Il volto delle mafie

il volto delle mafie

di Gratteri - Nicaso estratto dal libro Ossigeno illegale

Una vecchia indagine condotta in Calabria su una faida scoppiata a Locri è servita a comprendere l'importanza del consenso sociale.

"Se continuiamo a impaurirli, a sparare alle serrande, rischiamo di perdere quel consenso che faticosamente siamo riusciti ad accumulare negli ultimi trent'anni" avvertiva un boss, preoccupato dalla continua violenza soprattutto ai danni degli imprenditori costretti a pgare il "pizzo". Una dichiarazione volta a rammentare che ogni potere ha bisogno della sua legittimità.

Se la capacità di adattamento serve per sopravvivere, quella relazionale è necessaria per crescere e prosperare.

Le mafie devono poter contare su una fitta rete di relazioni, spesso con individui in grado di facilitare il compito dei boss e dei loro affiliati. Sono professionisti, imprenditori, politici, uomoni delle istituzioni.

Il magistrato Antonino di Matteo in una recente intervista ha detto: "la mafia è forte, ma gran parte della forza gliela danno gli altri, quelli che la sostengono da fuori, dall'esterno".

Senza la violenza, i mafiosi non sarebbero in grado di gestire le loro attività e di farsi rispettare sul territorio in cui operano. Oggi ne fanno meno uso, ma la violenza non è "accantonabile".

C'è stato un tempo in cui alcune organizzazioni mafiose si sono schierate dalla parte delle forze governative per frenare l'avanzata dei socialdemocratici. Oggi, boss e affiliati non hanno discriminazioni ideologiche. Votano da una parte e dall'altra, garantendo sostegno elettorale a chi è in grado di offrire lavori, siano essi applati, soldi, assunzioni, protezioni, informazioni.

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