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Nepote, Liber De Excellentibus Ducibus Exterarum Gentium: Parte 04

Nepote, Liber De Excellentibus Ducibus Exterarum Gentium: Parte 04

Latino: dall'autore Nepote, opera Liber De Excellentibus Ducibus Exterarum Gentium parte Parte 04

Saltum Pyrenaeum transiit

Quacumque iter fecit, cum omnibus incolis conflixit: neminem nisi victum dimisit

Ad Alpes posteaquam venit, quae Italiam ab Gallia seiungunt, quas nemo umquam cum exercitu ante eum praeter Herculem Graium transierat, quo facto is hodie saltus Graius appellatur, Alpicos conantes prohibere transitu concidit; loca patefecit, itinera muniit, effecit, ut ea elephantus ornatus ire posset, qua antea unus homo inermis vix poterat repere

Hac copias traduxit in Italiamque pervenit

Conflixerat apud Rhodanum cum P Cornelio Scipione consule eumque pepulerat

Cum hoc eodem Clastidi apud Padum decernit sauciumque inde ac fugatum dimittit

Tertio idem Scipio cum collega Tiberio Longo apud Trebiam adversus eum venit

Cum his manum conseruit, utrosque profligavit
Attraversò il valico dei Pirenei

Dovunque passò, venne a conflitto con tutti gli abitanti; nessuno lasciò alle spalle se non sconfitto

Dopo che giunse alle Alpi, che dividono l'Italia dalla Gallia, che nessuno mai prima di lui, eccetto il Graio Ercole, aveva attraversato con un esercito (e in seguito a quell'impresa quel valico è oggi chiamato Graio), sterminò gli alpigiani che cercavano di impedirgli il passaggio, aprì i luoghi, fortificò i percorsi, fece sì che potesse passare un elefante equipaggiato, per dove prima a mala pena poteva arrampicarsi un uomo senza armi

Per questa via fece passare le truppe e giunse in Italia

Si era scontrato presso il Rodano col console P Cornelio Scipione e lo aveva respinto

Con questo stesso combatte a Casteggio presso il Po e da lì lo respinge ferito e fuggitivo

Per la terza volta lo stesso Scipione gli andò incontro col collega Tiberio Longo presso la Trebbia

Venne a battaglia con loro; li sbaragliò entrambi
Inde per Ligures Appenninum transiit, petens Etruriam

Hoc itinere adeo gravi morbo afficitur oculorum, ut postea numquam dextro aeque bene usus sit

Qua valetudine cum etiam tum premeretur lecticaque ferretur C Flaminium consulem apud Trasumenum cum exercitu insidiis circumventum occidit neque multo post C Centenium praetorem cum delecta manu saltus occupantem

Hinc in Apuliam pervenit

Ibi obviam ei venerunt duo consules, C Terentius et L Aemilius

Utriusque exercitus uno proelio fugavit, Paulum consulem occidit et aliquot praeterea consulares, in his Cn Servilium Geminum, qui superiore anno fuerat consul

Hac pugna pugnata Romam profectus est nullo resistente

In propinquis urbi montibus moratus est
Da lì attraverso la Liguria superò l'Appennino, diretto in Etruria

Durante questa marcia viene colpito da una malattia degli occhi tanto grave che poi dall'occhio destro non vide più bene

Mentre ancora era affetto da questo malanno e veniva trasportato in lettiga, trasse in un agguato presso il Trasimeno il console C Flaminio con l'esercito e lo uccise e poco dopo il pretore C Centenio che con truppe scelte presidiava i passi

Da qui arrivò in Puglia

Là gli andarono incontro due consoli, C Terenzio e L Emilio

In una sola battaglia sbaragliò gli eserciti dell'uno e dell'altro, uccise il console Paolo ed inoltre alquanti ex consoli, tra i quali Cn Servilio Gèmino, che era stato console l'anno precedente

Combattuta questa battaglia, mosse alla volta di Roma, senza incontrare resistenza

Si trattenne sui monti in prossimità della città
Cum aliquot ibi dies castra habuisset et Capuam reverteretur, Q Fabius Maximus, dictator Romanus, in agro Falerno ei se obiecit

Hic clausus locorum angustiis noctu sine ullo detrimento exercitus se expedivit; Fabioque, callidissimo imperatori, dedit verba

Namque obducta nocte sarmenta in cornibus iuvencorum deligata incendit eiusque generis multitudinem magnam dispalatam immisit

Quo repentino obiecto visu tantum terrorem iniecit exercitui Romanorum, ut egredi extra vallum nemo sit ausus

Hanc post rem gestam non ita multis diebus M Minucium Rufum, magistrum equitum pari ac dictatorem imperio, dolo productum in proelium fugavit

