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Petronio, Satyricon: 111-131

Petronio, Satyricon: 111-131

Latino: dall'autore Petronio, opera Satyricon parte 111-131

[CXI] 'Matrona quaedam Ephesi tam notae erat pudicitiae, ut vicinarum quoque gentium feminas ad spectaculum sui evocaret

Haec ergo cum virum extulisset, non contenta vulgari more funus passis prosequi crinibus aut nudatum pectus in conspectu frequentiae plangere, in conditorium etiam prosecuta est defunctum, positumque in hypogaeo Graeco more corpus custodire ac flere totis noctibus diebusque coepit

Sic adflictantem se ac mortem inedia persequentem non parentes potuerunt abducere, non propinqui; magistratus ultimo repulsi abierunt, complorataque singularis exempli femina ab omnibus quintum iam diem sine alimento trahebat

Adsidebat aegrae fidissima ancilla, simulque et lacrimas commodabat lugenti, et quotienscumque defecerat positum in monumento lumen renovabat
111 A Efeso viveva una matrona così famosa per la sua virtù, che anche dai paesi vicini le donne venivano ad ammirare un simile prodigio

Quando le morì il marito, non contenta di seguire il feretro - come facevano tutte le altre - coi capelli sciolti e percuotendosi il petto nudo al cospetto della gente, volle seguire il defunto fin dentro la cappella, dove cominciò a vegliare in lacrime giorno e notte la salma deposta nella cripta secondo l'uso dei Greci

Era così disperata e decisa a lasciarsi morire di fame, che né i genitori né i parenti riuscivano a farle cambiare idea; Infine, anche i magistrati vennero rispediti indietro senza aver ottenuto alcun risultato, e ormai tutti piangevano quella donna senza uguali, che non toccava cibo da cinque giorni

Ad assistere la sventurata c'era una sua ancella fedelissima che univa le sue lacrime a quelle della padrona e che ogni qual volta la lampada piazzata sulla tomba accennava a spegnersi provvedeva a riaccenderla
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Una igitur in tota civitate fabula erat: solum illud adfulsisse verum pudicitiae amorisque exemplum omnis ordinis homines confitebantur, cum interim imperator provinciae latrones iussit crucibus affigi secundum illam casulam, in qua recens cadaver matrona deflebat

Proxima ergo nocte, cum miles, qui cruces asservabat, ne quis ad sepulturam corpus detraheret, notasset sibi lumen inter monumenta clarius fulgens et gemitum lugentis audisset, vitio gentis humanae concupiit scire quis aut quid faceret
In città non si parlava d'altro e gli uomini di ogni estrazione sociale ammettevano che un esempio tanto fulgido di virtù e di amor coniugale non lo si era mai visto, quando il governatore di quella provincia fece crocifiggere certi lestofanti proprio accanto alla cappella dove la matrona continuava a piangere il marito scomparso da poco

E così, la notte successiva, quando un soldato, messo lì di guardia alle croci perché nessuno tirasse giù i corpi per andarli a seppellire, vide il bagliore di una lampada tra le tombe e sentì anche dei gemiti, come se qualcuno stesse piangendo, e per quel vizio che un po' tutti hanno, venne preso dal desiderio di sapere chi ci fosse e che cosa stesse facendo
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Descendit igitur in conditorium, visaque pulcherrima muliere, primo quasi quodam monstro infernisque imaginibus turbatus substitit; deinde ut et corpus iacentis conspexit et lacrimas consideravit faciemque unguibus sectam, ratus (scilicet id quod erat) desiderium extincti non posse feminam pati, attulit in monumentum cenulam suam, coepitque hortari lugentem ne perseveraret in dolore supervacuo, ac nihil profuturo gemitu pectus diduceret: 'omnium eumdem esse exitum et idem domicilium' et cetera quibus exulceratae mentes ad sanitatem revocantur

At illa ignota consolatione percussa laceravit vehementius pectus, ruptosque crines super corpus iacentis imposuit
Scese così nella cripta e quando vide quella donna bellissima, sulle prime rimase di sasso, pensando di essersi imbattuto in un qualche fantasma o in una visione infernale; ma poi, vedendo la salma lunga distesa e il volto della donna tutto graffiato dalle unghie, si rese conto (come in effetti era) che si trattava di una giovane vedova incapace di rassegnarsi alla morte del marito, e così si portò giù nella cripta quel poco che aveva per cena e cominciò a esortare la donna tra una lacrima e l'altra, dicendole che era inutile ostinarsi in un vano dolore e che squassarsi il petto a forza di gemiti non serviva granché: tanto la morte era uguale per tutti, come uguale lo era l'estrema dimora e tutte quelle belle frasi di circostanza che si dicono per dare un po' di conforto alle menti lacerate dal dolore

