Cicerone, Filippiche: 02; 11-15

Cicerone, Filippiche: 02; 11-15

Latino: dall'autore Cicerone, opera Filippiche parte 02; 11-15

[11] Sed haec vetera, illud vero recens, Caesarem meo consilio interfectum

Iam vereor, patres conscripti, ne, quod turpissimum est, praevaricatorem mihi adposuisse videar, qui me non solum meis laudibus ornaret, sed etiam alienis

Quis enim meum in ista societate gloriosissimi facti nomen audivit

Cuius autem, qui in eo numero fuisset, nomen est occultatum

Occultatum dico; cuius non statim divulgatum

Citius dixerim iactasse se aliquos, ut fuisse in ea societate viderentur, cum conscii non fuissent, quam ut quisquam celari vellet, qui fuisset

Quam veri simile porro est in tot hominibus partim obscuris, partim adulescentibus neminem occultantibus meum nomen latere potuisse
[II] Ma queste sono cose vecchie; eccone invece una recente, Cesare sarebbe stato ucciso dietro mia istigazione

Ormai temo, o padri coscritti, di dare l'impressione di essermi procurato un accusatore compiacente, la vergogna più grande, perchè non solo mi celebrasse attribuendomi i miei meriti, ma pure quelli altrui

Infatti chi ha mai udito associare il mio nome a quello degli autori di questa gloriosissima azione

D'altra parte, di chi di loro è stato tenuto segreto il nome

Segreto dico; di chi non è stato immediatamente divulgato

Anzi ben lontano dal dire che qualcuno dei congiurati volesse nascondersi, dovrei piuttosto dire che vi fu chi si diede da fare per far credere di aver partecipato alla congiura, benché non fosse vero

D'altronde quanto è verosimile che il mio nome potesse rimanere nascosto se erano tanti i congiurati, e di essi alcuni erano sconosciuti, altri dei giovani incapaci di tenere il segreto su nessuno
Etenim, si auctores ad liberandam patriam desiderarentur illis actoribus, Brutos ego impellerem, quorum uterque L Bruti imaginem cotidie videret, alter etiam Ahalae

Hi igitur his maioribus ab alienis potius consilium peterent quam a suis et foris potius quam domo

Quid

C Cassius in ea familia natus quae non modo dominatum, sed ne potentiam quidem cuiusquam ferre potuit, me auctorem, credo, desideravit; qui etiam sine his clarissimis viris hanc rem in Cilicia ad ostium fluminis Cydni confecisset, si ille ad eam ripam, quam constituerat, non ad contrariam navis appulisset

Cn Domitium non patris interitus, clarissimi viri, non avunculi mors, non spoliatio dignitatis ad reciperandam libertatem, sed mea auctoritas excitavit

An C Trebonio ego persuasi
In verità, se gli esecutori avessero avuto bisogno di chi li incoraggiasse a liberare la patria, avrei dovuto spronare io i Bruti, che avevano entrambi davanti agli occhi ogni giorno, l'immagine di Lucio Bruto, e uno di essi pure quella di Ahala

Dunque con tali antenati avrebbero costoro dovuto chiedere consiglio a degli estranei piuttosto che ai parenti, fuori piuttosto che in casa

E che

C Cassio nato in una famiglia che non solo non è riuscita a sopportare la tirannide, ma nemmeno qualunque abuso di potere desiderò, credo, la mia esortazione; egli che avrebbe, anche senza questi nobilissimi cittadini, portata a termine quest'impresa in Cilicia, alla foce del fiume Cidno, se egli fosse approdato con le sue navi alla riva prestabilita, non già a quella opposta

Quanto a Cn Domizio non fu già l'uccisione del suo illustre padre, non già la fine dello zio, non già la perdita della sua alta posizione a spingerlo a riconquistare la libertà, bensì il mio autorevole consiglio

