Cicerone, Filippiche: 02; 16-20

Cicerone, Filippiche: 02; 16-20

Latino: dall'autore Cicerone, opera Filippiche parte 02; 16-20

[16] Sed omittatur bellum illud, in quo tu nimium felix fuisti

Ne de iocis quidem respondebo, quibus me in castris usum esse dixisti

Erant quidem illa castra plena curae; verum tamen homines, quamvis in turbidis rebus sint, tamen, si modo homines sunt, interdum animis relaxantur

Quod autem idem maestitiam meam reprehendit, idem iocum, magno argumento est me in utroque fuisse moderatum

Hereditates mihi negasti venire

Utinam hoc tuum verum crimen esset

Plures amici mei et necessarii viverent

Sed qui istuc tibi venit in mentem

Ego enim amplius sestertium ducentiens acceptum hereditatibus rettuli

Quamquam in hoc genere fateor feliciorem esse te
[16] Ma venga lasciata da parte quella guerra, nella quale tu fosti straordinariamente fortunato

E non ti risponderò neppure riguardo agli scherzi ai quali, stando alle tue parole, mi sarei lasciato andare mentre ero nell'accampamento

In verità quell'accampamento era pieno di inquietudine, e tuttavia gli uomini, sebbene fossero in situazioni critiche, cercano qualche volta, se soltanto sono uomini, un pò di sollievo

Il fatto però che sia sempre lo stesso a deplorare sia la mia tristezza sia lo scherzo, dimostra ampiamente che io fui moderato in entrambi i casi

Hai affermato che a me non tocca mai nessuna eredità

Oh se questa tua accusa fosse vera

Vivrebbero ancora molti miei amici e parenti

Ma come mai ti è venuto in mente questo

Io infatti ho registrato tra le entrate per eredità più di 20 milioni di sesterzi

Comunque confessare che tu in questo genere di cose hai più fortuna di me
Me nemo nisi amicus fecit heredem, ut cum illo commodo, si quod erat, animi quidam dolor iungeretur; te is, quem tu vidisti numquam, L Rubrius Casinas fecit heredem

Et quidem vide, quam te amarit is, qui albus aterne fuerit ignoras

Fratris filium praeterit, Q Fufi, honestissimi equitis Romani suique amicissimi, quem palam heredem semper factitarat, ne nominat quidem: te, quem numquam viderat aut certe numquam salutaverat, fecit heredem

Velim mihi dicas, nisi molestum est, L Turselius qua facie fuerit, qua statura, quo municipio, qua tribu

'Nihil scio', inquies, 'nisi quae praedia habuerit

' Is igitur fratrem exheredans te faciebat heredem

In multas praeterea pecunias alienissimorum hominum vi eiectis veris heredibus, tamquam heres esset, invasit
Nessuno mi fece erede se non un amico, cosicché il vantaggio, se pure c'era, era congiunto a un certo dolore; L Rubrio di Cassino una persona che tu non hai mai vista, ti fece erede

E considera bene quale amore nutrisse per te un uomo di cui ignori perfino se era bianco

Esclude il figlio di suo fratello e non nomina nemmeno il figlio di Q Fufio, illustrissimo cavaliere romano e suo intimissimo amico, anche se spesso lo aveva pubblicamente dichiarato suo erede; e ha fatto suo erede te, da lui mai visto o almeno mai visitato per l'omaggio mattutino

Vorrei che mi dicessi, se non ti dispiace, qual era la faccia di L Turselio, quali la sua statura, il suo municipio, la sua tribù

Non so nulla -risponderai -, se non che avesse queste proprietà

Dunque per questo egli diseredando suo fratello ti faceva erede

Si è buttato sui molti averi di persone a lui totalmente estranee scacciando con forza i veri eredi, come se l'erede fosse lui
Quamquam hoc maxime admiratus sum, mentionem te hereditatum ausum esse facere, cum ipse hereditatem patris non adisses

[17]Haec ut colligeres, homo amentissime, tot dies in aliena villa declamasti

Quamquam tu quidem, ut tui familiarissimi dictitant, vini exhalandi, non ingenii acuendi causa declamas

At vero adhibes ioci causa magistrum suffragio tuo et compotorum tuorum rhetorem, cui concessisti, ut in te, quae vellet, diceret, salsum omnino hominem, sed materia facilis in te et in tuos dicta dicere