Tiberium Sempronium Gracchum, iterum consulem, in Lucanis absens in insidias inductum sustulit M Claudium Marcellum, quinquies consulem, apud Venusiam pari modo interfecit
Dopo aver tenuto là l'accampamento per alcuni giorni, mentre ritornava verso Capua, gli si fece incontro nell'agro Falerno il dittatore romano Q Fabio Massimo

Qui, chiuso nell'angustia dei luoghi, nottetempo riuscì a liberarsi senza alcuna perdita del suo esercito, e dette la baia a Fabio, pur abilissimo comandante

Infatti, calata la notte, legò dei rami secchi sulle corna dei vitelli, dette loro fuoco e sparpagliò una grande moltitudine di questi animali

La vista improvvisa di questi fuochi incusse nell'esercito dei Romani tanto spavento, che nessuno osò uscir fuori dal vallo

Non molti giorni dopo questa azione, trasse a battaglia con un inganno M Minucio Rufo capitano della cavalleria, di potere pari a quello del dittatore, e lo mise in fuga

Pur assente attirò in un agguato in Lucania e uccise Tiberio Sempronio Gracco, console per la seconda volta; allo stesso modo uccise presso Venosa M Claudio Marcello, console per la quarta volta
Longum est omnia enumerare proelia

Quare hoc unum satis erit dictum, ex quo intellegi possit, quantus ille fuerit: quamdiu in Italia fuit, nemo ei in acie restitit, nemo adversus eum post Cannensem pugnam in campo castra posuit

Hinc invictus patriam defensum revocatus bellum gessit adversus P Scipionem, filium eius, quem ipse primo apud Rhodanum, iterum apud Padum, tertio apud Trebiam fugarat

Cum hoc exhaustis iam patriae facultatibus cupivit impraesentiarum bellum componere, quo valentior postea congrederetur

In colloquium convenit; condiciones non convenerunt

Post id factum paucis diebus apud Zamam cum eodem conflixit: pulsus - incredibile dictu - biduo et duabus noctibus Hadrumetum pervenit, quod abest ab Zama circiter milia passuum trecenta
Sarebbe lungo enumerare tutti i combattimenti

perciò basterà dire questo soltanto, da cui si potrà capire quanto grande egli sia stato: per tutto il tempo che fu in Italia, nessuno gli resisté sul campo di battaglia; dopo Canne nessuno pose l'accampamento in campo aperto di fronte al suo

Da qui senza essere mai stato vinto richiamato per difendere la patria combattè contro Publio Scipione, figlio di quel Scipione che egli stesso aveva messo in fuga la prima volta sul Rodano, la seconda volta sul Po, la terza volta sulla Trebbia

Esaurite ormai le risorse della patria, Annibale sul momento desiderò porre fine alla guerra con lui, per combattere in seguito con maggiore successo

Si incontrò con lui per un colloquio, ma non si misero d'accordo

Pochi giorni dopo questo fatto si scontrò con lui presso Zama; sconfitto - incredibile a dirsi - giunse in due giorni e due notti ad Adrumeto, che dista da Zama circa trecento miglia
In hac fuga Numidae, qui simul cum eo ex acie excesserant, insidiati sunt ei; quos non solum effugit, sed etiam ipsos oppressit

Hadrumeti reliquos e fuga collegit; novis dilectibus paucis diebus multos contraxit

Cum in apparando acerrime esset occupatus, Carthaginienses bellum cum Romanis composuerunt

Ille nihilo setius exercitui postea praefuit resque in Africa gessit itemque Mago frater eius usque ad P Sulpicium C Aurelium consules

His enim magistratibus legati Carthaginienses Romam venerunt, qui senatui populoque Romano gratias agerent, quod cum iis pacem fecissent, ob eamque rem corona aurea eos donarent simulque peterent, ut obsides eorum Fregellis essent captivique redderentur
In questa fuga i Numidi, che insieme a lui si erano ritirati dal campo di battaglia, gli tesero un'imboscata e non solo riuscì a sfuggire loro, ma addirittura li sterminò

Ad Adrumeto radunò i fuggiaschi; mise insieme molti soldati in pochi giorni con nuove leve

Mentre egli attendeva febbrilmente ai preparativi, i Cartaginesi fecero pace con i Romani

Nondimeno egli rimase anche dopo a capo dell'esercito e guerreggiò in Africa così il fratello Magone fino al consolato di P Sulpicio e C Aurelio