Forse C Trebonio fui io a persuaderlo
Cui ne suadere quidem ausus essem

Quo etiam maiorem ei res publica gratiam debet, qui libertatem populi Romani unius amicitiae praeposuit depulsorque dominatus quam particeps esse maluit

An L Tillius Cimber me est auctorem secutus

Quem ego magis fecisse illam rem sum admiratus, quam facturum putavi, admiratus autem ob eam causam, quod immemor beneficiorum, memor patriae fuisset

Quid

Duos Servilios - Cascas dicam an Ahalas

Et hos auctoritate mea censes excitatos potius quam caritate rei publicae

Longum est persequi ceteros, idque rei publicae praeclarum, fuisse tam multos, ipsis gloriosum

[12] At quem ad modum me coarguerit homo acutus, recordamini
Ma se non avrei avuto nemmeno il coraggio di dargli un consiglio

Così lo stato deve a lui, che ha anteposto la libertà di Roma all'amicizia di un uomo e ha preferito abbattere la tirannide piuttosto che farsene complice, una riconoscenza anche maggiore

O forse fu L Tillio Cimbro a seguire i miei consigli

Io ho provato per il suo gesto un'ammirazione ben maggiore della previsione di una sua partecipazione all'impresa, un'ammirazione sorta dal fatto che aveva dimenticato i benefici ricevuti e si era ricordato della patria

E che

I due Servili debbo chiamarli Casca o Ahala

E furono secondo te spinti pure loro dal mio autorevole intervento piuttosto che dall'amore della patria

troppo lungo enumerare tutti gli altri, del resto, il fatto che furono in tanti, mentre costituisce un motivo di nobiltà per la patria, costituisce pure un motivo di gloria per le loro stesse persone

[12] Nondimeno ricordatevi come il nostro un uomo intelligente ha dimostrato la mia colpevolezza
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Cicerone, Filippiche: 03; 06-10

Latino: dall'autore Cicerone, opera Filippiche parte 03; 06-10

'Caesare interfecto', inquit, 'statim cruentum alte extollens Brutus pugionem Ciceronem nominatim exclamavit atque ei recuperatam libertatem est gratulatus'

Cur mihi potissimum

Quia sciebam

Vide, ne illa causa fuerit adpellandi mei, quod, cum rem gessisset consimilem rebus iis, quas ipse gesseram, me potissimum testatus est se aemulum mearum laudium extitisse

Tu autem, omnium stultissime, non intellegis, si, id quod me arguis, voluisse interfici Caesarem crimen sit, etiam laetatum esse morte Caesaris crimen esse

Quid enim interest inter suasorem facti et probatorem

Aut quid refert, utrum voluerim fieri an gaudeam factum

Ecquis est igitur exceptis iis, qui illum regnare gaudebant, qui illud aut fieri noluerit aut factum improbarit

Omnes ergo in culpa
Disse: 'Immediatamente dopo l'uccisione di Cesare, Bruto, levando in alto il pugnale insanguinato, gridò il nome di Cicerone e si congratulò con lui per la riconquista della libertà'

Perchè proprio con me

Perché sapevo

Vedi, se per caso a invocare il mio nome non l'abbia spinto il fatto che, dopo aver compiuto un'azione del tutto simile a quanto io stesso avevo fatto, volle chiamare proprio me a testimone dell'imitazione, da parte sua, del mio gesto glorioso

Ma tu, il più stolto di tutti, non comprendi che, se è motivo d'accusa ciò di cui m'incolpi, l'aver cioè voluto la morte di Cesare, è pure motivo d'accusa aver gioito della sua morte

Infatti c'è forse differenza tra essere promotore di un'azione e approvarla

O che importanza ha se ho desiderato una azione, oppure godo del suo compimento

E, per concludere, c'è forse qualcuno, ove si eccettuino coloro che godevano di vedere Cesare governare, che non abbia desiderato il compimento di quell'azione, o l'abbia disapprovata una volta compiuta