Vide autem, quid intersit inter te et avum tuum

Ille sensim dicebat, quod causae prodesset; tu cursim dicis aliena

At quanta merces rhetori data est

Audite, audite, patres conscripti, et cognoscite rei publicae vulnera
Comunque, ciò che mi ha stupito di più è che tu abbia osato fare cenno di eredità, quando proprio tu non sei entrato in possesso dell'eredità di tuo padre

[17] O in sensatissimo uomo, è affinché raccogliessi queste trovate che tu tanti giorni facesti esercizi di declamazione in una villa non tua

vero comunque che tu, come vanno dicendo i tuoi più intimi amici, fai le tue declamazioni per far evaporare il vino, non per affinare l'ingegno

Ma allora è per puro divertimento che ti sei preso un maestro innalzato dai voti tuoi e dei tuoi compagni di sbornie al rango di retore, al quale hai permesso di dire contro di te tutto ciò che vuole; certo, è proprio uno pieno di spirito, ma la materia è ben facile contro te e i tuoi compagni

Considera però che gran differenza c'è fra te e il tuo avo

Egli diceva lentamente quanto poteva essere utile alla causa; tu dici in fretta e furia cose estranee

Ma quale grande ricompensa è stata data al professore di retorica

Ascoltate, si, ascoltate, o padri coscritti, e apprendete le ferite inflitte allo stato
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Cicerone, Filippiche: 11; 06-10

Latino: dall'autore Cicerone, opera Filippiche parte 11; 06-10

Duo milia iugerum campi Leontini Sex Clodio rhetori adsignasti, et quidem immunia, ut populi Romani tanta mercede nihil sapere disceres

Num etiam hoc, homo audacissime, ex Caesaris commentariis

Sed dicam alio loco et de Leontino agro et de Campano, quos iste agros ereptos rei publicae turpissimis possessoribus inquinavit

Iam enim, quoniam criminibus eius satis respondi, de ipso emendatore et correctore nostro quaedam dicenda sunt

Nec enim omnia effundam, ut, si saepius decertandum sit, ut erit, semper novus veniam; quam facultatem mihi multitudo istius vitiorum peccatorumque largitur

[18]Visne igitur te inspiciamus a puero

Sic opinor; a principio ordiamur

Tenesne memoria praetextatum te decoxisse

'Patris', inquies, 'ista culpa est'

Concedo
Hai assegnato al retore Sesto Clodio duemila iugeri della pianura di Lentini, per di più esenti da ogni imposizione fiscale, affinché imparassi, per questo altissimo onorario del popolo Romano, a non sapere nulla

O uomo spudoratissimo, è forse anche questa una disposizione contenuta nelle carte di Cesare

Ma dirò altrove delle terre sia di Lentini sia di Campania, terre che, strappate allo stato, costui ha infangato con proprietari assai infami

Ormai, infatti, poiché ho risposto abbastanza alle sue accuse, vanno dette certe cose proprio su di lui riformatore e censore

Infatti non voglio dare fondo a tutti gli argomenti affinché, se ci saranno frequenti scontri, come sarà, possa ogni volta presentarmi con nuovi elementi, una possibilità a me offerta più che in abbondanza dall'enorme numero di vizi e di colpe di costui

[18] Vuoi forse che esaminiamo la tua condotta dalla giovinezza

Così penso, cominciamo da principio

Ricordi che fallisti quando vestivi ancora la pretesta

Ma questa colpa -farai notare -è di mio padre

Te lo concedo
Etenim est pietatis plena defensio

Illud tamen audaciae tuae, quod sedisti in quattuordecim ordinibus, cum esset lege Roscia decoctoribus certus locus constitutus, quamvis quis fortunae vitio, non suo decoxisset

Sumpsisti virilem, quam statim muliebrem togam reddidisti

Primo vulgare scortum, certa flagitii merces, nec ea parva; sed cito Curio intervenit, qui te a meretricio quaestu abduxit et, tamquam stolam dedisset, in matrimonio stabili et certo collocavit

Nemo umquam puer emptus libidinis causa tam fuit in domini potestate quam tu in Curionis

Quotiens te pater eius domu sua eiecit, quotiens custodes posuit, ne limen intrares

Cum tu tamen nocte socia, hortante libidine, cogente mercede, per tegulas demitterere

Quae flagitia domus illa diutius ferre non potuit
infatti una difesa piena di pietà

Tuttavia ciò è prova della tua impudenza, che a teatro continuasti sederti nelle prime 14 file, benché la legge Roscia assegnasse un posto ben preciso ai falliti, anche se falliti per un rovescio di fortuna e non per colpa propria

