qualcuno crede che essi si siano rivolti al cappio
quod falsum est Questo è falso
conplura enim in finitimis insulis simulacra postea fecere, sicut in Delo, quibus subiecerunt carmen non vitibus tantum censeri Chion, sed et operibus Archermi filiorum Infatti dopo fecero diverse statue nelle isole vicine, come a Delo, a cui apposero un carme che Chio era considerata non solo per le viti, ma anche per le opere dei figli di Archermo
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Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 30, Paragrafi 116-133

Latino: dall'autore Plinio il Vecchio, opera Naturalis Historia parte Libro 30, Paragrafi 116-133

ostendunt et Iasii Dianam manibus eorum factam Mostrano anche una Diana di Iasio fatta con le loro mani
[13] in ipsa Chio narrata est operis eorum Dianae facies in sublimi posita, cuius voltum intrantes tristum, abeuntes exhilaratum putant [13] Nella stessa Chio fu detto delle loro opere collocato in alto un volto di Diana, il cui viso ritengono triste quelli che entrano, lieto quelli che escono
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Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 37, Paragrafi 110-160

Latino: dall'autore Plinio il Vecchio, opera Naturalis Historia parte Libro 37, Paragrafi 110-160

Romae eorum signa sunt in Palatina aede Apollinis in fastigio et omnibus fere, quae fecit divus Augustus A Roma ci sono loro statue nel tempio palatino di Apollo sul frontone e quasi in tutti, che fece il divino Augusto
patris quoque eorum et Deli fuere opera et in Lesbo insula Ci furono anche opere del loro padre e a Delo e nell'isola di Lesbo
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Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 08, Paragrafi 18 - 32

Latino: dall'autore Plinio il Vecchio, opera Naturalis Historia parte Libro 08, Paragrafi 18 - 32

[14] Dipoeni quidem Ambracia, Argos, Cleonae operibus refertae fuere [14] Ambracia, Argo, Cleone furono poi piene delle opere di Dipeno
Omnes autem candido tantum marmore usi sunt e Paro insula, quem lapidem coepere lychniten appellare, quoniam ad lucernas in cuniculis caederetur, ut auctor est Varro, multis postea candidioribus repertis, nuper vero etiam in Lunensium lapicidinis Tutti usarono quindi solo marmo bianco dall'isola di Paro, pietra che cominciarono a chiamare lichnite, perché era estratta nelle gallerie per le lucerne, come è testimone Varrone, dopo scoperti molti più candidi, invece recentemente anche nelle cave dei Luniesi
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Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 06, Paragrafi 46-74

Latino: dall'autore Plinio il Vecchio, opera Naturalis Historia parte Libro 06, Paragrafi 46-74

sed in Pariorum mirabile proditur, glaeba lapidis unius cuneis dividentium soluta, imaginem Sileni intus extitisse Ma si dice una cosa strana di quelli di Paro, che dentro il masso di una pietra spaccato con i cunei degli scavatori, ci fosse l'immagine di Sileno
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