In colpa siamo tutti, dunque
Etenim omnes boni, quantum in ipsis fuit, Caesarem occiderunt; aliis consilium, aliis animus, aliis occasio defuit, voluntas nemini

Sed stuporem hominis vel dicam pecudis attendite

Sic enim dixit: 'Brutus, quem ego honoris causa nomino, cruentum pugionem tenens Ciceronem exclamavit; ex quo intellegi debet eum conscium fuisse

' Ergo ego sceleratus appellor a te, quem tu suspicatum aliquid suspicaris; ille, qui stillantem prae se pugionem tulit, is a te honoris causa nominatur

Esto, sit in verbis tuis hic stupor; quanto in rebus sententiisque maior

Constitue hoc, consul, aliquando, Brutorum, C Cassi, Cn Domiti, C Treboni, reliquorum quam velis esse causam; edormi crapulam, inquam, et exhala
E infatti sono stati tutti buoni a uccidere, nei limiti delle loro possibilità, Cesare; ad alcuni è mancato un disegno preciso, ad altri il coraggio, ad altri ancora l'occasione: a nessuno la volontà

Ma badate bene alla stupidità del nostro uomo, anzi bestia, per dire meglio

Così infatti disse: 'Marco Bruto, il cui nome io faccio col massimo rispetto, stringendo il pugnale insanguinato gridò il nome di Cicerone; dal che si deve dedurre la sua complicità

' Io dunque vengo chiamato da te criminale, tu che sospetti abbia avuto qualche sospetto della congiura, mentre fai col dovuto rispetto il nome di colui che levò in alto il pugnale grondante sangue

E va bene, passi pure questa stupidità contenuta nelle tue parole; ma quanto è maggiore quella che è alla base delle tue azioni e dei tuoi pensieri

Decidi questo, o console, qual è secondo te la posizione di Bruto, di C Cassio, di Cn Domizio, di C Trebonio e di tutti gli altri; smaltisci nel sonno la sbornia, ti dico, falla sbollire
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Cicerone, Filippiche: 14; 36-38

Latino: dall'autore Cicerone, opera Filippiche parte 14; 36-38

An faces admovendae sunt, quae [te] excitent tantae causae indormientem

Numquamne intelleges statuendum tibi esse, utrum illi, qui istam rem gesserunt, homicidae sint an vindices libertatis

[13] Attende enim paulisper cogitationemque sobrii hominis punctum temporis suscipe

Ego, qui sum illorum, ut ipse fateor, familiaris, ut a te arguor, socius nego quicquam esse medium; confiteor eos, nisi liberatores populi Romani conservatoresque rei publicae sint, plus quam sicarios, plus quam homicidas, plus etiam quam parricidas esse, siquidem est atrocius patriae parentem quam suum occidere

Tu, homo sapiens et considerate, quid dicis

Si parricidas, cur honoris causa a te sunt et in hoc ordine et apud populum Romanum semper appellati
Forse bisogna avvicinarti delle fiaccole ardenti per svegliarti dal tuo sonno su una questione tanto importante

Non riuscirai mai a capire che sei tu che devi decidere se quelli che hanno compiuto cosedsta azione sono degli assassini o i vindici della libertà

[13] Infatti prestami attenzione per un po' di tempo e sia il tuo, per un attimo soltanto, il modo di pensare di uno che non è ubriaco

Io che sono, come io stesso confesso, loro intimo amico o, come vengo accusato da te, loro complice, nego che vi sia qualunque via di mezzo; riconosco che essi, se non sono i liberatori del popolo romano e i salvatori della repubblica, sono più criminali dei sicari, più criminali degli assassini, più criminali pure dei parricidi, dal momento che è un delitto più spaventoso uccidere il padre della patria che non il proprio

Tu, uomo saggio e riflessivo, cosa ne dici

Se li definisci dei parricidi, perchè hai fatto sempre il loro nome col dovuto rispetto sia in quest'assemblea sia davanti al popolo romano
Cur M Brutus referente te legibus est solutus, si ab urbe plus quam decem dies afuisset