Ma lei, ancora più turbata dall'assurdo tentativo di consolazione di uno sconosciuto, prese a graffiarsi il petto con maggiore intensità, buttando sulla salma del marito le ciocche di capelli che si strappava
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Non recessit tamen miles, sed eadem exhortatione temptavit dare mulierculae cibum, donec ancilla, vini odore corrupta, primum ipsa porrexit ad humanitatem invitantis victam manum, deinde retecta potione et cibo expugnare dominae pertinaciam coepit et: 'Quid proderit, inquit, hoc tibi, si soluta inedia fueris, si te vivam sepelieris, si antequam fata poscant indemnatum spiritum effuderis

Id cinerem aut manes credis sentire sepultos

Vis tu reviviscere

Vis discusso muliebri errore

Quam diu licuerit, lucis commodis frui

Ipsum te iacentis corpus admonere debet ut vivas'

'Nemo invitus audit, cum cogitur aut cibum sumere aut vivere

Itaque mulier aliquot dierum abstinentia sicca passa est frangi pertinaciam suam, nec minus avide replevit se cibo quam ancilla, quae prior victa est
Il soldato, però, non si perse d'animo e, continuando a insistere con lo stesso metodo, tentò di far mangiare qualcosa a quella povera donna; finché l'ancella, conquistata dal profumo del vino, cedette per prima e tese la mano a quell'offerta allettante, e poi, ristorata dalla bevanda e dal cibo, cominciò anche lei a dare l'assalto all'ostinazione della padrona; 'A cosa vuoi che ti serva' le diceva 'lasciarti morire di fame, seppellirti viva e rendere l'anima innocente prima che sia la tua ora

Credi forse che se ne avvedano i Mani e le ceneri dei defunti

Vuoi o no tornare alla vita

Vuoi mettere da parte questi scrupoli da donnicciola

goderti l'esistenza fin che ti è possibile

proprio questo cadavere che dovrebbe convincerti a scegliere la vita'

Siccome chi ci invita a mangiare e a vivere la vita non lo si ascolta mai controvoglia,

così anche la signora, sfinita dopo tutti quei giorni di digiuno, lasciò che spezzassero la sua ostinazione, e si rimpinzò di cibo non meno avidamente dell'ancella, che si era lasciata convincere per prima
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[CXII] 'Ceterum, scitis quid plerumque soleat temptare humanam satietatem

Quibus blanditiis impetraverat miles ut matrona vellet vivere, iisdem etiam pudicitiam eius aggressus est

Nec deformis aut infacundus iuvenis castae videbatur, conciliante gratiam ancilla ac subinde dicente: 'Placitone etiam pugnabis amori’

'Quid diutius moror

Jacuerunt ergo una non tantum illa nocte, qua nuptias fecerunt, sed postero etiam ac tertio die, praeclusis videlicet conditorii foribus, ut quisquis ex notis ignotisque ad monumentum venisset, putasset expirasse super corpus viri pudicissimam uxorem
112 Ora, sapete benissimo quali altri stimoli si provino quando si ha la pancia piena

Ebbene, con le stesse lusinghe usate per convincere la donna a vivere, il soldato diede l'assalto alla sua virtù

Agli occhi di quell'esempio di castità il soldato non sembrava per altro né brutto né insipido, tanto più che l'ancella cercava di renderglielo simpatico, continuando a ripeterle: 'Non vorrai mica rinunciare anche a un amore gradito

E non ti ricordi in che paese vivi'

Bene, per non farvela troppo lunga, la donna non proseguì il digiuno nemmeno con questa parte del corpo, e il soldato vittorioso la persuase a rompere la doppia astinenza; e così giacquero insieme non solo nella notte che li vide consumare le nozze, ma il giorno successivo e quello dopo ancora, naturalmente dopo aver chiuso la porta della cappella, in maniera tale che chiunque, estraneo o parente, si fosse recato per caso alla tomba, credesse che quella moglie castissima si fosse lasciata morire sulla salma del marito
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'Ceterum, delectatus miles et forma mulieris et secreto, quicquid boni per facultates poterat coemebat et, prima statim nocte, in monumentum ferebat

