Virgilio, Eneide: Libro 04 - L’ULTIMA VEGLIA DI DIDONE

Virgilio, Eneide: Libro 04 - L’ULTIMA VEGLIA DI DIDONE

Latino: dall'autore Virgilio, opera Eneide parte Libro 04 - L’ULTIMA VEGLIA DI DIDONE

Nox erat et placidum carpebant fessa soporem corpora per terras, silvaeque et saeva quierant aequora, cum medio volvuntur sidera lapsu, cum tacet omnis ager, pecudes pictaeque volucres, quaeque lacus late liquidos quaeque aspera dumis rura tenent, somno positae sub nocte silenti Era notte ed i corpi stanchi prendevan placido ripososulle terre, le selve ed i mari crudeli eran quieti, quando le stelle volgono a metà del giro, quando ogni campo tace, le mandrie e gli uccelli variopinti, che occupano attorno i limpidi laghi e campagne aspre di spini, riposti nel sonno sotto notte silenziosa
at non infelix animi Phoenissa, neque umquam solvitur in somnos oculisve aut pectore noctem accipit: ingeminant curae rursusque resurgens saevit amor magnoque irarum fluctuat aestu [addolcivano gli affanni ed i cuori dimentichi delle fatiche] ma non la Fenicia infelice nel cuore, né mai si scioglie nel sonno o coglie negli occhi e nel cuorela notte: si raddoppiano gli affanni e di nuovo risorgendo incrudelisce amore e vacilla nella gran vampa delle ire
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