Cur ludi Apollinares incredibili M Bruti honore celebrati

Cur provinciae Bruto, Cassio datae, cur quaestores additi, cur legatorum numerus auctus

Atqui haec acta per te

Non igitur homicidas

Sequitur, ut liberatores tuo iudicio, quandoquidem tertium nihil potest esse

Quid est

Num conturbo te

Non enim fortasse satis, quae diiunctius dicuntur, intellegis

Sed tamen haec summa est conclusionis meae, quoniam scelere a te liberati sunt, ab eodem amplissimis praemiis dignissimos iudicatos

Itaque iam retexo orationem meam

Scribam ad illos, ut, si qui forte, quod a te mihi obiectum est, quaerent sitne verum, ne cui negent
Perchè dietro tua proposta M Bruto è stato esonerato dall'osservanza delle norme di legge in caso di lontananza da Roma per un periodo di tempo superiore a dieci giorni

Perchè la celebrazione dei giochi Apollinari si è risolta in uno straordinario tributo d'onore a M Bruto

Perchè è stata fatta l'assegnazione delle province a Bruto e a Cassio, perchè è stato aumentato il numero dei questori e dei legati

E tutti questi provvedimenti per te

Non li definisci dunque degli assassini

Consegue che li giudichi dei liberatori, esclusa com'è una terza soluzione

Cosa c'è

Ti senti forse disorientato

Infatti è che non hai abbastanza intelligenza per capire il mio ragionamento che ha la forma di un dilemma

Ma tuttavia è questo il cuulmine della mia conclusione, poiché li hai giudicati esenti da ogni colpa, li hai pure ritenuti assai degni delle più alte ricompense

Di conseguenza ritiro immediatamente questa mio discorso

Voglio scrivere loro che, se per caso qualcuno chiederà ad essi se è vero quanto mi hai rimproverato, non rispondano di no a nessuno
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Cicerone, Filippiche: 04; 11-14

Latino: dall'autore Cicerone, opera Filippiche parte 04; 11-14

Etenim vereor, ne aut celatum me illis ipsis non honestum aut invitatum refugisse mihi sit turpissimum

Quae enim res umquam, pro sancte Iuppiter

Non modo in hac urbe, sed in omnibus terris est gesta maior, quae gloriosior, quae commendatior hominum memoriae sempiternae

In huius me tu consili societatem tamquam in equum Troianum cum principibus includis

Non recuso; ago etiam gratias, quoquo animo facis

Tanta enim res est, ut invidiam istam, quam tu in me vis concitare, cum laude non comparem

Quid enim beatius illis, quos tu expulsos a te praedicas et relegatos

Qui locus est aut tam desertus aut tam inhumanus, qui illos, cum accesserint, non adfari atque adpetere videatur
E infatti temo che o l'avermi tenuto all'oscuro non sia onorevole per le loro persone, o che l'aver opposto io un rifiuto alloro invito sia una gran vergogna per me

E infatti, santo Giove, quale impresa è stata mai più grande

Tra quelle compiute non dico nella nostra città, ma addirittura in tutto il mondo, quale più gloriosa, quale più degna di esse,e ricordata in eterno

L'associarmi a una simile impresa equivale proprio a chiudermi dentro il cavallo di Troia insieme con i più eminenti cittadini

Io non mi oppongo; anzi ti ringrazio, qualunque sia l'intenzione con cui lo fai

Infatti si tratta di un'impresa così grande che non mi va di mettere a confronto l'odiosità, che tu vuoi suscitare contro di me, con la gloria che me ne viene

Vi possono essere uomini più felici di quelli che tu ti vanti di aver scacciato da Roma ed esiliato

Quale luogo vi è o così deserto o così barbaro, dove non si ritenga giusto, al loro avvicinarsi, farsi incontro e dare loro il benvenuto
Qui homines tam agrestes, qui se, cum eos aspexerint, non maximum cepisse vitae fructum putent