Itaque unius cruciarii parentes ut viderunt laxatam custodiam, detraxere nocte pendentem supremoque mandaverunt officio

At miles circumscriptus dum desidet, ut postero die vidit unam sine cadavere crucem, veritus supplicium, mulieri quid accidisset exponit: 'nec se expectaturum iudicis sententiam, sed gladio ius dicturum ignaviae suae

Commodaret ergo illa perituro locum, et fatale conditorium familiari ac viro faceret'

Mulier non minus misericors quam pudica: 'Ne istud, inquit, dii sinant, ut eodem tempore duorum mihi carissimorum hominum duo funera spectem
Nel frattempo il soldato, trascinato dalla bellezza della donna e dalla tresca segreta, comprava quanto di buono era alla portata delle sue finanze e, appena calava la sera, lo portava giù nella cappella

E così i parenti di uno dei ladri crocifissi, vedendo che la sorveglianza si era allentata, una notte tirarono giù il loro congiunto dalla croce e gli resero gli estremi onori

Il soldato, raggirato mentre si occupava di ben altro, quando il giorno seguente si rese conto che su una delle croci non c'era più il corpo, temendo il supplizio, corse a raccontare alla donna quel che era successo, e aggiunse che non avrebbe aspettato il verdetto del giudice, ma che avrebbe punito da solo, con la spada, la propria negligenza

Poi le chiese di preparare lì nella cappella un loculo anche per lui che aveva ormai le ore contate, in modo che quella tomba fatale riunisse le spoglie del marito e dell'amante

Ma la donna, non meno pietosa che casta, gli rispose così: 'Gli dèi non permettano che io assista a così breve distanza al funerale dei due uomini che ho amato di più nella vita
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Malo mortuum impendere quam vivum occidere'

Secundum hanc orationem iubet ex arca corpus mariti sui tolli atque illi, quae vacabat, cruci affigi

Usus est miles ingenio prudentissimae feminae, posteroque die populus miratus est qua ratione mortuus isset in crucem'

[CXIII] Risu excepere fabulam nautae, erubescente non mediocriter Tryphaena vultumque suum super cervicem Gitonis amabiliter ponente

At non Lichas risit, sed iratum commovens caput: 'Si iustus, inquit, imperator fuisset, debuit patris familiae corpus in monumentum referre, mulierem affigere cruci'

Non dubie redierat in animum Hedyle expilatumque libidinosa migratione navigium

Sed nec foederis verba permittebant meminisse, nec hilaritas, quae occupaverat mentes, dabat iracundiae locum
Preferisco appendere un morto sulla croce, piuttosto che lasciar morire un vivo'

Dopo aver detto queste parole, ordina di togliere dalla bara il cadavere del marito e di inchiodarlo alla croce rimasta vuota

Il soldato mise in pratica la brillante idea della donna e, il giorno seguente, la gente si domandava allibita come avesse fatto un morto a salire sulla croce da solo

113 I marinai accolsero il racconto con una bella risata, mentre Trifena, tutta rossa dalla vergogna, nascose la faccia sul collo di Gitone con un gesto pieno di grazia

Non rise invece Lica che, scuotendo stizzito il capo, disse: Se il governatore avesse agito secondo giustizia, avrebbe dovuto far riportare nel sepolcro la salma del marito e far crocifiggere la donna

chiaro che gli era venuta in mente Edile e il caos scoppiato a bordo durante quel viaggio tutto a base di sesso

Solo che i termini del trattato non ammettevano i brutti ricordi, e l'allegria che aveva ormai contagiato tutti non lasciava spazio al risentimento
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Ceterum Tryphaena in gremio Gitonis posita modo implebat osculi pectus, interdum concinnabat spoliatum crinibus vultum

Ego maestus et impatiens foederis novi non cibum, non potionem capiebam, sed obliquis trucibusque oculis utrumque spectabam

Omnia me oscula vulnerabant, omnes blanditiae, quascunque mulier libidinosa fingebat

Nec tamen adhuc sciebam, utrum magis puero irascerer, quod amicam mihi auferret, an amicae, quod puerum corrumperet: utraque inimicissima oculis meis et captivitate praeterita tristiora
Trifena, nel mentre, seduta com'era in grembo a Gitone, un po' gli copriva di baci il petto e un po' gli rimetteva a posto le ciocche della parrucca sulla fronte pelata

Quanto a me, avvilito e insofferente di fronte a quel nuovo sodalizio, non toccavo né cibo né vino, limitandomi a tirare occhiate torve e minacciose a quei due