Prendesti poi la toga virile, ma ne facesti ben presto una toga per femmine

In un primo tempo, sei stato una prostituta a disposizione di tutti e a tariffa fissa, per di più non bassa; ma subito dopo intervenne Curione , che ti tolse il tuo guadagno di prostituta e, quasi ti avesse donata la stola, ti sistemò con un matrimonio stabile e sicuro

Nessuno fanciullo mai, comprato per la soddisfazione dei sensi, è stato mai così nel dominio del padrone quanto te a quello di Curione

Quante volte suo padre ti ha scacciato da casa sua, quante volte ha messo dei guardiani affinché non varcassi la soglia

Tu tuttavia col favore della notte, spinto dalla lussuria, indotto dalla paga, ti calavi giù attraverso il tetto

Uno scandalo che quella casa non poteva sopportare oltre
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Cicerone, Filippiche: 03; 01-05

Latino: dall'autore Cicerone, opera Filippiche parte 03; 01-05

Scisne me de rebus mihi notissimis dicere

Recordare tempus illud, cum pater Curio maerens iacebat in lecto, filius se ad pedes meos prosternens lacrimans te mihi commendabat, orabat, ut se contra suum patrem, si sestertium sexagiens peteret, defenderem; tantum enim se pro te intercessisse dicebat

Ipse autem amore ardens confirmabat, quod desiderium tui discidii ferre non posset, se in exilium iturum

Quo tempore ego quanta mala florentissimae familiae sedavi vel potius sustuli
Sai che sto parlando di cose di cui sono perfettamente al corrente

Richiama alla tua memoria quel periodo di tempo nel quale il padre di Curione giaceva a letto malato, con l'angoscia nel cuore; il figlio, gettandosi ai miei piedi e con gli occhi pieni di lacrime, ti raccomandava a me e mi supplicava di prendere le sue difese presso il padre, che era contrario alla cosa, se gli chiedeva sei milioni di sesterzi, appunto la somma di cui, stando alle sue parole, si era fatto garante per te

Egli stesso ardendo damore assicurava che se sarebbe andato in esilio, poiché era incapace di sopportare il dolore che gli avrebbe procurato una separazione da te

In quell'epoca io ho placate o per meglio eliminate, quante sventure di una famiglia fiorentissima
Patri persuasi, ut aes alienum filii dissolveret, redimeret adulescentem summa spe et animi et ingenii praeditum rei familiaris facultatibus eumque non modo tua familiaritate, sed etiam congressione patrio iure et potestate prohiberet

Haec tu cum per me acta meminisses, nisi illis, quos videmus, gladiis confideres, maledictis me provocare ausus esses

[19] Sed iam stupra et flagitia omittamus: sunt quaedam, quae honeste non possum dicere; tu autem eo liberior, quod ea in te admisisti, quae a verecundo inimico audire non posses

Sed reliquum vitae cursum videte; quem quidem celeriter perstringam
Convinsi il padre a pagare il debito del figlio, liberando da ogni obbligazione, con le risorse del suo patrimonio, un giovane che faceva tanto sperare di se per le sue belle qualità di cuore e di mente; ma lo convinsi pure a proibirgli, usando dei diritti connessi con la patria potestà, non solo di continuare i rapporti di intima amicizia che lo legavano a te, ma addirittura di incontrarsi con te

E tu, memore come sei di queste azioni, se non riponessi ogni tua fiducia in quelle spade che abbiamo davanti ai nostri occhi avresti avuto l'ardire di provocarmi con le tue oltraggiose accuse

[19] Ormai però, lasciamo da parte gli stupri e linfamia: di certi particolari non potrei parlare senza vergognarmi io stesso; tu al contrario ti senti tanto più libero in quanto hai commesso a tuo danno delle azioni così vergognose che nessun avversario con pudore sentirebbe

Vedete però il resto della sua vita, di cui, a dire il vero, farò solo qualche cenno
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Latino: dall'autore Cicerone, opera Filippiche parte 01; 08-09

Ad haec enim, quae in civili bello, in maximis rei publicae miseriis fecit, et ad ea, quae cotidie facit, festinat animus

Quae peto ut, quamquam multo notiora vobis quam mihi sunt, tamen ut facitis, attente audiatis

Debet enim talibus in rebus excitare animos non cognitio solum rerum, sed etiam recordatio; etsi incidamus, opinor, media ne nimis sero ad extrema veniamus

Intimus erat in tribunatu Clodio, qui sua erga me beneficia commemorat; eius omnium incendiorum fax, cuius etiam domi iam tum quiddam molitus est

