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Quintiliano, Institutio oratoria: 06; proemio, 09-11

Quintiliano, Institutio oratoria: 06; proemio, 09-11

Latino: dall'autore Quintiliano, opera Institutio oratoria parte 06; proemio, 09-11

Una post haec Quintiliani mei spe ac voluptate nitebar, et poterat sufficere solacio Dopo queste avversità, potevo cercare aiuto solo nella speranza e nella gioia che riponevo nel mio piccolo Quintiliano e sarebbe stato adeguato a confortarmi
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Iuro per mala mea, per infelicem conscientiam, per illos manes, numina mei doloris, has me in illo vidisse virtutes, non ingenii modo ad percipiendas disciplinas, quo nihil praestantius cognovi plurima expertus, studiique iam tum non coacti sciunt praeceptores, sed probitatis pietatis humanitatis liberalitatis, ut prorsus posset hinc esse tanti fulminis metus, quod observatum fere est celerius occidere festinatam maturitatem, et esse nescio quam quae spes tantas decerpat invidiam, ne videlicet ultra quam homini datum est nostra provehantur Giuro per tutte le mie avversità, per la coscienza della mia sfortuna, per la sua anima, divinità difensori del mio male, che io avevo intravisto in lui non solo le virtù dell'intelligenza che servono a racchiudere le dottrine del sapere (e, benché avessi conosciuto molti ragazzi, non ne conoscevo nessuno che fosse brillante come lui), non soltanto le virtù dellistruzione al quale egli si era fino ad allora rivolto volontariamente (e questo lo sanno i suoi maestri), ma anche le virtù dell'incorruttibilità, della pietà, dell'umanità e della magnanimità, tanto da poter avere paura davvero di una avversità così imprevista, poiché si è notato che spesso una precoce maturità si spegne più velocemente, e che esiste una forza gelosa che taglia i desideri troppo grandi - e questo chiaramente perché i nostri piani non vadano oltre i limiti dati all'uomo
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