A farmi male dentro erano tutte le carezze e tutti i baci che quella viziosa riusciva a inventare

In quel momento non sapevo con chi prendermela di più: se con il ragazzino che mi portava via la tipa, o con la tipa che si stava circuendo il ragazzino: ai miei occhi entrambe le cose erano insopportabili e ben più gravose della prigionia di prima
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Accedebat huc, quod neque Tryphaena me alloquebatur tanquam familiarem et aliquando gratum sibi amatorem, nec Giton me aut tralaticia propinatione dignum iudicabat, aut, quod minimum est, sermone communi vocabat, credo, veritus ne inter initia coeuntis gratiae recentem cicatricem rescinderet

Inundavere pectus lacrimae dolore paratae, gemitusque suspirio tectus animam paene submovit

In partem voluptatis Lychas temptabat admitti, nec domini supercilium induebat, sed amici quaerebat obsequium

ANCILLA TRYPHAENAE AD ENCOLPIUM: 'Si quid ingenui sanguinis habes, non pluris illam facies, quam scortum

Si vir fueris, non ibis ad spintriam'

Me nihil magis pudebat, quam ne Eumolpus sensisset quidquid illud fuerat, et homo dicacissimus carminibus vindicaret
A tutto questo si aggiungeva poi il fatto che Trifena mi si rivolgeva come se non fossi mai stato uno del gruppo oltre che il suo gradito amante di un tempo, e Gitone non mi riteneva degno nemmeno del tradizionale bicchierino, né - il che è il minimo -, mi coinvolgeva nella normale conversazione, immagino per paura di riaprire una ferita nel cuore della donna, proprio adesso che la riconciliazione si era avviata

Fu così che il petto mi si inondò di lacrime di dolore, e i gemiti soffocati dai singhiozzi per poco non mi fecero soffocare

Lica cercava anche lui di spassarsela un po', senza però avere più quel suo tono da padrone, ma con il sorriso di un amico che chiede un favore

L'ANCELLA DI TRIFENA A ENCOLPIO: Se solo ti resta un po' di sangue libero nelle vene, allora quella lì non considerarla più di una baldracca

Se sei un uomo vero, gira alla larga da quella rotta in culo

Quello di cui mi vergognavo di più era che Eumolpo venisse a sapere quanto era successo e, pettegolo com'era nella sua insolenza, si vendicasse con qualcuno dei suoi versi
Iurat verbis Eumolpus conceptissimis

[CXIV] Dum haec taliaque iactamus, inhorruit mare, nubesque undique adductae obruere tenebris diem

Discurrunt nautae ad officia trepidantes, velaque tempestati subducunt

Sed nec certos fluctus ventus impulerat, nec quo destinaret cursum gubernator sciebat

Siciliam modo ventus dabat, saepissime Italici litoris aquilo possessor convertebat huc illuc obnoxiam ratem, et quod omnibus procellis periculosius erat, tam spissae repente tenebrae lucem suppresserant, ut ne proram quidem totam gubernator videret

Itaque pernicies postquam manifesta convaluit, Lichas trepidans ad me supinas porrigit manus et: 'Tu, inquit, Encolpi, succurre periclitantibus, et vestem illam divinam sistrumque redde navigio

Per fidem, miserere, quemadmodum quidem soles'
Eumolpo allora giurò con formule solenni

114 Mentre stavamo chiacchierando di queste cose, il mare cominciò a incresparsi, e grossi nuvoloni addensatisi da ogni parte seppellirono il cielo nel buio

I marinai corrono trepidanti ai loro posti di manovra e ammainano le vele in prossimità della tempesta

Ma né il vento spingeva le ondate in una direzione precisa, né il timoniere sapeva che rotta seguire

A tratti le folate ci spingevano verso la Sicilia, ma ben più di frequente era l'Aquilone, che domina incontrastato sulle coste dell'Italia, a sballottare da una parte e dall'altra la nostra povera nave, e poi - cosa questa assai più inquietante della stessa tempesta - tutto ad un tratto la luce venne risucchiata da tenebre così fitte, che il timoniere non riusciva nemmeno a scorgere tutta la prua

Quando poi fu evidente che il disastro era ormai inevitabile, Lica protese trepidante le mani verso di me e mi disse: Encolpio, aiutaci tu in questo pericolo, e restituisci alla dea che protegge la nave la veste e il sistro

In nome del cielo, abbi pietà di noi, tu che lo hai sempre fatto
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