Ora durante la loro magistratura, vennero a Roma ambasciatori cartaginesi per ringraziare il senato ed il popolo romano per aver fatto la pace con loro e per donare quindi loro una corona d'oro e per chiedere nello stesso tempo che i loro ostaggi stessero a Fregelle e fossero restituiti i prigionieri
His ex senatus consulto responsum est: munus eorum gratum acceptumque esse; obsides, quo loco rogarent, futuros; captivos non remissuros, quod Hannibalem, cuius opera susceptum bellum foret, inimicissimum nomini Romano, etiamnum cum imperio apud exercitum haberent itemque fratrem eius Magonem

Hoc responso Carthaginienses cognito Hannibalem domum et Magonem revocarunt

Huc ut rediit, rex factus est, postquam praetor fuerat, anno secundo et vicesimo Ut enim Romae consules, sic Carthagine quotannis annui bini reges creabantur

In eo magistratu pari diligentia se Hannibal praebuit, ac fuerat in bello

Namque effecit, ex novis vectigalibus non solum ut esset pecunia, quae Romanis ex foedere penderetur, sed etiam superesset, quae in aerario reponeretur

Deinde anno post praeturam M Claudio L Furio consulibus Roma legati Carthaginem venerunt
A questi dopo delibera del senato fu risposto: il loro dono era gradito ed accetto; gli ostaggi sarebbero stati nel luogo che chiedevano; i prigionieri non li avrebbero restituiti, perché tenevano ancora nell'esercito con i pieni poteri Annibale, il promotore della guerra, nemico mortale del popolo romano e insieme con lui il fratello Magone

Conosciuta questa risposta, i Cartaginesi richiamarono in patria Annibale e Magone

Come vi fu tornato, fu fatto re, ventidue anni dopo che era stato fatto generale dell'esercito; infatti come a Roma i consoli, così a Cartagine ogni anno venivano eletti due re con durata annuale

In questa magistratura Annibale mostrò lo stesso zelo che aveva mostrato nella guerra

Infatti con nuove imposte riuscì ad ottenere non solo che ci fosse il denaro da pagare ai Romani secondo i patti, ma anche che ne avanzasse da versare nell'erario

Poi un anno dopo, sotto il consolato di M Claudio e di Lucio Furio, vennero da Roma ambasciatori a Cartagine
Hos Hannibal ratus sui exposcendi gratia missos, priusquam iis senatus daretur, navem ascendit clam atque in Syriam ad Antiochum profugit

Hac re palam facta Poeni naves duas, quae eum comprehenderent, si possent consequi, miserunt, bona eius publicarunt, domum a fundamentis disiecerunt, ipsum exulem iudicarunt

At Hannibal anno tertio, postquam domo profugerat, L Cornelio Q Minucio consulibus, cum V navibus Africam accessit in finibus Cyrenaeorum si forte Carthaginienses ad bellum Antiochi spe fiduciaque inducere posset, cui iam persuaserat, ut eum exercitibus in Italiam proficisceretur

Huc Magonem fratrem excivit

Id ubi Poeni resciverunt, Magonem eadem, qua fratrem, absentem affecerunt poena

Illi desperatis rebus cum solvissent naves ac vela ventis dedissent, Hannibal ad Antiochum pervenit

De Magonis interitu duplex memoria prodita est
Annibale, pensando che questi erano stati mandati per reclamare la sua persona, prima che essi fossero ascoltati in senato, si imbarcò di nascosto e fuggì in Siria presso Antioco

Risaputo il fatto, i Cartaginesi spedirono due navi per acciuffarlo, se potessero raggiungerlo; confiscarono i suoi beni, abbatterono la casa dalle fondamenta, lo misero al bando

Ma Annibale tre anni dopo che era fuggito dalla patria, essendo consoli L Cornelio e Q Minucio, approdò con cinque navi in Africa nel territorio dei Cirenei, per tentare di indurre alla guerra i Cartaginesi facendo saldo affidamento su Antioco, che aveva già convinto a muovere con un esercito alla volta dell'Italia

Là fece venire il fratello Magone

Quando i Cartaginesi vennero a sapere ciò, inflissero a Magone assente, la stessa pena del fratello

Fallita l'operazione levarono le ancore e ripresero la navigazione: Annibale raggiunse Antioco

Sulla morte di Magone, è stata tramandata una duplice versione
Namque alii naufragio, alii a servolis ipsius interfectum eum scriptum reliquerunt

Antiochus autem, si tam in agendo bello consiliis eius parere voluisset, quam in suscipiendo instituerat, propius Tiberi quam Thermopylis de summa imperii dimicasset

Quem etsi multa stulte conari videbat, tamen nulla deseruit in re

Praefuit paucis, navibus, quas ex Syria iussus erat in Asiam ducere, hisque adversus Rhodiorum classem in Pamphylio mari conflixit

Quo cum multitudine adversariorum sui superarentur, ipse, quo cornu rem gessit, fuit superior