Quae vero tam immemor posteritas, quae tam ingratae litterae reperientur, quae eorum gloriam non immortalitatis memoria prosequantur

Tu vero adscribe me talem in numerum

[14] Sed unam rem vereor ne non probes

Si enim fuissem, non solum regem, sed etiam regnum de re publica sustilissem et, si meus stilus ille fuisset, ut dicitur, mihi crede, non solum unum actum, sed totam fabulam confecissem

Quamquam, si interfici Caesarem voluisse crimen est, vide, quaeso, Antoni, quid tibi futurum sit, quem et Narbone hoc consilium cum C Trebonio cepisse notissimum est, et ob eius consili societatem, cum interficeretur Caesar, tum te a Trebonio vidimus sevocari
Quali uomini sono così rozze, che non considerino la maggior gioia della loro vita averli visti

Quale età ventura potrà essere, poi, così facile alla dimenticanza, quale opera letteraria così proclive all'ingratitudine, che non onori la loro gloria con un ricordo immortale

Ma tu, sì, annoverami pure tra, loro

[14] Ma di una sola cosa ho paura che, tu non riesca a provare la tua accusa

Se io fossi stato uno di loro, avrei eliminato dal corpo dello stato non solo il tiranno i ma anche la tirannide, e, se quello stilo fosse stato il mio, come circola la voce, avrei portato a termine non un solo atto, ma tutto il dramma

Ad ogni modo, se è motivo d'accusa aver desiderato l'assassinio Cesare, considera, Antonio, te ne prego, quale conseguenza ne verrebbe per te, dal momento che non solo è notorio che progettasti questa impresa a Narbona con C Trebonio, ma pure t'abbiamo visto, proprio grazie a questa complicità, tirato in disparte da Trebonio al momento dell'assassinio di Cesare
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Latino: dall'autore Cicerone, opera Filippiche parte 03; 36-39

Ego autem (vide, quam tecum agam non inimice)

quod bene cogitasti aliquando, laudo, quod non indicasti, gratias ago, quod non fecisti, ignosco

Virum res illa quaerebat

Quodsi te in iudicium quis adducat usurpetque illud Cassianum, 'cui bono' fuerit, vide, quaeso, ne haereas

Quamquam illud quidem fuit, ut tu dicebas, omnibus bono, qui servire nolebant, tibi tamen praecipue, qui non modo non servis, sed etiam regnas, qui maximo te aere alieno ad aedem Opis liberavisti, qui per easdem tabulas innumerabilem pecuniam dissipavisti, ad quem e domo Caesaris tam multa delata sunt, cuius domi quaestuosissima est falsorum commentariorum et chirographorum officina, agrorum, oppidorum, immunitatium, vectigalium flagitiosissimae nundinae
Io però (considera bene quanto amichevolmente ti tratto)

ti lodo per la tua buona intenzione di quella volta, ti ringrazio di non aver denunciato il fatto, ti perdono di non aver agito

Quell'impresa richiedeva un vero uomo

Se poi qualcuno ti chiamasse in giudizio e facesse ricorso al principio di Cassio, 'a chi è stato utile, bada bene, te ne prego, di non trovarti in difficoltà

' E per quanto quel fatto fu davvero, come dicevi tu, utile a tutti coloro che non volevano vivere schiavi, è stato tuttavia particolarmente utile a te, che non solo non sei schiavo ma addirittura fai il despota, che ti sei liberato dal cumulo dei debiti nel tempio di Opi, che servendoti degli stessi libri contabili hai scialacquato delle somme enormi, che hai fatto portare a casa tua da quella di Cesare tante cose, che hai fatto della tua casa una vera fabbrica di registri e scritture false -che ti fa guadagnare un mucchio di quattrini -,un turpe mercato di terre, di città, di esenzioni, di entrate pubbliche
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