Quid dicam, ipse optime intellegit

Inde iter Alexandriam contra senatus auctoritatem, contra rem publicam et religiones; se habebat ducem Gabinium, quicum quidvis rectissime facere posset
Infatti fece queste cose nel corso della guerra civile, quando la repubblica venne a trovarsi nella più critica delle situazioni, nonché a quello che è l'attuale suo comportamento, giorno dopo giorno

Un'esposizione di fatti che, per quanto siano molto più noti a voi che a me, vi prego di ascoltare con viva attenzione, come in realtà state facendo

Quando si tratta di fatti come questi, a suscitare il nostro sdegno dovrebbe servire non soltanto il venire a conoscenza di essi, ma anche il solo richiamarli alla mente, ad ogni modo, tagliamo pure corto sui fatti intermedi, penso, per non arrivare troppo tardi agli ultimi

Durante il tribunato di Clodio era colui che non fa che ricordarmi certi benefici; era la fiaccola di tutti gli incendi che mise una certa cosa perfino a casa di costui

Egli comprende benissimo che cosa dico

Successivamente se ne andò ad Alessandria contro un decreto del senato, contro gli interessi dello stato, contro le prescrizioni degli oracoli; aveva come comandante supremo Gabinio, sicché con lui poteva benissimo fare quel che gli piacesse
Qui tum inde reditus aut qualis

Prius in ultimam Galliam ex Aegypto quam domum

Quae autem domus

Suam enim quisque domum tum optinebant, nec erat usquam tua

Domum dico; quid erat in terris, ubi in tuo pedem poneres praeter unum Misenum, quod cum sociis tamquam Sisaponem tenebas

[20] Venisti e Gallia ad quaesturam petendam

Aude dicere te prius ad parentem tuam venisse quam ad me

Acceperam iam ante Caesaris litteras, ut mihi satis fieri paterer a te; itaque ne loqui quidem sum te passus de gratia
E di li quand'è che tornò e dov'è che andò

Prima dal1'Egitto si recò dall'estremità della Gallia invece che a casa sua

Ma quale casa

La sua ognuno ce l'aveva a quell'epoca, ma la tua non esisteva in nessun posto

E parlo di casa, c'era forse un angolo della terra dove tu potessi porre il piede sul tuo, tranne il podere di Miseno, che pure possedevi in società come Sisapone

[20] Torni dalla Gallia per porre la candidatura alla questura

Osa dire che ti recasti da tua madre prima che da me

Già da prima avevo ricevuto una lettera di Cesare con la preghiera che accettassi le tue scuse; così, non ti lasciai dire nemmeno una parola sulla nostra riconciliazione
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Cicerone, Filippiche: 13; 11-15

Latino: dall'autore Cicerone, opera Filippiche parte 13; 11-15

Postea sum cultus a te, tu a me observatus in petitione quaesturae; quo quidem tempore P Clodium, adprobante populo Romano in foro es conatus occidere, cumque eam rem tua sponte conarere, non impulsu meo, tamen ita praedicabas, te non existimare, nisi illum interfecisses, umquam mihi pro tuis in me iniuriis satis esse facturum

In quo demiror, cur Milonem impulsu meo rem illam egisse dicas, cum te ultro mihi idem illud deferentem numquam sim adhortatus

Quamquam, si in eo perseverares, ad tuam gloriam rem illam referri malebam quam ad meam gratiam

Quaestor es factus; deinde continuo sine senatus consulto, sine sorte, sine lege ad Caesarem cucurristi
Successivamente, tu m'hai fatto oggetto di ogni attestazione di stima, io ti ho appoggiato nella tua candidatura; in questo periodo tu, con la piena approvazione del popolo romano, cercasti di uccidere nel foro Clodio, e sebbene si trattasse di un tentativo tuo, assolutamente spontaneo, non già sollecitato da me, andavi tuttavia ripetendo ai quattro venti che, a tuo giudizio, non saresti mai riuscito a darmi una soddisfazione adeguata ai torti fattimi, a meno che non avessi ucciso quel furfante

Grande è perciò il mio stupore nel sentirti dire che è per mia istigazione che Milone fece quel che fece: ma se non aggiunsi nemmeno una parola d'esortazione quando tu spontaneamente mi offrivi lo stesso

Del resto volevo, nel caso che avessi perseverato nel tuo proposito, che quell'atto si risolvesse in gloria per te, piuttosto che in prestigio per me

Sei stato eletto questore; immediatamente dopo, senza nè decreto del senato, nè sorteggio, nè legge, corresti a raggiungere Cesare
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