Antiocho fugato verens, ne dederetur, quod sine dubio accidisset, si sui fecisset potestatem, Cretam ad Gortynios venit, ut ibi, quo se conferret, consideraret
alcuni lasciarono scritto che mori in un naufragio, altri che fu ucciso dai suoi stessi schiavi

Ma Antioco, se nel condurre la guerra avesse voluto seguire i suoi consigli, così come s'era proposto nell'intraprenderla, avrebbe dovuto combattere per la supremazia più vicino al Tevere che alle Termopili

Egli vedeva che il re seguiva una strategia stolta, tuttavia rimase sempre al suo fianco

Fu a capo di poche navi, che gli era stato ordinato di condurre dalla Siria in Asia e con esse venne a battaglia contro la flotta dei Rodiesi nel mare di Panfilia

In essa i suoi furono superati dalla moltitudine degli avversari, ma nell'ala dove lui combatté, riuscì vincitore

Messo in fuga Antioco, temendo di venir consegnato, cosa che sarebbe senz'altro avvenuta, se si fosse lasciato prendere, si recò a Creta presso Gortina, per riflettere là, dove si potesse rifugiare
Vidit autem vir omnium callidissimus in magno se fore periculo, nisi quid providisset, propter avaritiam Cretensium Magnam enim secum pecuniam portabat, de qua sciebat exisse famam

Itaque capit tale consilium

Amphoras complures complet plumbo, summas operit auro et argento Eas praesentibus principibus deponit in templo Dianae, simulans se suas fortunas illorum fidei credere

His in errorem inductis statuas aeneas, quas secum portabat, omni sua pecunia complet easque in propatulo domi abicit

Gortynii templum magna cura custodiunt non tam a ceteris quam ab Hannibale, ne ille inscientibus iis tolleret secumque duceret

Sic conservatis suis rebus Poenus illusis Cretensibus omnibus ad Prusiam in Pontum pervenit
Ma quest'uomo astutissimo si accorse che, per l'avidità dei Cretesi, avrebbe corso un grave pericolo, se non avesse in qualche modo provveduto: portava infatti con sé una grande quantità di denaro, di cui sapeva che si era sparsa la fama

Escogita perciò questo stratagemma

Riempie di piombo molte anfore e copre le sommità con oro ed argento: alla presenza dei più autorevoli cittadini le depone nel tempio di Diana, fingendo di affidare le proprie fortune alla loro lealtà

Dopo averli tratti in inganno, riempie di tutto il suo denaro delle statue di bronzo che portava sempre con sé e le lascia abbandonate nel cortile della casa

I Gortini fanno la guardia al tempio con molto zelo, non tanto contro gli estranei, quanto contro Annibale, perché egli non pigliasse le anfore a loro insaputa e le portasse con sé

Salvate così le sue sostanze e beffati i Cretesi, il Cartaginese giunse da Prusia nel Ponto
Apud quem eodem animo fuit erga Italiam neque aliud quicquam egit quam regem armavit et exercuit adversus Romanos

Quem cum videret domesticis opibus minus esse robustum, conciliabat ceteros reges, adiungebat bellicosas nationes

Dissidebat ab eo Pergamenus rex Eumenes, Romanis amicissimus, bellumque inter eos gerebatur et mari et terra

sed utrobique Eumenes plus valebat propter Romanorum societatem Quo magis cupiebat eum Hannibal opprimi; quem si removisset, faciliora sibi cetera fore arbitrabatur

Ad hunc interficiundum talem iniit rationem

Classe paucis diebus erant decreturi

Superabatur navium multitudine; dolo erat pugnandum, cum par non esset armis

Imperavit quam plurimas venenatas serpentes vivas colligi easque in vasa fictilia conici
Presso costui ebbe nei confronti dell'Italia gli stessi sentimenti e non fece altro che armare il re ed addestrarlo contro i Romani

E poiché vedeva che quello con le sole sue forze era abbastanza debole, gli procurava l'amicizia degli altri re, e l'alleanza di popoli bellicosi

Era in contrasto con lui il re di Pergamo Eumene, fedele amico dei Romani e tra loro si guerreggiava per terra e per mare

ma nell'un campo e nell'altro era più forte Eumene, grazie all'alleanza con i Romani; a maggior ragione desiderava Annibale toglierlo di mezzo: senza di quello riteneva che tutto il resto sarebbe stato per lui più facile

Per ucciderlo, escogitò tale stratagemma

Di lì a pochi giorni si doveva venire a battaglia navale

Era inferiore per numero di navi; bisognava quindi combattere con l'astuzia, non essendo pari nelle armi

Dette ordine di raccogliere vivi il maggior numero possibile di serpenti velenosi e li fece chiudere in vasi di coccio
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